TETRARCHATE

TETRARCHATE

Oggi con noi la giovane thrash band dei Tetrarchate, come va ragazzi?
Steve: Non c’è bene, grazie: tra l’economia allo sfascio, l’ambiente disastrato, i soldi che non ci sono, il lavoro idem, ecc. ecc. Scherzi a parte, siamo finalmente riusciti a registrare questo demo, che per noi significa molto e ci colma di soddisfazione, e per il momento va benissimo così.
Iniziamo subito con un po’ di storia, come nasce la vostra formazione?
Steve: Ci siamo formati a ottobre del 2006, su iniziativa mia e dell’ex cantante Luigi. Erano mesi che ci stavamo provando e sembrava non dovesse arrivare mai l’occasione buona. Poi, a metà ottobre di quell’anno, ci ha contattati un altro ex, il bassista Wolf, il quale a sua volta conosceva il batterista Max (in realtà Max non è il suo vero nome, ma Wolf è abituato ad assegnare alla gente soprannomi senza senso, figurati che io per lui ero Killer A).
Nel corso della prova successiva abbiamo trovato il secondo chitarrista, Nazzo. Per un po’ abbiamo suonato cover per rifinire l’intesa, poi, dopo aver cambiato bassista e due cantanti, abbiamo puntato con decisione alla stesura di un repertorio di brani originali. Abbiamo fatto qualche concerto e a dicembre 2009 abbiamo registrato “Onward”, la nostra prima registrazione in assoluto.
Che significato ha il vostro monicker?

Steve: Beh, “Tetrarchate” è saltato fuori quando a metà 2007 Wolf lasciò il gruppo, presentandoci il sostituto Ara. Il nostro secondo cantante ci aveva già lasciato da qualche mese; siccome di rimpiazzi pareva proprio non ce ne fossero, ho deciso di provare a cimentarmici. A quel punto da cinque eravamo diventati quattro. Ho sempre cercato un nome collegato al senso di “emanazione di potere”; ad un certo punto, l’illuminazione, e mi venne in mente “Tetrarchate”: tetrarchia, il governo dei quattro. Un nome perfetto, esprimeva proprio quello che cercavo, era (ed è tuttora) originale, difficilmente copiabile (anche perchè per fregiarsi di un nome del genere occorre per forza essere in quattro; motivo per cui non ci potrà essere un quinto membro, a meno che non cambiamo nome, eheh) e non direttamente collegabile a nessun genere in particolare, quindi ci consente una certa varietà ed evoluzione. Esprime molto bene anche il legame che si è stabilito fra di noi: anche solo a considerare l’aspetto più superficiale, questa è una formazione stabile da quasi tre anni, non pochi. E spero vivamente duri il più a lungo possibile: cambiare ora sarebbe difficile, non solo per la seccatura di dover ripartire da capo, perdendo tempo con un nuovo membro a cui insegnare un sacco di materiale. Magari in questo nome ci si può intravvedere anche un pizzico di autoironia: a pensare a noi come dei Tetrarchi ancora può risultare un po’ difficile, ma per il futuro si vedrà, eheh.

Avete da poco finito di lavorare sul vostro primo demo “Onward”, cosa rappresenta questo primo tassello della vostra carriera?

Steve: “Onward” per noi è l’opera prima e per certi aspetti la più importante. Era da aprile 2008 che provavamo a registrare qualcosa; ogni volta che ci rivolgevamo a qualcuno, a qualche studio, puntuale puntuale arrivava la stangata (in parte comunque è stata anche responsabilità nostra). Poi a settembre 2009 siamo riusciti a prendere contatto col Providence Studio, che stava attuando una promozione per noi molto vantaggiosa. Il tempo di definire i dettagli e in due giorni il demo era pronto. Pensa te, un anno e mezzo di attesa per un demo che abbiamo realizzato in due giorni! Ma scherzi a parte, ci sentiamo tuttora di ringraziare sentitamente Flavio e Adriano, i gestori dello studio: prima di tutto perchè con loro abbiamo passato due giorni fantastici, due giorni di duro lavoro ma passati nella serenità più totale, ci siamo divertiti come pazzi, tra scherzi e grasse risate. Poi perchè il lavoro è venuto fuori molto bene. Certo, in termini assoluti magari non potrà competere, ma per la cifra spesa la qualità sonora è davvero ottima. Anche se non seguirà una vera e propria distribuzione professionale, ci consente di farci conoscere un po’ in giro, di iniziare a diffondere il nostro nome. Soprattutto, ci ha consentito di superare lo stallo definitivamente.

