Spectral Lore su "Ετερόφωτος", il senso di comunità e il retaggio culturale

Spectral Lore su Ετερόφωτος, il senso di comunità e il retaggio culturale

Da anni seguiamo da vicino le attività di Alyoss e del suo progetto principale Spectral Lore, tanto per l’indubbia qualità della sua proposta musicale quanto per la forza delle proprie idee, decisamente lontane da quelle del blackster medio cui siamo purtroppo abituati. L’uscita del nuovo album Ετερόφωτος, sempre supportato dalla nostrana I, Voidhanger Records, ci sembrava una buona occasione per fare il punto della situazione sulla musica e su tutto ciò che ruota attorno alla figura del musicista greco.


Ετερόφωτος arriva a sette anni di distanza dal precedente album di Spectral Lore, III, ma appena un anno dopo la nuova collaborazione con Mare Cognitum, Wanderers. Le note dell’album dicono anche che Ετερόφωτος riprende da dove Sentinel si fermò nel 2012, sia da un punto di vista testuale che musicale. Da quanto tempo lavoravi all’album e di cosa tratta?

Ho registrato alcune idee base per le canzoni nei tre o quattro anni prima che iniziassi ufficialmente a lavorare alla composizione dell’album, e ho finito di scrivere tutto in più o meno due mesi. L’obiettivo che avevo in mente era di ricreare il metodo che avevo usato per comporre Sentinel, che fu scritto freneticamente in circa un mese e mixato durante i due successivi. È una modalità di scrivere musica completamente differente rispetto a quanto ho fatto su II e III, che sono stati scritti durante periodi molto lunghi e hanno richiesto molti anni ciascuno. Questo metodo, intenso e impulsivo, è per me il modo migliore di sbloccare certi elementi della mia musica, che altrimenti non riesco a raggiungere facilmente quando scrivo in modo più rilassato.

Ετερόφωτος vuole sicuramente essere un sequel di Sentinel, per quanto alla fine abbia preso una forma propria, diciamo. Come dicevo, volevo tornare a quello stato creativo vissuto all’epoca di Sentinel, e allo stesso tempo è stata una buona occasione per rielaborare alcuni dei concetti e delle idee che avevo in mente all’epoca.

Ετερόφωτος, eteròphotos, vuol dire all’incirca illuminato da qualcuno/qualcos’altro. Che significato dai a questo titolo?

Significa colui la cui luce proviene da altri. È una parola associata a un significato negativo nel suo uso comune, ma volevo rivendicarla. Il black metal parla continuamente di individualismo, per cui questa volta mi volevo focalizzare su ciò che il Sé rappresenta in relazione agli altri e alla comunità di cui facciamo parte.

Questo mi porta a pensare ai tuoi diversi split e agli album collaborativi, in particolare ovviamente quelli insieme a Mare Cognitum, così come al fatto che la tua è una one man band. Per cui Spectral Lore dove si pone: più sul lato individualista o più su quello della comunità?

È una domanda difficile, in quanto queste due nozioni sono soggette a varie interpretazioni. Per quale motivo l’individuo e la comunità di cui fa parte devono essere considerate come forze in contrasto, e quindi dobbiamo prendere le parti di una o dell’altra? A me sembra che ciò che ci vuole sia la giusta correlazione tra loro. Certo, la comunità non deve cancellare l’individuo e l’individuo non deve distruggere la comunità. Per quanto mi riguarda, l’attuale condizione (soprattutto nei ricchi Paesi occidentali), ovviamente supportata dal capitalismo, è decisamente orientata all’individualismo e ai valori legati al successo personale, il che rende tutta la retorica legata alla ricerca di individualismo estremo tanto cara alle band black metal più elitarie particolarmente priva di significato. Dopotutto, la cosa divertente è che pure i più estremi individualisti del black metal cercano una comunità in cui ritrovarsi all’interno di questa sottocultura, proprio come fosse un culto. Non puoi non avere una comunità intorno e giocare a fare il vampiro solitario che non ha bisogno di niente e nessuno, funziona se vuoi giocare a un gioco di ruolo, ma se prendi questa cosa sul serio allora hai un problema. In breve, abbiamo assolutamente bisogno di un più grande senso di comunità di quello che abbiamo ora per renderci la vita migliore e assicurare la nostra sopravvivenza.

