Vivere la furia black metal in tempi distesi: gli Adversam

Vivere la furia black metal in tempi distesi: gli Adversam

Gruppo:Adversam
Formazione:

  • Katharos – Voce
  • Tiorad – Chitarra
  • Asterion – Chitarra
  • HHG – Basso
  • Essyllt – Tastiere
  • Summum Algor – Batteria

In un mondo musicale che viaggia sempre più a velocità serrate per stare al passo coi tempi della globalizzazione e della comunicazione istantanea, rendendo difficile agli appassionati orientarsi in maniera approfondita, esistono ancora band che si tirano fuori da ritmi produttivi da catena di montaggio e ossessione per l’onnipresenza social. Lo scorso anno gli Adversam hanno interrotto uno dei loro classici silenzi con la ristampa del demo The Black Diamond Gates, col quale avevano iniziato a farsi conoscere nell’underground black metal a partire dal 1997, muovendo poi l’interesse di Scarlet Records e facendo da spalla alla calata italiana degli Immortal. Insieme a Essyllt, Summum Algor e soci ci siamo mossi fra passato e presente intorno all’eredità di una piccola gemma italiana che ha rivisto la meritata luce.


La prima domanda secca che mi viene da farvi è perché riproporre un demo a distanza di oltre vent’anni dalla pubblicazione originale?

Il demo è stato la prima fondamentale tappa per la nostra storia, iniziata quasi venticinque anni fa, ma essendo stampato in sole 300 copie è andato esaurito in breve tempo e nel frattempo ci siamo trovati proiettati nella realizzazione del nostro primo full length, Animadverte, il che ne rendeva superflua una ristampa… Nel tempo abbiamo ricevuto spesso richieste riguardo la sua reperibilità e più volte abbiamo pensato di ristamparlo aggiungendo del materiale inedito, ma solo di recente abbiamo valutato concretamente questa strada, avendo la possibilità di aggiungere dei brani live: è un buon modo per tracciare con coerenza una linea da ciò che eravamo agli albori e ciò che siamo oggi. Inoltre abbiamo sempre ritenuto fosse un buon prodotto per essere un demotape di quell’epoca, contenente già molti dei tratti distintivi della nostra musica.

Personalmente lo reputo un ottimo demotape! Dall’ascolto si nota tutto l’impeto di una formazione agli esordi, la voglia di mostrare il proprio valore, ma al tempo stesso anche capacità musicali molto interessanti e tantissimi spunti. Quali erano le vostre esperienze come musicisti prima di incidere il demo?

I musicisti che hanno realizzato il demo arrivavano da generi musicali affini al black metal, che in quegli anni era una sfumatura musicale piuttosto nuova. Abbiamo creato la band con l’intento di proporre la nostra personale interpretazione del genere anche in Italia. Ciascuno di noi aveva una buona esperienza con il proprio strumento e ciò ha permesso di caratterizzare maggiormente la nostra proposta, sebbene improntata sui dettami dello stile originario.

La nuova copertina che avete scelto è un ottimo modo per rendere professionale anche l’aspetto grafico, ma restando coerenti col soggetto scelto nel 1997. Cosa potete dirci invece dell’opera originale?

Le possibilità grafiche nel 1997 differivano notevolmente da quelle attuali, così come quelle di produzione. Abbiamo scelto di utilizzare un’illustrazione da noi ideata sovrapposta all’immagine di un tramonto. Varcare il cancello era, metaforicamente, un invito ad addentrarsi nelle nostre sonorità che abbiamo indicato come black diamond, per sottolinearne la natura profonda e intimista, sfaccettata e inaspettata.

C’è stato un criterio particolare nella scelta delle tracce live da inserire in scaletta come bonus?

Abbiamo selezionato i brani a nostro avviso più rappresentativi del percorso della band nel tempo. Da sempre proponiamo nei live un brano del demo, Lucifer – Crowned, Avenger And Conqueror, poiché lo riteniamo rappresentativo dello stile iniziale, pur essendo decisamente attuale. Uno stile che crediamo si sia arricchito e caratterizzato rispetto agli esordi, ma che non è mutato.

La ristampa di The Black Diamond Gates gode del supporto di Join This Order e Pagan Moon Organization. Quest’ultima è la stessa etichetta che si occupò della versione in musicassetta nel ’97. Esiste quindi un rapporto particolare che vi lega a loro? Invece Join This Order vede all’opera lo stesso Summum Algor: di cosa si occupa di preciso?

Dobbiamo molto alla Pagan Moon Organization, di fatto ha prodotto sia il demotape The Black Diamond Gates che Animadverte, ceduto in fase finale alla Scarlet Records. Attualmente i diritti di stampa di questi due album sono di Pagan Moon Organization e Adversam. Join This Order organizza live e si occupa della produzione di album prevalentemente black metal. Inoltre, è distributore esclusivo del merchandise degli Adversam.

