"Vredesvävd", il filo rosso nell'intreccio di rabbia dei Finntroll

“Vredesvävd”, il filo rosso nell’intreccio di rabbia dei Finntroll

Foto di Henry Söderlund & Staring Abyss Photography

Probabilmente quanto sto per dire suonerà un po’ una roba da fangirl, ma la verità è che se avessero detto alla me ventenne che un giorno avrei intervistato Mathias “Vreth” Lillmåns mi sarei fatta una sonora risata. Invece non solo quest’anno è uscito Vredesvävd, il primo lavoro in studio dopo sette anni e targato Century Media, ma abbiamo anche fatto due chiacchiere con la voce dei Finntroll: nonostante la tachicardia, sono usciti fuori dettagli interessanti sul disco, su eventuali possibili progetti futuri e molto altro. Qualche mese fa ci siamo lanciati in un approfondimento sui Finntroll dalle origini a oggi, adesso è ora di aggiungere qualche tassello in più.


E quindi, come va? Che si dice?

Sto bene, sì! Davvero bene, quassù più a nord in Finlandia va tutto abbastanza bene.

Ho visto che hai due concerti, uno domani e uno dopodomani (9 e 10 ottobre) con i Dispyt, a Jakobstad e Oulu, è per questo che sei lassù, più a nord?

Beh sì, anche perché in realtà abito in una città chiamata Seinäjoki, in Finlandia centrale.

Bene, cominciamo subito: stiamo vivendo tempi davvero strani, tra COVID, isolamento e distanziamento sociale. Com’è stato per te?

Beh sai, qui parlo da musicista con due nuovi dischi pubblicati quest’anno: entrambe le band avrebbero dovuto suonare un sacco in giro, e in realtà in questo momento avrei dovuto essere in tour europeo con i Finntroll, credo che a questo punto saremmo stati più o meno a metà tour, quindi sarebbe terminato in una settimana o giù di lì, sarei stato a casa per un paio di giorni, e poi sarei andato direttamente in tour con gli …And Oceans per tre settimane. Invece non è successo [ride]. È davvero frustrante quando hai pubblicato due dischi nuovi, per i Finntroll sono passati sette anni dall’ultimo e per gli …And Oceans diciotto, quindi la voglia di promuoverli in giro è tanta, ma non ci si può fare nulla, al momento la situazione è questa. Speriamo che le cose migliorino e che si possa presto uscire dalla Finlandia. Per la fine dell’anno abbiamo qualche concerto, come hai detto tu ho due serate con i Dispyt questo fine settimana e con gli …And Oceans abbiamo sei concerti in Finlandia, quindi perlomeno c’è qualcosa che dovremmo riuscire a fare. Spero davvero che le restrizioni non si inaspriscano più di quanto lo siano ora.

Come vanno invece le cose nella tua vita personale? L’isolamento ti ha impedito di fare cose? Sei stato a casa tutto il tempo?

In realtà no, non sono stato a casa, ho comunque viaggiato parecchio, ovviamente all’interno dei confini nazionali. Per esempio, abbiamo registrato Vredesvävd durante il periodo peggiore del lockdown, sono stato a Helsinki per due settimane e mentre tornavo a casa sono stato fermato dalla polizia, ho dovuto mostrare i documenti e tutto il resto. È stato limitante, ma per fortuna non c’era comunque molto da fare durante l’estate. Mi sono spostato verso Helsinki ovviamente, per lavorare al disco; per il resto del tempo sì, sono stato a casa. Prima abitavo a Helsinki, ma qualche anno fa sono tornato nella mia zona di origine in Finlandia occidentale.

Intravedo alcuni dei tuoi tatuaggi, ne hai davvero tanti: ce n’è qualcuno a tema Finntroll?

Sì, in effetti sì! Però devo pensarci, aspetta… Non mi riferisco ai tatuaggi fatti da Skrymer, il nostro chitarrista [anche tatuatore], come a tatuaggi a tema Finntroll, anche se ne ha fatti molti. Ne ho uno qui però, sul braccio destro, dove c’è tutta roba relativa alle mie varie band, c’è qualcosa per ogni band di cui ho fatto parte da… beh, da sempre. Perciò qui c’è un tatuaggio a tema Finntroll molto grande, probabilmente è il tatuaggio più grande che ho tra quelli dedicati ai miei gruppi. È una specie di foresta con figure incappucciate e teschi, quelli che trovi anche sulla copertina di Nifelvind.

