STORMLORD

Gruppo:Stormlord
Formazione:

  • Cristiano Borchi – Vocals
  • Pierangelo Giglioni – Guitars
  • Giampaolo Caprino – Guitars, Keyboards, Clean Vocals
  • Francesco Bucci – Bass
  • David Folchitto – Drums

M1: Ciao ragazzi e grazie per averci concesso un’intervista. Parto subito con le domande per approfondire in primis la vostra ultima fatica discografica: Mare Nostrum è uscito ormai da oltre un anno, quali sono stati i responsi di critica e fan a riguardo?

Cristiano: I responsi di Mare Nostrum sono stati davvero incredibili, di gran lunga i migliori della nostra carriera. Partendo dalle testate, che hanno accolto il disco con ogni tipo di apprezzamento e passando per il pubblico, che in sede live ci riserva un calore come mai prima d’ora. La cosa che più ci ha fatto piacere è stato sentire e leggere da più parti che Mare Nostrum è un lavoro che non assomiglia a nulla né può essere catalogato in un genere, ma che al tempo stesso non si presenta con soluzioni bizzarre o forzatamente alternative ed ha una sua forte identità.

Oggi con la mente sgombra esiste qualcosa che non vi soddisfa al 100% del disco e potendo vorreste modificare?

A distanza di un anno sono ancora soddisfattissimo del risultato e non cambierei davvero nulla. Mare Nostrum ha un’amalgama ed un’energia che nascono dall’insieme di tanti fattori, musicali e personali, una sorta di alchimia che lo rende assolutamente immodificabile. Del resto, ogni album rappresenta il momento artistico della band all’atto della composizione, e Mare Nostrum è figlio di un periodo molto difficile della nostra carriera, di cui è poi stato il biglietto di uscita. Dopo l’abbandono di Simone Scazzocchio, trasferitosi in America per frequentare la Berklee Music University presso cui ha vinto una borsa di studio, ci siamo messi alla ricerca di un nuovo tastierista con cui continuare a promuovere The Gorgon Cult dal vivo e iniziare a scrivere il nuovo album. Ben presto ci siamo però resi conto che la ricerca era più difficile del previsto; avevamo provato tanti buoni tastieristi, ma per un motivo o per un altro nessuno era adatto a lavorare su un album degli Stormlord. Dopo più di un anno di tentativi, ci eravamo resi conto che il problema non aveva soluzione e che, se avessimo voluto le tastiere in un certo modo, avremmo dovuto farcele da soli. Si è trattato di una scommessa, anzi di una vera e propria sfida visto il livello che volevamo per le tastiere, ma sapevamo che quella era l’unica via percorribile per andare avanti. Questo ci ha dato un livello di motivazione e dedizione quasi istintiva, la stessa che ha la belva chiusa in un angolo che vede messa a repentaglio la propria vita. Sapevamo che dai risultati ottenuti sarebbe dipeso molto del nostro futuro, e oggi siamo veramente orgogliosi di quello che siamo riusciti a dare su Mare Nostrum.

Come vi siete mossi e vi state muovendo tuttora sul fronte delle esibizioni dal vivo? Come sono state l’accoglienza e l’organizzazione per la data di novembre in Tunisia, se non sbaglio il vostro primo concerto in terra africana?

Sì, la Tunisia ha rappresentato la prima data degli Stormlord in Africa, un’esperienza davvero unica dove abbiamo ricevuto un’accoglienza faraonica, tanto per citare il vicino Egitto, sia da parte del pubblico, numerosissimo e calorosissimo, sia da parte degli organizzatori, che sono venuti a prenderci quasi sotto l’aereo e hanno provveduto ad ogni nostra esigenza. Ora stiamo continuando la promozione live in Italia, prima di metterci a lavorare sul nuovo album.