Questo per quanto riguarda la nozione politica di comunità e individualismo. Dal punto di vista artistico, tendo a lavorare da solo, ma non è una scelta che considero migliore o immutabile. Penso sia più che altro il risultato delle mie esperienze e dei miei tratti caratteriali, e poi mi è comodo. Semplicemente, sono in grado di occuparmi di tutti gli aspetti della produzione musicale da solo, quindi mi muovo più rapidamente così che non dovendo aspettare che qualcun altro intervenga. Detto questo, le collaborazioni sono una bella cosa e sono sempre disposto a prenderle in considerazioni quando ne vale la pena e hanno un significato.

Di nuovo a proposito della comunità: i concerti. Qual è il tuo punto di vista, da artista, sulle performance dal vivo? Vedremo mai Spectral Lore su un palco, e quale che sia la risposta, perché?

I concerti sono una cosa meravigliosa, ma Spectral Lore non vi si presta bene. Non scrivo musica quasi mai con l’obiettivo di vederla suonata su un palco da persone in carne e ossa, per cui ci sono molte difficoltà tecniche e musicali da superare e alla fine preferirei suonare dal vivo con un progetto differente, se mai mi ricapitasse. Ma non si può mai sapere. Semplicemente, mi vedo più come un compositore che non un esecutore, per cui non è una cosa cui penso troppo spesso.

Ci sono alcune canzoni, in particolare “The Golden Armor” e “The Sorcerer Above The Clouds”, che si portano dietro un sottotesto politico piuttosto evidente. Di nuovo le note spiegano che l’album «vuole combattere il passato, reclamando ciò che è stato nostro per diritto». Cosa significa?

In realtà, questo è il tipo di citazione che vorrei ciascuno interpretasse da sé. L’idea di base è: dovremmo essere noi stessi a definirci. Nessuno può dirci dove non possiamo stare o a cosa apparteniamo. Se qualcosa per noi è importante c’è sempre una ragione di fondo, anche se questa ragione potrebbe non essere del tutto ovvia, almeno all’inizio.

L’album si presenta come un concept, e la tua intera produzione è sempre stata focalizzata su temi e argomenti specifici per ciascuna pubblicazione, che fosse il cosmo di Wanderers o le rivoluzioni medievali del debutto di Mystras, Castles Conquered And Reclaimed. In un mondo in cui un album musicale è un prodotto da toccata e fuga, che dura poche settimane prima di essere dimenticato, i tuoi lavori hanno bisogno di tempo per essere assimilati. Hai mai avuto l’impressione che questa possa essere una barriera che impedisce a un pubblico potenzialmente più ampio di apprezzare appieno ciò che fai?

Non direi che la mia musica è qualche tipo di arte concettuale particolarmente profonda, ho soltanto alcuni argomenti particolari che mi interessano e cerco ogni volta di approcciarli in modo leggermente differente e migliore. Ho notato che alcune persone fanno fatica ad apprezzare il mio materiale più intenso e dissonante, mentre è più facile che ascoltino le cose più atmosferiche e melodiche. E ovviamente ci sono persone cui piace una cosa, e la maggior parte dei miei album simili a III incorporano diversi stili e influenze. Ma queste sono ragioni puramente musicali. Immagino che l’altra barriera sia che i temi di cui tratto non sono tipici del black metal, e per questo non interessano alla maggior parte della scena, in cerca di kvlt vibes. Ma va bene così, sono consapevole di fare una forma di musica underground particolare e non mi aspetto un pubblico particolarmente vasto.

Una pura speculazione, ma assecondami: chi ti aspetti che sia il pubblico di Spectral Lore? Scrivi mai musica avendo in mente o rivolgendoti a qualcuno in particolare?

No, il pubblico quando scrivo musica sono io, e preferisco non intaccare il processo creativo con ragionamenti legati a come verrà ricevuta la mia musica, per quanto possibile. Viviamo in un sistema capitalista senza alcuna pietà e questo genere di pensieri può facilmente portarti a tradire la tua visione personale per cercare maggiori consensi. A parte questo, il pubblico di Spectral Lore ovviamente esiste e ha caratteristiche particolari, anche alcuni aspetti demografici preminenti. È una bella sfida, per il metal nel 2021, provare a essere interessante per un pubblico più vasto, ed è un obiettivo che mi piacerebbe raggiungere.

In una vecchia intervista dicesti che «l’aspetto eroico/motivazionale ha grande importanza, ma personalmente ritengo che dovrebbero averla anche tragedia, dubbio, malinconia, sofferenza (…)». Noi Romani abbiamo letteralmente imparato eroismo e tragedia da voi Greci, così come tutto il resto del mondo occidentale, e sono curioso: quanto è importante il tuo retaggio culturale nella musica che scrivi?