Tre brani che suonano old, influenze heavy e qualche accenno alla ricercatezza del tecno/thrash: chi sono i Tetrarchate e dove vogliono arrivare?

Nazzo: Innanzitutto mi sento onorato dalla definizione di tecno/thrash ahah, no vabbè a parte gli scherzi mi viene difficile digerire la definizione di thrash metal da parte dell’ascoltatore, cioè oddio, siamo partiti dal presupposto di fare thrash ma sono del parere che debba essere l’ispirazione a dettarti il pezzo a bacchetta, se devi stare a pensare che devi far nascere un brano di un genere in particolare il sound viene falso ed è un qualcosa di arbitrario anziché spontaneo, ognuna delle nostre creature presenta un carattere ed una sfaccettatura propria che la rende differente dagli altri brani. I Tetrarchate sono un gruppo che quando sale su di un palco lo fa per il solo scopo di tenere in vita il proprio credo musicale, che opera al fine di avere la musica sempre intorno a loro per tutto il loro percorso. Ti posso dire chi non sono, non sono una band inconsapevole, ignorante, sono del parere (e parlo per me) che è un team di persone devote e ultramotivate, ed è un giudizio rivolto soprattutto ai miei colleghi, non è facile vivere esperienze come la nostra, non è facile condividere con la stessa intensità un’ambizione con altre persone, non spesso si verificano fortunacce come la nostra. I Tetrarchate sono una band che ha tutta le carte in regola per lavorare al meglio e fare strada e tenteremo di fare il possibile al fine di trasmettere la più sublime e vera musica che saremo in grado di dar vita.

Steve: Dal canto mio la vedo in maniera diversa, sono sostanzialmente d’accordo con la tua definizione. Il mio scopo nel creare questo gruppo era suonare un connubio fra heavy e thrash, che sono tra i miei generi preferiti. Ho sempre puntato all’originalità, al suonare qualcosa di unico, ma mi rendevo conto che all’ inizio sarebbe stato difficile; soprattutto nei primi tempi mi sarebbe bastato comporre qualcosa con cui la gente potesse divertirsi, ma al tempo stesso pensando “Però, com’è interessante questo gruppo”, oppure “Com’è particolare questo passaggio”. Per un gruppo esordiente credo sia già un’enorme soddisfazione. L’originalità arriverà col tempo, con la crescita, con la maturazione. Ne sono certo.

Come nasce un vostro brano, a chi il compito di comporre la musica e a chi la stesura dei testi?

Nazzo: I brani vengono principalmente composti da me e da Steve, per quanto riguarda i testi a volte mi cimento anch’io ma preferisco far lavorare lui, una volta che leggerete i testi quando li pubblicheremo capirete anche il perchè. Beh, che dire, i brani nascono almeno per quanto mi riguarda quando l’ispirazione bussa alla porta e decide di dettarmi qualche sua idea, la stragrande maggioranza delle volte non sono brani studiati a tavolino (anzi sempre), questo è anche la ragione per cui tutti i nostri brani sono tanto diversi l’uno dall’altro (lo avrete constatato anche di persona se avete ascoltato la demo). 
 
Steve: Praticamente, io e Nazzo componiamo in maniera un po’ diversa. Io presento lo scheletro della canzone, la mia parte ritmica, e agli altri lascio la composizione della propria parte. Mi dà più l’idea di una lavorazione organica, unitaria… di “gruppo” insomma. Nazzo invece offre una canzone completa in tutte le sue parti. Va bene così, perchè ci consente di risparmiare tempo, e poi comunque possiamo sempre intervenire con cambiamenti, migliorie, certo.


Ho guardato i video su Youtube e i pezzi live risultano ancor più incisivi con “Climbing Skies” che mi è sembrata sinora la più matura. Com’è la situazione concerti?

