IT CAME FROM OUTER SPACE #11

DISCHARGE – Live – The Nightmare Continues…

Informazioni
Gruppo: Discharge
Titolo: Live – The Nightmare Continues…
Anno: 1990
Etichetta: Clay Records
Autore: ticino1

Incubo? Che incubo? Sì, continua ancora oggi: tragedie nucleari, fame, morte, guerre e ingiustizia sociale ne sono i capitoli. Protestare e sopravvivere fino al giorno del giudizio o ci sarà prima un bagno di sangue provocato da allocchi ebbri di potere? Perché? Perché continuate a leggere? Discharge, un nome, una leggenda che allora combatteva ancora contro il mantenimento di due enormi mucchi di armi nucleari. La Guerra Fredda è terminata ma ciò non significa che questi inglesi non trovino qualcosa di disonesto su questo pianeta. Loro sono sempre lì, allenati e pronti al combattimento idealista!


MURMUÜRE – Murmuüre

Informazioni
Gruppo: Murmuüre
Titolo: Murmuüre
Anno: 2010
Etichette: Cold Void Emanations
Autore: Advent

Mangiate Coil e Einstürzende Neubauten a colazione per anni, improvvisatevi il David Torn della situazione e lavorate per anni su quella registrazione chitarristica aggiungendo beat dinamici e psichedelici e tanti strumenti orientali. Registrate la parte vocale in preda ad una crisi mistica nel bel mezzo di una foresta con un miniregistratore, lavorate ancora su quelle registrazioni, fate in modo che l'intrico musicale sia indipanabile, che i loop e i feedback trascinino l'intera carica oscura e pulsante di "Ghost" di The Third Eye Foundation rimanendo attaccati ai My Bloody Valentine e ai Throbbing Gristle. Non dimenticate di citare il cinema grottesco d'autore inserendo dai primi minuti la follia di "Salò E Le 120 Giornate Di Sodoma" mantenendo l'alienazione surreale di Lynch e Tarkovskij. Create la colonna sonora di una vita disturbata dalla sensibilità artistica. Nato dall'amore puro e incondizionato per l'arte, "Murmuüre" non è solo il manifesto postumo del rumorismo inaugurato da Russolo, sono ragnatele d'elettronica intessute dall'angoscioso mood black metal, Murmuüre è il vagito di una nuova fase musicale. Gemma dell'album: "Amethyst".


KNIFE PARTY – Rage Valley

Informazioni
Gruppo: Knife Party
Titolo: Rage Valley
Anno: 2012
Etichette: Earstorm
Autore: Insanity

Ricordate i Pendulum? Sì, quegli australiani che un paio di anni fa collaborarono con gli In Flames. Ecco, i Knife Party nascono da due membri di quella band e "Rage Valley" è il loro secondo lavoro. Seguendo vagamente le orme di Skrillex ma prendendo una direzione più personale (parliamo pur sempre di gente che ci sa fare e non di qualche novellino), il duo si destreggia bene tra l'electro house della titletrack e il lato più tamarro e moderno della Dubstep di "Centipede", brano di cui è stato anche girato un video. Le ritmiche prevalentemente semplici e caratteristiche dei due generi appena citati (con l'eccezione di "Bonfire" che ogni tanto strizza l'occhio all'Hardcore con quella cassa distortissima), i bassi esagerati e gli inserimenti di vocals prese in prestito dal Rap e dal Reggae rendono questo EP di neanche venti minuti più che godibile.


JAMIROQUAI – The Return Of The Space Cowboy

Informazioni
Gruppo: Jamiroquai
Titolo: The Return Of The Space Cowboy
Anno: 1995
Etichetta: Columbia Records
Autore: Mourning

Una giovane band inglese scalava le classifiche proponendo nella prima metà degli anni Novanta una mistura fra acid jazz e funk, erano i Jamiroquai. Quelli che ricordo e ho conosciuto con "The Return Of Space Cowboy", un disco vibrante, suonato in maniera sorprendente e con uno Stuart Zender al basso praticamente divino. Un album fortunato nell'avere una hit come "Space Cowboy", che ricevette una doppia approvazione dal pubblico grazie al remix di Mr. Dave Morales, e dotato di una scaletta colma di brani stratosferici che fra punk, psichedelia e tonalità emotive delicate come il velluto o vigorose al pari di un bello scossone conquistano di ascolto in ascolto ("Stillness In Time", "Just Another Story", "Light Years"). Dimenticate quello che sono oggi, addentratevi in ciò che erano ieri.


FILTH OF MANKIND – The Final Chapter

Informazioni
Gruppo: Filth Of Mankind
Titolo: The Final Chapter
Anno: 2000
Etichetta: Scream Records
Autore: Dope Fiend

Qualcuno si culla nell'inutilità della propria vita senza valori, qualcuno muore prima di avere la possibilità di vivere, qualcuno è anestetizzato dalle glorie velleitarie che ha raggiunto, qualcuno non si renderà mai conto che il mondo è una merda. I Filth Of Mankind sputano in faccia a tutto questo… i Filth Of Mankind odiano, i Filth Of Mankind distruggono.
"The Final Chapter" è un incubo, è un inno di aberrazione, è una missiva di disprezzo, è un monito sanguinoso lanciato nei confronti dei porci che rendono invivibile questo pianeta, siano essi politici, capitalisti o poliziotti. Chiamatelo Crust Punk, chiamatelo musica oscura e crudele, chiamatelo come cazzo vi pare… ma la forza non risiede nelle parole: la forza risiede nell'odio!

…you sell your soul for a piece of bread, you kill your soul, thinking only how to survive…


OFFLAGA DISCO PAX – Socialismo Tascabile (Prove Tecniche Di Trasmissione)

Informazioni
Gruppo: Offlaga Disco Pax
Titolo: Socialismo Tascabile (Prove Tecniche Di Trasmissione)
Anno: 2005
Etichetta: Santeria/Audioglobe
Autore: 7.5-M

Che cosa conoscevi Padre, che io non ho mai potuto conoscere? Inutile cercare revanscismi e scismi ideologici. Inutile segnare a dito il passato, con superbia. Padre, io non ti posso capire, ma posso ascoltarti. E mi pari solo nostalgico, tu credi superbo, io vedo rassegnato. Questioni di età. La responsabilità è mia se sono arrivato in ritardo. La responsabilità è tua se mi hai lasciato quello che ho trovato qui. Ci avete preso tutto, mi viene da dire. Ma so che nemmeno questo è giusto, perché noi non ci siamo presi tutto. Ma condividiamo lo stesso mondo. Per fortuna o purtroppo.


SOL INVICTUS – In The Rain

Informazioni
Gruppo: Sol Invictus
Titolo: In The Rain
Anno: 1995
Etichetta: Tursa
Autore: Istrice

La pioggia cade, incessante, sui curati giardini d'Inghilterra, a tratti leggera come la melodia d'un violino, a tratti violenta come un colpo di tamburo. Il grigiore del cielo porta malinconia negli animi ed una sensazione di decadenza pervade l'aere. Il poeta ci narra di amore e di morte, del tempo inesorabile distruttore, dell'essenza materialista dell'umanità, incapace di terminare la sua rovinosa caduta, del crollo morale dell'Europa. Gli archi tessono melodie di supporto al suono caldo e familiare della chitarra, ma non basta a ristorare l'animo. Fuori piove, ed i riti pagani non sono più sufficienti per rivedere i pallidi raggi del Sole Invitto. Tony Wakeford nella sua forma più raffinata ed elegante.

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