ARCTURUS (28/03/2019 @ Revolver Club, San Donà di Piave)

Evento:Arcturus
Data:28/03/2019
Luogo:Revolver Club, San Donà di Piave (VE)
Band:

  • Párodos
  • Shadowthrone
  • Shores Of Null
  • Arcturus

Come avrete notato, in queste settimane gli Arcturus sono un tema piuttosto caldo sulle nostre pagine: la calata italica di Hellhammer, Vortex e soci ci ha mandati su di giri e noi siamo stati presenti in due occasioni su tre. Ecco il bollettino di guerra dal Revolver di San Donà!


Ben quattro le band di apertura, un fattore rischioso: l’effetto domino di eventuali ritardi è dietro l’angolo e ovviamente la gran parte del pubblico arriva a metà serata abbondante. Arrivati in loco ci rendiamo subito conto di aver bellamente mancato gli And Harmony Dies e che i Párodos sono pronti ad andare in scena. Abbiamo già avuto modo di parlarvi in lungo e in largo della band campana e i pochi minuti a disposizione non fanno altro che confermare le già ottime impressioni avute in sede live: uno show intenso e graziato fin da subito da suoni apprezzabili che rendono giustizia alla solidità della proposta, in attesa di un eventuale seguito di Catharsis.


Discorso un po’ diverso per gli Shadowthrone, la cui esibizione furiosa e violenta ci risulta tuttavia un po’ inconsistenteTra riff che ricordano i Dissection (non è necessariamente un lato negativo), chiare ispirazioni ai Satyricon e una scaletta forse un po’ troppo omogenea, il quartetto bass-free di Frosinone finisce ultimo in un’ipotetica classifica delle band in questione, magari per il fatto di essere arrivati totalmente impreparati sul loro materiale: una seconda possibilità, così come un riscontro su disco, potrebbe fare la differenza in senso opposto.


Agli Shores Of Null, di cui abbiamo fatto la nostra conoscenza redazionale proprio insieme ai Párodos , l’arduo compito di scaldare definitivamente il pubblico prima del piatto forte. Con la band romana il livello si alza decisamente: il debutto Quiescence lo ricordiamo come un disco che ha colto alla sprovvista il pubblico e il seguito ha confermato le aspettative. La curiosità è, quindi, alta e il gruppo capitanato da Davide Straccione (capoccia di Spikerot Records, tra le varie cose) si distingue grazie al suo doom triste e macchiato da venature più estreme, qualcosa di assimilabile a Novembre e compagnia bella. Come già evidenziato da noi stessi in passato, brilla particolarmente la capacità di svariare lungo tutte le sfumature vocali, merito del lamento solenne e malinconico di Davide e dei vari growl e scream d’ordinanza (suoi e dei suoi compagni), in simbiosi con le composizioni eccellenti. Un gruppo di cui andare fieri.


L’attesa per i norvegesi è spasmodica, specialmente se, come per il sottoscritto, l’unico incontro dal vivo con gli Arcturus risale alla confusa esibizione in preda al caldo torrido del Brutal Assault 2015.

L’occasione di vederli al chiuso e con una scaletta speciale è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. “Shipwrecked Frontier Pioneer” è solo l’antipasto di una serie di portate che fanno la felicità di tutti: un tuffo nel biennio 1996-’97 in cui si pesca a piene mani da Aspera Hiems SymfoniaLa Masquerade Infernale. La musica di questi due capolavori è stata già discussa a sufficienza anche su queste pagine, per cui ci limitiamo a lodare l’impatto di questi cinque signori dal vivo: Vortex è più che mai calato nel suo personaggio, tanto istrionico e sbronzo quanto autore di un’ottima prova, tra baci lanciati al pubblico e scarponi volanti; Mingay e Knut, l’uno concentratissimo, l’altro con un perenne sorrisetto beato, costituiscono il resto della prima linea, mentre nelle retrovie le tastiere di Sverd risultano un po’ coperte dal resto (e in certi frangenti è un gran peccato). Hellhammer, anch’egli nelle retrovie, se ne sbatte le palle e pesta come un maledetto, arrivando a coprire tutti: «La grancassa ha il suono del suo ego», dirà un amico presente tra il pubblico.

Che dire, quindi, di questa scaletta speciale? I primi due dischi fanno la parte del leone con cinque brani a testa, da “To Thou Who Dwellest In The Night” a “The Bodkin & The Quietus”, da “Master Of Disguise” al pezzo da novanta che più novanta non si può, “The Chaos Path”. Resta poco spazio per gli altri tre lavori, ma onestamente non c’è nulla di cui lamentarsi. Inchini, strette di mano e saluti calorosi a fine esibizione per tutti, tranne che per il signor Blomberg: per lui solo un saluto accennato e subito la fuga verso i camerini. Ma gli vogliamo bene anche per questo.


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