Scent Of Darkness: un'intervista fra arte, doom e oscurità

Scent Of Darkness: l’oscuro profumo del tormento interiore

Come si possono rappresentare in musica lo spaesamento dell’essere umano, l’esclusione da un mondo che gira vorticoso senza dare pace e i sussurri che assillano la mente, con un accanimento ossessivo che non lascia requie? Una delle tante alternative è il funeral doom, che sotto la sua cappa spettrale raccoglie innumerevoli band e artisti, creando una moltitudine di voci che cercano di dar spazio a questa sofferenza. Oggi ci occupiamo di Gianluca Moreo (in arte Kronos) e del suo progetto Scent Of Darkness.

La prima domanda è quella che caratterizza tutte le presentazioni dai tempi di The Club: puoi parlarci della genesi di Scent Of Darkness?

Scent Of Darkness nasce nel 2018 da un’idea mia, con il prezioso aiuto di Lorenzo Telve che si è offerto di dare a questo progetto un contributo concreto: ci interessava creare un progetto che fosse nuovo per entrambi. Io ascolto molta musica e di diversi generi, tra questi anche il funeral doom ovviamente, ma non avevo mai avuto occasione di suonarlo. Per Lorenzo posso fare lo stesso discorso: lui suona principalmente black metal nei Canticum Diaboli, thrash-death nei Barbarossa e melodic death nei Bloody Unicorn.

Mi piace molto il moniker che utilizzi, perché per rappresentare il canale olfattivo hai scelto proprio il termine scent e non uno dei suoi sinonimi più legati alla putrefazione o ad altri elementi mortiferi. Qual è per te il profumo dell’oscurità?

In realtà, per quanto riguarda il nome della band devo ringraziare un mio caro amico. Tempo fa scrissi un post sui miei canali social e chiesi ai miei contatti di suggerirmi dei nomi interessanti per un progetto funeral doom: Scent Of Darkness era tra le proposte e mi piacque subito! Il profumo dell’oscurità è un concetto astratto e meraviglioso, che posso legare ai momenti difficili che ognuno di noi può affrontare nella vita, ma anche all’odore di rose e di natura selvatica. Nell’album ho cercato di descrivere in musica queste due sensazioni, volevo comporre brani dai suoni decadenti ma anche graffianti e atmosferici.

Queste sensazioni sono, infatti, molto evidenti all’interno del disco! Passando agli aspetti formali, Insanitude sembrerebbe la fusione tra insanity e solitude.

Esatto, avevo in mente proprio queste due parole e cercavo un modo per unirle. Alla fine è uscito fuori Insanitude e mi è piaciuto particolarmente.

Amore E Dolore di Munch sulla copertina di Insanitude.

I brani derivano da esperienze personali o sono riflessioni generali sulla condizione umana?

Posso definire il concept autobiografico: molto di ciò che ho narrato fa parte di mie esperienze vissute in prima persona. All’interno di Insanitude, infatti, vengono affrontate tematiche come la depressione, l’abbandono, la sofferenza, tutti sentimenti che fanno parte dell’essere umano, quindi, come giustamente mi hai chiesto, ci sono riflessioni sia generali che personali. Su quest’ultimo punto infatti, soprattutto nei testi, ho rivisto il mio passato e mi è sembrato giusto raccontarlo come se fosse parte di un libro, una storia.

Ascoltando Insanitude, ho apprezzato in particolare le parti acustiche e quelle corali con la voce pulita, che mi hanno ricordato molto i primi gruppi funeral doom. Pur avendo avviato questo progetto da relativamente pochi anni, dal punto di vista musicale ti senti più un esponente della vecchia scuola o della contemporaneità?

Bella domanda! Come dicevo in fase di presentazione, ascolto tanta musica di tantissime correnti differenti. Nelle parti distorte ho preso come riferimento band come Saturnus, Doom:VS  e Ahab, aggiungendo diverse influenze black metal. Inoltre avevo intenzione di portare un contenuto che a livello sonoro ricordasse molto il gothic metal o il funeral doom metal degli anni ’90 ma che, allo stesso tempo, avesse sonorità moderne. Nelle parti acustiche e corali invece mi sono ispirato molto ai compositori classici, in particolare Johann Sebastian Bach, che per me è una grande ispirazione.

Sulla copertina del disco appare la famosa opera di Edvard Munch Amore E Dolore (Vampyr). Qual è il fil rouge che lega questo dipinto a Insanitude?

Innanzitutto ci tenevo a ristampare il lavoro proponendo un artwork differente rispetto alla prima edizione, rilasciata nel 2020 da Masked Dead Records in un’edizione limitata di venticinque copie. Dalla prospettiva dell’artista, Amore E Dolore rappresenta una visione della vita che condivido molto: nel dipinto, infatti, è presente un uomo (probabilmente lo stesso Edvard Munch) che incontra la sua musa ispiratrice in veste di vampiro. Crede di amarla, ma la donna si avvicina a lui solo per berne il sangue. Ho pensato fosse esattamente la rappresentazione di Insanitude, perché il personaggio narrato cerca di ottenere una posizione nella società ma quest’ultima, spesso e volentieri, si rivela essere cattiva e discriminatoria nei suoi confronti. Tutto questo porta, inevitabilmente, allo sfociare della sua follia.

