Царепоклонство: il Culto dei Voland

Царепоклонство: il Culto dei Voland

Ne abbiamo parlato la prima volta nel 2009, in chiusura del nostro primo anno di attività come webzine. In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, ne abbiamo presentato il secondo lavoro in anteprima. Due anni dopo, abbiamo assistito a una delle loro prime performance dal vivo e, in quella sede, li abbiamo persino intervistati. Lo scorso fine settimana, purtroppo, distratti da un loro perfido quanto astuto stratagemma, siamo caduti in una trappola tesaci da Haiwas e Rimmon e abbiamo accettato di finire live su Facebook con i Voland per commentare il loro nuovo EP.

Nonostante abbia un nome improbabilmente articolato, Voland III: Царепоклонство – Il Culto Degli Zar ha subito raccolto un certo numero di reazioni tra le fila dei seguaci del progetto. Reazioni di tutti i tipi, curiosità ed eccitazione, qui in Italia, quanto di sgomento e terrore in Russia, dove il quartetto è stato apparentemente tacciato di apologia alla monarchia (?) e il grande complotto è stato scoperto: in realtà i Voland non sono italiani, bensì immigrati sovok, spie dei poteri forti. Se non ci credi, guarda pure l’estratto recuperato da Rimmon dal thread su VK.

Tutto questo, purtroppo o per fortuna, è venuto fuori solamente dopo. Il nostro pomeriggio di sabato 8 maggio 2021 è trascorso così, in compagnia di Haiwas, Rimmon, Geu e Flo, sparsi per mezza Europa a parlare di zar e musica brutta registrata anche peggio. Un sabato rosso sul calendario, almeno per noi.


Oneiros: Partiamo da un punto fermo. Qual è il titolo preciso dell’opera, visto che gli altri due ep si chiamano solo Voland e Voland II?

Rimmon: Il titolo è lungo e fastidioso, fatto apposta per dare fastidio a voi che dovete scrivere recensioni e pubblicazioni. Il titolo esatto è Voland III: Царепоклонство – Il Culto Degli Zar. Il concept è incentrato sulla figura dello zar nel corso dei secoli. Le canzoni parlano di vari episodi di varie epoche, molto diverse fra loro. Il tema centrale è la figura dello zar, nel ruolo di imperatore e guida dello stato, dell’impero, del popolo, ma anche nel suo ruolo religioso quindi di capo della chiesa e protettore della fede. In contrasto coi movimenti sociali che gli si sono opposti, quindi la Rivoluzione d’Ottobre ma non solo, ci sono anche altri episodi nei quali lo zar è stato sfidato. Il culto in realtà è un gioco di parole sul contrasto: da un lato c’è l’imperatore sacro e inviolabile, dall’altro la ribellione e il regicidio.

Bosj: E i Voland dove si schierano?

Rimmon: Lo sforzo è stato quello di dare voce a tutti gli attori coinvolti e ai vari schieramenti di ogni epoca. Poi starà all’ascoltatore valutare la nostra interpretazione, se ci siamo schierati più da un lato o dall’altro. È comunque un lavoro che parla di regicidi, rivoluzioni e ammazzamenti di nobili e regnanti.

Uno spettatore della diretta chiede se lo zar mummificato sulla copertina è Ivan il Terribile.

Rimmon: Non è Ivan il Terribile, però il costume e i simboli del potere sono quelli tipici di uno zar del XV-XVI secolo. Insomma è il prototipo di uno zar con tutti i simboli al posto giusto: lo scettro, l’orbe… Rappresenta la figura dello zar in generale.

Haiwas: La copertina è stata realizzata come al solito dal nostro amico Sabnock Design, anche batterista dei Veratrum.

G.E.F.: Ho notato che il testo di “Promontorio” è interamente in russo, per voi è una prima volta. Come ti sei trovato Rimmon? È un esperimento che potrà essere riproposto?

Rimmon: Il testo di “Promontorio” è interamente in russo, tranne il titolo, perché mi piaceva questo contrasto. In realtà si tratta di un collage, non ho scritto io il testo di mio pugno, perché avevo paura di fare errori di grammatica e non sarebbe stata una bella cosa [ride]. È un collage di poesie, canzoni e pezzi teatrali che parlano di un tema noto in russia, il cosacco Stepan Razin detto Sten’ka: è una specie di Robin Hood russo, un cosacco del XVI secolo che ne ha fatte di cotte e di crude, però a un certo punto decide di raccogliere i suoi seguaci nella zona del Volga per condurre una insurrezione contro la nobiltà, in risposta ai soprusi che la popolazione stava subendo, quindi è un tema molto popolare, usato soprattutto negli anni sovietici, dal forte impatto propagandistico. Visto che è un personaggio molto famoso, tantissimi autori ne hanno scritto e io ho preso elementi qua e là, mettendoli insieme per raccontarne la storia.

