Vama Marga, la pittura, i Depths Above e il black metal | Aristocrazia Webzine

Vama Marga, la pittura, i Depths Above e il black metal

Depths Above - Ex Nihilo
Depths Above – Ex Nihilo

Confesso di aver scoperto Vama Marga soltanto un anno fa, quando mi ritrovai davanti Imperative Imperceptible Impulse degli Ad Nauseam, per me IL disco del 2021. Il dipinto in copertina, astratto eppure perfettamente in grado di comunicare la complessità e le molteplici sfaccettature della musica, mi colpì molto, e mi annotai il nome dell’artista, fino ad allora a me del tutto ignoto. Avanti veloce di qualche mese e un altro album death metal mi ribaltò completamente: questa volta si trattava di una band esordiente, i Vertebra Atlantis, e del loro Lustral Purge In Cerulean Bliss. Anche in questo caso, copertina a nome Vama Marga.

A questo punto urgeva documentarsi per capire chi si celasse dietro questo nome tantrico, ma la scarsità di informazioni sul personaggio di Vama Marga è roba da anni ‘90. È però molto facile risalire al suo attuale progetto musicale, i Depths Above, da Brno, in Repubblica Ceca, autori di un misto tra black metal, death metal e cose più atmosferiche. La musica dei Depths Above è un perfetto contraltare ai dipinti di Vama (che nella band si occupa di voce e chitarre, oltre che ovviamente degli aspetti visuali), e il debutto Ex Nihilo del 2018 è un album davvero notevolissimo.

Ormai le domande che avevo in testa erano parecchie, per cui ho sfruttato il magico mondo dell’internet per entrare in contatto diretto con Vama, che alla proposta di un’intervista per Aristocrazia si è subito dimostrato entusiasta. Ci siamo trovati una sera su Skype per una chiacchierata sul divano da Milano a Brno che Metaverso spostati, e la prima domanda non poteva che essere: chi è Vama Marga?

«Tanti anni fa ho iniziato a intripparmi con le filosofie orientali, ho letto un po’ di cose, i Veda, la Bhagavadgītā, e sono rimasto molto colpito da un certo tipo di visione. Il Vama Marga, o via della mano sinistra, è una filosofia e una pratica tantrica ostracizzata dai Veda, cioè dalla visione religiosa ortodossa Hindu, quasi eretica. Il suo sviluppo avviene tramite tutta una serie di pratiche e rituali, spesso macabri, considerati abietti o al di fuori della morale comune. Secondo chi segue questa via si tratta in realtà di un’ascesa verso qualcosa di superiore, di alto, però attraverso un percorso oscuro, una sorta di scorciatoia quasi, rispetto a un insegnamento ortodosso tradizionale. Che funzioni o meno non sta a me dirlo, io non sono un praticante di questa filosofia, ma l’ho sempre trovata una metafora calzante per quello che faccio. Il raggiungimento di una catarsi, una pace interiore, attraverso l’arte, anche se di primo acchito può sembrare oscura all’osservatore comune o a chi non segue il mondo della musica estrema. Io non la percepisco come tale, per me la mia musica e i miei dipinti sono soltanto un’esternazione di sensazioni, e l’unico obiettivo che mi pongo è di essere autentico».

