Simone Lanzoni e la passionalità degli Eva Can’t

Gruppo:Eva Can’t
Formazione:

  • Simone Lanzoni – Chitarra e Voce
  • Luigi Iacovitti – Chitarra
  • Andrea Maurizzi – Basso
  • Diego Molina – Batteria

Non c’è tempo per festeggiare in casa Eva Can’t. Celebrato il decennale con un pregevole ep, Simone Lanzoni e soci sono al lavoro su un ambizioso progetto di album che raccoglie quattro anime. Terminata la prima di queste sessioni, ecco che il cantante e chitarrista bolognese si è concesso alle domande di Elisunn e M1, per parlare della sua Bologna, di «dramatic metal» e spiritualità.


Quest’anno gli Eva Can’t compiono dieci anni e avete festeggiato la ricorrenza con Febbraio, apprezzatissimo qui in redazione. Come ci si sente a essere sulle scene da così tanto tempo e come pensate di essere cambiati rispetto agli esordi, sia a livello umano che musicale?

Simone: Ci si sente vecchi [ride], ma anche consci di aver creato qualcosa che ha una sua forza e che è cresciuto con costanza in questo periodo. A livello musicale vogliamo credere di aver raggiunto una maggiore maturità, di aver percorso un sentiero che, attraverso tappe molto diverse tra loro, ha portato inequivocabilmente a formare gli Eva Can’t come sono ora. Dal punto di vista umano un grande rafforzamento tra di noi, la formazione non è mai cambiata dai tempi degli esordi e, nonostante momenti più o meno facili, abbiamo creato una coesione molto importante.

Febbraio è stato l’anello di congiunzione tra Gravatum e il futuro nuovo album. So che avete terminato la prima parte (di quattro) dei lavori. Quale direzione sta prendendo la vostra musica? Possiamo aspettarci qualche sorpresa particolare?

Sicuramente Gravatum ci ha indirizzati verso un percorso preciso, molto emotivo, curato e a suo modo passionale. Le sonorità metal estreme che hanno caratterizzato la nostra produzione precedente si sono fatte meno presenti e siamo sempre diretti verso una forma che, nella nostra testa, ha un disegno sempre più preciso. Il nuovo album vuole essere un po’ la somma delle diverse facce che gli Eva Can’t hanno avuto e vogliono avere, quattro aspetti molto diversi nella forma ma con una sola sostanza. È un disco in cui crediamo molto e che richiederà molto lavoro, vogliamo portare l’ascoltatore lungo un viaggio preciso e cerchiamo di farlo come mai è stato fatto.

A questo punto ci interesserebbe anche sapere qualcosa di più a proposito di Febbraio: avevate già in mente di celebrare il decimo compleanno della band con un EP o si è trattato di una coincidenza?

Entrambe le cose, sapevamo che il nuovo album avrebbe richiesto anni e non volevamo rimanere in silenzio per troppo tempo rispetto all’uscita di Gravatum, così abbiamo dedicato un anno alla stesura dei brani di un EP che potesse a suo modo avere un’entità, che rappresentasse la band in questo preciso momento e che preparasse a ciò che vogliamo dare in futuro.

“Vermiglia” è un splendido pezzo dedicato alla vostra città, Bologna, cui avete rivolto addirittura un intero concept in Inabisso. Cosa rappresenta per voi la Dotta?

Ti ringrazio, sono molto lieto ti sia piaciuto; è un pezzo molto personale, racconta il mio bisogno di abbandonare la città, cosa che realmente ho fatto cinque anni fa per spostarmi in campagna, e la necessità più in generale di abbandonare qualcosa per poi trovare il bisogno di ricercarla. Inabisso era sicuramente un lavoro meno autobiografico: in quel momento volevo raccontare una storia che fosse a sua volta una somma di storie e Bologna è un grande calderone, in tal senso.

Vi piace definire il vostro stile «dramatic metal», ci raccontereste qualcosa di più a proposito di questa definizione?

