THE MUGSHOTS

THE MUGSHOTS

Informazioni
Autore: Mourning

Formazione
Mickey Evil – Voce e Tastiere
Erik Stayn – Tastiere
Eye-Van – Basso
Macfly – Chitarra
Gyorg II – Batteria

Oggi ho il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Mickey Evil dei The Mugshots. Ti do il mio personale benvenuto su Aristocrazia e in apertura ti domando: come state trascorrendo questa calda estate?

Mickey Evil: Io tendo soprattutto a inumarmi il più possibile nel loculo domestico nella penombra e in compagnia di tanta musica, a lavorare sulla promozione di “Love, Lust And Revenge” e sui progetti riguardanti il nuovo disco. Però passerò anche buona parte del mese di agosto trasmettendo musica (e facendo interviste) dalla Festa di Radio Onda D’Urto, emittente da cui trasmetto sin dal 1998.

Chi sono i The Mugshots? Come e quando è nata la band e come avete scelto questo nome?

I Mugshots nascono da una mia idea nella primavera del 2001, dopo la mia militanza in una band di Punk Rock teatrale di stampo politico-apocalittico. Mi trovavo — in perfetta solitudine — in quel di Manhattan in una microscopica stanza YMCA quando scelsi il nome, ascoltando “DaDa” di Alice Cooper e guardando una foto segnaletica di John Wayne Gacy (il “clown assassino” dell’Illinois). Sono l’unico membro originale sopravvissuto, in termini di band ovviamente… gli ex membri sono tuttora anagraficamente viventi!

Ogni componente della band si cela dietro uno pseudonimo, da cosa deriva ciascuno di essi?

Sono desolato, ma questo non posso rivelarlo, in quanto sono frutto di un complicato lavoro di ricerca di stampo cabalistico-esoterico!

Nel corso degli anni avete affinato la convivenza delle atmosfere noir con le varie influenze che “infestano” piacevolmente la vostra musica. Come si svolge il processo di composizione di un brano e del relativo testo?

Normalmente compongo i brani con un sequencer multitraccia, partendo da riff di chitarra o basso per poi arrangiare il tutto con batteria e tastiere. I testi nascono spontaneamente da alcuni fonemi che prendono la forma di parole; messe insieme, cercando di lavorare su rime e allitterazioni, danno vita a concetti, normalmente legati agli aspetti più oscuri della vita umana, anche se sovente la vena ironica emerge dai “racconti” presenti nei nostri testi.

Frequentemente trattate il tema della serialità omicida, ma avete un canone di selezione per ciò che concerne la storia da raccontare o è l’istinto a guidarvi?

Inizialmente l’idea era quella di “dedicare” ogni canzone a uno specifico serial killer, sulla scia dei Macabre di Chicago, che però affrontano l’argomento in maniera quasi demenziale (geniali, comunque!); poi gli anni sono passati e il serial killer è diventato una figura “modaiola” presente nei discorsi da massaie a causa di trasmissioni sensazionalistiche, libri, fiction, eccetera. Se leggete i nostri testi, quando parliamo di serial killer cerchiamo di sviscerare l’aspetto psicologico che caratterizza queste figure, non si tratta di una mera descrizione macabra di mutilazioni et similia. Il sensazionalismo non mi ha mai interessato, esistono fior di studi sulla psiche degli omicidi seriali, i quali altro non sono che esseri umani in grado, causa forti disturbi mentali, di mettere in pratica quello che in un qualche modo l’uomo medio “sogna” di fare in determinati contesti. Consiglio il libro, di difficile assimilazione ma interessantissimo, “I Buoni Lo Sognano, I Cattivi Lo Fanno” di Simon Robert: la sua tesi contempla il fatto che ognuno di noi possiede un lato oscuro e pensieri “cattivi”, è poi la stabilità della condizione mentale a indurre gli esseri umani a metterli in pratica o a “congelarli”.

Di “Love, Lust And Revenge” ho particolarmente apprezzato la maniera con la quale convivono una fruibilità più che discreta e un’aria densa di sensazioni morbose. C’è melodia, ma non si scade mai nello “zuccheroso”. Quali sono stati i momenti più belli che hanno segnato le fasi di registrazione e com’è stato lavorare con Dick Wagner?