A proposito di album, congratulazioni per Vredesvävd! Sono felice che ci sia un album nuovo dopo sette anni di attesa, voialtri siete altrettanto soddisfatti?

Io sono davvero felice, sì! Ah, il tempo che abbiamo passato a strutturare questo disco, e le volte che siamo andati letteralmente avanti e indietro con le canzoni… A un certo punto, quando abbiamo scritto i primi pezzi un paio di anni fa, ho pensato che quest’album sarebbe stato un disastro, una specie di lavoro schizofrenico, perché tutte le canzoni che abbiamo scritto andavano in direzioni diverse, roba che non avresti mai potuto mettere tutta insieme. Sono veramente contento che l’anno scorso, credo fosse settembre 2019, siamo riusciti a trovare il tema portante: normalmente vogliamo sempre introdurre un nuovo elemento o una specie di colpo di scena e reinventarci, e stavolta ci è voluta una vita per trovare quel filo conduttore che lega tutto il disco, circa esattamente un anno fa lo abbiamo finalmente trovato e tutti i pezzi sono andati al loro posto. Sono felice che siamo riusciti a tirare fuori questo disco, in cui ci sono praticamente nove pezzi che a loro volta potrebbero stare su altrettanti dischi.

Devo essere onesta, visto che dopo Blodsvept i vostri fan hanno dovuto attendere sette anni per il nuovo materiale, avevo personalmente paura che foste sul punto di sciogliervi. A parte il dover cercare il tema portante giusto, come mai ci è voluto così tanto? È stato anche a causa dei tuoi altri progetti, forse?

No, in realtà non ha mai avuto a che fare con le altre band. Mi sono sempre destreggiato tra cinque o sei band contemporaneamente, sono felice di averne solo quattro al momento, è un po’ meno rispetto al solito [ride], quindi no, non posso dire che c’entrino qualcosa i miei altri gruppi. Anzi, negli ultimi quattro anni a un certo punto avevo solo due progetti all’attivo. È solo che per noi è davvero importante trovare l’elemento di svolta per l’album e, come ho accennato, trovare quel tipo di sound ha richiesto un tempo davvero infinito. Nei primi anni non siamo mai stati fermi. Siamo stati un sacco in tour, fino al 2016-2017 circa; poi non siamo quel tipo di band che scrive materiale nuovo mentre è in tour, e quando torniamo a casa normalmente ci prendiamo un po’ di tempo libero. Dopo il 2016 siamo rientrati dal tour di Blodsvept, avevamo già fatto il tour per Nifelvind e Ur Jordens Djup, quindi messi insieme sono circa undici anni di tour, avevamo la netta sensazione che stavolta il tempo di stacco tra la fine del tour e l’inizio della stesura di materiale nuovo sarebbe stato più lungo. Fare tour è stancante e faticoso, avevamo bisogno di tempo per riorganizzare il tutto, ma eccoci adesso.

A proposito di temi, leggo che Vredesvävd parla di un viaggio dentro noi stessi…

Sì beh, anche quello. Riguarda tipi diversi di viaggio, questo disco: per esempio, puoi fare un viaggio geografico, quando ti sposti verso una destinazione, oppure un viaggio spirituale come hai detto tu, un viaggio per ritrovare te stesso. La canzone “Forsen” parla proprio di questo, un viaggio spirituale per confrontarti con l’ombra di te stesso, in un certo senso. Il pezzo “Att Döda Med En Sten” invece parla di un viaggio per cercare vendetta.

E in che modo questa idea si connette al titolo dell’album? Vredesvävd significa grossomodo Intrecciato di rabbia, come si collega il viaggio alla rabbia?

Tutti i tipi di viaggio che stiamo nominando sono in qualche modo connessi a uno stato di rabbia, come risultato in un certo senso di un evento violento, per esempio la vendetta, che si cerca quando si è alterati; anche l’ombra di noi stessi o se vogliamo la parte oscura di noi stessi sono connesse alla collera. Tutte queste storie che raccontiamo si basano sulla collera e sono quindi intrecciate di rabbia, è la rabbia che può farti decidere di intraprendere un percorso, oppure un evento traumatico.

Hai detto che ci è voluto tempo per trovare il sound esatto, e a dire il vero ho notato molte somiglianze con quello dei primi Finntroll, quelli degli anni Novanta, in particolare, specialmente Jaktens Tid. Era proprio quello che stavate inconsciamente cercando o semplicemente è andata così?

