TARLUNG

   
Gruppo: TarLung
Traduzione: Fedaykin
 
Formazione:

  • Marian Waibl – Batteria
  • Clemens "Rotten" – Chitarra
  • Philipp "Five" Seiler – Chitarra e Voce
 

 

I TarLung vanno a rimpolpare le schiere di una scena doom sempre più prolifica e qualitativamente valida. La formazione austriaca ha da poco esordito con il disco eponimo e dopo averlo recensito siamo pronti a scambiare quattro chiacchiere insieme ai suoi componenti per conoscerli meglio.


Benvenuti su Aristocrazia, come state?

Five: Grazie per questa opportunità, stiamo alla grande! Al momento ci stiamo rilassando tutti insieme dopo una bella sessione di prove, ci godiamo un po' di birra, vino e qualche sigaretta. Iniziamo!

Com'è ormai mia abitudine, la prima vera domanda riguarda i fondamentali, quindi raccontare chi sono i TarLung, perché è nata la band, da dove trae il nome e quali sono le influenze e i motivi che vi hanno condotto a suonare questo genere di musica. Vi lascio la parola…

Five: I TarLung sono Rotten alle chitarre, Marian Waibl alla batteria, Philipp "Five" Seiler alle chitarre e alla voce. Suoniamo uno sludge metal tendente al doom.

Marian: Mentre Rotten e Five già avevano suonato insieme per un po', il gruppo si è formato definitivamente a dicembre del 2013, grazie alla passione comune per i bei riff, per la distruzione di amplificatori e la musica pesante e flemmatica; quella di band come Church Of Misery, Electric Wizard e Black Sabbath o come anche Crowbar, Melvins e EyeHateGod. Non abbiamo mai deciso di orientarci in questa direzione, ci viene spontaneo abbassare le accordature e suonare musica pachidermica!

Clemens: Il nostro nome è nato quando abbiamo visto una pubblicità contro il fumo e abbiamo pensato che riflettesse il nostro sound: lento e catramoso. Catrame rovente, viscoso e fresco che si sparge per le strade come il sangue dei nostri nemici [ride e fuma pesantemente].

Nel 2013 vi siete formati e nel 2014 avete rilasciato "TarLung": perché partire subito in quarta pubblicando un album di debutto? Eravate già consci di avere fra le mani del buon materiale?

Clemens: Fondamentalmente, molti dei pezzi erano già finiti e pronti dopo aver suonato insieme per qualche mese.

Marian: Clemens e Five avevano già scritto parte delle canzoni ancor prima che ci trovassimo a suonare insieme, ma i pezzi hanno preso forma definitivamente quando Marian si è inserito come batterista. Non c'era ragione per rimandare l'album, ci piaceva il nostro sound, ci piacevano i pezzi e quindi abbiamo pensato: facciamolo e basta! Abbiamo deciso di produrre l'album con lo stesso spirito, grezzo, diretto, con un massimo di due o tre registrazioni per pezzo.

Five: È anche più semplice organizzare concerti dal vivo se hai qualcosa di concreto da far ascoltare ai promotori.

Il disco è di quelli compatti, pesanti e neri. In che modo gli avete dato vita e quale strumentazione avete utilizzato? Chi si occupa di realizzare i testi e quali sono le fonti da cui traete ispirazione?

Marian: Non ci sono mai stati concetti di base, limitazioni o idee generali di quello che volevamo fare. I pezzi, in qualche modo, si sono rivelati particolarmente adatti a incastrarsi tra di loro. L'unica intenzione era di creare qualcosa che ci soddisfacesse anche come ascoltatori appassionati di musica pesante.

Clemens: Principalmente, il suono è prodotto grazie a pedali fuzz massicci e brutali (un Way Huge Swollen Pickle MK2 e un Blackout Effectors Blunderbuss, se vi interessa) attaccati ad amplificatori valvolari di buona qualità. Questa è la strumentazione che usiamo per ottenere il sound delle chitarre. Dei cembali molto rumorosi sono parte integrante dello stile di Marian alla batteria, che per il resto è molto essenziale. In studio abbiamo registrato anche una traccia di basso, ma dal vivo usiamo solo due chitarre. Clemens e Five inseriscono uno split sul loro segnale e il loro suono va contemporaneamente a un amplificatore da basso.

Five: Non c'è un membro in particolare che si occupi di scrivere i testi. Se a qualcuno viene in mente un buon testo per una canzone, lo inseriamo senza problemi. Ci ispiriamo a film classici, libri (ad esempio adoriamo H.P. Lovecraft) e alla condizione pietosa della società umana.

C'è un pezzo al quale siete particolarmente legati? Se sì, per quale motivo?

Clemens: Se ti riferisci a un pezzo del nostro album: "Black Forest" è un pezzo speciale per me, perché parla di quando si attraversa un momento buio nella propria dimensione personale. Se ti riferisci ad un pezzo in generale: Townes Van Zandt – "Nothin" o forse Crowbar – "Planets Collide".