Oneiros: Riguardo alla produzione del disco, il sound dei Voland non è esattamente moderno rispetto alle produzioni attuali. Ormai capita sempre più spesso che band piuttosto giovani si facciano produrre subito dal produttore di nome, uscendo fuori con un suono talvolta anche plasticoso e finto. Invece i vostri dischi suonano molto grezzi, veri e reali, soprattutto quest’ultimo con basso e batteria, che è anche parecchio complesso e sfaccettato. Da dove deriva la vostra scelta sulla linea della produzione?

Haiwas: Cerchiamo sempre di avere un suono che sia una via di mezzo fra vecchio stile e moderno, non per forza plasticoso. Il suono di Voland 3 mi piace, penso sia caldo, una buona via di mezzo. Rispetto al passato abbiamo investito molto di più nell’orchestra e nelle ottocentomila voci. Non dico che sia stata una sfida, ma abbiamo fatto quadrare il tutto.

Gli albori dei Voland

Bosj: Noi vi seguiamo da tanto tempo, ma molti ascoltatori potrebbero non sapere cosa significa Voland, da dove arriva questo nome, mi pare una storia che vale la pena raccontare.

Rimmon: Voland viene da Il Maestro E Margherita di Bulgakov. In realtà è una doppia citazione, è praticamente Satana, e lo stesso Bulgakov stava citando il Faust di Goethe. Il nome della band è la prima cosa che abbiamo scelto, doveva essere qualcosa legato all’inferno, a Satana, al black metal però un po’ più ricercato, quindi siamo andati a cercarlo nella letteratura, fra gli argomenti che stavo studiando. Il Maestro E Margherita è un libro che è rimasto fra i miei preferiti, anche se non abbiamo scritto nulla sul tema, ma in futuro chissà…

Haiwas: La cosa bella di quei tempi e che ci ha fatto crescere è che non si potevano fare incisioni in parallelo, non avevo una scheda audio per fare le bozze con le sovraincisioni in parallelo, dovevamo tenere a mente la parte su cui stavamo registrando e a occhio registrare sopra le sovraincisioni, una cosa bellissima. Quello era stra-true, anche perchè allora l’obiettivo era di essere cattivi e andare il più velocemente possibile. Pensate che la versione originale di “Leningrad” sono 310 bpm, e fu registrata con una Fender Stratocaster, a casa di Yonatan Rukhman che all’epoca produceva i Folkstone

Bosj: La versione originale di “Leningrad” del 2008 era una delle canzoni potenzialmente più belle e peggio registrate che siano mai state concepite. Era una canzone con un potenziale clamoroso registrata in cameretta, come il 90% del black metal che conta chiaramente, e questo è anche un lato positivo. [risate]

Da dove nasce invece l’interesse per la Russia e quella parte di mondo, l’impero prima e poi la rivoluzione? Si tratta di un mondo distante da noi e che si conosce poco, anche a scuola.

Rimmon: Ho studiato russo all’università di Bergamo, poi si è aggiunto l’interesse per la storia e la cultura russe, infine ho combinato il tutto con la mia passione per il metal. È vero che si conosce poco della storia russa, quindi è come esplorare nuovi mondi, pieni di battaglie, morti e ammazzamenti, materiale che si presta alla perfezione per il metal.

«Siamo artigiani della qualità, quindi ci piacciono poche canzoni, fatte bene. E poi vogliamo farvela sudare…»

Bosj: Come Voland siete in giro ormai da quindici anni, il vostro primo ep risale al 2008 quindi un sacco di tempo fa. E state andando avanti di ep in ep, questo è il terzo in quindici anni, non proprio una produzione prolifica. Come mai questa scelta? Ora che siete in quattro in formazione riuscirete a fare un disco completo e portarlo in giro?

Flo: In realtà abbiamo abbastanza materiale per un live show. E chi ci ha visto lo sa.

Geu: Un album e mezzo più o meno adesso ce l’abbiamo.

Bosj: Infatti avete iniziato a preparare un live show ed è arrivata una pandemia. Coincidenze? Chi può dirlo…

Rimmon: Siamo artigiani della qualità, quindi ci piacciono poche canzoni, fatte bene. E poi vogliamo farvela sudare… [ride]

Haiwas: Produrre solo arrangiamenti e orchestrazioni di queste quattro canzoni mi è costato qualcosa come cento ore di lavoro e sono ancora sotto shock, figurati se le canzoni fossero state sette o otto!

Flo: Haiwas ha imparato a utilizzare gli strumenti digitali e si sta divertendo un mondo.

I nuovi membri

Il bassista Geu e il batterista Riccardo Floridia (già nei Sojourner) sono le new entry del gruppo, che hanno finalmente garantito ai Voland un asse ritmico in carne e ossa. Da fan del gruppo sono così diventati veri e propri membri.

Geu: Da fan dei Voland è stato estremamente piacevole lavorare a Voland 3. Quando ho sentito i nuovi pezzi ho pensato fossero incredibili e le linee di basso sono uscite spontaneamente. Già i Voland erano epici senza il basso, figuriamoci ora che abbiamo inserito quello strumento che molti non considerano ma che è essenziale. È stata una figata!

