Wesenwille: un'intervista materiale

WESENWILLE: un’intervista materiale

Ho avuto il piacere di conoscere i Wesenwille mentre erano in cerca di un’etichetta per pubblicare il loro secondo album, II: A Material God, e ne ho seguito le peripezie da allora. Sono convinto che il duo olandese non sappia solo creare dell’ottimo e ispirato black metal dissonante, ma che sia anche in grado di arricchirlo con l’esplorazione di temi peculiari e poco frequenti. Ho contattato il chitarrista e cantante Ruben Schmidt per addentrarmi più a fondo in un mondo fatto di cieli fumosi, muri di mattoni grigiastri e desolazione…


Partiamo dall’inizio: chi sono i Wesenwille e da dove ha origine il loro nome?

Ruben: Prima di tutto grazie mille per l’interesse mostrato nello svolgere questa intervista. I Wesenwille sono un duo composto da David (batteria) e me, veniamo da Utrecht (Olanda) e portiamo avanti la nostra personale visione della formula black metal che tutti conosciamo e amiamo, concentrandoci principalmente sulla creazione di forti contrasti musicali. Per quanto il nostro lavoro sia prevalentemente orientato al black metal, qua e là spuntano altri stili mescolati a esso. Le canzoni dei Wesenwille combinano spesso atmosfera e aggressività, dissonanza e consonanza, euforia e disperazione; questo per puntare a un’esperienza musicale soverchiante, senza necessariamente sentire il bisogno di reinventare la ruota.

Suoniamo con il nome Wesenwille dal 2013, iniziammo come un trio insieme al nostro ex-bassista Michiel. Abbiamo avuto un inizio relativamente lento, ci sono voluti cinque anni per pubblicare il nostro debutto I: Wesenwille, uscito nel 2018 per la statunitense Redefining Darkness Records. Quel lasso di tempo però è stato ben speso per definire la nostra nicchia, che mi sento di dire abbiamo creato piuttosto bene. Dal 2013, i Wesenwille si sono gradualmente evoluti da un side-project a un’occupazione principale per noi, e con il nuovo album II: A Material God, appena uscito per Les Acteurs de l’Ombre Productions, ci stiamo godendo la maggiore esposizione che crediamo la nostra musica meriti.

Wesenwille e Kürwille furono i termini su cui ci soffermammo quando cercavamo il nome da dare al gruppo. Sono termini coniati dal sociologo tedesco Ferdinand Tönnies per descrivere le forme di volontà che ai suoi occhi guidano i costrutti sociali. Entrambi questi termini ci colpirono in modo particolare, soprattutto se legati a un progetto che tematicamente tratta aspetti della modernità e dell’evoluzione delle interazioni sociali dell’uomo. Nonostante questo, ammetto che non ci siamo mai soffermati ad approfondire in modo specifico il pensiero di Tönnies nei nostri testi.

Il vostro immaginario è piuttosto atipico per la scena black metal. Niente Satana né divinità nordiche, ma un dio materiale. Metal Archives dice che i vostri testi parlano di industrializzazione, capitalismo e modernità. Cosa ci puoi dire riguardo gli argomenti di cui tratta la vostra musica?

Mi piace pensare che sia così, sì. Nonostante non siamo gli unici ad aver adattato la fotografia in bianco e nero come stile estetico, le nostre tematiche moderne certo non sono particolarmente abbondanti nel black metal. Personalmente non mi sono mai sentito attratto dai concetti soprannaturali che hai nominato, né con i Wesenwille né in alcun altro progetto, o nella vita, per quel che vale. Gli argomenti alla base della musica dei Wesenwille sono prevalentemente personali e originano dalle esperienze di vita di tutti i giorni nella nostra epoca moderna. Per farti qualche esempio pratico di ciò di cui parliamo nell’album, dovresti pensare ad avarizia, competitività sfrenata, consumismo, la mercificazione dell’uomo e la solitudine. Questi sono alcuni aspetti molto controversi della vita nella nostra società così prospera, e pensiamo si sposino bene con i contrasti della nostra musica.

Come siete arrivati a scegliere la bellissima fotografia di Wall Street di Paul Strand come copertina per l’album?

Cercavo un’immagine che avesse un feeling moderno e che potesse accompagnarsi a quelle che avevamo usato per il nostro debutto, poiché cerchiamo di sviluppare una discografia che abbia una propria coerenza. Allo stesso tempo, volevamo una copertina che potesse attirare la giusta attenzione, volevamo che l’album si facesse notare. Wall Street di Paul Strand era una delle molte immagini che avevo finito per tenere da parte, e in particolare mi colpì non soltanto perché esteticamente attraente, ma anche per la sua straordinaria vicinanza ai testi di II: A Material God. I contrasti forti, le figure ombrose, quei muri desolati, pareti costruite dall’uomo che si stagliano sui passanti: tutto in questa immagine va mano nella mano con l’idea dell’uomo dominato dalle proprie creazioni, un tema che spunta spesso all’interno del disco.

