THORNAFIRE

THORNAFIRE

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Fedaykin

Formazione
Victor Mac-Namara – Chitarra
Juan Pablo Donoso – Batteria
Christian Argandoña – Basso, Voce

Ho il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Victor Mac-Namara, chitarrista e fondatore dei Thornafire. La band cilena ha rilasciato nella prima metà del 2012 il terzo album “Eclipse Nox Coagula”, l’anno sta per concludersi, sarà positivo il bilancio? Scopriamolo.

Ciao Victor e benvenuto sul nostro sito. Come va la vita? Che si dice in Sud-America? Siete ancora in giro a suonare?

Victor: Ciao Gabriele! Sì, un tour davvero fighissimo in questo periodo, faccio la spola da casa al lavoro. Qui è il momento più caldo della primavera, in Sud-America ci sono un po’ di lotte e di problemi ma è normale in questo continente triste.

Ti do campo libero, parlaci dei Thornafire, cosa significa per te la band, chi sono gli elementi che la compongono, dicci tutto ciò che ritieni necessario per iniziare a conoscervi…

Questo progetto trasmette semplicemente il death metal e le sonorità macabre e oscure che provengono dal mio cervello marcescente con le note di una chitarra. Per ora siamo io, il cantante/bassista e il batterista, che vive in Svezia.

Vi siete fatti le ossa con due demo (“Granted For All Somberness” e “Sin And Flesh Devotion”) e un ep (“Mortus Tenebræ Surrectus”) prima di pubblicare il debutto “Exacerbated Gnostic Manifestation”. Com’è stato muovere i primi passi, quali sono i ricordi di quel periodo e quanto ritieni sia importante per un gruppo avere una buona dose di “gavetta” alle spalle?

Beh, le cose non sono cambiate dall’inizio, magari ho imparato qualche cosa sul piano tecnico guardando altri gruppi e andando in tour, ma in realtà il nostro è un progetto death metal indipendente, è stato fondato senza ego, solo per entrare in un circolo di amici. La gavetta… forse, ma fare musica è un lavoro divertente. Certo la maggior parte del tempo lo passo suonando oppure occupandomi di altri aspetti inerenti al gruppo, piuttosto che andare per bar come fanno altri musicisti.

Il primo album e l’incontro con la label Ibex Moon, un matrimonio che dura tutt’ora, com’è avvenuto? Credo di parlare a nome di tantissimi nell’affermare che John McEntee è una sorta di mito d’uomo, che rapporti avete?

In effetti sono vecchio e per certi versi, parlando di death metal, sono orgoglioso di aver visto l’ingresso in scena di alcuni album importantissimi, di aver vissuto l’era delle riviste e aver visto come le cose funzionavano negli anni ’90. Quindi ho solo fatto ciò che era tipico fare in quel periodo, ho registrato un demo e l’ho inviato a riviste ed etichette. La Ibex Moon, allora, era la scelta migliore per il gruppo e John è una persona molto semplice con cui è facile collaborare.

Cinque anni e tre lavori full ultimati, dovendoli presentare ai nostri lettori come li descriveresti? E quali sono le doti che riconosci a ognuno di essi?

Con l’overdose di produzioni standardizzate e nulla di nuovo che esce di questi tempi, è difficile parlare del tipo di musica che suoni, ma per me la creazione di ogni album è divertimento e allo stesso tempo è un test, un’evoluzione nel mio modo di suonare lo strumento e di produrre musica. Se dovessi parlare a un pubblico direi che ogni album è un progresso nello stile musicale, ma parlando a titolo personale ti dico che ogni album è la soddisfazione di crescere sia da un punto di vista chitarristico che della composizione dei pezzi.

“Eclipse Nox Coagula” l’ho trovato particolarmente vario e un po’ più europeo nel sound, è cambiato il modo in cui componete i brani? E come nasce un vostro pezzo?