È una domanda interessante. Come sai, sono in aperto contrasto con il nazionalismo, e per questo non ho mai avuto alcun sentimento patriottico che mi rendesse particolarmente interessato alla cultura greca. Anzi, crescendo ho tentato di evitarla in larga parte, e quella è una delle ragioni per cui ero così interessato a una cultura internazionale come il metal. Oggi guardo alla faccenda in modo più rilassato. Per quanto lo desideri, non puoi davvero fuggire dall’influenza della cultura che ti sta intorno. Per cui ovviamente sono influenzato (positivamente o negativamente) da una serie di cose come atteggiamenti prevalenti, usanze e tutto il resto. Mi piace un sacco la musica folk greca, l’ho sempre trovata interessante, per cui a un certo punto mi sono detto perché no? e ho iniziato a inserire alcuni elementi tipici nelle cose che scrivo. Mi piacciono alcuni autori greci e ultimamente mi sono avvicinato alla storia bizantina facendo ricerche per il progetto Mystras, ed è molto affascinante. Ma direi che è tutto qui.

Il punto è che la cultura greca moderna ha un rapporto molto superficiale con quella antica, il suo eroismo, la sua tragedia e tutto il resto. È una società fottutamente conservatrice, di vedute chiusissime, che peggiora giorno dopo giorno. Si potrebbe dire forse che c’è molto dramma, ai Greci piace molto fare la parte della vittima, del popolo contro cui tutti cospirano. E il rapporto con la propria storia finisce per creare questo complesso di superiorità/inferiorità. In ogni caso, la mia opinione è che le nazioni (senza le quali, comunque, staremmo meglio) non sono più determinate da un rapporto interno col proprio passato e la propria cultura. Ci sono ragioni più significative, la crisi economica per dirne una, alla base delle frane dell’ultimo decennio.

Non so Chris, ma negli anni Ayloss è diventato sempre più aperto circa le proprie posizioni politiche (anche pubblicando un album molto politico come Mystras). Considerando l’orientamento destroide dell’ambiente black metal, sei un’eccezione, e uno dei blackster più apertamente e dichiaratamente antifascista. Questo ti ha mai causato dei problemi all’interno della scena?

Le mie posizioni politiche personali risalgono a ben prima di quando ho deciso di incorporarle nella musica di Spectral Lore. Anzi, ci ho pensato a lungo e per molto tempo, forse quattro o cinque anni, sono rimasto inerte. Il motivo era proprio questo orientamento politico del mondo black metal, e il non aver trovato una comunità che avrebbe supportato una mia scelta di quel tipo. Alla fine me ne sono fregato e l’ho fatto lo stesso, ho espresso le mie posizioni politiche anche attraverso la mia musica, e tutto è andato per il meglio. Questa scelta non mi ha più creato problemi di recente, perché ormai tutti sanno cosa faccio. Ho avuto qualche problema all’inizio, ma nulla di serio.

Hai anche aperto un canale YouTube, Antifascist Black Metal Network, che ha ottenuto qualche migliaio di follower in poche settimane. Ci puoi dire chi altri è coinvolto nel progetto, e come è nato?

Non l’ho aperto io, io sono solo una delle venti persone che partecipano. ABMN è un collettivo, e invitiamo chiunque fosse interessato a unirsi a noi e contribuire. Alcuni di noi hanno avuto l’idea di creare un network che supportasse e promuovesse gruppi di sinistra, antifascisti, LGBTQ e minoranze all’interno della scena black metal e che potesse rappresentare un’alternativa a canali apolitici che promuovono un sacco di contenuti di dubbio gusto. Abbiamo messo insieme quanti più di noi fosse possibile e abbiamo iniziato. Nulla di più.

Dopo una chiacchierata così lunga, cosa ci dobbiamo aspettare da Ayloss nel prossimo futuro? Qualche nuova pubblicazione già programmata?

Al momento sto registrando un nuovo album di Mystras, che se tutto va bene sarà pubblicato nell’autunno 2021, e un EP di Spectral Lore che spero veda la luce entro la fine dell’anno. Mi sono rimesso a lavorare a IV, che è in cantiere ormai da qualche anno, a roba dungeon synth-electtonica, e c’è qualche collaborazione in via di definizione. Cerco di rimanere attivo il più possibile.