Five: Mi piace particolarmente suonare "Apeplanet", esprime la facilità con cui il genere umano riesce ad autodistruggersi; è praticamente un monito a tutta l'umanità. Domanda difficile, ci sono troppi pezzi splendidi e significativi: oggi potrei dirti Down – "Learn From My Mistake".

Marian: Direi "Mountain King", perché vengo dalle montagne, non un posto troppo divertente dove vivere! Bonnie Prince Billy – "I See A Darkness".

La scena musicale austriaca in questi ultimi anni mi ha dato modo d'incrociare parecchie buone realtà come Parasol Caravan, Cachimbo De Paz, Lowbau, Torso, Been Obscene, Sahara Surfers, Throes etc. Qual è il vostro pensiero su di essa? Siete in buon rapporti con altre formazioni che vi militano?

Marian: Sì, di recente migliora continuamente, perché ci sono un sacco di band che compongono buon materiale. Ci sono alcuni promoter che aiutano moltissimo a tenere viva la scena organizzando concerti, come Stonerhead Let Groove Your Brains 2 nights da Salisburgo (che tra l'altro suona nei Sativa Root), Roadtrip To Outta Space, Soundwall Entertainment da Vienna e Church Of Goat da Innsbruck.

Five: Stanno anche prendendo piede alcuni festival austriaci che si concentrano più escusivamente sullo Stoner, sul Doom e sui sound pesanti in generale, come ad esempio Lake On Fire, Sauzipf, Stonerhead Let Groove Your Brains 2 nights e Sticks And Stones.

Clemens: Abbiamo una relazione particolarmente buona con i Throes, dal momento che Marian suona in un altro gruppo chiamato Encompass The All con il loro bassista. Conosciamo molto bene anche Lukas Haidinger, che ha registrato il nostro album e suona in moltissimi progetti differenti, un buon esempio è Underground Groove Front.

Parlando di formazioni odierne, quali seguite e apprezzate?

Five: Beh ce ne sono un bel po' in realtà, siamo discretamente nerd a livello musicale.

Tutti insieme: Giusto per fare qualche nome: EyeHateGod, Crowbar, Melvins, Ufomammut, YOB, Electric Wizard, Down, Bongripper, Red Fang, Church Of Misery, Boris, Mares Of Thrace, Dark Castle, Sleep, Mortals, Power Fortress, Suma, Vanessa Van Basten, Mastodon, Uncle Acid And The Deadbeats, Tom Waits, Kylesa, The Bad Light, Wo Fat, Bolt Thrower, Entombed, At The Gates, Death

Marian: Ma la lista è ancora molto lunga!

Ci sono una band e un disco dei quali non potreste mai fare a meno?

Five: Principalmente, tutto ciò che è stato prodotto dalle band elencate sopra sono cazzo di capolavori. Ma se dovessimo portarci dietro un album su un'isola deserta (in abbinamento con uno stereo e un generatore, logicamente) o se dovessimo scegliere l'ultimo album da ascoltare nella nostra vita, per me sarebbe: Death – "Human".

Marian: Sunn O))) – "White 2"; o forse The Doors – "Strange Days".

Clemens: Mastodon – "Leviathan", adoro la varietà e la raffinatezza musicale di questo album, e ha il valore aggiunto che non puoi mai fare un buco nell'acqua quando i testi parlano di "Moby Dick".

Vi proponessero di realizzare un'uscita in vinile di tipo split, con quali artisti vorreste condividerla?

Five: Beh, ci sono parecchie band con cui faremmo volentieri uno split.

Marian: Se dovessimo scegliere, probabilmente propenderemmo per gruppi come Conan, Ufomammut o i polacchi Dopelord, ma siamo aperti a ogni tipo di gruppo e genere, fin quando il prodotto finale ci rende orgogliosi.

Clemens: Sarebbe anche figo fare una cosa del genere con una band di cui siamo diventati amici, come i Throes, Sativa Root o Les Lekin.

Stoner, doom, sludge, psichedelia e space: sentendo pronunciare questi termini, qual è la prima cosa che vi passa per la testa?

Clemens: Le tre grandi "W": Whisky, Weed e Women! [whisky, erba, e donne, NdT] [si fa una grassa risata].

Marian: Satana! [accarezza lentamente la sua bottiglia di vino rosso e poi ne prende un sorso]

Five: A me viene in mente una scena di "2001 – Odissea Nello Spazio", in cui i personaggi stanno in piedi davanti al monolite sulla Luna. Solo che al posto del monolite, c'è un gigantesco amplificatore più cassa. Improvvisamente questo enorme apparecchio inizia a emettere un suono che diventa sempre più fragoroso, così fragoroso che la testa degli umani non può sopportarlo, ed esplode in mille pezzi. Questo suono attraversa tutto l'universo, resettando tutta la vita al suo passaggio. Dopo millenni di questo rumore penetrante, stridente e urlante, improvvisamente c'è un cambiamento. Fa il suo ingresso un massiccio, cazzutissimo riff. Per tutto quel tempo, era solo l'inizio di un pezzo degli EyeHateGod, solo con un pelo di feedback aggiunto. Dunque l'universo rinasce, e tutti quanti ascoltano felicemente doom e sludge. Fine della storia.

