SHADOWS IN THE CRYPT

SHADOWS IN THE CRYPT

Informazioni
Autore Mourning
Traduzione: Fedaykin

Formazione
Lawrence Wallace – Chitarra
Steve Cattell – Basso
Necrodemius Hammerhorde – Voce

Shadows In The Crypt è il nome che identifica la realtà guidata da Lawrence Wallace con due album all’attivo che abbiamo recensito. Proviamo adesso a capire quali siano le motivazioni che spingono la band di Philadelphia a suonare e vivere il black in stile anni Novanta.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, due album in due anni, vi siete mantenuti particolarmente attivi…

Lawrence Wallace: Sì, decisamente.

Iniziamo dal vostro nome, perché Shadows In The Crypt? Cos’è celato in questa cripta avvolta dalle ombre?

Ad essere sincero, mi è semplicemente venuto in mente un giorno, e il resto del gruppo ha deciso che era un nome adatto ad un gruppo black metal. Ho preferito “in the crypt” (“nella cripta”) piuttosto che “from the crypt” (“dalla cripta”) o “of the crypt” (“della cripta”), perché mi sembrava che la frase avesse più senso.

Come nasce il tuo progetto? E al momento chi vi è all’interno? Ho notato un’instabilità continua nella formazione che però non ha portato con sè conseguenze spiacevoli nella realizzazione degli album.

Ho sempre voluto fondare una band e pubblicare un album importante. È stato un mio desiderio per anni, ma non ne avevo le risorse. Poi però ho acquistato un software che offriva una gran varietà di strumenti di registrazione e da quel momento in poi l’ho sempre usato. Ho iniziato a lavorare sul mio primo album come una sorta di one man band, ma sapevo di aver bisogno delle parti di cantato, quindi ho chiesto a un mio vecchio amico di buttar giù qualche linea. Abbiamo discusso per un po’ durante la creazione del disco e abbiamo deciso di trasformarci in una band vera e propria. E così abbiamo fatto. Il primo full in effetti è stato pubblicato proprio agli inizi della nostra attività, la formazione era composta da me alle chitarre, Christian Simms alla voce e chitarra e Stephen Corridean al basso, usavamo una drum machine per le parti di batteria. Dopo l’uscita del primo disco abbiamo reclutato Jesse Beahler, del gruppo “Jungle Rot”, con cui mi capitava spesso di provare qualche anno prima. Christian ha poi lasciato per motivi personali e per differenze di vedute musicali, quindi abbiamo reclutato James Dorton come cantante. James, Jesse e Stephen si scontravano un po’ su certe cose, quindi abbiamo dovuto cercare un altro cantante, abbiamo chiamato George Loveland che ha accettato di unirsi al gruppo. Poi si è aggiunto Josiah Domico come chitarrista e Stephen Corridean ha finito per mollare, perché non aveva più tempo con il suo nuovo lavoro, quindi è stato sostituito come bassista da Steve Cattell. La formazione è rimasta tale da quel momento. Io e Josiah suoniamo la chitarra, Steve Cattell è il bassista, George la voce e Jesse il batterista (quando non è in tour con i suoi progetti paralleli). La nostra musica non ha subito cali, principalmente perché mi occupo io di scrivere i riff di chitarra e gli altri sicuramente sanno quello che fanno, quindi alla fine funziona tutto perfettamente.

La passione per il metal da cosa è scaturita? E soprattutto qual è stato l’impulso che vi ha orientato sul black? Quali band sono state fondamentali per questo passaggio?

Il metal è sempre stato il mio genere preferito, probabilmente perché adoro il suono di una chitarra elettrica distorta, sprigiona moltissima potenza. Nella musica metal c’è sempre un sacco di azione e mi piace molto questo aspetto. Il black metal era un genere molto interessante quando ne sono entrato in contatto, principalmente perché non era consueto per un gruppo mantenere la produzione grezza, senza mixaggio o mastering. In un primo momento ho pensato che fosse buffo, ma in un certo qual modo l’idea di utilizzare un suono meno raffinato e meno “finto”, come dicono molti fan del BM, si è fatta strada dentro di me. E ho anche scoperto che è un genere con cui è semplice scrivere musica. Nel black metal non hai bisogno di tutti gli attacchi, break, bridge, tempi assurdi, assoli e roba del genere, puoi comporre un pezzo che resta in 4/4 dall’inizio alla fine e comunque essere apprezzato dai fan. Alcuni dei gruppi che hanno influenzato maggiormente le mie composizioni sono stati Emperor, Horna, Death, Testament (per le influenze thrash), Wolves In The Throne Room e persino qualcosa dei Metallica.

