ZORA

   
Gruppo: Zora
 
Formazione:

  • Tat0 – Basso
  • Giuseppe Pascale – Voce e Chitarra
  • Ale Di Meco – Batteria
 

 


 

Oggi con noi Tat0 degli Zora, formazione calabrese nota ai più nell'underground. Come va? Che ne diresti di incominciare con una breve presentazione della band, per chi non dovesse conoscervi?

Tat0: Ciao Gabriele, grazie per lo spazio che ci offri, è un piacere! Il progetto Zora nasce nel 2004 con il demo "Dismembered Human Race", un cd di cinque pezzi fatto più che altro per sfizio, come si suol dire. La cosa ci divertì molto e dopo meno di un anno registrammo un nuovo mini cd di sei pezzi, "U.V.A." ("Undisciplined Violent Aggression"). Successivamente abbiamo pubblicato un nuovo split cd e un album di dieci pezzi, "Gore", che uscirà a breve. Fondamentalmente la volontà è rimasta sempre quella di sfogarci e divertirci, e questo è lo spirito che racchiuso in questo progetto e che cerchiamo di esprimere sia nei testi che nella musica. Attualmente ne facciamo parte io al basso, Flavio Tempesta alla chitarra e alla voce e Alessandro Di Meco alla batteria.

L'Italia sembra stia iniziando a prendere sul serio il death metal, finalmente qualcosa si sta muovendo. Voi siete in attività dai primi anni del 2000, com'è stata la vostra personale evoluzione e cosa rappresenta l'ultimo (in ordine di tempo) "Gore"?

Ma in realtà l'Italia ancora non ha una cultura musicale paragonabile a quella della maggior parte degli altri Paesi. Qui l'underground è meno che zero dal punto di vista delle possibilità e degli spazi. L'undeground metal poi non ha nessuna speranza, siamo tutti rinchiusi in una ristretta nicchia dalla quale non se ne viene fuori. D'altronde siamo il Paese del festival di San Remo, la cultura musicale italiana è quella legata alla melodia napoletana e affini e pare proprio che non ci si riesca a liberare da questo schema. Per quanto riguarda noi, in realtà non so dirti se c'è stata o meno un'evoluzione intesa come cambiamento o crescita, le intenzioni non sono mutate e il modo di urlarle è lo stesso. Questo perché l'unica cosa a cui diamo retta quando componiamo è l'istinto, non ci poniamo il problema di quale sonorità stiamo andando a creare o di paragonare le cose nuove con quelle vecchie. L'importante è mettere in pratica il messaggio che abbiamo in testa nel momento in cui scriviamo i pezzi e questo già ci basta per essere soddisfatti del risultato finale.

Sono cambiate le influenze musicali da cui avete attinto inizialmente o sono ancora presenti quelle band che in passato vi hanno dato spunto? Ci sono realtà dell'ultima ondata death metal che seguite con piacere?

Senza dubbio la passione resta sempre quella per il death metal di stampo americano, rimangono permanenti nei nostri stereo le colonne storiche del death, ma ultimamente anche moltissime cose underground, soprattutto italiane. Il fatto è che da qualche anno troppi gruppi internazionali sfornano lavori che sembrano tutti uguali, hanno tutti la stessa produzione e fanno dischi ipertecnici, che come risultato hanno che alla fine dell'ascolto non riesci a ricordare nemmeno un riff, beh personalmente mi stancano, preferisco il groove. E questa è una cosa che si trova per lo più nell'underground, dove è ancora possibile scovare roba pura e incontaminata.

Avete da poco avuto un cambio in formazione, con l'entrata di Flavio Tempesta alla voce e alla chitarra al posto di Peppe Pascale. Cosa è cambiato o meglio in cosa si differenziano?

Fondamentalmente non c'è molta differenza, chiaramente essendo due persone diverse hanno tecniche e voci differenti, anche se di poco. La cosa fondamentale in un gruppo è l'armonia fra le persone che lo compongono, e Flavio, così come Peppe, è un gran bravo ragazzo, oltre a essere un gran musicista, con il quale condividiamo in pieno il modo di vivere la musica.

I live sono il vostro punto forte e un qualcosa di cui non ne avete mai abbastanza. Come sta andando in questo periodo, siete in giro per festival? Che progetti ci sono in cantiere?

Vero, suonare dal vivo ci è sempre piaciuto tantissimo, è un'esperienza che non ci stancherà mai. Stare a contatto con le persone, conoscerne sempre di più nuove, scambiare pareri con altri gruppi, è una componente basilare del vivere la passione verso la musica. In questo periodo stiamo assestando bene i pezzi dopo l'entrata di Flavio e abbiamo già come dire sverginato questa nuova formazione con un primo concerto, nel quale ci siamo divertiti davvero tantissimo. Ora parteciperemo per fine ottobre a un festival a San Pietroburgo, dopodichè per novembre faremo qualche altra data e subito in studio per il nuovo cd.

