A lezione di bon ton con gli Impaled Nazarene al Lizard Club | Aristocrazia Webzine

A lezione di bon ton con gli Impaled Nazarene al Lizard Club

Da quando in primavera è stato annunciato che gli Impaled Nazarene avrebbero suonato a Caserta, con la testa mi ero già deciso a non perdere l’occasione di vederli a mezz’ora di macchina da casa. Chiaro, avrei potuto incrociarli più facilmente in giro per festival d’estate, ma perché rinunciare a priori all’occasione? Poi Antidisco e Cerberus, le due promotrici della data, hanno cacciato di spalla i nomi di Ulfhednar e Gravestone, che mi incuriosiscono, assieme a quello degli a me sconosciuti Vox Inferi. Insomma, una seratina morigerata per gente ben educata. Chiaramente la vita mi ha detto picche, ma se siamo qui significa che almeno qualcosa è filata come speravo.

Complice una mia disorganizzazione siderale, che mi ha permesso di accettare un invito a una cena di lavoro in quella stessa serata, sono arrivato al Lizard Club giusto in tempo per il main event. Gli Ulfhednar sono scesi da qualche minuto e il mega-striscione alle spalle della batteria non lascia margine di dubbio sulla band che si esibirà di lì a poco. Il tempo di alcune technical difficulties e i quattro malinquenti di Oulu sono pronti a dare il via alla mattanza, davanti a un club pieno come mai prima per un concerto estremo.

La performance degli Impaled Nazarene va avanti spedita, con i finlandesi che macinano pezzo su pezzo dopo aver annunciato che, punto primo, si tratta del loro ultimo show per il 2023 e, punto secondo, che per i presenti hanno in serbo una scaletta ad hoc. Loro sono presi benissimo, il pubblico pure, compreso un ragazzo fomentatissimo con l’occhialetto war metal TM in prima fila. A lui il premio fiera ignioranza della serata. Quanto alla setlist, non c’è dubbio sulla bontà delle scelte fatte da Mika Luttinen e compari: in lista c’è di tutto, dalle più recenti necro-hit di Eight Headed Serpent ai cafolavori cold & frostbitten di Ugra-Karma e Tol Cormpt Norz Norz Norz.

Signore e signori, che dire: Luttinen al microfono tiene botta come fosse un ragazzino. Sì, è anche vero che non ci prova neppure a fare più di un passo o due verso il pubblico ogni tanto, ma le sue interazioni con la massa di caproni in fila per seiseisei col resto di due sono precise e puntuali, proprio come le sue urla acutissime che vanno di pari passo coi dive bomb della chitarra di Kim Lappalainen. Come quando a una mezz’oretta dall’inizio dello show un tizio particolarmente fomentato gli ha iniziato a chiedere a più riprese di suonare “Karmageddon Warriors”.

«C’è gente che ci prende per dei jukebox», dice Mika. «Suonate questo, suonate quello… Succede sempre, dovunque andiamo. Sai che ti dico?», ha poi puntato il dito contro il fan mononota che ancora stava là a chiedergli di “Karmageddon Warriors”. «Vaffanculo, quella non la suoniamo». Poi la ricaduta nel meme. «Well, sir, as a matter of fact we are going to play “Karmageddon Warriors”. Just not now, okay?». Risate, blast beat e via con il resto della scaletta.

Nelle due pagine di setlist preparate dagli Impaled Nazarene, un’ora e passa di ceffoni dritti in faccia, come promesso. Dall’intro, affidata alla combo “Apolokia”, “I Al Purg Vonpo”, “My Blessing In The Name Of Satan” e “Goat Perversion”, fino al rush conclusivo con la già citata “Karmageddon” e “Total War – Winter War”. Nel mezzo, chicche come “Sidhu Satana” e “Satan’s Generation”, che hanno gonfiato il centro della pista in poghi e moshpit gloriosamente scomposti. Alla fine, per il quartetto, solo applausi: anche il fan più su di giri non ha avuto le forze per chiedere per l’ennesima volta una “Karmageddon”.

Al netto delle scenette, che pure hanno rappresentato una parte importante dell’esibizione dei finlandesi, mi tocca fare un paio di considerazioni: riflessioni che mi hanno accompagnato al concerto nei giorni e nelle ore precedenti all’arrivo al Lizard. Quanto hanno ancora da dire gli Impaled Nazarene nel 2023? A trent’anni da Ugra-Karma e Tol Cormpt…, per me, c’è ancora bisogno di questi quattro squinternati alfieri del disagio. Perché è facile spacciarsi per musoni oltranzisti panzerfaustiani, ma fare le scenette sul palco, dire «Oh, non ci crederete, ma siamo venuti dalla Finlandia apposta per suonare “Karmageddon” per lui!» facendo ridere i presenti e comportarsi da gente qualunque a fine concerto, nella più serena convivialità, no.

Dubito avresti mai pensato di leggere degli Impaled Nazarene che danno lezioni di vita e, a dirla tutta, non ci avrei scommesso su un euro nemmeno io. Con la reputazione che li precede, visti e considerati i loro trenta e passa anni di attività e il loro lustro, non ci avrei scommesso nemmeno un caffè annacquato. Invece Mika Luttinen e soci, l’altra sera, sono stati dei signori. Hanno messo in piedi uno spettacolo a lode e gloria dell’anticristo e poi sono tornati tra i comuni mortali a ridere e scherzare, sconfessando un tizio che gli aveva attaccato il pippone su quanto Tarja Turunen e i Nightwish fossero comunisti et similia — immagino per abbabbiarselo o iniziare discorsi machi da machi machisti.

Tyypit, grazie di avermi fatto chiudere il mio 2023 estremo così. Che il potere del tarallo ‘nsogna e pepe sia con voi. E grazie anche ad Antidisco e Cerberus per averci concesso di godere di questa ora e passa di morigeratezza e classe senza dover prendere treni e alberghi per una qualsiasi città del nord.