Le basi sono sempre le stesse, ho un sacco di idee e le presento agli altri membri del gruppo per scegliere quali sono più originali. Entrare come band nel mondo metal non è facilissimo per i Sudamericani, non abbiamo un sound distintivo come, per esempio, gli Svedesi, aggiungiamo solo più rabbia alla nostra musica. Sì, forse mi piace di più lo stile europeo rispetto a quello nordamericano perché mi piacciono di più la scala minore e quella diminuita rispetto al modo in cui si suona death metal in Nord America.

Non avendo avuto il supporto dei testi, non sono del tutto sicuro d’aver compreso ma potrei aver intuito che siamo difronte a un concept album? Sbaglio o c’è un filo conduttore che lega le tracce?

Come sempre, i testi sono più o meno riflessioni personali su uno stile di vita, sulla classe operaia del Sud America, persone anonime che cercano soddisfazione immediata, circondate da ignoranza, informazioni confuse. Quindi percorriamo una strada per analizzare le cose dal nostro punto di vista e le esprimiamo a parole nostre, senza il bisogno di citare le parole di autori famosi. Per ora lavoriamo con uno scrittore di libri cileno e inseriamo un po’ di retorica acida nei nostri testi.

Qual è il significato dietro la cover dell’album?

È un’interpretazione meravigliosa della volontà e del potere che l’uomo possiede dentro se stesso: nonostante l’operazione chirurgica e i serpenti che lo circondano, il cuore resta forte, l’uomo resta saldo davanti all’oscurità e al fenomeno dell’eclissi. Non è un messaggio di positività Cristiana [ride]. Concepiamo l’oscurità come un pensiero basso, mediocre dell’umanità; ad alcuni individui non è concesso di vedere la vita chiaramente e la loro visione, il loro sviluppo nell’esistenza, sono distorti.

Il panorama death metal è sempre stato altamente prolifico, in questi ultimi anni però c’è stato un vero e proprio boom, che si parli di death-core, technical o revival le formazioni valide da nominare sono veramente tante. Quali sono gli ultimi dischi di tuoi colleghi che hai avuto modo di ascoltare e quali hai apprezzato particolarmente?

Sinceramente non ci sono state uscite che mi abbiano colpito in particolare dopo “The Horror” dei Tribulation e l’EP dell’anno scorso degli Insision “End Of All”. Spesso mi tengo aggiornato su quello che si muove all’interno della scena, ma di recente ho ascoltato più che altro musica elettronica, che a mio parere mi induce a rilasciare pezzi più originali. Mi dispiace deludere tutti i fan die hard / old school / puristi nei criteri.

Quali sono invece i dischi che reputi adatti a formare le basi per un novizio del genere? Quali ti hanno cambiato la vita e ti hanno fatto giungere alla conclusione che è questo ciò che volevi suonare e vivere?

Non proprio ideale per prendere in mano uno strumento, ma secondo me “Clandestine” degli Entombed è uno degli album più freschi e intensi di quelli che hanno attirato la mia attenzione. “To Mega Therion” dei Celtic Frost è un disco assolutamente genuino e molto particolare; poi ce ne sono alcuni interessanti di gruppi come Morbid Angel, Immolation, Hate Eternal, Slayer.

Come sono i Thornafire dal vivo? E quali sono l’atmosfera e l’ambito migliori per godersi una vostra performance: locale piccolo e intimo da devastazione o durante uno spettacolare megafestival?

Mi è sempre piaciuto suonare alla luce del giorno per passare la serata per conto mio e a guardare altri gruppi, poi bere e godermi la festa durante la notte, e questo tipo di situazione è più frequente ai festival; mi ci sento più a mio agio, credo semplicemente di non essere un animale notturno. Chiedo scusa nuovamente ai fan die hard old school, vampiri scatenati.

