SUBHUMAN

SUBHUMAN

Informazioni
Autore: Mourning

Formazione
Fabrizio “Zula” Ferzola – Voce
Matteo Buti – Chitarra
Elia Murgia – Chitarra
Federico Fulceri – Basso
Francesco Micieli – Batteria

Era uno dei dischi attesi il debutto dei toscani Subhuman e “Profondo Rozzo” non ha deluso confermando il potenziale della band, oggi sono con noi e li conosceremo un po’ meglio. Benvenuti su Aristocrazia Webzine ragazzi. Come va la vita?

Ciao Gabriele, qualche problemino di ordinaria amministrazione ma tutto ok, grazie!

Il primo passo è ormai noto a chi ci segue, sarà che sono un abitudinario ma per quanto mi riguarda credo fermamente che conoscere le basi storiche di una formazione sia fondamentale quindi lascio a voi la parola…

Dunque, i Subhuman sono nati nel 2001, quando cinque amici decisero di fare un po’ di casino insieme: allora non c’era niente di “serio”, ci bastava divertirci suonando un po’ di cover ed esibendoci ogni tanto sui palchi della nostra zona. La svolta arrivò nel 2004, quando il nostro attuale cantante Zula entrò nella band: da allora cominciammo a comporre roba nostra, una sorta di Thrash-Death veloce e violento con la particolarità dei testi in italiano. I primi brani che componemmo andarono a finire in “Delirio N°1”, demo che ebbe un ottimo successo tra pubblico e stampa e che ci permise di farci conoscere e di tenere un’attività live costante. Dopo aver cambiato 3/5 della formazione arrivò il momento di incidere il nostro primo album “Profondo Rozzo”, pubblicato nel 2009 da Maple Metal Records: questo disco continua il discorso del demo, ma mette in evidenza una crescita tecnica e compositiva secondo me enorme. “Profondo Rozzo” sta avendo un ottimo successo e sta permettendo al nostro nome di girare parecchio…

Siete in attività da una decade, dopo quel “Delirio N°1” che faceva ben sperare come mai son passati ben quattro anni per dar vita al full di debutto? Cos’è successo?

Mah, di cose ne sono successe tante. Conta che abbiamo sempre suonato parecchio in giro e che io sono l’unico compositore della band (nonché molto lento e perfezionista), aggiungi il fatto che abbiamo dovuto cambiare in corsa ben tre membri e capirai il perché di tanti anni di lavorazione… Senza contare i nove mesi che sono intercorsi tra la registrazione dell’album e la sua pubblicazione.

“Profondo Rozzo” ha già il suo bel vissuto, la sua forza è l’esser nudo e crudo, cattivo al punto giusto e tecnico per quel che serve. Sento una forte componente legata all’istinto nelle vostre canzoni, come prendono vita? C’è una suddivisione dei compiti o solo jam session improvvisate e poi si levigano?

Come ti dicevo scrivo da solo le nostre canzoni, e registro all’istante quello che “partorisco” studiando in modo certosino ogni passaggio e arrangiamento perché tutto suoni fluido e scorrevole senza essere scontato. Tutto deve essere perfetto alle mie orecchie, prima che consideri il pezzo veramente completo e lo possa passare al nostro cantante per le linee di voce. Diciamo quindi che l’istinto è importante per l’ispirazione iniziale, ma che poi si deve necessariamente aggiungere da parte mia una bella dose di “raziocinio” prima che la composizione mi soddisfi.

Personalmente ho ascoltato e assorbito il platter come un’unica badilata in pieno volto, ho trovato le tracce molto equilibrate fra loro e ammiro la perseverante scelta di continuare a usare la nostra lingua per i testi. Come avviene la loro stesura e da dove prendono vita? La Panerai l’avete inserita come sample a mo’ di “orgoglio” regionale?

Della stesura dei testi e delle linee vocali se ne occupa integralmente il nostro cantante Zula. Compone da solo ispirandosi sia a temi “reali” (come il mostro di Firenze o la mafia, ad esempio) che a storie inventate da lui (“Babbo Fatale”) mantenendo sempre una vena cinica e ironica di fondo che è un po’ il suo trademark… Per quanto riguarda la Panerai: siamo toscani e avevamo fatto una canzone sulle troie per vocazione. Quale miglior testimonial di Laura allora?