Flo: Lavorare insieme a Haiwas e Rimmon è una grande cosa. Averlo fatto insieme a Geu, col quale sono cresciuto musicalmente nel corso degli anni, è stato un vero piacere. Per un batterista lavorare con uno dei suoi migliori amici nel ruolo di bassista è un po’ come essere marito e moglie. Forse il miglior connubio possibile: amicizia e intesa musicale.

I Voland on the road nel 2019

Elisunn: Quale parte della storia russa che avete narrato vi ha appassionato maggiormente? E qual è il vostro ep preferito?

Rimmon: Come periodo per me è facile scegliere: la Rivoluzione Russa! È stato facile scrivere i testi di Voland 2, perché conoscevo già alcuni avvenimenti. Quest’ultimo disco invece è più ricercato, sono andato a pescare per i testi alcune tematiche ed episodi che non sono tanto famosi, specie in Italia, quindi mi è servita un po’ di ricerca, non siamo comunque dalle parti del saggio storico, sono sempre testi poetici. Se qualcuno ne sarà incuriosito, una parte dei nostri obiettivi sarà riuscita. A breve li pubblicheremo online su Bandcamp.

Flo: Io amo tutti e tre gli ep. Quando è iniziata la nostra amicizia erano i tempi di Voland 1, che mi incuriosì molto. Io prenderei il meglio da ciascuno dei tre: dal primo scelgo “Leningrad”, canzone incredibile e di cui abbiamo una versione ri-registrata più umana a livello di batterismo, che era un po’ insano ai tempi… Dal secondo assolutamente “1917”, canzone epocale, troppo bella. Dal terzo “Terza Roma” perché ha uno dei ritornelli più belli mai sentiti e del quale ho il piacere di essere parte.

Geu: Fosse per me i sette pezzi per comporre la scaletta di un concerto sarebbero tutti “Ataman”, “Ataman”, “Ataman”, “Ataman”, “Ataman”, “Ataman”.

Haiwas: Che è il pezzo meno Voland di tutti, quindi che cazzo ci fai qui?

Geu: Voland 2 è il mio preferito perché l’ho ascoltato davvero tanto, nonostante non ci sia il basso, a pari merito con Voland 3. Come album power metal migliore dei Voland scelgo sicuramente Voland 3 [risate generali]. Voland 2 è la gradevolissima via di mezzo, ma anche Voland 1 è bellissimo.

Lanciamo un appello per una collaborazione coi Dark Lunacy, proprio su una gamba sola, rinuncio agli alcolici per due mesi se va in porto!

Bosj: Spostando ora la prospettiva sul panorama italiano, avete in mente qualche artista di riferimento con cui vi piacerebbe collaborare, con uno split per esempio?

Rimmon: I punti di riferimento musicali che mi vengono in mente sono nomi troppo grossi per il nostro livello, noi siamo piccoli e underground. Sto pensando ai Dark Lunacy, The Diarist è uno dei miei album preferiti. Poi ci sono i Malnàtt di Bologna.

Haiwas: Io scrivo pezzi in ambito metal, anche coi Veratrum, in campo black e black-death ma non sono uno che ascolta tantissima roba estrema. Ho la mia trentina di band di riferimento. Rimmon mi ha tolto le parole di bocca: lanciamo un appello per una collaborazione coi Dark Lunacy, proprio su una gamba sola, rinuncio agli alcolici per due mesi se va in porto!


Saremo anche stati attirati in questa live con l’inganno, tuttavia l’ora che ne è risultata è stata piacevole, ricca di retroscena e risvolti non solo kvlto ma anche colti: i Voland hanno tenuto fede alla loro fama di band studiata. Voland III: Царепоклонство – Il Culto Degli Zar ci permette di avvicinarci a un altro pezzettino della lunga e travagliata storia della Russia attraverso la musica del male e l’ascesa e il declino degli zar è uno dei temi più affascinanti sui cui si potessero puntare i riflettori.

Purtroppo, ahinoi, non è uscito fuori che Haiwas e Rimmon sono in realtà discendenti pentiti dei Romanov; tra le varie idee future è emersa però quella di riscrivere le musiche del film d’animazione Anastasia, quindi possiamo dirci soddisfatti. Magari sarà proprio questo il tema del loro primo album, lo scopriremo solo vivendo.

L’EP Voland III: Царепоклонство – Il Culto Degli Zar è in uscita il 2 luglio su formato fisico, CD e cassetta, distribuito da Xenoglossy Productions. Potete preordinare la vostra copia sulla pagina Bandcamp dell’etichetta. L’EP è comunque già disponibile in formato digitale su YouTube e sulla pagina dell’etichetta, oltre che naturalmente sul profilo Bandcamp dei Voland. Sia il formato digitale che quello fisico includeranno anche due tracce bonus tratte rispettivamente da Voland II e Voland I, “Dubina” e “Leningrad”, entrambe live in studio.

Il video della presentazione è ancora disponibile nella sua interezza su Facebook. Speriamo di avervi incuriosito a sufficienza, ora non vi resta che far partire l’EP a ripetizione e piangere insieme a Costantino il destino della sua città.

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