Avete girato un po’ per l’Europa, siete stati in Germania e nella zona mitteleuropea (Repubblica Ceca e Polonia giusto?), avete aneddoti di viaggio? Come sono andate le giornate on stage? Raccontaci un po’ della vostra esperienza, ti ritieni soddisfatto e l’accoglienza è stata quella che t’immaginavi?

Sì, siamo stati in tour europeo due volte, una nel 2010 quando abbiamo fatto qualche breve apparizione in alcuni festival e una quest’anno, con un festival e un tour per locali, che è stata un’esperienza di incontro molto più efficace e dove avevamo molte più armi promozionali, come merchandise vero e proprio, un album in digipak in versione deluxe e un video con due infermiere zombie molto carine che ci ha aiutato molto. Quest’ultimo tour è stato molto più sobrio, più professionale e incentrato al 90% sulla musica, piuttosto che sul divertimento o sul fare foto ai castelli come è successo con i ragazzi con cui andai in tour nel 2010. L’Europa è un bel posto, il migliore per suonare questo tipo di genere dalle sonorità antiche, il “life style metal” si mantiene vivo e in forma, siamo ancora considerati underground ma per noi va bene così. Fanculo allo stile di vita Motley Crue!

Non ci sono state date in Italia, vogliamo mandare un messaggio a chi ci segue, magari si riesce a farvi arrivare anche nella nostra Penisola?

Sono in grado di capire un po’ la lingua pur non avendola studiata. Spero che riusciremo a passare da quelle parti, in un paese così interessante, con il nostro death metal oscuro e marcio ma non per spacciarci per qualche genere di divinità dell’underground, vogliamo solo diffondere il nostro infinito veleno nero tra le masse, anche tra i vampiri old school puristi.

Quali sono le differenze più grandi che hai notato nel modo di vivere il metal degli europei e quello dei sud-americani?

Non molte in realtà, le persone si inseriscono nella società allo stesso modo, i tipi più tranquilli e bruttini spesso sono un po’ introversi, magari lì ci sono più possibilità di subire un'”overdose” di gruppi da vedere, ma anche in Cile oggi come oggi si svolge un festival metal internazionale di due giorni e ci sono molti gruppi che vengono a fare tour.

A oggi quali ritieni siano state le realtà della scena nazionale a cui appartieni ad avere avuto la fortuna che hanno meritato e quali consiglieresti di riscoprire?

Il Cile in generale non è troppo conosciuto oltre i suoi confini, davvero! Immagino che in ogni progetto underground, in quanto tale, si sia motivati a diffondere il proprio punto di vista e i propri pensieri attraverso la musica, cosicchè possano diventare un valore per tutta la scena. Non mi piace il doom. Se parliamo di gruppi di qualità da queste parti, i Warpath hanno rilasciato un demo fighissimo parecchio tempo fa e i Melektaus sono attualmente una realtà death metal fantastica, musica molto interessante e per niente trendy o di cattivo gusto, credo che suoneranno in Europa l’anno prossimo dopo aver rilasciato un disco quest’anno, quindi se potete teneteli d’occhio.

Ci sono dei generi e degli atteggiamenti che ritieni siano una piaga per questo mondo artistico? Ti è mai capitato d’imbatterti in agenzie di promozione e loschi figuri che chiedessero soldi in cambio di date? Il cosidetto “pay to play”…

Certo che ci sono, tutti quei ragazzini moderni influenzati dal mainstream che di questi tempi suonano fast brutal death metal con quelle acconciature da gay, e altri che producono una specie di musica estrema fatta per il mercato mainstream, fanno schifo tutti, sono talmente controllati dalle mode che la loro musica è plasticosa, noiosa, priva di qualsiasi valore. Non sono il classico vecchiardo che parla dei bei vecchi tempi, però andiamo, questo genere alla nascita proponeva musica indipendente, veloce e nuova mentre ora è cambiato tantissimo. Prendi per esempio il metalcore e molti dei gruppi che appaiono su Blabbermouth. Personalmente non ci è mai capitato di ricevere questo tipo di proposta durante il nostro percorso underground, fortunatamente sia con le label che con i locali abbiamo sempre ricevuto buone offerte, che ci coprivano le spese di produzione o dello show. Se le cose per noi non vanno bene preferiamo non suonare, uno degli aspetti migliori in ambito creativo è che anche stare a casa con un computer e una chitarra soddisfa la nostra sete di sangue.