Ciò che ho particolarmente apprezzato di “Beyond The Grave” e “Cryptic Communications” è come il secondo sia la naturale continuazione del primo. Non ci sono stati stravolgimenti particolari nel sound, anzi è stata mantenuta quell’aura anni Novanta, inoltre con un batterista in carne ossa (Jesse Beahler) e Necrodemius Hammerhorde alla voce avete guadagnato parecchi punti. Il disco offre una sensazione di lavoro completo. Sei soddisfatto del risultato? È ciò che volevi?

Sì, complessivamente ne vado fiero, nonostante a posteriori avrei scelto un mix differente per alcune parti, ma ormai è tutto fatto e non posso tornare indietro e cambiare le cose. Le basi di chitarra del primo e del secondo album in realtà sono state scritte tutte più o meno nello stesso periodo. Ho scelto i pezzi che mi sembravano più potenti per il primo album, quindi tecnicamente l’intero “Cryptic Communications” è composto da canzoni che avevo scartato inizialmente. La cosa divertente è che, dopo aver cambiato cantante e con un batterista in carne e ossa al posto di una drum machine, il secondo album è uscito fuori migliore del primo. Scrivendo di “Beyond The Grave” ho affermato che nella sua imperfezione è semplicemente Black Metal. È così difficile risultare genuini e credibili in un panorama musicale che negli anni è andato corrodendosi e svendendosi? In realtà quando ho composto “Beyond The Grave” in un certo modo stavo provando ad armonizzarmi con la scena black e death meta,l piuttosto che cercare l’originalità, quindi se si distingue per quello sicuramente non posso considerarmi offeso. Non è mai troppo difficile essere genuini, perché sai sempre quello che vuoi trasmettere con la tua musica, piuttosto è difficile emergere in una scena come questa. Le persone tendono a trattare il tuo gruppo con una certa altezzosità quando sentono il termine “black metal”, poiché partono dal presupposto che il BM commerciale definisca l’intero genere. Ma i nostri dischi non sono composti per le persone di questo tipo, in ogni caso.

Ci sono regole prestabilite in ambito di composizione della musica e dei testi?

Non ci sono vere e proprie regole fisse. Voglio solo assicurarmi che ogni pezzo si intersechi con gli altri in qualche modo e che le composizioni fluiscano nel modo migliore possibile, senza cambiamenti repentini. Per me non ci sono regole fisse. George, dal canto suo, tende a seguire alcuni temi specifici quando scrive testi. La maggior parte di questi sono anti-religiosi.

Gli assoli di chitarra in “Cryptic Communications” possiedono un gusto molto classico, chi li ha composti ed eseguiti? Quali sono i chitarristi ai quali v’ispirate?

Li ho scritti ed eseguiti io. Non seguo ispirazioni specifiche per quanto riguarda gli assoli, ma molti chitarristi mi influenzano nello shredding come Yngwie, Paul Gilbert, Jeff Loomis, Vinnie Moore. Ho una lunga lista di guitar heroes. Parole come “estremo”, “black metal”, “anni Novanta”, “Scandinavia”, “Von”, “Sarcófago” sono tutte legate a una forma originaria del genere, pur avendo valenza diversa a seconda delle decadi d’appartenenza. Oggi per te che significato hanno? In realtà non ne sono sicuro nemmeno io, ti sembrerà strano ma quando ho scritto questi pezzi mi sono semplicemente seduto e li ho composti, mi piace però il fatto che le persone tendano a compararli al black metal scandinavo dei primi anni ’90, perché so che quelle persone in generale danno una risposta maggiormente positiva ai gruppi provenienti dall’altro lato dell’oceano. Il black metal statunitense di solito riceve una critica peggiore.

Quali ritieni siano i difetti più grossi della scena musicale odierna? Se avessi la possibilità di eliminare in maniera definitiva un qualcosa che si muove al suo interno su cosa punteresti il dito?

