TARPITORCHESTRA

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Insanity

Formazione
Anssi Vieruaho – Voce
Toni Tervonen – Chitarra
Teemu Hautaniemi – Batteria
Petri Saarela – Chitarra

Una bella razione di stoner ci viene a far visita, con noi oggi i finnici TarpitOrchestra, benvenuti sul nostro sito. Com’è nata la band? Un po’ di info sulla storia della formazione.

Anssi: Beh, credo di averla creata io. La storia inizia quando ancora eravamo adolescenti e io mi divertivo a pensare con alcuni amici come avremmo potuto mettere su una band e suonare cover dei nostri gruppi Metal preferiti. Gli anni passarono e le persone lentamente sparirono dopo aver perso la voglia di suonare, ma non io. Continuavo a cercare nuovi membri o altri gruppi in cui inserirmi e condividere questo cliché del sogno RocK’N’Roll. Non ho mai trovato la line-up giusta fino al 2007, quando scrissi un po’ di canzoni molto vicine allo Stoner Rock. Questo mi diede ancora ispirazione e iniziai a cercare altra gente con gusti simili e con cui suonare. E lo feci. Dopo qualche piccolo cambiamento nella line-up e un po’ di allenamento siamo qui.

Da cosa deriva il monicker TarpitOrchestra?

Un mio amico che un tempo suonava la batteria nella band propose questo nome. Prima di tutto, la parola Tarpit è stata “tradotta” dal finlandese “Tervahauta”, che significa “fornace di catrame”. Una sorta di rozzo forno per la distillazione in cui un tempo si produceva catrame dal legname. Seconda cosa, noi veniamo da una città del nord chiamata Oulu che ha una lunga storia riguardante la produzione di catrame. Certo, se vuoi un approfondimento di questa cosa il mio cognome è Tervonen, in cui la parola “terva” ritorna. E la cosa divertente è che il cognome del nostro batterista è Hautaniemi. Ma queste sono solo coincidenze. Il nome suona vecchio alle mie orecchie, mi ricorda qualche gang immaginaria di bastardi che viaggiano e cantano, suonano e terrorizzano la gente. È un nome diverso e insolito per una band Rock, ma mi piace. E i finlandesi sembrano avere difficoltà nel pronunciarlo, e questo ci porta sempre a conversazioni interessanti.

La line-up a quanto ho letto sul myspace è stata un cantiere in piena evoluzione, si è stabilizzata?

Hah! Non siamo così fortunati… Appena dopo la pubblicazione del promo “Train” e dopo aver iniziato a fare concerti per far circolare la voce del nuovo album il nostro cantante/chitarrista e il nostro bassista ci hanno lasciati. Io e Teemu abbiamo iniziato a sospettare durante le registrazioni che avessero perso il morale e senso di unità della band. Così siamo stati morsi ancora da quello che chiamo un Cattivo Juju. È la vita della band a portare sfortuna ogni volta che facciamo un passo avanti. Ci vuole poco ad essere sbattuti fuori dalla sala prove, o a rompere l’attrezzatura, o ad ammalarsi prima di un concerto. Ma di solito i cambi di line-up succedono per altri impegni, o per la distanza, o solo perchè manca una motivazione per dare il meglio di sè. Ma ci sono abituato, per cui non è un grande problema. In genere penso che sia difficile trovare tempo per la band. Ognuno di noi ha il proprio lavoro, la famiglia, animali domestici e così via. Ma in sintesi, se non ti ci impegni abbastanza non ne otterrai niente. Ho detto a tutti coloro che hanno suonato in questa band che andremo avanti finchè ci divertiremo. Abbiamo un nuovo ragazzo, Anssi Vieruaho è dietro al microfono ora, Petri Saarela alla seconda chitarra e un nostro amico ci sta dando una mano suonando il basso. Quindi siamo lontani dal fermarci.

Il primo contatto musicale è stato con il player del social network, la resa audio fa schifo ma le tracce mi sono piaciute subito. Non ho ascoltato “Low ‘N’ Heavy Blues & Tar Stained Tunes” quindi vorrei che mi parlaste un po’ di quel lavoro, quali sono le differenze con l’ultimo “No Train No Gain”?