Nazzo: La situazione live è deludente dal punto di vista della zona, ovvero, non ci siamo esposti granchè, ci siamo sempre mantenuti nelle vicinanze ma abbiamo sfruttato tutti i buchi in cui ci potevamo infiltrare eheh. Credo che sia l’equilibrio e l’esperienza a giocare su qualsiasi cosa, questo anche per quanto riguarda i live e la sicurezza è una valida alleata in determinate circostanze…beh, abbiamo fatto date eccellenti come abbiam fatto date un pochino più fiacche ma abbiamo maturato una certa personalità. Diamo tempo al tempo, c’è molto lavoro da fare e come intesa e capacità siamo partiti in quarta, aspettiamo la maturità ultima o il minimo indispensabile per proporci come si deve, eheh vedrete. 

Steve: Confesso apertamente che se ci avessi rivolto questa domanda qualche mese fa avremmo dovuto rispondere “Non bene”. L’emozione e tutto il resto ci ha giocato dei brutti (relativamente) tiri. Anche se in realtà a conti fatti la nostra fetta di successo ce la siamo sempre ritagliata, quindi chi lo sa, magari ci sottovalutavamo. Ora però posso dire con eguale convinzione che siamo cresciuti anche qui, le performance attuali sono molto più intense e ci sentiamo onestamente di meritare gli applausi. Non sempre, qualche sbaglio o performance meno riuscita c’è e ci sarà sempre, ma in linea di massima va meglio ora, senz’altro. Comunque, un po’ per concentrarci sulla stesura di nuovi brani, un po’ per le motivazioni già esposte, penso che ci limiteremo nei concerti, suoneremo solo se verremo chiamati. Una delle prossime mosse del gruppo sarà cercare di accasarsi presso un’ agenzia di booking.

Siete a conoscenza del fatto che nel nostro paese ci sono figli e figliastri? Parlo di formazioni spinte da management o quant’altro senza merito pagando per suonare. Cosa dire a gente simile?

Steve: Sulla prima parte non mi esprimo, più che altro perchè in realtà non mi viene da dire nulla. Sulla seconda, abbiamo constatato personalmente l’esistenza di questa categoria di individui. Uno ci ha provato una volta, ma è stato (fortunatamente) bloccato dal resto del gruppo. E si è pure incazzato perchè gli altri glielo hanno impedito! Forse la cosa migliore da fare è dire loro “Ma che cazzo fate?” accompagnato da uno sguardo di commiserazione. Cattiva, certo, ma almeno così il messaggio arriva. 
 
Nazzo: Non mi sento di denunciare la modalità con cui una band riesce ad esporsi alla massa, voglio dire, chi ha la possibilità di evitare la “gavetta” nel senso si parte da zero e piano piano si raggiunge il traguardo, beh…buon per loro anche se a mio parere è un qualcosa di controproducente, in quel caso non hai l’esperienza per agire da solo, c’è per forza bisogno del paparino che tiene la manina e ti guida passo passo. Più che altro la maggior parte di questi gruppi propone musica a fine lucrativo, ed essa si presenta idiota, falsa, commerciale, un sabotaggio alla scena. Moltissimi gruppi vengono costruiti in base a cosa decide il “capoccia” ed è una cosa molto triste, non è fare musica per un obiettivo nobile, si tratta più che altro di soddisfare una necessità semplice, banale, materiale ma la mia considerazione è rivolta più ad una band che sa il fatto suo. La buona musica non muore, il grezzume, il trash senza H deve prima o poi andare incontro ad un’umiliante dipartita, il venir dimenticati in quanto individui vuoti.

Thrash metal e Italia, quali sono i nomi che vi vengono in mente?

In coro: Death Mechanism, Endovein, Urto (grandi!), Axen, Maghanat, Vehement, Artkillery (nostri amici e compagni di palco), Hatework, Vexed, S.L.U.G.S., Bothers, Extrema, Gotha. Ce ne sono molti altri, ma in questi casi, si sa, qualcuno sfugge sempre, ahah. E anche se non sono thrash, è doveroso da parte nostra citare i nostri amici Nightland, anche loro nostri compagni di palco e grandi sostenitori.


Cosa manca alla nostra scena per essere definita tale e non un semplice gruppo di band che tenta di far qualcosa ormai da un ventennio?

Nazzo: L’attitudine, ecco cosa manca. Si tende a fare della musica una cornice della propria vita, la si modella in base alle proprie necessità. Non vi è nulla di compatto, non vi è nulla di vero, la scena soffre di talmente tante pecche che faccio fatica ad esprimere un chiaro giudizio al riguardo. Gruppi clone, gruppi umoristici, cover band soprattutto, ibridi insensati e da esaltati (guarda l’nsbm), scene ultra patetiche, contraddizioni a livello di concetto (in particolare nel black) ecc ecc ecc ecc. Questa è la scena, un circo. Se ti riferisci alla scena thrash in particolare mi sento di dire che è una delle uniche che riesce a preservare dignità e veridicità. 
 