Un sogno divenuto realtà, dato che sin dall’adolescenza i miei album preferiti di Alice Cooper sono quelli composti e suonati da Dick Wagner. Se poi ci metti i dischi con Lou Reed e le prestigiose collaborazioni con Peter Gabriel, Kiss, Aerosmith, Ray Manzarek, Meat Loaf… direi che i momenti più belli partono dal giorno in cui Dick è sceso dall’aereo a Milano a quello in cui io ho messo piede sull’aereo del ritorno da Phoenix! Tre settimane indimenticabili, in studio e fuori dallo studio: abbiamo mangiato, bevuto, ci siamo divertiti e abbiamo lavorato sodo, sotto l’egida di un professionista che ha scritto una parte importante della storia del Rock. Indimenticabile anche il concerto fatto all’Aerosol di Villanuova sul Clisi (BS) con Dick Wagner ospite alla chitarra su “Pass The Gun Around”! Ora siamo forti di una grande esperienza umana, musicale ed emotiva: il futuro è già segnato e sarà fatto di elementi propriamente “nostri” e di insegnamenti del Maestro Del Rock!

Le vostre canzoni sono state inserite nella colonna sonora del film di produzione canadese “Reversed”, inoltre se non mi sbaglio fra i produttori figura anche Mickey E.Vil, giusto? Com’è nata questa collaborazione?

L’amicizia ormai pluriennale con Vince D’Amato, il regista e responsabile della Creepy Six Films / Brivido Giallo Produzioni, nacque quando mi proposi per comporre colonne sonore per i suoi film. Nel 2007 scrissi la musica per “Sex And Death: 1977”, nel 2010 per “The Hard Cut / Woke Up Screaming The Day I Died” e nel 2012 per “Reversed”, girato in parte anche a Milano. Si tratta, sia cinematograficamente che musicalmente, di un tributo ai gialli italiani degli anni Settanta: i film di Dario Argento, Umberto Lenzi, Lucio Fulci, Luciano Ercoli, Pupi Avati, Lamberto Bava sono i riferimenti principali.

Gli italiani con le colonne sonore da brivido ci vanno a nozze. Nominandovi artisti come i Goblin e Fabio Frizzi, quali sono i primi pensieri che vi vengono in mente?

Guarda, hai fatto i nomi giusti! Nei prossimi mesi, per la mia trasmissione radiofonica (“Mystery Tour Radio Show”), ho in progetto interviste con Simonetti e Frizzi e ne sono davvero onorato! Questi artisti hanno realmente creato qualcosa di unico e inimitabile, originalità allo stato puro e sfido chiunque a non essere in grado di riconoscere una colonna sonora fatta da un italiano negli anni ’60, ’70 e ’80, dal “mainstream” di Morricone, Trovajoli, Donaggio ai “minori” come Frizzi, De Angelis e Micalizzi!

Vi stuzzicherebbe l’idea di divenire parte integrante di un film esibendovi live al suo interno?

Assolutamente sì, possibilmente in un film diretto dal Magister John Carpenter!

Come siete entrati in contatto con Suzi Lorraine?

Qualche anno fa inviaii il nostro disco “House Of The Weirdos” a Suzi, perché fosse recensito sulla rivista — oggi defunta — “Horror Mania”. Da allora si è dimostrata una grande fan dei Mugshots e un’amica. Ha accettato di buon grado di posare per la nostra copertina, seguendo le mie direttive: volevo fosse riprodotta la posa della Beata Ludovica Albertoni del Bernini; andate a vedere questo capolavoro se vi trovate a Roma, nella chiesa di San Francesco a Ripa a Trastevere. Quando Suzi tornerà in Italia per uno dei suoi film, sarà sicuramente coinvolta in un videoclip dei Mugshots.

Quali sono i dischi, le letture e i film che hanno avuto un peso importante nella tua formazione culturale e artistica? E quali di questi consiglieresti ai nostri lettori e perché?