Far parte dell'universo doom (ad ampio raggio) una volta era una sorta di privilegio. Lo è stato negli anni Ottanta, così come nei Novanta e nei primi anni del Post-Duemila. Era una scena ricca di grandi nomi, ma ben lontana dall'essere sulla bocca di tutti come accade un po' oggigiorno. Secondo voi cos'è che ha fatto scattare la moda (termine in questo caso da non prendere poi così negativamente data la qualità media delle proposte consegnateci all'orecchio)?

Clemens: In primo luogo, come band musicale, non ci consideriamo nella posizione di poter analizzare la storia della scena doom, perché siamo tutti fin troppo giovani e ne abbiamo fatto parte per un lasso di tempo relativamente troppo breve. Nessuno di noi può commentare lo sviluppo che c'è stato dagli anni '80.

Five: D'altro canto, da appassionati di musica, siamo convinti che le persone potrebbero averne abbastanza di queste registrazioni super-perfezioniste, con i suoni pulitini, come anche di queste idee antiquate di come la musica pesante dovrebbe o non dovrebbe essere. Ma dal nostro punto di vista, è una buona cosa che il doom-sludge-stoner non sia più un sottogenere d'elite. È importante che la musica sia resa disponibile a chiunque possa apprezzarla.

Clemens: La nostra speranza è che questo genere possa offrire al mondo molti altri gruppi di qualità in futuro e svilupparsi sperimentando sonorità che ancora non sono state esplorate.

Marian: Certo, la storia è piena di esempi di generi musicali in cui la furiosa spontaneità underground è stata manipolata e sfruttata per scopi commerciali, ma forse non è troppo ingenuo pensare che l'integrità del doom e dello sludge sia un elemento chiave, come anche il fatto che questo genere esista già da un bel po' di tempo, con forti connessioni con il rock anni '60 e '70 — e magari persino musica precedente — e il blues. Siamo ottimisti, per quanto dei doomster possano considerarsi tali!

I TarLung e le esibizioni dal vivo: in ordine di tempo qual è stata la vostra prima uscita sul palco e quale l'ultima? Che ricordi ne avete?

Five: Al nostro primo concerto, organizzato da Stonerhead, abbiamo suonato insieme agli Stonebride. È stata un'esperienza davvero forte! Il sound era perfetto e tutti erano molto amichevoli, davvero un bel concerto.

Marian: Il nostro ultimo invece è stato insieme agli Otium Adei dalla Francia e ai Throes all'EKH, un centro sociale di Vienna, classico punto di ritrovo per punk. Molto divertente, rumoroso e sporco! Atmosfera davvero unica!

Date in programma?

Clemens: Abbiamo un paio di date in programma in Austria: 07/02/2015 al Wakuum di Graz, con gli Horizonist e i Bullet Ride; 26/02/2015 al DasBACH di Vienna, con i Throne (italiani) e i Saturnalia Temple.

Five: Speriamo di suonare in Italia il prima possibile, anche per permettere a Marian di suonare nella sua terra natale.

Marian: Se qualcuno che legge quest'intervista volesse offrirci un concerto o volesse suonare con noi, si senta libero di mandarci un messaggio su Facebook o tramite il nostro sito!

Chi sono i TarLung quando non sono i TarLung: Marian, Philipp e Clemens nella vita quotidiana che lavoro svolgono, quali interessi hanno oltre la musica?

Clemens: Io sono uno studente, amo leggere libri e fumetti di ogni tipo, mi piacciono i film e sono appassionato di pesca, difatti passo molto tempo in luoghi di pesca.

Marian: Sono un graphic designer e lavoro nel campo pubblicitario, ma mi piace aiutare gratuitamente band e amici per mantenere un equilibrio. Mi piace anche nuotare e fare a botte con i cigni selvatici, coltivare muschio e mangiare bene.

Five: Studio all'università e faccio qualche lavoretto nel campo dell'informatica. Oltre a questo, mi piace giocare online con gli amici di tanto in tanto. Mi piace anche semplicemente stare insieme con qualche amico, dilettarmi con qualche vecchio gioco di carte austriaco, possibilmente bevendo una vagonata di birra.

Siamo giunti alle battute conclusive dell'intervista, è stato un piacere avervi qui con noi e vi faccio un grosso in bocca al lupo per il futuro. Non rimane altro da fare che salutare coloro che ci leggono…

Marian: Un saluto a tutta la bella gente là fuori! Ascoltateci su Bandcamp o Souncloud, comprate i nostri dischi, venite a vederci dal vivo, ascoltate tutti i gruppi fighissimi che ci sono in giro e divertitevi!

Clemens: Grazie ancora per l'intervista!

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