Non posso fare a meno di notare che Paul Strand fu un fotografo modernista statunitense che fuggì dal suo Paese a causa della sua vicinanza al partito Comunista. E voi parlate di avarizia, competitività sfrenata e di tanti altri aspetti che stanno alla base del capitalismo moderno. In questo senso, consideri la tua musica politica?

No. La fotografia è stata scelta per il suo forte valore artistico, non per i valori o le associazioni legate all’artista. Non sono particolarmente interessato alla politica, e decisamente non abbastanza da dedicare la mia musica a un tentativo di indirizzare gli ascoltatori in una direzione particolare. I Wesenwille si concentrano solamente sulla musica, e i temi a essa collegati sono di natura personale. Capisco da dove derivi questo sentimento, ovviamente, e non è la prima volta che ci vengono fatte domande di questo genere. Ad esempio, altri ci hanno domandato se, a causa del nostro nome, ci augurassimo una regressione della società a tempi più semplici, ma no, nulla di tutto questo.

Hai menzionato Ferdinand Tönnies, ma immagino ci siano stati altri autori, pensatori o artisti che hanno ispirato il vostro lavoro. C’è qualcuno in particolare meritevole di menzione?

Musicalmente ci sono tante band che mi hanno influenzato nella scrittura del materiale dei Wesenwille. Alcuni che hanno consapevolmente avuto un peso sulla mia scrittura sono Svartidaudi, Svart Crown, Deathspell Omega, Ulcerate, Imperial Triumphant e Schammasch. Questi sono i principali che mi vengono in mente, ma ovviamente ci sono sempre altre influenze che si insinuano, anche inconsciamente. A livello testuale, prevalentemente mi baso sulle mie impressioni, ma ricordo di essermi soffermato molto sulla Dialettica Dell’Illuminismo di Horkheimer e Adorno, che mi ha offerto parecchi spunti durante la lavorazione di II: A Material God.

Grazie a No Clean Singing ho scoperto che le campionature presenti nell’album arrivano da THX 1138, il debutto alla regia di George Lucas del 1971, in cui un giovane Robert Duvall vive in una società distopica. Qual è il collegamento tra il film e la vostra musica?

L’articolo di NCS è stata una delle cose più piacevoli che ho letto sul nostro album, una bella lettura! La distopia come mostrata in THX 1138 va a braccetto con gli argomenti trattati nel nostro album, in particolare le conversazioni tra THX e l’emulo di Cristo con cui cerca di entrare in contatto durante alcune scene. Se c’è una cosa che THX 1138 riesce a fare, è ritrarre un mondo in cui l’uomo è dominato dalle proprie creazioni, e questo è ciò che più mi ha affascinato.

A Material God è uscito per LADLO, un’etichetta che è nota per il suo supporto principalmente alla scena black metal francese. Com’è nata questa collaborazione?

Siamo molto soddisfatti di come Redefining Darkness Records ci ha trattati e ha lavorato a I: Wesenwille, ma abbiamo pensato che sarebbe stato più semplice pubblicare un album più vicino a casa, tramite un’etichetta europea. Con un po’ di aiuto siamo riusciti a far ascoltare l’album a Gerald, che gestisce LADLO. La sua risposta è stata entusiasta, così come quella del resto del team, e ci hanno fatto un’ottima proposta. Inoltre, sia David che io seguiamo l’etichetta e diverse band del roster LADLO da anni, e abbiamo pensato che l’impegno, la conduzione familiare e i contatti che LADLO poteva offrirci sarebbero stati ottimi per aiutarci a raggiungere un pubblico più ampio. Siamo molto soddisfatti di come la collaborazione si è sviluppata per ora, ed è un peccato che il LADLO Fest II sia stato posticipato a causa della pandemia, ma non vediamo l’ora di poter incontrare tutto il team di persona nel 2022.

Hai detto di avere altri progetti, ti va di parlarne?

Certo. I Wesenwille oggi sono il mio principale impegno, ma a latere collaboro con W. Damiaen (che potresti conoscere per i Laster, e per tanti altri progetti, così come per i suoi Catacomben Studios) nei Verval, una band atmospheric black metal con alcune influenze neoclassiche. Abbiamo appena finito di lavorare alla pre-produzione di un nuovo album e stiamo per iniziare le registrazioni vere e proprie. Verval è il progetto in cui ho l’occasione di esplorare la musica con il violoncello, uno strumento che mi ha ossessionato negli ultimi anni. Oltre a questo c’è Apotelesma, un progetto doom-black che abbiamo recentemente riportato alla vita e per il quale stiamo completando un nuovo album. Ci sono poi altri gruppi in cui io personalmente ho un ruolo minore: i Wrang, ad esempio, dove suono solo la chitarra live, mentre David è un membro chiave; la band ha appena terminato i lavori a un secondo album in studio assolutamente devastante, per cui tienili d’occhio! Se poi ti piace il black metal vecchia scuola, con un po’ di influenze punk e d-beat, devi assolutamente provare De Zoute Kwel, l’album che i Grafjammer (un altro gruppo di David) hanno pubblicato l’anno scorso. E poi non siamo certo rimasti fermi con i Wesenwille dopo la pubblicazione di II: A Material God, e abbiamo delle novità in cantiere. Ma ne parleremo più avanti!

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