TERRORAMA

TERRORAMA

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Insanity

Formazione
P. Lidén – Voce
P. Nilson – Chitarre
M. Zetterberg – Batteria
E. Åström – Basso

Sono giunti al terzo disco con “Genocide”, continuano a sferrare colpi che vanno duri e al bersaglio, loro sono i Terrorama e oggi chiacchiereremo un po’ con Peter Lìden, fondatore della band e titolare della I Hate Records. Le domande da fare non mancano, quindi iniziamo.

Benvenuto su Aristocrazia Webzine Peter, come sta andando questa chiusura d’anno?

Peter: Ciao Gabriele! A causa di alcune circostanze, non sono riuscito a rispondere prima di fine gennaio… Meglio tardi che mai, credo. Oltre a questo, tutto bene, tantissimi progetti in coda come sempre.

Chi è Peter Lìden? Come si è appassionato al metal e quando e perché sono nati i Terrorama?

Non è facile descrivere se stessi così, sono semplicemente me stesso e cerco di dare meno importanza possibile a ciò che la gente pensa e dice. Dal 2008 gli I Hate sono il mio lavoro a tempo pieno, il mio hobby, ecc. È principalmente un lavoro duro e monotono, sono sempre senza soldi, ma può anche essere interessante e bello a volte. Inoltre sono un vecchiaccio, quest’anno ne faccio trentacinque. Come molti altri, ho iniziato con gli Iron Maiden. Presi una copia di “Seventh Son…” nel 1989/’90 e da lì iniziò tutto. Dopo un po’ scoprii Bathory, Kreator, Celtic Frost ecc. Non posso nominare solo un album importante per me, è stato più un lento processo che mi ha formato negli anni. I Terrorama si formarono ufficialmente nel 2001 come una rivoluzione contro tutto ciò che era ed è merdoso. Ci sono poche band che apprezzo molto nel nostro genere ed era ancora peggio dieci o quindici anni fa, per cui era il momento giusto per creare qualcosa che potesse emergere e soddisfare i miei gusti e le mie ambizioni. Lavoriamo ancora su questa linea.

A cos’è dovuta la scelta del nome?

È successo molto tempo fa, ma ricordo che valutammo molte opzioni prima di essere tutti d’accordo per Terrorama. Come tutti abbiamo fatto il possibile per trovare qualcosa di originale. Per me “Terrorama” è da interpretare come “un ampio panorama di terrore”.

“Genocide” in maniera super-partes descrive l’orrore creato dal potere concentrato in uniche mani, è una severa constatazione di ciò che tuttora avviene o un monito per ricordare che il mondo può essere migliore rispetto a ciò che è stato? Siamo sempre a rischio di venire in contatto con nuove azioni di questo tipo.

Per iniziare i Terrorama non sono una band politica, non vogliamo influenzare la gente in nessun modo. “Genocide” tratta gli eventi della storia umana, eventi che sono sicuro accadranno ancora; probabilmente proprio ora. Non è questione di bene o male, o concetti simili, si tratta più una descrizione di ciò che possiamo fare; ed è a libera interpretazione. Per certi versi il futuro è sconfortante.

In termini di sound i Terrorama sono una band coerente e che non si discosta da ciò che ama suonare ormai da una decade a questa parte. Alle volte questo viene visto come una sorta d’immobilismo artistico, non è però troppo semplice lasciarsi coinvolgere dalle nuove mode sputtanandosi il più delle volte?

Personalmente ogni album è stato un’evoluzione rispetto al suo precedente. Confrontato al nostro debutto, “Genocide” ha songwriting e struttura migliori, è suonato più duramente, è più grezzo e più brutale che mai. Saremo sempre fissi nel nostro genere, non importa se veniamo definiti Thrash/Death/Black o che altro, ma c’è sempre un margine di miglioramento. Siamo attivi da dodici anni e speriamo di durarne altri dodici. Riguarda la soddisfazione personale. Se anche altra gente apprezza va bene, è una spinta a lavorare ancora più duramente in futuro. Le mode vanno e vengono, lo noto con la I Hate distro e mailorder. Quattro anni fa chiunque comprava qualsiasi qualcosa connesso al Thrash, ma negli ultimi anni è andato meglio il Doom/Heavy, preferibilmente con un immaginario occulto “figo”.

In che modo componente i brani, chi li scrive e chi è perlopiù dedito a curare la parte dei testi? Quanto è importante una precisa ricerca storica dei fatti? Lo chiedo poiché trattate temi che hanno a che fare con eventi realmente accaduti e sui quali la libera interpretazione, o per meglio dire la faziosità, di alcune interpretazioni è sempre stata alquanto scomoda.

La musica in sè è un lavoro di gruppo. Di concept e testi mi occupo solo io. Raramente c’è una “verità assoluta” quando si parla di eventi storici. I vincitori scrivono sempre la storia e sono liberi di sfruttarla per scopi propagandistici e per scusarsi. È anche facile semplificare tutto creando un capro espiatorio, unico responsabile di tutti i crimini commessi. Il revisionismo è sempre presente, per esempio dubito che vedremo Cina e Giappone trovarsi d’accordo per il massacro di Nanking nel futuro prossimo…

I Terrorama oltre a essere una band sono anche amici? Sembra una domanda stupida, ma tenendo conto della facilità con la quale alcune formazioni cambiano musicisti come fossero mutande al mattino, mi pare chiaro che la comunicazione non sia granché messa in rilievo, quindi volevo comprendere se le dinamiche interne al gruppo trovassero anche un riscontro al di fuori di quella dimensione.

