WO FAT

Informazioni
Autore: Mourning
Traduttore: Dope Fiend

Formazione:
Kent Stump – Chitarra, Voce
Tim Wilson – Basso
Michael Walter – Batteria

Tre dischi all'attivo e un'escalation di bravura per gli statunitensi Wo Fat, sono oggi con noi per scambiare pensieri, farsi conoscere meglio e presentare l'ultima uscita, "La Noche Del Chupacabra".

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, come ci si sente ad aver raggiunto quello che per molti è il traguardo della maturità, il terzo album?

Siamo entusiasti del fatto che siamo stati in grado di tirare fuori tre album di cui siamo orgogliosi. Ognuno è stato una sorta di pietra miliare per noi e ci sentiamo come ogni volta successiva all'uscita dell'album, ci sono cose in cui siamo cresciuti ogni volta. Sento anche che abbiamo raggiunto un livello di maturità nel nostro modo di suonare e nel songwriting maggiore di prima.

Vi va di raccontare un po' della vostra storia come band ai nostri lettori? Com'è nata l'avventura Wo Fat e chi sono i tre musicisti che ne fanno parte? Diamo la possibilità a chi non vi conoscesse di farsi un quadro generale.

I Wo Fat sono composti da me, Kent Stump (chitarra e voce), Tim Wilson (basso) e Michael Walter (batteria) e percussioni. Abbiamo iniziato a provare insieme intorno al 2002, credo. La mia idea originale era quella di prendere l'atmosfera più oscura e ipnotica del blues di persone come R.L. Burnside e Junior Kimbrough, aggiungerci la distorsione e appesantirla. La cosa è venuta fuori immediatamente, al di là di quella concezione, grazie all'influenza che sentivo strisciare nella musica di un sacco di altre band e musicisti, ma che sono stati gli approcci iniziali. La struttura di base con cui abbiamo iniziato e che continuiamo ad usare ora, qualunque sia l'influenza di altri, è melodicamente blues su base pentatonica. Provavamo sporadicamente all'inizio, ma nel momento in cui abbiamo iniziato ad avere più canzoni e abbiamo iniziato a lavorare su "The Gathering Dark" tutto è diventato più regolare e serio. All'inizio eravamo in realtà un quartetto. Abbiamo avuto un secondo chitarrista di nome Matt Watkins, che suona in quattro canzoni di "The Gathering Dark", uscito nel 2006. Matt è un chitarrista incredibile che ha influenzato tremendamente il mio modo di suonare, ma il problema era che viveva a cinquecento miglia di distanza da noi, nel Missouri, per cui non era possibile continuare così. Si parlava di fare un side project con Matt in un futuro prossimo. Abbiamo pubblicato "Psychedelonaut" nel 2009. Con "Psychedelonaut" il nostro atteggiamento mentale era quello di fare un disco dal suono molto live e abbiamo deciso di concentrarci ancora di più sull'improvvisazione/jamming. "Noche Del Chupacabra" prende tutto ciò che abbiamo fatto prima con l'aggiunta di un ulteriore passo avanti, credo.

Ho avuto il piacere di incrociare la musica targata Wo Fat con il secondo lavoro "Psychedelonaut", da lì ho scoperto e amato "The Gathering Dark" e adesso non posso che rimanere a bocca aperta per l'ennesimo balzo in avanti compiuto con "La Noche Del Chupacabra". Da quanto tempo suonate insieme? Vi siete resi conto d'avere fra le mani materiale che mostrava una costante crescita, sia a livello compositivo che a quello del feeling trasmesso?