È successo, in un certo senso. Se ascolti Blodsvept, era più lento, più basato sui riff, mentre con il disco nuovo abbiamo voluto velocizzare il ritmo e fare pezzi più melodici, visto che l’ultimo disco veramente melodico forse è Nattfödd. Sì, c’è melodia anche negli altri dischi, ma scegliendo di tornare indietro a quello stile più melodico che avevamo una volta, a quelle melodie che ancora ci piacciono, il disco ha finito per diventare, da solo, un lavoro old school dei Finntroll. Però ci sono anche elementi nuovi, direi quindi che è un cinquanta e cinquanta: per i vecchi fan ci sono un sacco di Easter egg e riferimenti a, che so, Jaktens Tid o Midnattens Widunder o perfino Nattfödd, ma anche cose che starebbero bene su Nifelvind.

A tal proposito, com’è stato per te lavorare su materiale e suoni che in qualche modo appartengono a un’era risalente a prima del tuo ingresso nei Finntroll?

[ride] È stato piuttosto nostalgico per me, è vero che l’unico album che avevo prima di unirmi alla band era Midnattens Widunder, ma comunque tutto questo è riuscito a riportarmi a quel periodo. Riprendere quei riff black metal da fine degli anni Novanta è stato un processo nostalgico, io e Trollhorn ascoltavamo un sacco di melodic black in quel periodo, per questo motivo parlo di nostalgia.

Immagino che Skrymer si sia occupato ancora una volta anche della copertina, voialtri siete stati in qualche modo coinvolti? Avete contribuito?

Personalmente no, ho corretto i testi e mi sono assicurato che tutte le parole fossero corrette, diciamo che il mio ruolo è questo, visto che sono quello che parla lo svedese migliore. Non ho partecipato, Skrymer e Katla hanno parlato dei testi insieme e Skrymer ha basato l’artwork su quelli e sulle conversazioni che hanno avuto. Sono tutte visioni di ciò che ha provato ascoltando i pezzi.

Pare che ci sia un vecchio saggio in copertina, immagino che per il famoso viaggio ci serva una guida.

Beh sì, possibile, in realtà questa idea ci va molto vicino.

Il disco è stato registrato a Helsinki. Come sono andate le registrazioni in tempo di COVID? Lo avete fatto in remoto, di persona o come?

No, in realtà eravamo proprio a Helsinki, anche se c’era il lockdown ci siamo riusciti comunque: non eravamo in tanti in studio, e comunque potevano esserci solo massimo dieci persone per volta, quindi in qualche modo siamo riusciti a concentrarci meglio, non avevamo distrazioni esterne e potevo semplicemente passare l’intera giornata lì a registrare le voci. L’unica cosa negativa è stata che Skrymer non ha potuto mettere piede in studio, perché vive in Germania e il giorno dopo che è atterrato a Helsinki la zona in cui vive è stata dichiarata zona rossa, quindi non è potuto venire in studio durante l’intera sessione di registrazione. Per fortuna abbiamo un amico a Helsinki che ha registrato le sue parti perché ha un buono studio di registrazione a casa, quindi Skrymer ha registrato le sue parti lì e ce le ha inviate. È una buona cosa, ma è stato triste non poter essere lì, in studio, con l’intera band, era tutto pronto ma abbiamo dovuto comunque limitare il numero di persone in studio, due o tre nella stessa stanza, il che è stato un po’ fastidioso.

Sì, è un anno sfigato. E a tal proposito, sei d’accordo con le restrizioni e le linee guida suggerite dal governo finlandese?

Sì, fino a un certo punto. Penso anche che sia stata un’idea abbastanza stupida riaprire i confini alla fine dell’estate, quando tutti potevano quindi riprendere a viaggiare. I finlandesi, se hanno la possibilità di spostarsi, lo fanno, escono dalla Finlandia almeno una volta l’anno e vanno in qualche luogo turistico, quindi sono abbastanza arrabbiato per il fatto che la scena musicale e culturale è quella che poi paga le conseguenze. Siamo puniti per qualcosa che nemmeno era colpa nostra dall’inizio, ovviamente ora il virus si sta diffondendo, ma se la gente non avesse viaggiato a quest’ora non avremmo nulla da diffondere. Capisco perfettamente che ora si debbano limitare i concerti e tutto quanto, ma è triste che siamo noi a pagare per le persone che hanno fatto i turisti incoscienti, sai. Fa abbastanza schifo, le band hanno fatto quel che potevano per stare a casa, e alcuni stupidi sono andati in posti turistici solo perché potevano, e dovevano, proprio andare in villaggi turistici a fare festa. E ora eccoci, a beccarci la punizione per questo.