Beh, grazie per i complimenti. La risposta è la produzione. “Low ‘N Heavy Blues” è stata la nostra seconda volta nello studio con questo gruppo e il piano era di registrare due nostre canzoni affidabili in mid tempo. Nessuna sperimentazione, niente roba di fantasia. Solo Rock diretto e ricco di groove. Ed è quello che abbiamo fatto. Penso ancora che quelle canzoni siano buone e che trasmettano ciò che dovrebbero. Quando il promo è stato pubblicato ha avuto tre stelle nelle recensioni e in genere è stato ben accolto. Guardando indietro, il mixaggio avrebbe potuto essere più coraggioso, più calci nelle palle. Su “No Train No Gain” sono stato più coinvolto per il suono delle chitarre ed eravamo più esigenti su tutto. Lo studio era lo stesso e anche il produttore, la più grande differenza erano le nostre idee. Non mi vergogno affatto di “Low ‘N Heavy Blues”, suona come noi suonavamo in quel periodo e ne sono fiero. Su “Train” suoniamo più come suoniamo live. E ovviamente abbiamo fatto più di dieci concerti tra questi due album quindi penso che tu abbia sentito una band con più esperienza.

“No Train No Gain” l’ho personalmente definito un incrocio fra i Pantera e gli Spiritual Beggars, suona duro e coinvolgente allo stesso tempo, cosa vi ha fatto pensare “è ciò che vogliamo suonare”? Avete dei punti di riferimento (band o album) che hanno segnato tale scelta?

Non è mai stata una scelta volontaria. Non lo è mai quando scrivi musica. È più come accendere la radio per sentire cosa c’è in onda. E a volte sento questi riff che mischio e unisco. Ovviamente ci sono delle linee guida per tenere il tutto unito. Ogni tanto devo separare qualcosa che creo dalla roba dei TarpitOrchestra. Altrimenti andrebbe fuori controllo, credo. Raramente suono cover a casa, faccio sempre improvvisazione per cui potrebbe uscirmi roba acustica o roba Metal. Per cui devo filtrare quello che uso per questa band. L’unica regola, se vogliamo, è di non fare canzoni romantiche o ballate. Mi dispiace per voi ragazze e ragazzi dolci. La vostra attesa è stata vana. E parlando di influenze, ce ne sono molte. Ho la mente molto aperta musicalmente per cui ci sono i Pantera e i Beggars, la tua definizione è buona e calzante. Ma potrei farti una lista infinita di band, dagli At The Gates a Sir Lord Baltimore agli Iron Maiden, ma penso che poi non avresti più spazio. E non sono solo il Rock o il Metal a influenzarmi, quindi è un calderone da cui prendo la mia roba. In parole povere: la musica influenza altra musica.

Groove, passaggi bluesy e southern, atmosfera seventies, la Finlandia sembra stia sfornando del buon materiale anche questo punto di vista, c’è una scena vera e propria in tal senso?

No, non credo. Lo Stoner Rock è come uno strano cugino dell’Heavy Metal con cui tutti sembrano avere difficoltà a rapportarsi. Qualcuno ha detto che lo Stoner Rock è troppo leggero per i ragazzi e troppo duro per le ragazze. E penso che sia parzialmente vero. In realtà devi solo fermarti e ascoltarlo per amarlo. Non è easy listening ma neanche una parata di masturbazione tecnica. Ci sono alcune band qui in Finlandia come Kaihoro, Mannhai e Dark Filth Fraternity per esempio che hanno i loro momenti ma niente di più. Il pubblico ascolta quello che le stazioni radio vogliono che ascoltino. E per quanto riguarda la scena Metal, ho grandi difficoltà a riconoscere chiunque in mezzo agli altri. Ma certamente c’è sempre qualcosa che bolle sotto la superficie e penso che lo Stoner Rock potrebbe essere la prossima grande cosa. Ho i pollici alzati.

Qual è il processo di costruzione di un vostro brano sia per quanto riguarda la musica che i testi? Chi si occupa di tali ambiti?

