SEIDE

SEIDE

Informazioni
Autore: Mourning
Traduttore: Dope Fiend / Fedaykin

Formazione
Wotan – Basso
R. Rikk – Batteria
Shub Niggurath – Chitarra, Voce
Count D. – Voce
Lughma – Chitarra

I Seide sono un gruppo di recente formazione che si muove nell’underground Black Metal francese, e a farne parte sono membri ed ex di realtà già conosciute come Temple Of Baal, Nydvind, Sow e Anteis Symphonia. Nel 2011 è uscito il loro debut, “Here Is No Truth”; ne approfondiamo alcuni aspetti conversando con loro.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine! Come state? Com’è nata la band? E come mai la scelta di questo monicker, qual è la devozione fanatica che condividete o combattete?

Count D: Ciao! Abbastanza bene, grazie. I Seide sono nati nel 2007, e a farne parte erano Shubniggurath (chitarre), Herr-Rikk (batteria) e il sottoscritto (voce/basso). Il nostro obiettivo era di creare musica grezza con una line-up più ristretta possibile. Con quella formazione abbiamo suonato qualche volta, ma poi si sono aggiunti Wotan al basso e Lughma alle chitarre, e le composizioni si sono fatte più sofisticate. Il termine Seide si riferisce ad uno schiavo che è stato liberato grazie alla sua risoluta dedizione e al servizio reso al suo padrone; il termine per estensione assume il significato di devozione fanatica e cieca nei confronti di un leader. Questa parola tra l’altro ha radici nel primo mondo Islamico: Zeid era un schiavo liberato da Maometto, che era stato poi pubblicamente adottato dallo stesso. Noi ci schieriamo contro questo concetto, in risposta a tutte le problematiche che opprimono l’umanità, quelle che accecano il libero arbitrio imponendo dei dogmi che ci confondono. Questo ci permette di trattare tematiche come la cieca devozione ad una religione, ad un’idea politica, alla famiglia o l’auto-reclusione.

Nel disco ho sentito delle influenze thrash su una matrice di black metal scandinavo, soprattutto nelle melodie. Quali sono i vostri punti di riferimento?

Wotan: È una domanda piuttosto difficile, poichè nel gruppo ognuno ha un rapporto molto personale con la musica. I primi Samael e la scena Norvegese degli anni ’90 sono tra i punti di riferimento principali condivisi da tutta la band, ma in realtà ascoltiamo anche un sacco di altre cose, Death, Thrash e anche musica non-metal. Parlando di Black Metal, ci piacciono molto realtà come Dornenreich, Ravencult, Monarque, 1349…

“Here Is No Truth” (qui non c’è verità, NdT): qual è la verità che ricercate o che volete seguire, e come mai avete scelto di usare più di una lingua nella stesura dei testi?

Wotan: Ciò che generalmente si intende per “verità” è più che altro una manipolazione, come quando un leader religioso o politico vuole che tu creda in (e combatta per) un’ideologia che viene chiamata “verità”, che non è altro che un dogma. Noi dobbiamo denunciare questa realtà e ricercare una verità che è più intesa come percezione interiore, qualcosa che non può sempre essere raccontato o condiviso. Potremmo dire che usiamo molteplici linguaggi per catturare molteplici forme di verità. In realtà dipende molto anche dall’argomento o dalle sensazioni di una specifica canzone; per esempio, “Ein Unendlicher Blitz”, che parla di un soldato tedesco che combatte a Stalingrado, non può che essere cantata in lingua Tedesca.

Ho notato che i testi sono scritti da Cout D. (voce), Wotan (basso) e Shub Niggurath (chitarra); dunque tre persone li curano, e quindi trovano modo di esprimere se stesse. Anche dal punto di vista strumentale funziona così, oppure usate uno schema più specifico in fase compositiva?

Count D: Tutti noi collaboriamo alla stesura delle canzoni con idee e riff, anche se l’autore principale è Shubniggurath. Quando proviamo, però, tutti i membri del gruppo apportano modifiche ai pezzi. Per quanto riguarda i testi, funziona nello stesso modo, e dipende molto dal contesto mentale in cui ci troviamo. Ci fidiamo l’uno dell’altro e questo crea una sorta di nucleo scuro, anche se il nostro obiettivo, non volendo fare la parte dei profeti, non è tanto di diffondere un bel discorso, quanto di mostrare tanto nei dischi quanto nelle esibizioni un messaggio forte, sincero ed efficace.

