BLACK FLAMES OF BLASPHEMY PT. II: THE BLACK MASS 2011

Informazioni
Data: 07/10/11 – 08/10/11
Luogo: DOM Helsinki
Autore: ticino1

Scaletta
Venerdì 7
Sign Of Evil (IT)
Phlegein (FI)
Satanic Warmaster (FI)
Sodomizer (BR)
Mortuary Drape (IT)
One Tail, One Head (NO)
Pseudogod (RU)
Revenge (CA)

Sabato 8
Valkyrja (SE)
Kadotus (FI)
Mare (NO)
Anal Blasphemy (FI)
Maniac Butcher (CZ)
Rotting Christ (GRC)
Behexen (FI)
Goatpenis (BR)

Un vero metallaro non conosce nè rispetto per se stesso nè paura! All’epoca dei Confederati, intorno al 1200, il mostrare paura veniva punito con la morte; sì, bastava guardarsi dietro le spalle durante un attacco per perdere la testa e ciò non per una donna… inutile allora dire che come metallaro svizzero sono obbligato ad immolarmi nuovamente per voi sul rogo del vero acciaio nero. La seconda parte del Black Flames Of Blasphemy è un buon pretesto per visitare Helsinki. Non sapevo che fosse una città tanto bella e che la gente fosse talmente semplice e aperta. Apriamo uno spiraglio sulle ore passate innanzitutto. La partenza da Zurigo è stata assolutamente normale, il volo noiosissimo (grazie Ipod per la tua esistenza). Vista la mancanza di passeggeri ebbi la fortuna, la hostess carina mi propose la possibilità, di cambiare posto e di piazzarmi vicino a un oblò. Ok, di notte vi servirà a poco ma l’illusione deve pure essere soddisfatta, no? Al momento della preparazione all’atterraggio la noia scompare come nebbia al sole. Il cielo è fittamente coperto, piove e pare di essere seduti su un asse che scivola velocemente lungo un ripido pendio innevato. L’aereo trema, riceve scossoni e pare barcollare nell’aria. Sento che le turbine vengono messe a dura prova dal pilota con un tira e molla. Che succede? Appena vedo alberi e maniche a vento tutto è chiaro! Helsinki ha ricevuto visita da parte di una mezza tempesta. Il tassista che mi porterà all’albergo mi conferma che le previsioni del tempo hanno annunciato un meteo molto movimentato, soprattutto al nord del paese. Credo di non avere mai tanto stretto le chiappe. Che fare? Tutti gli aerei scendono prima o poi!

Dopo una notte poco riposante, non chiedetemi il perché, mi metto in strada per scoprire la città. Ho la fortuna di avere la stanza proprio dietro al locale dove avrà luogo il concerto e pochi minuti dal porto. Arrivatovi, vedo parecchia gente che passeggia. Che bello, c’è il mercato! Vedo una infinità di specialità di pesce e non. Non perdo l’occasione di gustarmi un hot dog in stile finlandese. Questi è veramente degno del termine “hot”. Mi sento quasi come a casa. Molti indigeni passano così il loro tempo, mangiando, bevendo e gustando sole e compagnia. Ci deve essere una partita di disco su ghiaccio oggi. Vedo una sfilza di tifosi svedesi che si riempiono il ventre con la birra tutt’altro che a buon mercato qui in Finlandia. A proposito dell’alcol: se visitaste il paese, portate con voi una bottiglia di whisky o simili. Una birra costa qui quattro Euro, quando è poco… È dunque consigliabile seguire l’esempio degli indigeni e di “carburare” un poco in anticipo.

Dopo avere gustato l’aria fresca e la salsedine, mi metto in moto per soddisfare un poco la mia sete di cultura. Passata mezz’ora mi dico solo “Vittu!!!”, per sentirmi un poco di qui. Le batterie della macchina fotografica stanno “tirando gli ultimi”. Il prossimo obiettivo è trovare una benedetta “Helsinki Card” che mi permetterà di muovermi liberamente nella rete cittadina e d’approfittare dell’entrata gratuita in parecchi musei. Qui in zona c’è un centro acquisti. Spero di trovare energia di ricambio per il mio apparecchio fotografico…

Gironzolando nei dintorni, trovo un negozio di dischi. Il proprietario ha contatti con i Beherit; questo è il motivo per cui ha messo sul mercato “At The Devil’s Studio 1990”. Parlando del più e del meno, mi racconta che il locale non gli rende. Mi dice pure che si tratta piuttosto di uno stile di vita e centro di ritrovo per i fanatici della città. Dopo essermi bevuto una birra con i signori presenti, torno all’albergo per depositare i miei acquisti, fra cui carne secca di renna. Consiglio di provarla a chiunque amasse prodotti equini. Il gusto è molto simile. Mi metto alla ricerca del Dom, dove avrà luogo il concerto. Il tempo è cambiato ed entro piuttosto bagnaticcio. I Sign Of Evil hanno già terminato di suonare e i Phlegein occupano ora il palco. La loro musica non mi lascia un’impressione duratura, anche se la loro performance non è male.

La platea si pigia verso il davanti. Non c’è da meravigliarsene. I mattatori locali Satanic Warmaster sono pronti a scaricare il loro odio sul pubblico. Ho l’impressione che almeno il cantante sia più ebbro di me e che già qualche bottiglia di birra gli sia scesa per la gola. La platea è in tumulto. Non è raro vedere qualche braccio destro teso al saluto che sapete. Non sono un grande fan di questi finlandesi ma il concerto è veramente bello e pieno di atmosfera.