Sono l’unico componente della formazione della fondazione ufficiale nel 2001, ma per me è sempre stato naturale lavorare con gente con cui posso mantenere un rapporto sia di amicizia che di lavoro. Dopo il nostro album del 2008 “Omnipotence”, decidemmo di dividerci dal nostro batterista, è stato un passo difficile ma necessario; una band non può avere una persona che lascia gli altri a piedi troppe volte, poiché uccide il morale del gruppo. Anche se sono passati cinque anni, la situazione è ancora un po’ tesa quando mi succede di incontrarlo. A parte questo episodio, i rapporti con i componenti attuali e passati non hanno mai causato problemi.

La formazione si è esibita dal vivo ultimamente? Avete avuto modo di presentare i pezzi di “Genocide” in quella sede?

A dicembre dell’anno scorso abbiamo suonato a Stoccolma in Svezia, insieme ai leggendari Protector dalla Germania. È stato anche il concerto per presentare “Genocide”; la versione CD, LP e cassetta verranno più avanti. Abbiamo suonato la maggior parte del nuovo album e devo dire che è stato fantastico lasciare che l’aggressività del nuovo disco permeasse in tutto il locale.

Sei titolare di una etichetta interessantissima qual è la I Hate, perché rilasciare i Terrorama tramite altra casa discografica?

Ho sempre avuto l’idea che non puoi essere oggettivo verso qualcosa a cui hai partecipato, non sarebbe onesto promovuoere e cercare di vendere materiale scritto da me. Ovviamente è meglio lasciare che qualcun’altro paghi le spese per lo studio, la promozione, la stampa ecc. [ride]. Per certi versi credo sia fin troppo facile avere un contratto oggi (o dieci anni fa), per cui questo forse va contro il pubblicare il mio materiale (full length) con la mia etichetta.

Quando hai fondato la I Hate e qual è stata la prima band che hai messo sotto contratto e di conseguenza il primo disco che hai “marchiato”?

La I Hate è nata nel 2002. Dal 2002 al 2008 era composta da me e Ola Blomkvist (Griftegård, Wardenclyffe, etc.). Dal 2008 ci sono solo io. Io e Ola siamo ancora in buoni rapporti comunque, ha lasciato per motivi personali. Inizialmente abbiamo lavorato con una band locale chiamata Sargatanas Reign per un 7″ e un full-length. L’idea era di aiutarci a vicenda a iniziare. Funzionò bene per entrambi. Più avanti, i Sargatanas Reign firmarono per Regain Records — poco prima che venisse chiusa — e pubblicarono un altro album. La I Hate è cresciuta molto da allora.

Vivi la Musica sia in qualità d’artista che la compone e la esibisce sia nel ruolo di chi la organizza, promuove e distribuisce. Quali sono le problematiche più evidenti con le quali sei stato a contatto di questi tempi?

L’avidità, la falsità e i grandi ego.

Si parla spesso di etichette e compromessi, di gente che si fa pagare fior di quattrini per inserirti nel roster e altre pratiche poco ortodosse, definiamole così. Come si porta avanti una casa discografica? Quali sono i rischi che si corrono ogniqualvolta decidi di puntare su una nuova band? E quali sono i canoni che segui per mettere sotto contratto qualcuno o anche solo per decidere di ristamparne la discografia?

Direi che nessun contratto è stato simile agli altri. Ovviamente lavoro con musica e artisti che supporto, o supportavo in alcuni casi. Anche se la I Hate non è una etichetta così grande, ho sempre cento o centocinquanta band che mandano link per il download, promo o cose simili ogni mese. Tuttavia molti di questi link e promo vengono probabilmente inviati anche ad altre cento etichette. Questa attitudine scialba è qualcosa che non mi piace per niente. Ovviamente voglio lavorare con artisti che vogliono veramente essere sotto I Hate, capiscono la scena e l’underground ed hanno buoni contatti, sanno come promuoversi e conoscono abbastanza bene il funzionamento “dell’industria”. Se avete creato buona musica e potete rispondere “sì” a tutti i criteri citati, contattateci [ride]. Dal 2008 la I Hate è il mio lavoro a tempo pieno, riesco a sopravvivere, ma c’è molto duro lavoro e comunque a fine mese sono quasi sempre a terra. Non è per niente bello, ma per me è sempre meglio essere il tuo stesso capo che lavorare per qualcun’altro. Le mie finanze sono limitate, per cui gli investimenti e i contratti si basano anche sulle aspettative di vendita. Forse non è abbastanza “trvekvlt” per alcuni, ma è qualcosa con cui vivo ogni giorno. Corro il rischio, devo stare attento per rimanere nel business.