A giudizio del sottoscritto la carta vincente di Mare Nostrum è stata la ripresa di un approccio fortemente epico (brani quali la title-track, “And The Wind Shall Scream My Name” e “Stormlord” sono esemplari a riguardo) che aveva già caratterizzato il vostro debut-album, con le logiche diversità ovviamente, e che in dischi quali At The Gates Of Utopia e The Gorgon Cult era stato messo parzialmente in secondo piano. Siete d’accordo con questa mia osservazione?

Sì, concordo perfettamente con la tua analisi, quel tipo di sapore epico era rimasto in ombra dopo Supreme Art Of War, ma tutto si è svolto nella massima spontaneità sia in una direzione che nell’altra.

Mare Nostrum è stata anche un’occasione per inserire alcune novità nello Stormlord sound come l’utilizzo di strumenti della tradizionali folk o la scrittura di un brano interamente acustico (“The Castaway”). Avete già in mente soluzioni analoghe per il futuro? Avete già iniziato a pensare al vostro quinto album?

Ancora non abbiamo iniziato a lavorare sul successore di Mare Nostrum, ma a breve inizieremo a buttare giù le prime idee e a lavorarci sopra. Non so dirti cosa uscirà fuori, perché noi stessi lo scopriamo mentre ci lavoriamo ogni volta che ci mettiamo a comporre un album. La spontaneità è stata un’altra carta vincente del disco ed ha caratterizzato tutte le nostre produzioni, ma di sicuro non mancherà il fattore epico.

Giampaolo Caprino alle tastiere ha fornito una prova magnifica che ha contribuito fortemente ad impreziosire il vostro extreme epic metal. Proseguirete quindi con una formazione a cinque elementi o avete intenzione di cercare un tastierista stabile?

Non ci sono dubbi, Gianpaolo continuerà ad occuparsi delle tastiere anche sul prossimo album. Personalmente lo considero un musicista dall’incredibile talento da sempre, sin da quando sentivo i suoi lavori personali e nessuno pensava ad un suo possibile ingresso nella band. Con Mare Nostrum si è davvero superato, sia come tastierista che come chitarrista. Sul fronte live, ormai da anni possiamo contare sulla collaborazione dell’ex DGM Maurizio Pariotti, una persona con cui ci troviamo veramente benissimo sia sul fronte concerti che su quello personale, ormai una sorta di “membro aggiunto” alla band.

In tanti anni di carriera qual è stata la critica più ingiusta e feroce che avete subito e quale quella più gratificante?

Le più gratificanti le abbiamo avute con il nuovo album, che è stato descritto da più parti come unico e non assomigliante a nulla, ma al tempo stesso con una sua identità ben definita. Così come altre volte ci siamo imbattuti in recensioni italiane e straniere che in più di un caso lo indicavano come uno dei migliori album del 2008. Critiche ingiuste e feroci ne abbiamo avute nel corso di 18 anni, ma non me ne viene in mente nessuna in particolare. Ricordo che agli esordi ce la prendevamo molto, ora invece viviamo ogni critica come spunto di riflessione, il mettersi in discussione è sempre una cosa costruttiva, che porta a migliorare ed è alla base della crescita di un gruppo, ad ogni livello.

La nostra webzine tiene in grande considerazione l’underground, esistono gruppi che vi hanno impressionato ultimamente e che varrebbe la pena di conoscere?

Ultimamente sono un po’ fuori dalla scena, onestamente per me è difficile darti dei nomi. Di sicuro c’è che il livello medio del gruppi undeground italiani è molto cresciuto negli ultimi anni, cominciando ad avvicinarsi agli standard europei. Questo lo vediamo di frequente ai nostri concerti, dove prima di noi suonano spesso giovani gruppi con tutti i numeri per poter crescere ed arrivare lontano.

Quali sono i gruppi, italiani e non, che stimate maggiormente? Con quali vi piacerebbe condividere il palco o collaborare?