Parlo per me: sicuramente il primo disco, da bambino, che mi ha segnato profondamente è stato “Sgt. Pepper” dei Beatles. Al di fuori della discografia “paterna”, da adolescente hanno avuto un grande peso i seguenti dischi: “Blow Up Your Video” degli AC/DC (la scoperta dell’Hard Rock), “Killers” degli Iron Maiden (la scoperta dell’Heavy Metal), “Them” di King Diamond (la scoperta dei concept album), “Images And Words” dei Dream Theater (la scoperta della musica progressiva), “Nevermind The Bollocks” dei Sex Pistols (la scoperta del Punk Rock), “Trash” di Alice Cooper (la scoperta del Rock teatrale). Letture: il ciclo della “Fondazione” di I. Asimov, “A Scanner Darkly” di Philip K. Dick, i Vangeli Gnostici, “Sogni, Ricordi E Riflessioni” di C. G. Jung, il “Tao-Te-Ching”, “Umano, Troppo Umano” di F. W. Nietzsche. Film: “Blade Runner”, “Paura E Delirio A Las Vegas”, “The Blues Brothers”, “Excalibur”, la prima trilogia di “Star Wars”, “American Beauty”, “E.T.”, “Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo”, “Per Qualche Dollaro In Più”. Per quanto riguarda i consigli, partiamo con i dischi. Per capire la genialità nella musica progressiva: Twelfth Night – “Facts And Fiction”. Per capire la genialità nel Punk Rock: The Adverts – “Crossing The Red Sea With The Adverts”. Per capire la genialità nella New Wave: The Stranglers – “Feline”. Per capire la genialità nell’Heavy Metal: Iron Maiden – “Seventh Son Of A Seventh Son”. Per capire la genialità nel Metal estremo: Necromass – “Abyss Calls Life”. Per capire la genialità nell’Hard Rock: Blue Oyster Cult – “Fire Of Unknown Origin”. Per capire la genialità nel Pop: Dire Straits – “Making Movies”. Libri consigliati: “Ubik” di Philip K. Dick per andare seriamente fuori di testa; “Fondazione E Impero” di Isaac Asimov per vivere una grande avventura; “I Vangeli Gnostici” di Elaine Pagels per dimenticarsi del Cristianesimo “ufficiale”; “Nietzsche” di Carlo Gentili per capire il pensiero “di rottura” di un pensatore sublime; “Gli Archetipi Dell’Inconscio Collettivo” di Carl Gustav Jung per capire come funziona la parte “nascosta” dentro di noi; “I-Ching” per avere l’opportunità di valutare il momento che stiamo vivendo. Film: “Rec” di J. Balaguerò e P. Plaza per morire di terrore; “Animal House” di J. Landis per morire dalle risate; “Inception” di C. Nolan per uscire pesantemente dal quotidiano; “Frost / Nixon” di R. Howard per capire cos’è la dialettica. “A Scanner Darkly” di R. Linklater per dubitare della realtà.

In America stanno producendo più di una serie televisiva incentrata su veri e propri culti che conducono all’omicidio, spesso anche di massa, una fra le tante, “The Following”, ha per protagonista un omicida che s’ispira alla figura di Edgar Allan Poe. Ti è capitato di guardarla?

Onestamente no. Mi è però capitato di guardare un’intera stagione di “Dexter”, regalatami da Eye-Van, bassista dei Mugshots. Davvero interessante e ben fatto, però trovo un po’ inquietante questo fanatismo dell’uomo medio nei confronti dei fatti di cronaca più sanguinosi, oggi molto di moda, così come l’ergersi a “giudici-giustizieri”. Dieci o quindici anni fa l’omicidio seriale era un interesse di poche persone, il materiale era molto meno reperibile e spesso era in lingua inglese, quindi dovevi essere davvero motivato per approfondire il lato oscuro dell’Uomo. Oggi invece sento la casalinga media parlare del Jeffrey Dahmer di turno come se si trattasse di un personaggio di una soap opera, inoltre trovo oltremodo disgustoso l’interesse morboso e voyeuristico nei confronti di trasmissioni agghiaccianti, che io vieterei, in cui si descrivono minuziosamente sparizioni, stupri e sofferenze. Come detto in precedenza, a me interessa l’aspetto psicologico di chi commette determinati atti e non provo alcuna attrazione nei confronti delle descrizioni dettagliate di mutilazioni, torture et similia. Per questo non ho mai visto in vita mia, e mai vedrò, film sullo stile di “Hostel” e compagnia bella: se parliamo di film horror mi interessa l’aspetto ironico, sociale e paranormale di una vicenda (lunga vita a John Carpenter!). Se poi parliamo di fatti reali di cronaca, mi interessa l’aspetto clinico, patologico della mente umana: perché una persona agisce in un certo modo, cos’ha vissuto nella vita, cosa lo ha portato a comportarsi in quella maniera?

I The Mugshots sul palco di cosa hanno bisogno per rendere al meglio?