Il vinile è tornato a essere il formato più richiesto nel metal, il cd continua a essere fondamentale, gli mp3 sono la croce e delizia di questo millennio, Internet è un’arma a doppio taglio che si è rivelata più lesiva che altro sotto tanti aspetti. Eppure nel metal lo si percepisce di meno, proprio perché è un mondo fatto perlopiù di appassionati. La possiamo vedere così o è troppo rosea come affermazione?

Le poche vendite hanno costretto gli artisti di ogni livello a suonare dal vivo più che possono, almeno in Svezia abbiamo il triplo dei concerti metal di dieci o quindici anni fa. Ciò ha creato un buon ambiente per le nuove persone che vogliono entrare nella “scena”. Ci sono ancora molti appassionati in effetti che comprato molto metal, ma dubito che questo valga per il tipico “hardrocker”; è più facile scaricare qualsiasi cosa e tenerlo nel computer, purtroppo. Ma se non credessi che la vera passione vincerà, non sarei in questo business [sorride].

La proliferazione delle autoproduzioni è sintomo che le band hanno una minor fiducia nel lavoro svolto dalle etichette?

Riguarda principalmente ciò che ci si aspetta e ciò di cui si ha bisogno da una etichetta. Cosa ti aspetti, se chiunque può pubblicare un album oggi? Con il supporto finanziario c’è anche la possibilità di registrare meglio e avere un po’ di promozione, forse anche l’opportunità di fare più concerti, ed ovviamente la distribuzione. Direi che la distribuzione è la cosa più importante, se l’album non è accessibile facilmente, poche persone lo compreranno, non importa quanta qualità ci sia nel disco. Se riesci ad occuparti bene dei dettagli, l’etichetta non ti serve. A giudicare dalla mia esperienza, il 99% delle band trarrebbe vantaggio dal lavorare con grandi etichette, ma ovviamente è una scommessa per entrambi. Il contrasto è: sei veramente metallaro per diventare una star? Pensavo fosse un’ideologia underground per pochi eletti. Perchè ti importa tanto di non essere acclamato ovunque e di non essere sulle riviste importanti? Gli artisti che falliscono incolpano sempre l’etichetta per la “poca promozione”, mentre la casa discografica di solito vede l’artista colpevole quando le vendite sono sotto le aspettative.

Come sono i rapporti con le ‘zine (web o carta stampata), hai mai avuto la sensazione che le produzioni I Hate in certi casi non venissero curate
in maniera consona?

Non mi lamento finchè le ‘zine non sono commerciali, ognuno deve decidere cosa pubblicare. Tuttavia quando si parla di riviste grosse, si parla sempre di tangenti e corruzione; più investi nel magazine, più si parla del tuo artista e con parole migliori ovviamente. Alcune riviste pubblicano una lista di quanto bisogna spendere per avere un articolo, due, ecc. È una strategia tipica di Metal Media e di certo in altri posti.

Quanto è dura combattere con la figura dei “rip offer” che spesso intasa la rete, facendo perdere di credibilità sia ai siti di recensioni che a quelli interessati realmente alla distribuzione dal materiale da te prodotto?

Per alcuni aspetti è la natura dell’uomo fare il “rip offer” e/o creare problemi agli altri. Ovviamente ho avuto a che fare con questi subumani durante gli anni, è un problema che non muore mai. Don Quixote probabilmente ebbe più successo combattendo con i mulini…

Se avessi potuto avere tre formazioni tue connazionali al debutto da far uscire per I Hate, chi avresti voluto?

È una domanda difficile. Amo l’attitudine di nuove band come Aggressive Mutilator, Tungsten Axe, Acolytes Of Moros ed Eidomantum, ma non so se lavorerò mai con loro.

Il primo disco che hai acquistato? Quello che ti ha fatto innamorare del metal? E l’ultimo che hai deciso di comprare?

Penso di aver risposto in gran parte nella seconda domanda. Il mio ultimo acquisto è stato la ristampa di “Reborn” dei Dark Half, ottimo Death Metal messicano dal 1992. Amo il sound di fine anni Ottanta e primi anni Novanta del Thrash (Death/Thrash) sudamericano, ed è sicuramente un’influenza presente nei Terrorama.

Quali sono i programmi dei Terrorama e della I Hate per il 2013?

Terrorama: stiamo aspettando la versione su vinile di “Genocide” e più avanti anche la cassetta. Registreremo presto una cover dei Sax (CZ) per uno split a quattro per To The Death Records durante l’anno. I Hate: pubblicheremo a febbraio “As Death Awakes” dei Deathstorm, lo stesso per “Disciples Of The Hex” dei Damnations Hammer e per “Sten” degli Ocean Chief. Arriverà molto altro, sicuramente posso promettere un nuovo album dei Jex Thoth entro la prima metà dell’anno.

E adesso tocca salutare, ti ringrazio del tempo dedicatoci e a te chiudere come meglio credi la nostra chiacchierata…

Grazie mille Gabriele! Apprezzo molto questa intervista ben fatta! Ascoltate qualcosa dei Terrorama su Bandcamp, seguite la I Hate sul nostro sito e infine date un’occhiata agli artisti attuali qui su Youtube o Bandcamp.

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