E cosa significa essere autentici, secondo la concezione dell’uomo Vama Marga? «Guardare dentro se stessi, azzardando e focalizzando l’attenzione su parti che non causano necessariamente piacere o sensazioni positive. L’impulso di dire qualcosa senza preoccuparsi troppo della riuscita del lavoro. Avere come fine ultimo un messaggio senza badare troppo al mezzo. Ed è molto difficile farlo senza essere condizionati da una serie di filtri costruiti dall’ego, dalla visione distorta che uno costruisce di sé. Penso di essere solo all’inizio del mio percorso. Sono un autodidatta sia musicalmente che pittoricamente — e si vede, so di avere una serie di lacune tecniche in entrambi i campi — e imparare qualcosa in maniera metodica mi ha sempre annoiato, ho sempre trovato molto faticoso seguire un metodo rigoroso, per cui ho cercato di inventarne di miei». Quali sono quindi i tuoi processi creativi, come funziona la creazione, per esempio, di un tuo quadro? Per fare un esempio a me molto caro, com’è stato sviluppato il dipinto di Imperative Imperceptible Impulse, sono stati gli Ad Nauseam a mandarti la musica, oppure è qualcosa che avevi già fatto e che loro hanno reputato adatto all’album? E se così, com’era nato quel quadro? «Entrambe le cose. Mi scrisse Matteo [Gresele, chitarrista degli Ad Nauseam], dicendomi di aver visto qualcosa di mio su internet e che gli piaceva quello che facevo. Quando mi propose di fare qualcosa per loro dissi ovviamente subito di sì, conoscevo già la band e l’ho sempre apprezzata. Da lì è nata anche un’intesa personale, siamo anche diventati amici, è una persona con cui mi sono subito trovato, e quella è stata una chiave del successo del lavoro. Lo vedo, quando faccio dei lavori per delle band con cui non c’è questa grande connessione mentale, il lavoro viene fuori diversamente. So che è una banalità, ma è davvero così che va.

Ad Nauseam - Imperative Imperceptible Impulse
Ad Nauseam – Imperative Imperceptible Impulse

Per quanto riguarda lo sviluppo del lavoro in sé, una volta che ci siamo accordati mi hanno mandato qualcosa da ascoltare in anteprima e mi sono fatto l’idea che l’immagine dovesse essere ricca di dettagli, contenere porzioni più dense e altre più rarefatte, esattamente come la musica, e che esprimesse qualcosa di violento, ma in modo quasi inconscio. Non doveva essere una violenza espressa, esplicita, ma qualcosa che creasse ansia, paura, ma anche rispetto e devozione, e sono partito da queste premesse. A me poi piace molto usare dei movimenti in diverse direzioni, che spesso percepisco anche nella musica, e cerco per quanto possibile di mantenere un parallelismo tra visuale e sonoro, che per me sono due mezzi diversi che però trasmettono la stessa cosa».

La stretta correlazione tra i due mondi è evidente a partire dal fatto che Vama Marga lavora con entrambi. Gli chiedo allora qual è stato il percorso che lo ha portato a iniziare a dipingere e a suonare, se c’è stato qualche artista che lo ha colpito così tanto da fargli prendere il pennello o la chitarra in mano o se è stato tutto spontaneo. «No, in realtà è nato tutto per caso. Ho sempre pensato di essere portato, per quanto questo aggettivo significhi poco, da bambino disegnavo e cose così, credo di avere una sensibilità per le cose visuali. La passione per la musica invece è nata dopo, il gusto per il suono l’ho sviluppato più tardi, verso i dodici anni ho cominciato ad ascoltare musica consapevolmente, intorno ai quindici ho iniziato con il black metal…» Ed è andata malissimo. «Sì, sì, è andata malissimo… Sono passati tanti anni e il black metal lo ascolto ancora, è una cosa che mi ha un po’ segnato. Ovviamente col tempo è cambiata la mia percezione della cosa, ma è ancora parte della mia vita. All’epoca ho anche pensato che potesse essere una fase, sai, ma…». Io stesso ho tanti amici che anni fa erano appassionati come me, ma con l’andare degli anni hanno un po’, quando non del tutto, abbandonato, perché non sentivano più la necessità di questa roba qua. Ma altri sono sempre marci uguale. «Esatto! È proprio una questione di necessità, di priorità, per certe persone rimane forte, per altre cambia. E insomma io ci sono rimasto dentro».