Chi é Victor Mac-Namara al di fuori dei Thornafire? Altra passioni, lavoro, la vita quotidiana insomma.

Una persona normale, un graphic designer negato sudamericano, molti dei miei interessi riguardano la musica, ma leggo anche molti libri, soprattutto i lavori di Bukowski, e a volte mi affascina osservare gli aspetti positivi e negativi delle persone e della società, il genere umano è fondamentalmente disgustoso ma può essere affascinante.

Vivere per la musica e di musica nel metal è ancora possibile o è divenuto un lusso sempre più ristretto e per pochissimi con alle spalle certe “label”?

È una questione che dipende dai fatti e da come le cose girano per molte persone. Credo che per la maggior parte nell’ambito death metal oggi come oggi suonare sia più un modo per mantenere vivo il proprio stile di vita che non per ottenere successo monetario, come poteva accadere in passato, ai tempi dei grandi successi del death metal. Poi certo, se chiedi qua e là senti storie riguardo ad alcuni che riescono a farne un vero e proprio business formale ed è buon per loro, ma per la maggior parte delle persone è solo un modo per esprimere il proprio pensiero dopo il lavoro. Il numero di musicisti in circolazione ormai è enorme e non sono così tanti quelli che danno peso a quello che altri musicisti hanno da dire, magari andando ai loro concerti pagando il biglietto o comprando album.

Hai l’occasione di organizzare un evento unico nel suo genere, una sorta di “Woodstock” Metal dove puoi inserire band di qualsiasi genere, ovviamente inerenti a tale mondo e con i Thornafire headliner, nessun limite di budget e località a tua scelta. Su quali formazioni punteresti (attive e non) e perché? Quale sarebbe il posto ideale per dar vita a un concerto simile?

Hmmm… ah, prenderei i soldi e organizzerei un metal fest a Sao Paulo, in Brasile, che duri un mese intero con Demolition Hammer, i Metallica coi capelli lunghi [ride], i Morbid Angel dell’era dei demo e i Thornafire sui maxischermi, con video a bassa risoluzione presi da Youtube, mentre per tutto il resto del tempo spiaggia e danzatrici in topless.

Invitiamo i lettori di Aristocrazia Webzine all’ascolto di “Eclipse Nox Coagula”, cinque motivi per non perderlo:

Stavo pitturando una casa qualche giorno fa e ho sentito quell’album per due volte, è una buona release, bella musica… mi sembra che questo sia parlarne bene, no?! Dai, facciamo le cinque ragioni:
– intrattenimento completamente Death Metal per menti marce ma di buon gusto;
– testi in spagnolo carichi di odio, che hanno qualcos’altro da dire oltre che Gesù Cristo è marcio;
– durante l’ascolto dell’album potrai sollazzarti con le foto dell’ultimo anno della nostra vita di merda presenti nel booklet;
– musica oscura onesta e indipendente, prodotta senza lo scopo fondamentale di ricevere applausi e ovazioni al nostro ingresso nei locali metal;
– numero cinque, un altro buon album aggiunto alla tua collezione dei Thornafire, collezionali tutti!

Chiudiamola qua, Victor ti ringrazio per il tempo trascorso in nostra compagnia e ti lascio ancora una volta la parola per portare a conclusione in qualsiasi modo tu voglia questa nostra chiacchierata…

Ok, grazie a te Gabriele per lo spazio che mi hai concesso e per averlo reso piacevole. Speriamo di passare dall’Italia entro il prossimo anno per condividere la nostra musica “evil & hateful sudamericana” con le persone che vivono laggiù.

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