Sul palco basta poco… il problema è SOTTO il palco! È sempre più rara la presenza di un pubblico interessato, motivato ed entusiasta. Iper-tecnologia alla portata di tutti, sconci reality show, le trasmissioni macabre di cui sopra… ormai la maggior parte della gente è completamente anestetizzata e non si stupisce più per nulla, né si appassiona ad alcunché. Credo che ci siano precise manovre da parte del “potere” dietro tutto ciò. Sono molto pessimista nei confronti del futuro, vedo schiere di anonime nuove generazioni senza arte né parte, senza forti passioni: oggi con un clic hai l’intera discografia di una band senza godere del percorso e dei sacrifici che vivevamo per ottenerla fino a poco più di dieci anni fa! I concerti, a parte quelli dei “big” (che purtroppo per motivi anagrafici presto si estingueranno), non sono più EVENTI e hanno perso l’aspetto rituale che li caratterizzava; l’interesse per le nuove proposte è vicino allo zero e si dà tutto per scontato: essere prodotti da una leggenda della musica Rock o suonare cover di basso livello è la stessa cosa… Anzi si ha più successo nel secondo caso!

Come si svolge una vostra esibizione e quale sinora ricordate con più piacere?

Quando siamo nella nostra zona d’origine, abbiamo la possibilità di avere sul palco tre o quattro performer che interpretano i ruoli del professore pazzo, dell’assistente, del prete e della suora; si tratta di performance grottesche che vengono inscenate su determinate canzoni con costumi, arti mozzati, parti di manichino, maschere antigas e altri ammennicoli. Quando non abbiamo gli “attori” al seguito, abbiamo comunque il volto truccato, i ragazzi hanno un abbigliamento da evasi e io da condannato a morte della Pennsylvania! Ricordo con piacere i concerti in compagnia di Damned, Stranglers, Brian James, Uk Subs, Hugh Cornwell, Tv Smith (The Adverts), Baz Warne (The Stranglers), Demented Are Go!, The Lords Of Altamont e Koffin Kats.

Qual è il tuo pensiero sulla scena musicale italiana e sul momento infelice che sta attraversando dal punto di vista dei concerti? In più di un’occasione ultimamente si è sentito di date annullate all’ultimo momento, fenomeno che “stranamente” sta colpendo a ripetizione la nostra nazione.

Sto soffrendo pure io per la data mancata dei Black Sabbath! Non so che dire… Certamente non sembra una coincidenza il fatto che proprio in Italia vengano annullati determinati concerti, però sono davvero ignorante in materia, lo ammetto! Per quanto riguarda la scena musicale italiana invece, ci sono sicuramente delle realtà molto interessanti e attive: nel nostro caso vorrei citare GCM Music come management, Alka Record Label come etichetta digitale, la storica Black Widow Records come etichetta discografica “tradizionale” e l’iperattiva Eagle Booking come ufficio stampa, ma anche promoter in grado di regalare grandi concerti nel nostro paese, grazie alla presenza di ottimi posti come il Live Club di Trezzo Sull’Adda (MI). Infine vorrei sottolineare la presenza di ottime riviste in edicola e webzine online, oltre a webradio e webtv. Non mi lamento dell’apparato promozionale e produttivo musicale in Italia, che è davvero encomiabile, sono però deluso dal pubblico odierno, spesso quello più giovane, che possiede una ricettività pari a quella di un organismo unicellulare afflitto da gravi ritardi.

Negli ultimi anni si è parlato spesso di “pay to play” e di organizzazioni guidate nell’ambito di selezione della band partecipanti a festival ed eventi di una certa importanza. Quanto di tutto ciò limita la crescita artistica delle nostre band?

Assolutamente sì! Mi dispiace ma, come probabilmente si sarà capito da questa intervista, sono parecchio all’antica! Secondo me le band emergenti inserite in contesti tipo festival o come supporti per grossi nomi dovrebbero essere scelte da gente competente che valuta l’effettivo valore artistico e la compatibilità con tali eventi.

Parliamo ancora di live, le prossime date programmate? I nostri lettori dove potranno ascoltare dal vivo i The Mugshots?

Una data fissata, per ora: il 21 settembre al Work In Progress di Albignasego (PD). Ne stiamo fissando altre per promuovere “Love Lust And Revenge” in varie situazioni, con sorprese e nomi grossi coinvolti! Ancora non posso anticipare nulla, tenete d’occhio il nostro sito www.mugshots.it e soprattutto la nostra pagina Facebook www.facebook.com/themugshots!

Siamo arrivati al momento dei saluti… A te la parola.

Come al solito non mi resta che consigliarvi di chiudere ermeticamente i loculi domestici, gli spifferi potrebbero creare qualche problema alle ossa! Problema che cesserà di esistere il giorno glorioso in cui si estinguerà il genere umano… Grazie per lo spazio!

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