In realtà noi non amiamo molto definire il nostro genere musicale, ma Francesco di My Kingdom Music sa giustamente che ogni prodotto che va su un mercato deve avere un’etichetta. Ci propose questa nomea per Gravatum e sicuramente il termine dramatic, così teatrale e importante, sottolinea una componente fondamentale del nostro suono.

I vostri testi sono eterei e filosofici, in qualche modo sembrano essere a contatto con un mondo ideale e assai distante da quello concreto che abbiamo davanti agli occhi. In che modo interpretate la vita, la morte e soprattutto quello che c’è dopo, se c’è: che tipo di rapporto avete con la spiritualità, quindi non necessariamente religione?

Il linguaggio degli Eva Can’t è volutamente ricercato, un’esigenza anche per dare un certo peso emotivo alla nostra proposta. Nonostante tutto, ogni singolo testo ha sempre una forte attinenza con il reale e con il contemporaneo, nonostante mi renda conto che non sia sempre semplice capirlo. Personalmente sono ateo, però credo fortemente nella spiritualità, non in senso mistico ma nell’evidenza che ogni cosa possa avere un significato, una profondità, un messaggio, quindi uno spirito. Scopo della vita (o meglio, della mia vita) è dare spirito a quello che faccio, migliorandone forma e sostanza ogni giorno: ho scelto di farlo attraverso la musica, attraverso la passione per l’arte e per le culture. Viviamo per riempire il sacco vuoto delle nostre esistenze.

Dal 2017 siete approdati su My Kingdom Music, etichetta che conosciamo bene da queste parti, avendo trattato Ecnephias e Område fra i tanti. Quale tipo di supporto vi fornisce?

Esperienza stupenda, My Kingdom Music è sempre stata per noi l’esempio di cosa un’etichetta dovrebbe fare: puntare sulla qualità, creare una propria visione e affiancarsi di artisti che la condividono. Il rapporto con loro è eccellente, ci seguono nella promozione, dandoci visibilità e supporto, è un grande onore per noi poter far parte di questa famiglia.

L’altro giorno Youtube ha avuto la sagacia di suggerire la vostra cover di “Black Tears”, che ho gradito particolarmente. Vi affascina poter reinterpretare materia musicale già esistente, a vostra immagine e somiglianza, oppure si è trattato di un semplice divertissement?

Urca, mi riporti indietro di qualche anno… Raramente abbiamo suonato cover nella nostra vita, capitava ogni tanto a inizio carriera, per riempire meglio i setlist dal vivo. Suonavamo questo pezzo stupendo degli Edge Of Sanity e avevamo cercato di portarlo vicino alle sonorità che rincorrevamo in quel momento (erano gli anni di Inabisso), ci piaceva il risultato e lo registrammo. È sicuramente stato un episodio isolato. In realtà volevo realizzare una cover di “Inverno” di Fabrizio De Andrè, ma recentemente I Ministri mi hanno rubato l’idea

In Tormentata Quiete e Malnàtt sono due fra i nomi di punta del panorama metal bolognese, che abbiamo avuto modo di conoscere anche sulle nostre pagine. Quali altre band del vostro territorio stimate particolarmente? Con chi avete legato nel corso del tempo?

Personalmente ho fatto parte per diversi anni di entrambe le band, realizzando quattro album con loro, sono due colossi della scena Italiana e hanno portato più di quanto gli venga riconosciuto. Ci sono molte altre band che stimiamo molto: di getto di dico Klimt 1918, Crown Of Autumn (tra l’altro entrambe legate a My Kingdom Music) e Deadly Carnage (con i quali abbiamo anche condiviso il palco diverse volte con grande piacere).

Ti ringraziamo, Simone, per questo piacevole scambio. Speriamo di risentirci presto, una volta che il nuovo disco sarà stato pubblicato. Buon lavoro e buona estate!

Il nuovo album richiederà molto tempo, ma vi garantiamo che ci stiamo mettendo tutta la nostra passione e forza emotiva. Grazie a voi per lo spazio e per il supporto e un saluto a tutti i lettori.

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