Steve: In riferimento alla nostra scena, manca la cultura rock. Che è rimasta molto indietro rispetto agli altri paesi europei e agli Stati Uniti. E’ risaputo che ci sono invidie, ripicche ecc, ma questa per me è solo una conseguenza di ciò che manca. Mi spiego: per vari motivi che sappiamo, il rock (perlomeno un certo tipo di rock) non ha vita così facile in Italia, anche se ora la situazione è innegabilmente migliore. Tuttavia, proprio la mancanza di mezzi adeguati, di persone che ci stiano con la testa e altro ancora fa sì che solo i grandi nomi possano campare. Il sistema italiano punta sul singolo dalle potenzialità elevate e di sicuro impatto. Questo ovviamente determina che i nomi minori (di fama, non certo di qualità) abbiano poco spazio, è normale poi che ci si scanni: dopo essersi fatti un mazzo infinito e vedere i big fare incetta di tutto solo perchè sono i “big”, si finisce per forza di cose a vedere nelle altre band dei rivali da stroncare per preservare il poco guadagno. Non è un comportamento giustificabile, certo, mi limito a osservare come e perchè oggi sia così. Un’altra conseguenza è la scarsa cultura dell’ascoltatore medio: basta aprire un qualsiasi forum dedicato all’heavy per vedere che si discute solo di Iron Maiden, Manowar e Judas Priest. Qualcosa si sta muovendo per smuovere e migliorare la situazione, ma ancora è presto, si vedrà.


Il thrash, come quasi tutti gli stili che si dirigono verso sonorità più dure, stanno vivendo un revival continuo di misure strabordanti ma che al tempo stesso offre prove disarmanti per la loro pochezza. A cos’è dovuto e cosa spinge i Tetrarchate a cimentarsi nel genere?

Nazzo: Come ho già detto non mi sento sicuro di affermare che il nostro è thrash, “Climbing Skies” sì, sugli altri due mantengo qualche dubbio. E’ una domanda a cui non posso dare una risposta chiara, ma vado avanti col dirti che effettivamente siam partiti con l’idea di suonare thrash fino a quanto non siamo entrati nella realtà della composizione che come ho già detto da vita a brani più veri quando non ti poni delle restrizioni in questo senso. Questa nostra decisione è derivata innanzitutto dalla nostra affezione nei confronti di questo genere, era un gusto musicale che avevamo in comune e ci sembrava giusto cimentarsi in esso in quanto tale, ma oltre ad essere fan del thrash metal siamo anche musicisti alquanto versatili, abbiamo sempre avuto una panoramica generale della scena e la conoscevamo a fondo, il che ci ha permesso di lavorare pezzi come quelli che abbiamo composto. Inoltre la scena thrash è una scena povera, e ci sembrava carino colmare quanto più potevamo questa lacuna. Sinceramente non so a cosa sia dovuta questa “pochezza” non mi sento di azzardare ipotesi al riguardo, ahah non ne ho proprio idea. 

 

Steve: Il mio obiettivo primo, costituendo questo gruppo, era suonare la musica che prediligo, contaminando questi due generi per non scadere troppo nello scontato. Uno sfogo, nella sua accezione più genuina. Poi, una volta piantate le fondamenta, puntare dritto verso la creazione di uno stile unico, immediatamente riconoscibile. Come avviene per band come Nevermore, Tool, Opeth, Meshuggah. Sentire la gente dire, senza esitazione “Questi sono i Tetrarchate!”, ecco il mio obiettivo. Non è nulla di diverso da quello che praticamente dicono tutte le band in tutte le interviste, vero, però è pur sempre un bisogno essenziale per molti musicisti. Magari se questa originalità arrivasse al cuore, alle orecchie e al portafogli di qualche riccone non sarebbe male, eheh.

E’ un mondo che va avanti spinto dall’immagine e da click ripetuti sui pc, siete su socialnetwork come Myspace o Facebook? Sono realmente utili queste forme di comunicazione?