Quindi spontaneità completa, nessun tipo di preparazione o di folgoramento da parte di un artista specifico. «Già. Poi per carità ho sempre trovato affascinanti gli artisti più metal, Zdzisław Beksiński in testa chiaramente, ma solo di recente ho iniziato a documentarmi andando a scoprire illustratori contemporanei più underground, magari con uno stile più minimale o non esplicitamente aggressivo. È un percorso di approfondimento che ho iniziato solo nell’ultimo anno, più o meno». Ed è un caso che proprio nell’ultimo anno siano anche arrivate più copertine? Ad Nauseam, Vertebra Atlantis, Avtotheism, nel 2021 il nome di Vama Marga ha circolato come mai prima, in questo mondo qua. «Sicuramente ho ricevuto più richieste di collaborazioni, ma questo è dovuto all’album degli Ad Nauseam. Ha iniziato a scrivermi un bel po’ di gente e io sono rimasto abbastanza scioccato, devo dire che non me l’aspettavo. Non che non fossi soddisfatto del lavoro, ma non avrei mai pensato che avrebbe avuto questa esposizione, ho sempre creduto in maniera un po’ naive che questo mondo qua fosse una nicchia, ma ormai non c’è più un cazzo di nicchia. Ovviamente sono super contento della cosa, è stato figo conoscerli, lavorare per loro, e sono soddisfatto del lavoro. E con Gabriele [Gramaglia, di Vertebra Atlantis] e Riccardo [Avtotheism] uguale, ci siamo messi d’accordo velocemente e tutto il processo è andato molto liscio».

E se la richiesta dovesse aumentare talmente tanto da richiedere un impegno a tempo pieno, cosa succederebbe? Saresti disposto a lasciare il tuo lavoro per dedicarti completamente a una carriera artistica? «Certo non mi farebbe schifo, forse avrei paura, di dover fare un sacco di roba che mi fa cagare per guadagnare abbastanza da questa attività per potermi mantenere. Poi diventerebbe una cosa meccanica, perché avrei tante commissioni e finita una sotto l’altra… Non so rispondere al momento».

Parliamo un po’ anche dell’altro lato della tua carriera artistica, cioè quello musicale: chi sono i Depths Above? «Siamo in quattro e viviamo tutti attorno a Brno, in Repubblica Ceca. Nel primo album, Ex Nihilo, mi sono occupato prevalentemente io della stesura del materiale, mentre il nuovo disco che stiamo ultimando in questo periodo è il frutto di una lavorazione a otto mani, ed è decisamente più interessante dal mio punto di vista. Facciamo una vita da band, nel senso che stiamo jammando abbastanza, soprattutto in questo periodo in cui non abbiamo concerti, e in sala prove esce sempre tanta roba che poi scremiamo via via. Non vorrei entrare troppo nei dettagli del processo compositivo però, perché una cosa che mi dà un po’ in culo del mondo metal moderno è questa roba dei making of, in cui vedi ogni singolo passo di come ogni album viene creato. Che palle, si perde molto fascino. Io poi sono un po’ old school, mi sono avvicinato a questo mondo nei primi anni Duemila quando era ancora tutto abbastanza nascosto, ed era fighissimo, adesso invece qualsiasi cosa viene sbandierata ai quattro venti». Anche io, che ho più o meno la stessa età di Vama, ricordo che quando mi avvicinai al metal estremo era l’ultimo periodo in cui veniva conservato un alone di mistero, in cui potevi non sapere come cazzo fosse registrato un album né chi lo avesse registrato. «Sì, ti ricordi? Pseudonimi, foto a cazzo di cane, facepainting ovunque, roba così». Però i Depths Above non sono così tanto assimilabili a quell’immaginario, e anzi, Ex Nihilo suona anche abbastanza distante, decisamente più moderno e ibrido anche a livello di suoni. «Sì, non abbiamo tutti la stessa estrazione, nella band c’è chi è più vicino al mondo doom, chi è più vicino al black, ognuno ci mette il suo zampino e alla fine escono queste cose qua».

E la scelta dell’autoproduzione da dove arriva? «Ci abbiamo messo un po’ a scriverlo e non volevamo avere alcun tipo di pressione da nessuno di esterno, per cui abbiamo deciso di farlo uscire così. E la risposta per noi è stata totalmente inaspettata, nel senso che abbiamo ricevuto un sacco di supporto e feedback positivi. Adesso stiamo lavorando al seguito, abbiamo un po’ di pezzi, qualcosa di finito, qualcosa ancora da aggiustare. Vorremmo arrivare a lavoro finito con trentacinque, quaranta minuti di musica, dovremmo farcela entro l’anno». E il dipinto in copertina, come sempre, sarà fantastico.