Due scelte mi hanno colpito: a) come mai avete coverizzato “Fire Within” degli Anteis Symphonia, gruppo in cui ha cantato Count D.? Per un discorso emotivo? E b) la copertina, come mai le rovine di Stalingrado dopo il 1943? Hanno qualche significato particolare per voi?

Wotan: La scelta di coverizzare “Fire Within” ci è venuta naturale, poichè il gruppo si trovava spesso a suonarla dal vivo. Nel corso del tempo l’avevamo cambiata e allungata un bel po’ rispetto alla versione originale degli Anteis Symphonia. Ora come ora lo sentiamo come un pezzo nostro. Quanto alla copertina, l’immagine rispecchia l’atmosfera bellica e spettrale che volevamo ricreare nell’album. Non si tratta di Stalingrado vista dal punto di vista storico, ma più che altro è simbolico di un luogo claustrofobico e devastato nel quale tutto è diventato caos, una specie di metafora di ciò che il mondo potrebbe diventare. Segue la ruvidità e l’oscurità della musica.

Count D: Ho creato “Fire Within” nel 1998 con Sephiroth, un mio caro amico. Ho scelto personalmente questo pezzo, per rivivere il vecchio e autentico spirito black metal del passato. E cazzo! Questo mi ricorda anche di tutte quelle notti passate solo a suonare con alcool a fiumi, come dev’essere!

Fate parte di una delle scene Black più attive in assoluto, e come musicisti ci siete stati immersi per un pezzo. Come l’avete vista evolversi? Quali sono stati gli anni d’oro per la musica estrema in Francia, secondo voi?

Count D: Sì, facciamo parte della scena black metal da lungo tempo ormai, anche se non siamo certo i più anziani in circolazione. La scena qui si è evoluta, come quella più globale. C’è più materiale in circolazione per tutti i gusti. Da una parte, mi sento un po’ nostalgico nei confronti della “vecchia” maniera di fare musica, si doveva combattere per trovare un posto dove provare insieme, bisognava sapersi arrangiare con un’attrezzatura minima. Oggi ci sono così tanti musicisti e gruppi che non possiedono minimamente un modo di pensare artistico, che invece era parte integrante dei pochi gruppi del passato. È difficile a volte stare ad ascoltare certo “dancing-metal”… abbiamo un sacco di altri momenti per danzare, il metal (quello estremo, intendo) non è fatto per questo. Dall’altra parte sono molto contento, perchè se cerchi bene, tra le realtà meno visibili, ci sono un sacco di gruppi validi in Francia! E spero che non smettano mai di nascere.

Qual è la differenza fra un movimento che aveva in passato le LLN come punto di riferimento e una nazione che oggi, con gruppi come Blut Aus Nord, Deathspell Omega, Glorior Belli, Peste Noire, Merrimack, Hell Militia, Aosoth, Antaeus e altre, sembra più viva e molto più attraente rispetto ad allora?

Non c’è poi tanta differenza tra le Black Legion e la scena odierna. Dipende tutto da quello che ti aspetti dalla musica. I gruppi e i progetti collettivi sono come esseri umani, fanno parte di un ciclo vitale destinato a morire, presto o tardi che sia. La maggior parte delle band delle LLN (esclusi Mutilation, Torgeist, Vlad Tepes, Belketre e Moëvöt) sono talmente occulte che nessuno sa dire con certezza se siano esistite o no. Il fatto è che tutti i gruppi che hai menzionato fanno black metal per se stessi, e non per un ristretto club privato e cosiddetto underground. E questa è una cosa positiva.

Da un certo punto di vista, anni fa parlare di musica estrema era un taboo, era difficile trovare i dischi e gli ascoltatori e i fan dei generi più pesanti non erano certo visti in modo positivo. Oggi invece sembra quasi che questi generi siano diventati un “trend”. Avete notato questa tendenza?

Count D: Il Black Metal è come la sparizione di un bambino, come la guerra tra gang di quartieri rivali. C’è sempre stato. Ma in precedenza, poichè i media non trovavano il modo di farne del profitto, non ne parlavano. Quando è arrivato il giorno in cui si sono resi conto che la gente era disposta ad interessarsi di questo movimento o che potevano usarlo per attirare l’attenzione, non hanno esitato un momento a diffonderlo, ad esagerarne l’importanza, a utilizzare tutti i loro modi per appiccicarlo dappertutto anche quando nel 90% dei casi non c’entrava assolutamente niente. Quindi alla fine è solo un discorso di disponibilità. Ma i giovani spesso confondono un prodotto disponibile con un prodotto di qualità.