Steve: Io personalmente non sono molto convinto della loro utilità. Sì, può funzionare, ma quando ci si collega con un’altra persona si presuppone che si stabilisca un contatto permanente, una relazione stabile. Ciò non avviene quasi mai, perchè è praticamente impossibile comunicare con migliaia di “friends”. Una cosa del genere sarebbe possibile se il numero delle persone aggiunte fosse limitato a qualche decina, ma a questo punto la piattaforma perderebbe completamente di senso. Un’altra motivazione circa la mia perplessità riguarda il fatto che c’è molta gente che aggiunge i gruppi musicali, ma poi non si degna nemmeno di dire “Ciao, come va?”. Quindi l’aggiunta è dovuta solo al fatto di stare in fissa con questo o quel gruppo e poterne sbandierare l’amicizia virtuale ai quattro venti. Abbiamo creato la pagina myspace, la piattaforma più vicina alla musica (escluso last.fm), ma a parte questo almeno per il momento non siamo intenzionati ad aprirne altre, io quantomeno ho posto un veto tassativo all’apertura della pagina su faccialibro. Inoltre ci limitiamo anche con lo space, prova ne è che, nonostante sia aperto da più di due anni, attualmente le nostre amicizie non arrivano al centinaio.


Cosa cambiereste nel mondo metal? E quale sarebbe invece una proposta o pensiero di cui vorreste essere pionieri?

Nazzo: Beh nel mondo metal vorrei cambiare quello che purtroppo dubito di poter cambiare ovvero la capacità di attribuire valore alla musica, e non mi riferisco solo ed esclusivamente al pubblico metal ma a un po’ la musica odierna in generale. Non percepisco quell’importanza che io le attribuisco quando parlo con la gente, e come se non si riuscisse a riconoscere l’importanza di questa entità intangibile, credo non vada sottovalutata l’influenza che la musica possa dare ad un individuo, cosa è in grado di esprimere, come pur essendo un qualcosa che non si può toccare riesca ad interagire con coloro che la sanno accettare. Inoltre il “metallaro” ormai è contenuto, credo sia uno dei sintomi che prova quanto non si riesca a sentire la parte dionisiaca del metal, come essa possa trasmettere quel’senso di perdita di inibizione, parla uno che con la musica ci ha riso, pianto, si è adirato e si è esaltato, la scena che vedo è in questo senso frigida. Un’altra cosa è (sembrerò un po’ fascista) l’eccessiva liberta con cui opera chi fa metal, nel senso che vediamo una scena ultra colorita con gruppi umoristici e gruppi che adottano paradossi quali “Black Metal cristiano” o robe così. Sinceramente credo sia una brutta figura per la scena come la gente che si esalta in una sala metal di una discoteca con i soliti noti oppure gente che ironizza rendendo la categoria dei “metallari” (ahah non mi piace per niente questo terminaccio) una ridicola caricatura (credo abbiate capito a chi mi rivolgo, non faccio nomi per non fare propaganda diffamatoria). Questo, in sintesi. 

 