Questa domanda mi fa venire in mente talmente tante cose, prima di tutto vorrei dire che la musica rap è decisamente un fenomeno troppo esteso qui negli Stati Uniti. Poi quello che in questo paese viene spacciato come “metal” di solito sono semplici gruppi rock: Godsmack, Disturbed ecc. Non accendo mai la radio, perché so già che non verrà trasmesso niente che mi interessi. Ma se dovessi eliminare una cosa definitivamente, probabilmente sarebbe quella roba che chiamano “dubstep”. Magari sto invecchiando o qualcosa del genere, non lo so… ma proprio non ci arrivo.

Il debutto è stato rilasciato tramite autoproduzione, quali sono state le difficoltà maggiori nel non avere avuto al tempo le spalle coperte da una etichetta? Perché molte band preferiscono mettersi (o rimettersi) in gioco tramite tale canale? Ad esempio i Cryptopsy hanno rilasciato il nuovo lavoro autoproducendoselo.

Ho rilasciato il nostro primo disco in modo indipendente fondamentalmente perché avevo molta fretta di far circolare una copia fisica del nostro materiale. Al tempo non mi interessava nemmeno contattare un’etichetta perché anche soltanto aver prodotto un album di debutto ci metteva davanti alla maggioranza dei gruppi della nostra scena locale. Ma credo che in molti casi quei gruppi che decidono di autoprodursi dopo aver fatto un certo successo lo facciano perché possono incassare un po’ di più dalla vendita degli album, considerando che molte case discografiche trattengono quasi fino all’ultimo centesimo. Questa sicuramente è una motivazione valida per rientrare nella scena come artista indipendente. D’altra parte debuttare sulla scena in quel modo significa semplicemente che non hai ancora i contatti giusti, che è stato più o meno il nostro caso all’inizio.

Cos’è cambiato con l’ingresso nel roster della Horror Pain Gore Death Productions? Come vi ha supportato l’etichetta e come sono i rapporti, anche a livello umano, con loro?

Mike era un buon amico del nostro cantante George Loveland. Ci ha presentati e lui sembrava un tipo molto in gamba. La HPGP ha postato il nostro album sul suo sito web, oltre ad aiutarci a pubblicizzarlo tramite riviste online e blog, e mi dicono che stia vendendo molto bene sul suo store. Abbiamo anche pubblicato alcune pubblicità su alcune riviste cartacee, Decibel e Chips & Beer Magazine per ora. Avere una etichetta ci ha portato enormi benefici su Internet.

Non ho avuto occasione d’ascoltare l’ep uscito a settembre, “Fanatical (Ready To Die)”, come lo descriveresti?

Direi che possiede un suono leggermente più rifinito rispetto a “Cryptic Communications”, ma comunque grezzo. È anche un po’ più thrash-oriented, con lo stesso stile di shredding e più o meno lo stesso stile di cantato. Ci sono dei passaggi più classici però.

Quali sono i progetti a breve termine degli Shadows In The Crypt? C’è già qualcosa che bolle in pentola?

Per ora gli Shadows In The Crypt si stanno riposando. Non abbiamo suonato dal vivo per più di un mese e probabilmente continueremo così per qualche altro ancora prima di tornare in pista. Stiamo preparando un album da rilasciare il prossimo anno, se tutto va secondo i piani. Si spera che sia un successo.

Siamo giunti alla fine dell’intervista, ti lascio la parola per le ultime parole a chiusura.

Ok, grazie mille per l’intervista! Vorrei informare tutti che il primo cd “Beyond The Grave” è quasi esaurito, quindi chi ne volesse una copia può richiederla contattandoci qui [email protected] Per ora me ne sono rimaste più o meno trenta copie, dopodiché sarà sold out. Inoltre per le persone che non conoscono il gruppo, vorrei lasciare il nostro link Bandcamp: http://shadowsinthecrypt.bandcamp.com/. Il nostro secondo album può essere acquistato sul sito della nostra etichetta, la HPGD: http://hpgd.comoj.com/store/hpgd048.html. Grazie ancora per l’intervista. Apprezziamo tutto il supporto dato all’underground!

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