Vivere di metal è una cosa quasi impossibile, si va avanti con sudore e passione e tasche spesso piangenti. Dopo anni di militanza nella scena, cosa vi spinge ogni giorno a voler andare avanti?

Sarò ripetitivo, ma è la passione. Quando c'è questa, ogni sacrificio è fatto senza troppi problemi ed essendo coscienti del fatto che siamo in Italia nel 2009 a suonare metal estremo non ci poniamo proprio il problema di guadagnare o di fare chissà cosa. Perché sappiamo che è praticamente impossibile, vista la miriade di gruppi che ci sono in giro e visto che alla fine in una maniera o nell'altra suoniamo tutti la stessa cosa.

La scena calabrese e meridionale vede i membri degli Zora in altri gruppi conosciuti come Glacial Fear e Disease o che stanno emergendo come A Buried Existence e CLG. Ci sono altre realtà che vorresti segnalare e che ti hanno impressionato, rimanendo sempre in territori legati al sud italico?

Guarda, nel sud Italia c'è tanta rabbia e la si percepisce in ciò che i gruppi suonano. L'approccio è diverso, è secondo me più sentito, proprio perché c'è un reale malessere vissuto che accomuna tutto il meridione in genere… A me però non piace parlare di scena, un po' in tutta Italia regna l’ipocrisia, l'invidia, la rivalità. La gente è sempre pronta a riempirsi la bocca con le parole «scena» e «fratellanza», solo quando si tratta di promuovere le proprie cose, per poi starsene a casa, forti di valide giustificazioni quando si tratta di alzare il culo per andare ad assistere a qualche serata che non sia la propria. Si è sempre pronti a chiedere, ma mai a dare in un certo senso; è una cosa che si vive ogni giorno e ogni volta che si entra in contatto con qualcuno, e fa veramente tristezza e rabbia. Certo, non tutti per fortuna vivono così il fare musica, ma si è talmente pochi che non si arriverà mai ad avere una scena ben salda, che ci porti realmente a qualcosa.

Il fenomeno band in vendita è ormai cosa appurata: gente che paga per suonare e si svende il culo per fare da spalla a nomi anche importanti, senza avere né gavetta né capacità. Di chi è la colpa di tale scempio? E cosa ne pensate di questo squallido commercio?

Non so se definirlo più triste o squallido questo modo di fare, senz'altro rispecchia entrambe le caratteristiche. Tanta gente imbraccia lo strumento con l'unico fine di giocare a fare la rockstar e salire su piedistalli sempre più alti. Quando queste persone si rendono conto di non essere assolutamente nessuno, sono disposti a pagare, pur di dimostrare agli altri e anche a se stessi di valere qualcosa. Di conseguenza ci sono gli avvoltoi di turno pronti a sfruttare la situazione, e così ormai i grandi festival chiedono tramite agenzie fior di soldi ai gruppi che vogliono suonare. La maggior parte delle etichette estorcono soldi ai gruppi sotto forma di contratto di produzione, 'zine che vendono i propri spazi, ormai è diventato un vero circolo vizioso che mina le basi della sacrosanta meritocrazia. Ti ritrovi gruppi che si vantano di andare a suonare in festival grossissimi, altri gruppi che si abbelliscono le proprie pagine con banner di agenzie e promoter e così via dicendo, non capendo però che così facendo non fanno altro che mettersi in ridicolo agli occhi di chi conosce bene come funzionano queste cose e danneggiano anche quei gruppi che meriterebbero davvero di avere spazi più grossi di quelli che riescono a ottenere con il solo proprio sudore.

Come sono e cosa fanno gli Zora in attività extra musicali, in pratica qual è la vita cosiddetta normale che vivete?

Beh, ognuno di noi ha un lavoro che ci permette di vivere, chi in proprio e chi in ditte. Purtroppo in Italia tutto ciò che è arte, quindi dalla musica alla pittura, al teatro e via dicendo, si è costretti a viverlo come hobby, raramente si riesce a campare, impossibile farlo con il metal. Certo, sarebbe bello vivere di musica, ci mancherebbe, ma basta che ci resti almeno come hobby e va bene uguale, l'importante è poter continuare, e senza un lavoro questo non sarebbe possibile.

Ringrazio Tat0 per la sua disponibilità e vi invito a visionare la pagina Facebook della band per ascoltare la loro musica e seguire gli aggiornamenti su live e uscite future…

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