È vero, anche se i concerti fino a un certo punto sono permessi, almeno. Avete in programma anche eventi in streaming?

Abbiamo così tanti piani al momento, stiamo aspettando di fare una specie di concerto per l’uscita del nuovo disco, ma abbiamo dovuto posticipare già due volte, potremmo doverci ritrovare a spostarlo una terza volta, quindi il tempo ce lo dirà. Il governo finlandese ci informa tipo due giorni prima che la legge cambi, il che per noi è fastidioso: non abbiamo potuto annunciare i concerti che abbiamo pianificato finora, perché nessuno dice nulla in tempo. Non possiamo dire nulla, stiamo aspettando di capire cosa succederà il mese prossimo e visto che le restrizioni arrivano così tardi non ha senso iniziare a fare promozione con così breve preavviso. Anche perché prenotare cameramen e tutto… forse lo faremo, aspettiamo che il governo si decida, così possiamo iniziare a pianificare. Per le band più piccole va anche bene, tipo i Dispyt, c’è un limite di 50 biglietti ma il locale è piccolo e 50 persone vanno ancora benissimo; stessa cosa per gli …And Oceans, c’è il Lutakko a Jyväskylä, ma con i Finntroll i costi sono così elevati che non possiamo fare promesse finché ci sono restrizioni.

Tra l’altro hanno chiuso un sacco di locali a Helsinki, il Nosturi (ero lì per il vostro ultimo concerto, a ottobre 2019), il Virgin Oil, il The Circus… Che sta succedendo?

Non ho idea di cosa gli passi per la testa, è una situazione ridicola. Adesso abbiamo soltanto locali o molto grandi o molto piccoli. Il Nosturi per noi era perfetto, potevi riempirlo con circa 900 biglietti venduti, adesso invece non c’è granché. Certo, abbiamo ancora il Tavastia, anche se al momento in realtà è fermo per via del corona, ma comunque almeno abbiamo quello. C’è anche il Telakka, anche se non ci sono mai stato e non so come sia.

Non so quanto tempo tu abbia passato effettivamente in isolamento, ma se dovessi nominare la tua top 3 dei dischi che hai ascoltato più spesso quali sarebbero?

Ho ascoltato tantissimo il disco che gli Oranssi Pazuzu hanno pubblicato in primavera, Mestarin Kynsi, probabilmente quello è il disco che ho ascoltato di più. C’è anche questa band di Seinäjoki, i Mr Peter Hayden [adesso PH], che hanno pubblicato un disco dal titolo Osiris Hayden (2019), ho ascoltato anche quello. Poi in realtà non so che altro [ride], ma questi due, quantomeno. Non sto ascoltando molta musica ultimamente, perché ne ho così tanta per i fatti miei, quindi succede molto raramente che io abbia il tempo o l’energia di mettere su qualche disco, anche perché tra la scrittura, la produzione, le registrazioni, le prove… Normalmente quando torno a casa voglio solo prendermela con calma. Ma sì, almeno Oranssi Pazuzu e PH. Probabilmente ascolterò un sacco anche il nuovo Dark Buddha Rising che esce tra un mese, credo che forse ci sarà in realtà solo un pezzo su quel disco [ride].

Foto di Like.fi

Passando da dischi a libri, ho visto che i Finntroll sono stati inseriti nel nuovo libro di Markus Laakso, Folk Metal Big 5, come sono andate le cose? Markus vi ha contattato e avete fatto interviste?

Onestamente non ho idea di come sia andata, perché quando ho visto online la pubblicità del libro non sapevo nemmeno che fosse stato scritto, ed era già finito e in preordine. Veramente non avevo idea che quel libro esistesse! Ma immagino che siano stati Tundra, Routa e Trollhorn a essere intervistati, io ho letto il libro e ce l’ho, più avanti ho aiutato Markus con la promozione. È un progetto davvero figo, è solo che ero impegnato con il nuovo …And Oceans e quindi me lo sono perso completamente.