Noi, come gruppo, sicuramente abbiamo vissuto una crescita costante e una progressione in avanti. E' bello sapere che anche gli ascoltatori lo vedono. Stiamo suonando e comunicando musicalmente ora più che mai e la nostra elevata attenzione per l'improvvisazione e il groove ci hanno aperto nuovi livelli e modi per fare musica. Nelle nostre canzoni abbiamo sia strutture che voglia di osare, e con la mentalità più aperta, a causa della nostra confidenza e familiarità con altri musicisti, siamo in grado di spingerci oltre. Ho detto che noi volevamo che "Psychedelonaut" si sentisse più "live". Bene, con "Noche del Chupacabra" abbiamo voluto ancora di più questo effetto. Abbiamo voluto suonare heavy rock con un approccio quasi jazz. Compositivamente, penso che siamo maturati e ciò che dici lo conferma. L'equilibrio tra struttura e improvvisazione è qualcosa che abbiamo esplorato più con "Noche del Chupacabra". La titletrack è un buon esempio di ciò. Globalmente e nella forma ha una sua struttura, ma al suo interno ci sono sezioni che sono state improvvisate e unite con il groove, ma non sono state pienamente realizzate fino a quando abbiamo registrato il brano.

Ha subito qualche variazione il modo in cui entrate in sala prove o vi confrontate per dar vita a un brano? Chi si occupa dei testi?

Penso che, in generale, il processo di songwriting per me sia lo stesso che era in passato. Una cosa che è diversa è che stiamo solo provando alcuni nuovi tipi di cose. Ancora una volta, la titletrack, "Noche del Chupacabra", è un buon esempio di ciò che stavamo cercando di includere, alcune idee ritmiche della musica africana, tra le altre cose. Un'altra differenza in questo album è il fatto che Michael, il nostro batterista, ha scritto la canzone "Common Ground". In passato mi sono occupato io di tutto il songwriting. E' stato bello questa volta aggiungere una nuova dimensione con il contributo di Michael. I testi li ho scritto tutti io ad eccezione di "Common Ground", che è stato scritto da Michael.

In certi momenti sembra che lo schema compositivo diventi una componente che passa in secondo piano, le canzoni trovano frangenti in cui appare una sorta di attitudine da jam-session. Quanto è importante mantenere vivo l'istinto e lasciarsi guidare da esso nel dare forma alle note?

Sì, hai ragione. Penso che gli istinti, la consapevolezza e la comunicazione siano estremamente importanti. Questo risale alla mentalità jazz che ho citato prima. Si tratta di improvvisare e reagire a seconda di ciò che sta accadendo, nel modo in cui sta accadendo. L'ascolto di altre cose, impostare nuove vibrazioni, ecc. E' come la cattura di un'onda e del sentimento che sta alla base di quell'onda e reagire ai suoi movimenti.

In un genere come lo Stoner per trasmettere forti emozioni non bastano una distorsione e un riffing corposo, ma occorre saper incanalare le proprie ispirazioni in maniera adeguata. Quali sono le emozioni, gli avvenimenti, i pensieri che vi spingono a creare canzoni?

"The Dark Gathering" liricamente è stato una reazione a quanto stava accadendo politicamente in America in quel momento. Ho usato H.P. Lovecraft e mi sono ispirato a un immaginario da film horror per incanalarvi all'interno alcune di quelle idee politiche. "Psychedelonaut" aveva alcune delle stesse caratteristiche, ma è stato un po' più concentrato interiormente e forse non il più oscuro liricamente. C'è l'idea di Psychedelonaut, che è un esploratore psichedelico e c'è anche una motivazione in alcune delle canzoni che è all'incirca l'importanza della storia e da dove le cose provengono, che è una reazione contro un atteggiamento molto comune nella cultura di oggi, il quale sembra ignorare il passato e le cose che non sono nuove di zecca. Sai, l'idea che "più recente è meglio", che spesso non è sempre vera. "Noche Del Chupacabra" è molto più di una registrazione atmosferica. I testi non sono tanto su un messaggio specifico in quanto sono sulla creazione di un'atmosfera che evoca immagini nell'immaginazione. Ho visto un documentario sul regista Mario Bava che si è detto più preoccupato dell'impostazione della giusta atmosfera nei suoi film piuttosto che della storia. Stiamo lavorando allo stesso modo. Liricamente è tutto incentrato principalmente sulll'idea della paura, reale e/o immaginaria.