Avete qualche aneddoto particolare da raccontare di quando apriste per gli Immortal al Babylonia di Ponderano? Quali sono state le vostre sensazioni al cospetto di una band così importante?

È stato un live importante per la band, all’epoca eravamo agli esordi e quel palco ci ha dato una buona visibilità. In verità ci aspettavamo un’atmosfera diversa, non abbiamo potuto fare il soundcheck perché i suoni davano fastidio alle altre band che stavano cenando, era stabilito che fossimo la seconda band a esibirsi, mentre appurammo sul posto, poco prima dell’inizio, di dover aprire perché la label di un’altra band aveva corrisposto all’organizzazione una cifra per la variazione della bill. Tuttavia, suonare su quel palco è stata una bella esperienza e il pubblico aveva apprezzato molto. Dopo l’esibizione, nel backstage, Immortal e Angelcorpse si sono rivelati disponibili e partecipi, tanto da complimentarsi con noi. Talvolta il pubblico non conosce i retroscena di un live, soprattutto di un evento di una certa rilevanza, ma abbiamo compreso nel tempo che spesso occorre pagare per suonare su palchi prestigiosi; sebbene si possa considerare come una forma di pubblicità per le band, non la riteniamo una modalità coerente e meritocratica; nell’underground occorrono supporto e trasparenza, soprattutto nel nostro Paese che offre poche opportunità per il black metal.

Dopo il buon riscontro ottenuto da Animadverte, sono dovuti passare ben nove anni per la pubblicazione del suo successore. Come avete detto in alcune vecchie interviste, in questo lasso di tempo vi siete occupati della promozione di Animadverte, poi ci sono stati cambi di formazione, difficoltà e casualità varie. Avete mai avuto dei rimpianti sul fatto di non aver sfruttato un momento favorevole per farvi conoscere da una platea maggiore?

Non abbiamo rimpianti, non si può creare un disco e dimenticarsene dopo due live per passare subito ad altro perché lo richiede il pubblico o, peggio, l’etichetta di turno, a noi piace anche viverlo e celebrarlo, rispettare il grande lavoro svolto. Inoltre, componiamo e arrangiamo con grande cura, siamo ipercritici e la dedizione a ciò che facciamo ha consentito alla band di essere ancora presente dopo più di vent’anni. Suoniamo e realizziamo i nostri lavori quando è giusto per noi e confidiamo nel fatto che chi ci segue apprezza la nostra qualità. Ci sono molte band che hanno realizzato oltre venti dischi in vent’anni, ma ci si ricorda solo del primo!

In una vostra intervista del 2015 affermavate che molto black metal si è arenato da anni su canoni estetici vecchi di decenni e abusati oltremodo, e che faticavate a trovare nuove proposte in linea stilistica col genere ma dotate di personalità. Siete ancora della stessa opinione?

Consideriamo importante che una band sappia proporre uno stile, seppur riconducibile a fattori caratterizzanti un dato genere, personale e per certi aspetti identificativo, ma non è semplice, occorre del tempo, è stato così anche per noi; dunque risulta complesso, dato il numero elevatissimo di proposte, individuare queste peculiarità, sebbene, fortunatamente, sia stato possibile assistere a un certo fiorire di buone idee associate alla qualità dei musicisti, soprattutto nell’est Europa. A nostro avviso, particolarmente nel black metal, si ricordano e si apprezzano band che nel tempo hanno saputo evolvere il proprio sound senza stravolgerlo, che sanno riproporsi senza snaturarsi e che non cedono alle ripetizioni… solo per far uscire un album dietro l’altro, per ricollegarci alla domanda precedente!

Negli ultimi anni si sono sviluppati vari filoni, penso alla scena Cascadian, al black metal cosmico, a quello intellettuale e dissonante in stile Deathspell Omega, al black-gaze o alla scena del Québec. C’è qualcosa fra questi che avete gradito e rispecchia la vostra idea di black metal inserito in un contesto temporale moderno?

Non è semplice dare una risposta univoca, perché — come saprai — Adversam è costituito da ben sei teste, ciascuna con gusti e propensioni stilistiche differenti. La linea comune è sempre relativa alla veridicità di ciò che si ascolta, lo studio serve a nostro avviso solo per curare il sound finale, non per rimaneggiare; prediligiamo band che veicolano armonie e atmosfere attraverso un sound serrato e veloce, apprezziamo i bravi musicisti e, al di là delle oggettive capacità tecniche, la capacità compositiva che emerge nell’immediato in un album e che è data dal giusto intreccio degli strumenti. I nomi che citi sono senza dubbio proposte interessanti, affini ai gusti musicali di alcuni di noi, meno apprezzati da altri. Crediamo che siano proprio le diverse influenze che ciascuno di noi porta in Adversam, in modo consapevole o meno, a definire il nostro sound, per noi è sempre stato un valore aggiunto.

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