SHELLY JOHNSON BROKE MY HEARTH

SHELLY JOHNSON BROKE MY HEARTH

Informazioni
Autore: Mourning

Formazione
Ivan – Guitar, Vocals
Andrea – Drums, Synth
Davide – Bass, Vocals

Con un nome così cinematografico e tanto eighties styles non potevano che attingere da quel periodo musicale che è una vera miniera d’oro per tantissimi generi, parlo degli Shelly Johnson Break My Heart. Troverete la recensione del loro ep “Brighter” qui, vediamo adesso di conoscerli un po’ meglio.

Ragazzi benvenuti su Aristocrazia Webzine, com’è mia abitudine lo step iniziale è dedicato alla storia e alla presentazione dei membri della band quindi vi giro subito la parola.

Ivan: Salve a tutti! Io sono Ivan, voce screamo e chitarre stoppate.

Davide: Noi siamo gli Shelly Johnson Broke My Heart, da Rimini (anche se un po’ sospesi tra Bologna, Roma e Rimini stessa), studenti poco più che ventenni, tutti bravi ragazzi.

Andrea: Ciao.

Da dove deriva il vostro monicker?

Davide: Se nel 1990 ti fossi fermato per un caffè e una fetta di torta alla ciliegia al RR Diner di Twin Peaks, avresti conosciuto di sicuro Shelly.

Ascoltando l’ep ho riscontrato una serie d’influenze varia ma con un comune filo-conduttore, tutti gli artisti presi in considerazione, prendo gli esempi di Cure e Pixies, fanno dell’espressività emotiva una componente forte, quali ritenete essere le basi del vostro sound? Ci sono stati degli act fondamentali per la vostra formazione come musicisti?

Ivan: E’ bello sentirsi accostare a band come i Pixies. I gruppi che mi hanno davvero spinto a suonare sono quei tre o quattro mostri sacri che hanno come caratteristica principale un forte impatto emotivo (Yo La Tengo, Slowdive, The Smiths); ma ormai ogni cosa che mi piace potenzialmente potrebbe “trasudare” nelle nostre composizioni.

Davide: Ti confesso che non ho mai ascoltato molto i Cure, però sono lusingato per il riferimento ai Pixies. Al di là degli ascolti di ciascuno di noi, una band per me fondamentale per i loro dischi, il talento, l’onestà ed l’estetica sono gli Yo La Tengo.

Andrea: Tutto ciò che ascoltiamo ci influenza e ci contamina nella scrittura dei nostri pezzi… Io sinceramente non mi sono mai filato nè Cure nè Pixies, ma potrei citare tanti altri gruppi che ascolto o che ascoltavo dei quali apparentemente nei nostri pezzi non si vede la minima influenza, ma in realtà c’è, fidatevi!

Come nasce un brano degli Shelly Johnson Break My Heart? Chi si occupa dei testi e chi della parte musicale? Ci sono ruoli ben definiti o è un lavoro di squadra in tutto e per tutto?

Ivan: Sì è decisamente un lavoro di squadra, ci troviamo in sala prove come facciamo ormai da sette anni a questa parte. Non c’è mai uno schema preciso a conti fatti (eccetto per i testi che scrive Davide solitamente), a volte lasciamo scorrere il flusso, altre volte calcoliamo un po’ di più!

Davide: In studio sviluppiamo ogni spunto e diamo credito alle idee di tutti, uguaglianza assoluta.

Andrea: Direi che siamo un po’ degli umpalumpa… Ognuno ha un piccolo e importante ruolo e contribuisce nella scrittura del pezzo ma non necessariamente con un ruolo definito. Un testo può essere scritto da chiunque dei tre e allo stesso modo una parte musicale può nascere da tizio piuttosto che da caio. Anche perché le musiche nascono quasi sempre in modo casuale e spontaneo in sala prove!

Nell’incipit dell’intervista avevo accennato a un gusto cinematografico legato alla vostra musica e al nome che utilizzate, c’è per caso anche tale componente ad arricchire i momenti dediti alla composizione? Quali sono i vostri film e registi preferiti?