Com'è avvenuta la scelta del titolo dell'ultimo disco? E' un concept? La leggenda del "Chupacabra" (letteralmente Succhia Capre n.d.t.) non è particolarmente conosciuta in territorio europeo, potreste illuminarci sul perché tirare in ballo questa figura?

Non abbiamo inizialmente deciso di farne un concept album, ma ha finito per diventarlo vagamente. L'idea del Chupacabra venne dal fatto che il testo della canzone in generale parla di paure che possono o non possono essere reali, il che mi ha fatto pensare ai cryptazoids, o criptidi, che sono i termini per gli esseri la cui esistenza è supposta, ma non provata. Essi possono essere reali o possono essere mitologici, come Bigfoot/Sasquatch, lo Yeti e il Chupacabra. Il Chupacabra è un succhia-sangue, una creatura alata che si sostiene esista in Messico, nell'America centrale e nel sud degli Stati Uniti, tra gli altri posti. Il Chupacabra sembrava un'immagine appropriata da usare perché siamo del Texas e ci piace l'aura messicana che lo circonda e anche un po' più oscura di altre creature leggendarie.

Ho paragonato il platter a una "sbronza musicale", c'è dentro blues, qualche passaggio noisy, tanta psichedelia oltre l'apporto delle basi solide e rocciose classiche dello stile stoner/doom, quali sono gli artisti con cui siete cresciuti e che vi hanno fatto pensare, "questo è ciò che voglio suonare"?

Mi piace il tuo termine "sbronza musicale ". Questo genere implica un senso di abbandono sconsiderato e vivere al limite, credo che sia stata una vibrazione che stavamo cercando di avere per la registrazione. Noi non stavamo cercando di fare qualcosa in modo sicuro. Per quanto riguarda gli artisti influenti, ce ne sono tanti. Jimi Hendrix, i primi ZZ Top, Black Sabbath, Johnny Winter, Howlin Wolf e John Lee Hooker sono state grandi influenze su di me. Quando mi sono imbattuto nei Fu Manchu alla fine degli anni Novanta mi si è aperto davanti un nuovo mondo musicale. L'intera scena stoner/doom era qualcosa che avevo inconsapevolmente cercato per lungo tempo, ma non sapevo che esistesse fino ad allora. Da quella scoperta, gruppi come Sleep, Orange Goblin, Acid King, Blood Farmers, Penance, Earthride, Nebula, Trouble, Spirit Caravan e Church Of Misery sono diventati i miei preferiti. E anche molta roba degli anni Settanta come Cactus, Tommy Bolin, Buffalo, Mountain, Leafhound, Budgie, ecc. Adoro anche il fusion anni Settanta. Tutto quanto fatto da Miles Davis è fantastico. Il periodo di Herbie Hancock's Mwandishi Band, che consiste degli album "Mwandishi", "Crossings" e "Sextant" è impressionante. "Stratus" di Billy Cobham, Eddie Henderson, "Ethiopian Knights" di Donald Byrd. Potrei continuare a lungo.

C'è una canzone, tra tutte quelle che avete scritto, alla quale siete particolarmente affezionati? In caso di risposta affermativa, perchè?

Credo che la mia canzone preferita del nuovo album sia "Phantasmagoria". Non c'è necessariamente un motivo. Penso che sia venuta davvero come volevo, come un mostro della palude, ipnotica e con un forte groove. Sono soddisfatto di tutto l'album però.

Lo ripeto da un po' e i fatti sembrano darmi ragione: la scena stoner, sia rock che metal, è fra le più prolifiche e qualitativamente valide. Cosa fa di un movimento così bello e seguito (seppur spesso dimenticato dai canali che contano) una fonte inesauribile di band con gli attributi? E' una fonte di eterna giovinezza?