È una reazione a catena che di solito parte da qualche improvvisazione con la chitarra. Si trova un riff che spicca sul resto. Poi nasce il ritmo con qualche melodia intorno dando la sensazione di come dovrà essere la canzone. A questo punto di solito ho un’immagine di cosa dovrà parlare la canzone. È come un film nella mia testa che funge da linea guida durante tutto il processo di scrittura. E se sono fortunato ho qualche idea di come dovranno essere le parti di voce mentre scrivo quelle di chitarra. Se no, sono fregato. Perché i testi sono il mio punto debole. Sui testi collaboro con un mio amico che è molto meglio di me in inglese e spesso ha buone idee su come descrivere le cose. Di solito propongo un titolo per una canzone molto semplice ma la parte in cui mi serve aiuto è il testo. I testi di solito parlano di storie su anti-eroi e guerrieri moderni in difficoltà. Compongo certi temi e questioni presenti in tutte le canzoni. Ma non voglio entrare nei dettagli perchè il significato è nelle linee e non nelle parole. Una volta che ho le canzoni in qualche modo le presento al resto del gruppo e iniziamo a impararle insieme. Sentendole e giocandoci intorno con diversi modi di suonarle. Alcune canzoni le finiamo direttamente, per altre serve un po’ più di lavoro.

Cosa rappresenta questa musica per voi? È un sound caldo e orientato al desertico, come mai trova così tanto coinvolgimento emotivo nel Nord Europa?

Non la vedo proprio così. Quell’immagine viene da Kyuss, Unida e il resto dello Stoner americano. Non ho problemi a immaginare lo stesso sound vagando ubriaco con la neve alle ginocchia. È una colonna sonora per gente sola, non importa la temperatura. La chiave è quello che trasmette all’ascoltatore. Sento molta malinconia finlandese nel sound Stoner Rock e il pensiero finlandese spesso è sarcastico e quasi amaro. Ma comunque possiamo aprire una birra e ubriacarci. Per cui con lo stesso sound e qualche piccola variazione puoi esprimere ogni emozione, dalla rabbia alla gioia. Ho smesso di scrivere Metal perchè non lo sentivo come il mio terreno. Amo ascoltarlo ma lo Stoner Rock mi viene più naturale per esprimere me stesso. Certamente non è Stoner puro come direbbero i puristi per tutte le influenze Metal. Ma dov’è il confine? E comunque a chi importa? Tony Iommi fece tutto questo negli anni ’70 comunque…

Quali sono i vostri pensieri sul panorama musicale odierno?

È molto interessante, credo. Ci sono molte band buone e uniche come Mastodon e Meshuggah che finalmente stanno ricevendo ciò che meritano, malgrado tutte le schifezze che l’industria musicale sta dando alla massa. In Finlandia abbiamo band Metal tra i primi dieci posti delle classifiche ogni settimana. Band che fondano etichette con cui aiutano amici. Band che a malapena hanno suonato qualche concerto che firmano contratti. Alcune scene underground sono molto attive e facili da seguire grazie a Internet. Ma non so… Penso che siano buoni tempi per chi sta sempre a cercare la prossima grande band. Per me questi tempi sono un po’ caotici. Non ricordo metà dei nomi delle band che leggo il giorno prima. Ma penso che questo condurrà a nuove innovazioni su come fare e ascoltare musica.

Il movimento stoner e affini è diventato nell’ultima decade molto prolifico e qualitativamente molto più che valido, secondo voi cos’ha fatto scaturire un tale sfogo da alimentare così tanto il genere?

È il risultato di un crescente interesse verso la scena, sempre più persone vengono coinvolte, il che crea una sana competizione. Per cui è più solo qualche band che si droga e gioca con i pedali. E suona meglio perché la gente ha accesso a un’attrezzatura migliore e a studio in casa per registrare album di buona qualità. Quello che è efficace dello Stoner Rock è la possibilità di variare. Puoi prendere la direzione e il tipo di approccio che preferisci. E penso che questo abbia attirato molte persone verso lo Stoner. E più persone vuol dire più idee che significa canzoni migliori. È l’evoluzione.

In un 2010 che ha prodotto release a valanga, penso alle ultime uscite di label come Relapse, Elektrohasch, Small Stones e i tantissimi autoprodotti che girano in rete anche in free download, ci sono dischi di quest’anno che girano frequentemente nei vostri ascolti?

Hmm, vediamo. “The Guessing Game” dei Cathedral è stato sorprendente. Idea audace quella di fare un doppio cd. I Trypticon sono stati una bella sorpresa e un ascolto molto pesante. Servito meglio con una brutta sbornia e cuffie. E se dovessi sopravvivere potresti curare le tue ferite con “Gods & Goddesses” di Brant Bjorks. L’intero album è una corsa su una Cadillac verso il tramonto. Nuovo artista per me, ma mi sono innamorato della semplicità dei brani. E che altro… Gli High On Fire hanno pubblicato l’ottimo “Snakes For The Divine”. E ci saranno milioni di altre cose che non ricordo ora e che rimpiangerò di non aver citato qui.