E ora, domanda da una studentessa di finlandese a un altro: se non ricordo male, è stato Routa ad accennare al fatto che quando ti sei unito ai Finntroll non parlavi finlandese…

Già, all’epoca in effetti non parlavo finlandese, o meglio, lo capivo ma non mi azzardavo a parlare. A un certo punto ho deciso che volevo imparare, quindi quando fu deciso che avrei fatto parte della band, e i ragazzi con me usavano il finlandese e a volte anche l’inglese, dissi: da adesso in poi non useremo nient’altro che il finlandese. Non sono andato a corsi di finlandese, sono stato costretto a studiarlo a scuola ma non tutti [quelli che parlano svedese come prima lingua] lo parlano così bene, specialmente perché nella mia città d’origine il finlandese non serve.

Tornando alle questioni prettamente musicali, visto che il sound dei Finntroll adesso è leggermente cambiato, dobbiamo aspettarci anche nuovi abiti di scena sul palco?

Beh sì, li abbiamo cambiati più o meno a ogni disco, quindi sì, è decisamente quello che accadrà. Ci sarà una ventata d’aria fresca. Sul palco succederanno un sacco di cose nuove.

Sei apparso in un documentario dal titolo Pakko Huutaa (Devo urlare), e adesso insegni canto estremo: quanto è importante il metal per i finlandesi, nella tua esperienza? Che tipo di insegnante sei?

In Finlandia il metal è sempre stato abbastanza mainstream, soprattutto negli ultimi quindici anni. Il metal è una delle cose principali che esportiamo, se non la principale, veramente non mi viene in mente nessun prodotto finlandese più grande del metal, quindi sì, è sempre stato una parte molto importante della vita qui. È importante passare il testimone alle generazioni più giovani. Personalmente ho iniziato a fare questo tipo di canto alla fine degli anni Novanta, non c’erano insegnanti e mi ci sono voluti molti anni per trovare il suono in maniera corretta e per farlo mio. Molti dei miei studenti mi dicono che avevano rinunciato, che faceva troppo male, non volevano più continuare e avevano lasciato i gruppi di cui facevano parte, per questo penso che sia importante esserci per loro e aiutarli, così che non perdano la speranza. Voglio che le persone continuino a studiare questo tipo di canto e a mantenere alta la qualità delle band finlandesi. Ultimamente faccio lezioni in remoto con Skype, perché al momento non posso spostarmi, e normalmente ho anche workshop nel fine settimana in cui seguo più di una persona contemporaneamente, ma al momento sono stati tutti cancellati.

Pensi di pubblicare qualche tutorial video, o magari un DVD?

In realtà non ci ho pensato, forse è un po’ troppo presto perché faccio lezioni online solo da maggio, è ancora una cosa nuova e sto ancora perfezionando il mio stile di insegnamento da remoto, ma sarebbe figo fare qualcosa di più. Con tutti i concerti cancellati, devo inventarmi un modo per pagare le bollette, probabilmente questo è un buon modo. Intanto sono tornato a insegnare, non mi è mai piaciuto particolarmente ma per qualche motivo sembra che mi insegua… [ride] Ma sì, insegnare è soddisfacente, soprattutto quando le persone avevano rinunciato a cantare, come ho detto, e tu riesci a riportarle indietro. A tutti quelli che stanno leggendo: se volete qualche lezione, sentitevi liberi di contattarmi, faccio un paio di lezioni a settimana e al momento non ho altro che tempo libero.

Ultima domanda per te e poi ti lascio libero: in Finlandia è davvero facile interagire con i musicisti, li vedi in un bar, ti avvicini, ci parli. Capita mai, anche in Finlandia, che i fan diventino appiccicosi?

Beh sì, capita spesso che i fan si appiccichino. In Finlandia è più semplice perché i finlandesi non ti dicono nulla se ti vedono al bar o roba simile, quindi sono felice di uscire senza temere che qualcuno mi si attacchi. In altre parti del mondo invece può diventare difficile andarsene in giro, devi pianificare il tutto per evitare di finire in queste situazioni, soprattutto in Sud America è impossibile uscire dal backstage e andare… beh, ovunque, ma insomma, è così che va.

Bene, direi che ci siamo. Grazie per il tuo tempo, complimenti per entrambi i tuoi dischi e speriamo soltanto di vederti presto sul palco, a questo punto!

Nessun problema! E sì, decisamente, in realtà a dicembre abbiamo qualche concerto al Telakka con gli …And Oceans, speriamo che le cose restino così. Incrociamo le dita!

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