Questa è una bella domanda. Penso che questo genere sia veramente incentratto sulla musica e sul jamming e su tutti coloro che cercano solo di fare la loro parte per il rock. Non si tratta di fare soldi o seguire le tendenze o cercare di fare una hit radiofonica. E' la ricerca senza fine del Riff Supremo.

Cinque dischi a vostro avviso fondamentali per chi volesse avvicinarsi al genere da voi suonato?

Questa è una domanda molto difficile. Potrei dirti cinque dischi essenziali per chi si avvicina allo Stoner Rock, ma sarebbero probabilmente le scelte ovvie che vengono in mente a tutti, quindi mi permetto di essere più preciso e dirtene cinque che penso siano parte dell'essenza di ciò che è Wo Fat:
Sleep – "Holy Mountain"
Church Of Misery – "The Early Recordings"
Jimi Hendrix – "Live At Woodstock"
Junior Kimbrough- "Most Things Haven't Worked Out"
Fu Manchu – "In Search Of"
Probabilmente se me lo chiedessi un altro giorno ti darei cinque risposte differenti, ma questi album contengono molti degli ingredienti da cui attingiamo.

Avete la possibilità di organizzare un megaevento, i Wo Fat headliner hanno quindi la possibilità di scegliere dieci formazioni, cinque vecchia scuola e cinque della nuova generazione, con cui affrontare quella giornata di divertimento on stage. Chi invitereste e perché? Non importa il genere suonato.

Wow, un'altra domanda difficile. Ok, cinque old school prima:
1. Black Sabbath (ma che avrebbero bisogno di essere trasportati nel tempo fino al 1971, non vorrei gli odierni Black Sabbath)
2. Tommy Bolin con gli Energy del 1972
3. Luis Gasca con la band di "For Those Who Chant" ("For Those Who Chant" è un sorprendente fusion oscuro del '71 o '72 che aveva la maggior parte delle band di Santana, tra cui Carlos stesso, come la sezione ritmica con Stanley Clarke al basso e Lenny White alla batteria)
4. Beety Davis
5. Cactus
Della nuova generazione:
1. Sleep
2. Earthride
3. R.L. Burnside
4. Elder
5. Samsara Blues Experiment
Ancora una volta, probabilmente, se mi facessi la stessa domanda un altro giorno, ti darei risposte diverse, ma credo che questo insieme rappresenti molti aspetti diversi della musica che ho veramente amato e che mi piacerebbe vedere in uno spettacolo: riff pesanti, groove pesante, blues profondo, jamming e una bella dose di psichedelia.

Quali sono i componenti di una vostra ipotetica line-up ideale? Createne una.

Se intendi la line-up ideale per una band, ti dico che sono abbastanza contento della line-up dei Wo Fat. Mi piace la formula del power trio, che permette un bel po' di libertà e penso che abbiamo una grande alchimia tra di noi. Le nostre personalità lavorano bene insieme, ci siamo concentrati sul fare musica che colpisce e non siamo focalizzati sulle cose che distruggono la musica, come cercare di fare una hit o cercare di piacere a tutti. Come ho detto, stiamo solo cercando di fare la musica che amiamo.

Definite con poche parole i seguenti termini: Fu Manchu, John Garcia, deserto, Dallas, psichedelia, birra, concerti.

Fu Manchu: per me e probabilmente per un sacco di gente, la porta d'ingresso al mondo dello Stoner Rock che a sua volta mi ha portato al Doom. Penso che i primi cinque o sei dischi siano pura grandezza.
John Garcia: la voce indiscussa del Desert Rock. Spero di vederlo dal vivo un giorno.
Deserto: Kyuss
Dalla: suona bene sulla carta, ma forse non così bella nella vita reale. Dallas non supporta la musica dal vivo molto bene.
Psichedelia: questo dovrebbe fare riferimento a qualcosa, musica o altro, che ti porta a fare un viaggio attraverso l'immaginazione della mente e le emozioni. Spesso è una definizione troppo restrittiva che si riferisce ad un tipo di suono molto specifico.
Birra: amiamo le buone birre, in particolare della varietà più scura.
Concerti: la possibilità di vedere e sostenere le band che ti piacciono. Acquistare il loro merchandise.