Sono sicuro che vi avranno chiesto mille volte “perché non cantate in inglese?”. C’è davvero tutto questo bisogno di essere forzatamente esterofili per trasmettere qualcosa?.

La risposta è semplice: cantiamo in italiano perché ci piace. Tutto qua. Va da sé che non crediamo che ci sia bisogno di cantare in inglese per trasmettere qualcosa, anzi: i testi che Zula canta sono più sentiti proprio perché scritti e cantati nella stessa lingua in cui si esprime correntemente, e la gente capisce meglio quello che diciamo. Quindi perché cambiare?

Quali sono stati i riscontri ricevuti dall’album sia come recensioni, sia da parte di chi vi segue? C’è stata qualche critica o comportamento poco piacevole? Vedo che spesso c’è una sorta di ostracismo a priori rivolto verso chi si sbatte all’interno della scena italica, strana ‘sta cosa dato che contrasta peraltro con la stessa parola supporto che molti usano spropositatamente.

Le recensioni sono andate molto bene in tutto il mondo, quindi direi che non ci possiamo lamentare. Ovvio che non possiamo piacere a tutti, ma sinceramente di vero ostracismo nei nostri confronti non mi sono mai accorto, anzi colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone (e fortunatamente sono tante) che ci hanno dato una mano in questi anni. Sull’abuso della parola “supporto” poi preferisco sorvolare: di supporto se ne parla tanto su internet, ma in realtà se ne fa ben poco.

Come siete venuti in contatto con John della Maple Metal (persona alquanto disponibile fra le altre cose)?

Abbiamo mandato un promo a centinaia di etichette di tutto il mondo, tra cui la Maple Metal Records, appunto. E tra i contratti che ci hanno proposto, quello di John era quello che ci sembrava migliore, quindi abbiamo firmato per loro.

Situazione italiana, mi è capitato altre volte di parlare con formazioni che hanno scambiato quattro chiacchiere con noi fra cui anche vostri correggionali, a vostro avviso come sta messa la nostra Penisola? Esiste un sano movimento metal oppure ognuno fa per sè e il resto tutti a fanculo (citando in parte i Devastator)? C’è collaborazione per costruire qualcosa di solido o siamo costretti a rimanere una nazione ricca di talenti ma dalla consistenza sempre latente, se non rappresentata singolarmente?

Ovvio che si potrebbe fare di più, ma io sono sincero, mi sembra che di gente che si fa il culo per crearla, questa fantomatica “scena”, ce ne sia tanta, a partire dalle persone che organizzano concerti di band underground facendosi un culo immane solo per la soddisfazione di farle suonare, senza guadagnarci assolutamente NULLA. Mi vengono in mente associazioni come il Granducato di Metallo di Firenze, la Skeptic Agency di Pescara o la MetalArci di Lecce: gente in gamba a cui tutti noi metallari dovremmo essere grati. Certo non voglio colpevolizzare nessuno, ognuno fa quello che vuole, ma secondo me il problema principale non sono gli addetti ai lavori, bensì i semplici “fruitori” che si lamentano di questa cazzo di “scena metal” ma poi non hanno voglia di farsi venti km o di spendere cinque euro per vedersi un concerto.

Collaborazioni con etichette italiane nada vero? Possibile che ci sia così poca voglia di mettersi in gioco?

Cosa strana questa. Abbiamo mandato il promo a tantissime label italiane: alcune ci proponevano contratti al limite del furto, altre ci hanno risposto con un “spaccate il culo, ma cantando in italiano vi precludete i mercati esteri”. E poi chi ci mette sotto contratto? Una label addirittura canadese. Boh.

Avete portato le canzoni di “Profondo Rozzo” on stage, com’è andata? Quali sono state le date che ricordate con maggior piacere e qual è l’esperienza live che vorreste assolutamente ripetere? Ce n’è una che al contrario cancellereste dalla memoria?