Steve: Confermo. Manca l’attitudine, qui intesa come sincera dedizione e attaccamento alla musica in generale, e all’heavy metal in particolare. Soprattutto è l’ heavy metal a soffrirne. Una musica che presenta delle peculiarità difficilmente riscontrabili presso altri generi popolari (lasciamo per ora da parte la musica colta) non può meritare scarsa considerazione come quella a cui viene ormai sottoposta. In giro c’è un sacco di gente che vi si accosta come se fosse un genere tra tanti. Il discorso che sto facendo io ora non tocca né l’ “elitarismo” né l’ “anticommercialità” che spesso vengono associati a questo genere. Riguarda la musica in sé, per quanto possibile. L’heavy metal gode di caratteristiche uniche, il che per certi aspetti è anche normale visto che ogni genere ne ha. Solo che l’heavy metal vive tuttora (e non potrebbe essere diversamente, altrimenti non sarebbe heavy metal) di un’esasperazione (in senso buono) di tutte le caratteristiche fondamentali del rock, il che spiega anche la sua grande eterogeneità, non facilmente riscontrabile presso altre musiche. Ovviamente in quanto esasperazione può essere in bene e in male, ma qui sto parlando unicamente del fatto che l’heavy metal sia così intenso al punto da costituire già forse nelle sue forme più pacate una prima frattura dal resto del rock, ampiamente esacerbata dalle sue forme estreme. E questo viene percepito da chi l’ ascolta attentamente. Certo, l’heavy metal pullula di buffoni, ma mi stupisce che nessuno finora abbia constatato come questo sia solo il rovescio della medaglia. E la medaglia è appunto questa dedizione, questo attaccamento che poche musiche sono in grado di calamitare. Poi non m’importa se uno non si considera metallaro, se non porta i capelli lunghi o se non veste di nero: quello che mi importa è che il fruitore comprenda e condivida l’unicità di questo genere e ci dedichi tutte le attenzioni che esso merita. Un’altra cosa che cambierei, o meglio, eliminerei, sono le miglia di “side – projects”. Non che io sia contrario per principio ai side projects, ovviamente, però non capisco che senso abbia suonare in diecimila gruppi contemporaneamente. Uno mi potrebbe rispondere: “Per dare sfogo alla propria creatività”, oppure “Per poter suonare cose differenti”. Beh, Blackmore e Page hanno suonato in uno o due gruppi principali, e tuttavia hanno mostrato, nello stesso gruppo, una personalità multiforme e dalle numerose sfaccettature. Il fatto che uno possa suonare in diecimila gruppi per dare sfogo alle proprie influenze e passioni, io lo vedo più come un (diciamo così) fallimento: incapacità di suonare ciò che si vuole restando in uno o due gruppi. Anche se questo potrebbe dipendere dalla rigidità dell’heavy metal, non lo nego. A parte questo, la presenza di così tanti side – projects è dannosa per almeno due motivi, in stretta relazione fra di loro: prima di tutto, affolla l’ambiente insensatamente (c’ è gente che suona in quattro o cinque gruppi black, tutti uguali; mi chiedo che senso abbia), così districarsi diventa difficile; secondo, è un consumo di risorse e di creatività allucinante. Mettiamo che uno suoni in cinque gruppi e si faccia venire dieci idee geniali in un anno: probabilmente le distribuirà equamente fra tutti i gruppi. Solo che due idee geniali per gruppo possono voler dire qualcosa come possono anche non voler dire niente. Mentre se uno suona in due gruppi, dando ad uno la priorità, cambierebbe, perchè sei o sette idee geniali per gruppo possono tranquillamente fare la differenza. In sintesi, manca la capacità di concentrazione: troppa gente, appena finiti i lavori su un gruppo, subito se ne va in un altro, solo per produrre una caterva di dischi, magari anche piacevoli, ma inutili, perchè sostanzialmente mediocri. E si fa molta più fatica a scovare le band di qualità. Tutto questo è un discorso in generale, certo. Per quanto riguarda la seconda domanda, mi piacerebbe che si notasse questa nostra attitudine, non tanto per noi ovviamente. E riuscire a stabilire delle coordinate musicali del tutto personali. Essere pionieri non è una mia priorità: nel momento in cui saremo originali, questo mi basterà. Certo, se l’essere originali comportasse essere dei capostipiti sarebbe ancor più gratificante, ma se anche non aprissimo nuove strade non importerebbe. Anche perchè, ora come ora, non saprei proprio quali potrebbero essere le nuove frontiere, ahah.


Qual è lo stato dei lavori per il full?

Steve: Beh, se tutto va bene nella seconda metà dell’anno corrente registreremo dell’altro materiale, però questa volta in maniera professionale, in tutto e per tutto. Questa seconda registrazione dovrà essere il nostro biglietto da visita definitivo. Con un po’ di fortuna magari potremmo pensare al full l’anno prossimo. La scelta delle canzoni non ci manca, già ora potremmo tranquillamente far uscire due dischi completi. Teoricamente.


Prossime date? Festival?

Steve: No, al momento niente in vista. Come detto in precedenza, ci limiteremo, suoneremo solo se verremo chiamati. Aspetteremo di certo la fine dell’estate, per consentire a Max di finire i suoi impegni lavorativi, dopo di che vedremo.

Ringraziandovi per il tempo in vostra compagnia a voi chiudere:

In coro: Anzitutto grazie a te per l’intervista e la recensione. Prima di tutto perchè, considerato quello che abbiamo al momento da offrire, è già forse anche di più di quello che potremmo meritarci. Secondo, perchè ci hai concesso la possibilità di “esibirci” nella nostra prima vera intervista. Chiediamo scusa se ci siamo dilungati eccessivamente.

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