A proposito di Munch, qualche tempo fa il Munchmuseet di Oslo chiese ad alcuni musicisti di comporre dei pezzi ispirandosi a varie opere dell’artista; iniziativa che ha preso corpo nel progetto “Munch + Music”. Se tu dovessi abbinare ciascuna delle tracce di Insanitude a un dipinto o una scultura, quale sceglieresti?

Malinconia, versione del 1894.

Essendo un grande estimatore di Munch, questa domanda mi calza a pennello! Potrei collegare “Reborn” al dipinto Malinconia (Melankoli), in cui abbiamo un uomo che, nel suo silenzio, condivide il suo malessere osservando un magnifico paesaggio norvegese. Per quanto riguarda “Trust Issues”, sarò banale ma scelgo L’Urlo (Skrik): Munch esprime un forte senso di disagio in questa celebre opera, è esattamente ciò che prova il protagonista del brano non appena incontra la società.

La Madre Morta, 1899-1900

Con “Crowded Solitude” mi collego al dipinto La Madre Morta (The Dead Mother) del 1899: l’artista, ritratto come un fanciullo, è in piena sofferenza a causa della perdita di sua madre e si mostra con le mani sulle orecchie, come se non volesse sentire quella forte sensazione di dolore e sofferenza presente nella stanza e dentro il suo animo. Nel terzo brano dell’album si parla infatti di disturbo psicotico e sensazione di sentire voci esterne che non smettono di urlare. “Whispers From Nowhere” ha una tematica molto simile e ha come epilogo lo sfociare nella disperazione, nella follia: per questi motivi credo che il dipinto che rappresenti al meglio questa sensazione sia Cenere (Aske).

Cenere, 1894

Torniamo ora all’aspetto prettamente musicale. Il genere e le tematiche da te trattate non sono esattamente gaudenti. Quali sono le sensazioni che ti suscita il fatto di fare musica di questo tipo?

Come avrai sicuramente intuito, comporre Insanitude è stato abbastanza immediato per me. Dal momento che le ho vissute sulla mia pelle, queste tematiche mi toccano particolarmente. Ho scelto un genere musicale affine al tipo di suoni e testi che volevo portare e questo mi ha permesso di esprimermi al meglio. Penso di avere molteplici sensazioni: alcune ricoperte di nero, altre piene di colori. Nelle prime ho modo di ritrovare quella parte di me che adora le sonorità cupe, solenni, crepuscolari se vogliamo. Per quanto riguarda le seconde, invece, mi piace esprimermi in un modo più atmosferico, calmo e pacato. Mi sento come se la mia mente fosse all’interno di una foresta incontaminata, con solo il rumore di un ruscello in lontananza. Nient’altro.

Ti piacerebbe proporre i tuoi brani di fronte a un pubblico, oppure pensi che la fruizione migliore sia quella individuale?

Sì, mi piacerebbe molto proporli dal vivo, anche se, dal momento che l’uscita dell’album è andata di pari passo con l’inizio dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, non ho pensato molto all’idea di portare il progetto in sede live. Potrebbe anche risultare difficile da realizzare, visto che avrei esigenza di coinvolgere dei musicisti turnisti. Indubbiamente è una cosa di cui tengo conto e chissà… mai dire mai!

In passato hai suonato con i Vereor Nox, ma preferisci la libertà data dal gestire una one man band o il fatto di lavorare in sinergia con altri musicisti?

Ho avuto la fortuna di provare entrambe le esperienze e posso dire che, come in tutte le cose, ci sono pro e contro. Suonare in una one man band ti permette di gestirti autonomamente il lavoro, componi quando vuoi, registri quando vuoi eccetera, quindi hai meno pressioni. D’altro canto hai lo svantaggio di non poterti confrontare con gli altri in fase di stesura dei brani, perciò presenti un lavoro al pubblico facendo fede soltanto al tuo orecchio e al tuo gusto musicale. Per questi motivi, in Scent Of Darkness cerco di stare nel mezzo: non mi metto troppa pressione nel registrare o nello scrivere, lascio che le ispirazioni arrivino da sole. Allo stesso tempo, sin dalle fasi embrionali di un nuovo lavoro, mi piace sottoporre la mia musica all’orecchio di altri musicisti e amici fidati. Spesso anche loro fanno lo stesso con me e questo mi rende felice.

Per chiudere l’intervista in bellezza, cosa stai ascoltando in questo periodo? C’è un album o un artista con cui sei particolarmente fissato?

Ultimamente sto riscoprendo le mie origini: ascolto tanta musica rinascimentale, celtica e barocca. Ci sono giorni invece dove dedico del tempo alle band underground. Sono rimasto molto colpito dall’uscita del nuovo album dei miei amici Sinister Ghost e dal nuovo album degli Omniescience. Il panorama emergente offre davvero una vasta scelta: posso citare anche gli Eurynome, band funeral doom metal di Milano, il progetto doom Antico Sepolcro o, virando su altri sottogeneri del metal, non posso non nominare Sweet Sadness e i Furor Gallico. Sicuramente avrò dimenticato tanti altri in questa lista, spero non si offenda nessuno! Ognuno di loro è ispirazione per me, non posso vivere un solo giorno della mia vita senza ascoltare musica. Con questo ti ringrazio dello spazio offertomi oggi, mi sono divertito! Vi lascio facendovi i miei complimenti sull’ottima riuscita di questa webzine, con un grande in bocca al lupo e saluto ai lettori!