Trovare il cosiddetto “gruppo ideale” con cui condividere il palco è una cosa per noi molto difficile da immaginare, vista la non canonicità del nostro genere. Abbiamo avuto negli anni la fortuna di poter dividere il palco con artisti come Slayer, Testament, Blind Guardian e molti altri ed è sempre stata una bellissima esperienza, da cui c’è sempre stato qualcosa da imparare.

Siete da anni dentro una scena italica che non esplode mai, qual è il motivo secondo voi? Qual è, se esiste, il segreto del successo di Lacuna Coil o Rhapsody Of Fire, uniche eccezioni a questa regola?

Il motivo è che l’Italia è indietro su tutto rispetto agli altri Paesi Europei, e purtroppo la scena metal non fa eccezione. Come dicevo prima il livello medio si è alzato negli ultimi anni, ma ogni volta che si va a suonare all’estero si resta stupiti dall’approccio e dalla preparazione di gruppi di ventenni agli esordi, purtroppo il divario è netto su molti fronti, dalla preparazione media e lo studio dello strumento all’approccio alla scena, che è aggregativo e non criticamente competitivo. In Italia si pensa troppo a quello che fanno gli altri e troppo poco a quello che si fa in prima persona. E’ una questione di maturità collettiva che va vista in senso ampio e che inevitabilmente investe anche la musica.

Il segreto di Lacuna Coil e Rhapsody è che sono nati con il preciso intento di essere ciò che sono diventati, raffrontandosi come riferimento non al vicino di casa ma ai gruppi internazionali che si muovono a certi livelli, con la massima serietà, applicazione e professionalità.

Conoscete il mini-cd The Rebirth Of The Middle Ages dei monegaschi Godkiller? Cosa ne pensate? Esistono assonanze con Supreme Art Of War?

Indubbiamente sì, soprattutto per l’utilizzo delle tastiere e la fusione tra black ed epic, anche se nel loro caso il primo dei due è molto più marcato rispetto a quello di “Supreme…”. Considero quel mini una sorta di piccolo capolavoro del black metal degli anni novanta, purtroppo i lavori successivi hanno preso altre direzioni e si è perso quel tipo di feeling.

Mourning: Cristiano, sei legato anche al mondo dello scrivere recensioni ormai da svariati anni, cosa consigli a chi si approccia a tale passione?

Di cercare di essere il più chiari possibile, spiegando chiaramente cosa suona un gruppo, magari con dei paragoni con altre band. E di soffermarsi sugli aspetti oggettivi di un disco, positivi o negativi, non su quelli mossi dal gusto personale, sempre in modo chiaro e semplice. E’ importante tenere sempre presente che scrivere è offrire un servizio, e le considerazioni strettamente personali possono essere inserite solo dopo aver offerto un quadro completo ed oggettivo dell’insieme a chi legge.

M1: Veniamo ora ad un paio di domande extra-musicali. Siete appassionati come il 99,9% degli italiani di sport, o meglio di calcio? Qual è la vostra squadra del cuore?

Mi dispiace deluderti, nessuno di noi tranne David segue il calcio, posso dirti solo che David è della Roma! Noi altri ci accontentiamo di seguire la Nazionale. (Non mi delute affatto, io sono appassionato solo di pallacanestro! n.d.r.)

Tre risposte secche: cibo, bevanda e film preferiti.

Vivo di pizza, pasta e carboidrati in generale, bevo acqua e quando esco birra e guardo pochi film, il piccolo e grande schermo in generale non mi hanno mai attratto particolarmente. Su due piedi mi vengono da citare “Il Miglio Verde” e “Matrix”.

Grazie mille per il tempo e la disponibilità che ci avete concesso. A voi la parola per chiudere questa chiacchierata.

Grazie a voi tutti e a coloro che ci seguono e supportano da anni, vi aspettiamo ai nostri concerti e chi non l’ha ancora sentito non si lasci sfuggire Mare Nostrum!

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