Ivan: Per quanto mi riguarda assolutamente sì, magari più a livello inconscio, ma sono scannatissimo per il cinema e non può che influenzarmi nel fare musica… Ci sono tanti registi che mi hanno cambiato la vita, tanto quanto lo hanno fatto i My Bloody Valentine per dire… Malick, Truffaut, Cronenberg, Sorrentino, Pasolini…

Davide: La nostra musica ha poco di strettamente cinematografico, a parte qualche citazione pseudo-colta qua e là. Però a tutti noi piace il buon cinema e spesso ci facciamo delle gran chiacchierate sui film che vediamo, vengono fuori dei veri metapipponi da cinefili che neanche Enrico Ghezzi.

Andrea: Bè si, spesso nelle pause sigaretta durante le prove parliamo anche di film e cinema… A me ad esempio piace molto il taglio di regia alla Mario Salieri effettivamente.

La scena alternativa “made in Italy” è sempre stata di buonissimo livello, penso a gente come i Quintorigo che riuscirono con la loro proposta particolarmente fuori dai canoni del classico sound italico ad avere un discreto feedback anche in un territorio ostile come quello che da sempre è Sanremo per tutto ciò che non è “canzonetta”. Cosa può fare una band che percorre un percorso differente dalla solita “menata” da classifica per ritagliarsi un po’ più di spazio?

Davide: Se uno parte già con le idee chiare, cioè avere la consapevolezza che non si va da nessuna parte, non si fa un soldo e che non c’è proporzione tra quello che dai e quello che ricevi (tranne pochi casi), allora è già qualcosa. Per il resto non saprei, noi siamo davvero gli ultimi che possono dispensare consigli e verità, però se uno ci mette cuore, onestà e passione, allora le soddisfazioni (piccole o grandi non importa) arrivano.

Una domanda che ho fatto in altre occasioni a ragazzi che come voi rilasciano lavori per piccole e serie label dell’underground come la Stop! Records è questa: cosa ne pensate dell’ondata di reality o pseudo tali? Amici e X-Factor sono davvero fucine di talenti o tolgono solo spazio a chi si fa ancora il culo con la gavetta producendo cloni su cloni? Non avete l’impressione che i cantanti usciti da questi talent siano tutti uguali?

Davide: Cito un tweet di Bucknasty: ogni volta che a X-Factor pronunciano la parola “artista”, Dio sposta di dieci anni in avanti la cura per l’AIDS.

Andrea: Farsi un gran mazzo e non farsi illusioni… Fortunatamente oggi c’è internet, che è l’unico modo in cui chiunque gratuitamente può farsi notare e sentire, ma poiché tutti possono farlo anche qui uno deve sapersi distinguere e quindi deve fare le mosse giuste. E’ comunque una vitaccia…

Che riscontri ha avuto sinora “Brighter”? Ci sono state critiche che ritenete immotivate e qual è stato il complimento che avete apprezzato di più fra quelli ricevuti?

Ivan: Le recensioni sono andate bene, qualche webzine ci supporta anche con molto affetto… In verità però la recensione migliore è stata quella di Metal.it, in cui si diceva che alla voce “orrendo” c’era il nostro nome! In effetti, un nostro amico ci ha fatto notare che, come disco metal, “Brighter” fa abbastanza cagare!

Cosa c’è in programma a breve termine? Ci sono già i pezzi pronti per un nuovo lavoro?

Davide: Diavolo, sì! Torniamo in studio a metà agosto, siamo carichissimi, il materiale è assai valido. Ancora nessuna idea di quando uscirà questo nuovo EP, chiaro.

Siete in giro per serate? Avremo occasione d’incrociarvi? Dove e quando, informiamo i nostri lettori…

Ivan: Abbiamo suonicchiato un po’ quest’estate e abbiamo in lista altre due ultime date: il 30 luglio Senigallia e il 27 agosto Feltre, poi ci si rivede nel 2012!

Ringraziandovi per la vostra disponibilità, vi lascio la parola ancora una volta per chiudere come meglio credete…

SJBMH: Saluti! E seguite tutto quello che fa la nostra etichetta www.stoprecords.it.

Facebook Comments