Che significa per voi suonare questo genere? Non chiedo una definizione del vostro stile, ma solo che cosa finisce dentro una tipologia di musica di un certo spessore e importanza concettuale.

Count D: Parlo per me. Meglio questo che l’autodistruzione. Fa parte della mia personalità, ho bisogno di esternare le mie sensazioni per trovare un equilibrio.

Che genere di risposta avete avuto dal pubblico dopo “Here Is No Truth”? Critiche, commenti? Come è stato accolto dalle persone che vi seguono e da riviste e webzine specializzate?

Count D: Alcuni erano molto sorpresi, perchè comparavano questo lavoro con il precedente “Dogma”, che era più lento e aveva delle sfumature più oscure. Ma non abbiamo ancora ricevuto alcun commento negativo. Addirittura qualcuno in una recensione ha detto che siamo un insulto a tutti quei gruppi che provano e riprovano a diventare conosciuti, (risata). Ma in realtà sto aspettando che arrivi qualche recensione negativa, quelle sono sempre più costruttive per noi. Abbiamo bisogno di suonare fuori dalla Francia, immagino che l’audience percepirebbe bene le emozioni dietro la nostra musica.

Il Metal è cultura, e la cultura dovrebbe aiutare la società a muoversi in avanti e a rendersi conto dei propri errori, diciamo per aprire la mente alla crescita (personale e di gruppo, a seconda dell’argomento in questione). Che cosa pensate sia andato perso nel tempo guardando alle radici di questo movimento culturale? Che cosa vi infastidisce della scena musicale di oggi?

Count D: L’unica cosa che rimpiango oggi è che il Black Metal è più questione di apparenza che di sostanza. Rispetto i gruppi e ancora di più gli ascoltatori che capiscono che il Black Metal è prima di tutto una questione di mente, e poi qualcosa da stampare sulle magliette.

Leggo su internet che le grosse etichette pianificano di rendere disponibili alcune loro release solo in formato digitale, la morte dell’arte si sta avvicinando? Quelli che, come me, amano il formato fisico, saranno costretti a vivere del passato e, nel presente, solo della realtà underground; potrebbe essere questo un modo per attuare una “scrematura” ed evitare di doversi trovare in mano un sacco di merda prodotta oggi?

Count D: Gli addetti alla stampa sono già abituati a lavorare con i formati digitali. È una questione di costi, per le label, una questione di evitare che degli imbecilli pubblichino la musica su internet prima ancora che il lavoro reale e tangibile sia rilasciato. Ma non preoccuparti, se non ascolti “merda”, come hai detto, i gruppi validi continueranno a credere nel Black Metal con formati reali e fisici, come tape, vinili, cd…

Avete avuto occasione di presentare i nuovi pezzi dal vivo? Avete in programma qualche data, magari fuori dai confini del vostro paese?

Wotan: Sì, abbiamo suonato quasi tutti i pezzi parecchie volte dal vivo, e abbiamo ottenuto una risposta favorevole. Suoniamo ancora anche i pezzi del nostro demo del 2009 “Dogma”, specialmente “The Outsider” che è molto richiesto. E pure due pezzi inediti, adesso. Non ci sono date programmate fuori dalla Francia al momento, ma speriamo di avere l’opportunità di fare un tour nel 2012 e di poter passare dall’Italia.

Count D: L’Italia è piena di gruppi Black Metal molto in gamba: Necromass, Imago Mortis, Abhor, Adversam, Frostmoon Eclipse, Nazgul, Eternal Funeral… sarebbe fantastico condividere il palco con questi ragazzi.

Che cosa si sono prefissati i Seide, e dove vogliono arrivare?

Wotan: Adesso stiamo lavorando su alcuni nuovi pezzi, per un prossimo secondo album o uno split. Speriamo di suonare molto dal vivo nei prossimi mesi, prendere parte a uno dei grossi festival europei sarebbe un’esperienza magnifica.

L’intervista finisce qui, grazie per l’opportunità che ci avete concesso! Vi lascio la parola un’ultima volta per concludere come vi sembra più opportuno.

Wotan e Count D: Grazie Aristocrazia Webzine, grazie per le domande interessanti. Continuate a supportare la scena underground. Seguite sempre e soltanto la vostra verità.

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