Il Texas è da sempre uno stato che ha un forte legame col mondo metal, act come Pantera, Devastation, Rigor Mortis, Necrovore hanno lasciato un segno indelebile nella storia di questa musica, avete rapporti di stima e collaborazione con formazioni di stampo prettamente metal? Vi è capitato di condividere il palco con esse o le due scene sono completamente scisse?

Suoniamo spesso con band metal. Le scene decisamente si sovrappongono e si suona negli stessi club dove suonano i gruppi metal. Abbiamo suonato un grande live pochi mesi fa con Rotting Corpse, Divine Eve e Solitude Aeturnus, che è stato un bel mix di diversi tipi di metal.

Il passaggio dalla Brainticket alla Nasoni com'è avvenuto? Come siete entrati in contatto con la label tedesca e sta supportando a dovere l'uscita? "Psychedelonaut" avrebbe potuto ricevere maggiore attenzione sotto questo punto di vista o mi sbaglio?

Siamo effettivamente passati alla Nasoni attraverso Brainticket. Giovanni Perez, che gestisce la Brainticket, ha vecchi amici nella Nasoni e aveva inviato loro una copia di "Psychedelonaut". A quel tempo non c'erano piani per rilasciare "Psychedelonaut" su vinile attraverso Brainticket e Nasoni ci ha chiesto di fare una versione in vinile con loro. Ci è piaciuta l'idea e abbiamo avviato un bel rapporto. Quando stavamo finendo "Noche Del Chupacabra" la Nasoni ha manifestato interesse a rilasciarne sia il vinile che il cd e questa volta ci siamo sentiti come se fosse un vestito su misura per noi. Speravamo in una presenza maggiore in Europa e abbiamo anche pensato che le nostre inclinazioni psichedeliche si conciliassero con lo standard Nasoni. Siamo davvero grati a John Perez per averci aiutato a raggiungere un pubblico più vasto di quello che avevamo prima e per l'aggancio con Nasoni. Avremmo sperato in un maggiore riconoscimento per "Psychedelonaut", ma è stato pur sempre un passo avanti dal punto in cui eravamo prima e il nuovo album sta dimostrando di essere ancora un gradino sopra quello. Speriamo solo di continuare la progressione verso l'alto.

Qual è stato il primo concerto a cui avete assistito? E uno a cui vorreste assistere?

Non sono sicuro di quale sia stato il primo concerto a cui sono andato, ma c'erano un sacco di spettacoli con grandi band nei club underground e punk qui a Dallas nella seconda metà degli anni Ottanta e la scena musicale della fine di quegli anni e primi Novanta che c'era a Denton, Texas (a nord di Dallas, dove facevo l'università) ha avuto un'enorma influenza su di me e ha aperto la mia mente ad un sacco di diverse prospettive e possibilità.

Ora passiamo ai vostri live. Come vi comportate dal vivo? Che cosa vorreste vedere da parte di chi assiste a un vostro concerto?

Come ha detto Matt Pike una volta in una video-intervista, facciamo del nostro meglio per uccidere ogni notte. Cerchiamo di suonare e fare show che siano musicali e non teatrali. Cosa vorremmo vedere? Birra gratis, forse?

C'è la possibilità che vi si possa vedere in Italia (saremmo molto felici di bere insieme a voi un po' di birre, dopo il concerto, ahahah)?

Speriamo di trovare un modo per girare l'Europa un giorno. Al momento è una questione di finanze, ma fare un tour europeo di un certo tipo è uno dei nostri più grandi obiettivi.

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