La band stessa ha come obiettivo principale quello del live, quindi ovviamente abbiamo suonato spesso e volentieri i pezzi di “Profondo Rozzo” on stage. E ti dirò, è sempre un piacere perché, pur essendo molto complessi, hanno un gran tiro e un bell’impatto, quindi si prestano benissimo a un po’ di sano macello. L’esperienza live che ricordiamo con più piacere, manco a dirlo, è quella del Gods Of Metal di quest’anno: a parte la soddisfazione di suonare al più grande festival metal italiano, tutto è andato alla perfezione, noi abbiamo suonato alla grande e la reazione del pubblico è stata fantastica. Abbiamo girato pure un video per la canzone “Trenta Denari” utilizzando le riprese di quel concerto, andatevelo a vedere su Youtube…

Parliamo anche un po’ d’entrate in tasca… Il metal anche se soffre è ancora la musica che continua a vendere supporti originali grazie ai fedelissimi e a qualcuno delle nuove generazioni che è meno pirla degli altri e comprende gli sforzi fatti da chi suona. Com’è andata con il merchandise?

Sì certo, qualcuno compra, ma le cose non sono così rosee, basti pensare che vendiamo più magliette che cd. E questo semplicemente perché una maglietta non te la puoi scaricare… Non esiste più la cultura del pagare per ascoltare musica e, come succede a qualunque band, la quantità di gente che si scarica il disco è di gran lunga superiore a chi lo compra. La gente non capisce (o magari non vuole capire) che produrre un album costa tantissimi soldi ed energie da parte dei musicisti, e che magari una decina di euro sono soldi ben spesi per mantenere in vita le band meritevoli, oltre che per portarsi a casa un prodotto curato e professionale.

Myspace, Facebook, Twitter, si vive di media, la pubblicità e i mille e più contatti con gente da tutto il mondo che si possono avere tramite questi mezzi sono adesso una gran spinta per farsi conoscere. In che rapporto siete con tali realtà?

In ottimi rapporti direi eheheh. La band ha i propri profili Myspace, Facebook, Reverbnation, Youtube e quant’altro, e tutti sono curati e seguiti giornalmente: penso che siano ottimi mezzi per la promozione e le pubbliche relazioni e che ci abbiano aiutato molto a far circolare la nostra musica.

C’è una domanda che faccio spesso e siate brutali nel rispondere, cosa pensate del lavoro svolto da riviste del settore, ‘zine cartacee e webzine? Quali sono i pregi e le pecche che riscontrate in questi canali di comunicazione?

Il pregio sta sicuramente nella visibilità che possono dare alle band e nella passione che gli addetti ai lavori ci mettono (lo so perché io stesso ho scritto su una webzine per ben quattro anni). Il difetto invece è che molti di questi addetti ai lavori non sanno di cosa stanno scrivendo, oltre a non sapere l’italiano.

C’è nepotismo nel metal? Si ha davvero bisogno di una raccomandazione per suonare o è solo l’ennesima mala abitudine unicamente italiana?

Secondo me, come succede per qualunque “professione”, per poter lavorare (in questo caso suonare) devi saper curare le pubbliche relazioni: quindi tenere rapporti band/organizzatori di live/gestori di locali ecc. e scambiarsi favori a vicenda è sempre un ottimo modo per avere la possibilità di esibirsi. Non lo chiamerei nepotismo, ma solo complicità: è così che si crea una “scena”, no? Se poi ti stai riferendo alle bands che, senza particolari meriti, riescono sempre a suonare con gruppi importanti per interi tour, allora sappi che anche in quel caso non c’è nessun nepotismo né complicità, ma solo disponibilità finanziarie.

Progetti per il futuro? Cosa bolle nel pentolone dei Subhuman?

Live e composizione del nuovo disco: siamo a buon punto e speriamo di poter entrare in studio entro la prossima estate.

Ci sono esibizioni live confermate in questo periodo?

Ovviamente sì, come in qualunque altro periodo dell’anno ahahahah! Per adesso sono confermate il 28 novembre a Pisa, il 7 dicembre a Prato, il 16 dicembre a Perugia, il 4 febbraio a Genova e siamo in trattativa per altri concerti a Torino, Roma e Palermo.

Abbiamo finito, grazie per la disponibilità e facendovi un grosso in bocca al lupo vi lascio l’ultima parola per chiudere come meglio volete questa piacevole conversazione.

Ma grazie mille a te per lo spazio concessoci! Invito chiunque a visitare il nostro space www.myspace.com/subhumanweb, guardare i nostri video, venirci a vedere ai concerti e, perché no?, scaricare il nostro disco. Se vi piace però poi compratelo, non ve ne pentirete… THRASH ON!

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