Nel sistema di comunicazione odierno, dove si ci contatta in maniera rapida e si ottiene tutto velocemente, in che posizione vi ponete riguardo al file sharing?

Beh, è un tape-trading dell’era moderna con effetti collaterali non sempre buoni. Per piccole band come noi è una cosa buona quando hai un fan che vuole condividere la sua scoperta con i suoi amici. Se tutto va bene questo genera abbastanza commenti e opportunità per noi di diffondere la nostra musica a un pubblico più vasto. Ma oltre a questo. è diventato tutto troppo facile. Non voglio parlare della solita storia della pirateria. Ma penso che otteniamo troppa roba e troppo velocemente. Quand’ero un adolescente, mi ricordavo tutte le canzoni di ogni LP e cassetta che avevo. Ricordavo le date e a volte anche gli studio in cui erano stati registrati. Puoi fare questo con i tuoi 80 GB di mp3? Non credo. Di solito divido le persone in due gruppi: gli ascoltatori di musica e i consumatori di musica. E penso che il file sharing possa farci diventare consumatori. Basta un doppio click sul file e dopo dieci secondi mandi avanti metà della canzone e se la canzone non ti piace subito passi alla successiva. Questo non è ascoltare. La gente di oggi tende a non avere la pazienza di concentrarsi su qualsiasi cosa abbastanza lunga e questo non cambia niente nel provare la musica. Io sto più o meno nel mezzo. Cerco nuove band e sono colpevole di skippare alcune canzoni. Ma se trovo qualcosa che mi piace lo compro e me lo godo. Ho circa 400 cd, tutti originali. E ancora oggi trovo il tempo di guardare il booklet, ammirare l’artwork e ogni tanto cercare di memorizzare i titoli delle canzoni anche se la musica viene dal computer in formato mp3.

Myspace come i social network è un buon modo per avere un riscontro diretto su ciò che la gente pensa del vostro lavoro. Quanto sono divenuti importanti queste piattaforme e che rapporti intrattenete con i ragazzi che vi seguono abitualmente?

Penso che siano mezzi importanti, facili e economici per raggiungere le persone. Se ti piace questo potrebbe piacerti questo, la pubblicità è sempre efficace. Guardo questi siti come delle newsboard. Li uso abbastanza spesso. Aggiorno il calendario dei concerti, scrivo sul blog o news e perdo un po’ di tempo scherzando e intanto pubblicizzo la band. Ma se non hai fan accaniti o amici attivi che recitano come tuoi fan non riceverai molti commenti. Nel nostro caso le relazioni sono abbastanza calde ma la colpa potrebbe essere nostra non perdo tempo online chattando con le persone. Ho ricevuto email da persone che chiedevano nostri promo o chiedendo se avessimo suonato da qualche parte. Ma non ci sono fan esaltati che diffondano il verbo e che commentino ogni singola cosa che postiamo sui nostri siti. Penso che i nostri fan non siano quel tipo di persone.

Come sono i TarpitOrchestra live? Cosa ci si deve attendere da una vostra esibizione?

Sul palco siamo una band Rock onesta. La parola chiave è divertirsi, suonare al nostro meglio. Non ci sono trucchi magici e non vomitiamo sangue. Il miglior modo per entrare nel mood nei nostri concerti è bere qualche birra con alcuni buoni amici. E ora abbiamo una nuova line-up, per cui sarà interessante vedere come sono cambiate le cose dall’ultima volta.

State già lavorando al successore di “No Train No Gain”?

Certo. Le canzoni su “Train” sono vecchie di uno-tre anni ed è stato pubblicato sei mesi fa. Per cui per la band quel promo è vecchio. Sto scrivendo nuovo materiale che inizieremo a provare. La direzione non è cambiata molto ma speriamo di mettere più groove. Sono sicuro che saranno buone canzoni su cui fare headbanging o ballare o fare quello che volete mentre ascoltate buona musica. E poi inizieremo le registrazioni per il numero tre. Ma è presto per dire quando. Speriamo per questo inverno.

Ringraziandovi per la disponibilità, a voi l’ultima parola.

Grazie a voi, ragazzi. E auguri a voi dalla fornace di catrame. Ricordate di essere ascoltatori e non consumatori. C’è molta bella musica da scoprire. L’unica cosa che dovete fare è usare le vostre orecchie!

Facebook Comments