Dopo una visitina al gabinetto mi trovo confrontato con i brasiliani Sodomizer. Non so che dirvi. Ne sono deluso. Il loro thrash o miscuglio di generi logora e snerva. Mi pare di sentire una cover dopo l’altra.

Cazzo, i Mortuary Drape sembrano essere molto popolari qui in Scandinavia. Fatto sta che la gente esplode quando iniziano a suonare. L’offerta degli italiani è impeccabile. Mi spacco il collo e faccio figuracce di cacca con il mio atteggiamento di persona quasi in trance. È la mia festa, non la loro, che me ne frega? Il suono è ottimo e nulla ci impedisce di gustare lo show presentato.

Durante la pausa attacco bottone con una biondina portatrice di tette prorompenti che indossa una maglietta con la scritta “We are italians!”. Naturalmente non parla una sola parola di italiano e si vanta di essere la ragazza del cantante dei Bulldozer… considerata la sua età, potrebbe esserne la figlia. Se fosse vero, buon per lui. Come disse Charlie Harper di “Due Uomini E Mezzo”? “Ti senti tanto vecchio quanto è vecchia la tua ragazza. Io ho per ora 24 anni!”.

One Tail, One Head e Pseudogod trovano parecchia risonanza presso il pubblico finlandese. Il sottoscritto osserva e si domanda solo: “perché?”. Non riesco ad entusiasmarmi all’ascolto di nessuna delle due formazioni. I concerti sono sicuramente accettabili ma musicalmente questi gruppi si trovano molto fuori del mio raggio d’azione.

Aspetto con impazienza l’entrata in scena dei Revenge. Lo dico direttamente: la mia attesa non è stata premiata. Non fui mai fanatico del gruppo. Preferisco osannare i Conqueror. Dal vivo mi pare tutto abbastanza sterile, anche se la platea cuoce alle note dei signori. Noto nuovamente una grande presenza di tifosi di destra. Deluso lascio il Dom e torno in albergo…

Ok, la giornata di sabato l’ho buttata via. Voglia di andare al concerto non ne ho ma almeno le performance a partire dai Maniac Butcher voglio vederle.

È interessante notare le diverse interpretazioni di una specialità. Sotto all’albergo dove abito c’è una piccola pizzeria di tipo “take away”. Mi prendo una pizza quattro stagioni. Orbene, di gusto non è veramente male. La composizione mi lascia un poco perplesso: tonno, gamberetti e funghi. Vabbé, le stagioni non sono uguali dappertutto.

Arrivato al Dom mi ascolto ancora una parte della prestazione dei finlandesi Anal Blasphemy. Una signora, credo che sia la compagna del cantante, giudicando dal comportamento di quest’ultimo, si muove nuda sulla scena, spalmandosi olio sul corpo. Il suo viso è ricoperto di “corpse paint” come d’obbligo. Non sono ancora rodato per la serata e, anche se la formazione su disco non mi convince, sono affascinato dalla messa in scena. Alle nostre latitudini si rischierebbe probabilmente una denuncia per oscenità in pubblico.

Nell’aria si sente già che un’orda di barbari è in rotta verso la capitale finlandese. Sì, i cechi Maniac Butcher si sono posti come obiettivo di mettere a ferro e fuoco questo locale che era originariamente una chiesa. Il quintetto parte in quarta e bombarda il pubblico con una scaletta che copre gran parte della sua discografia. È inutile dire che classici quali “Barbarians” e “Maniac Butcher” trovino un grande riscontro presso la platea. È un’oretta piacevole passata in compagnia di un gruppo che è motivato e che allo stesso tempo sa attizzare un fuoco sotto il culo del pubblico.

Mi domando da dove arrivi tutto d’un colpo tanta gente… il club è da un momento all’altro pieno zeppo e spostarsi da un angolo all’altro diventa difficile. I Rotting Christ presentano stasera una serie di pezzi puramente old skull. I metallari che sono qui danno i numeri e osannano la formazione, cantano con loro quasi ogni strofa. Incredibile! I greci sono assolutamente in forma e non passa un solo minuto che sia da definire come noioso. Un’altra sorpresa è un ospite speciale, Mika Luttinen, cantante degli Impaled Nazarene, che offre la sua voce per una canzone. Mi dà solamente fastidio il fatto che il volume sia pompato e molto dell’atmosfera si perda. Poco dopo mi trovo al bar vicino a Mikka. Mi pare piuttosto irritato, non so perché, e rinuncio dunque a rompergli le scatole per foto o altro.

Durante tutta la serata mi domando cosa sia quest’odore di affumicato che impesta l’aria. Al più tardi, poco prima dell’inizio del rituale dei Behexen, altro gruppo locale con una sfilza di discepoli, diventa tutto chiaro. I due candelabri con ceri da chiesa posti sul palco portano con sé anche dei crogioli per mirra e incenso. Se lo avessi saputo, avrei comprato del salmone per affumicarlo. A volte mi viene quasi da vomitare, tanto l’odore è intenso. La messa in scena è molto suggestiva e oscura. I sostenitori devastano il locale con il loro entusiasmo e non smettono d’incitare i loro preti del male che celebrano questa messa perversa. La musica non mi piace particolarmente ma il concerto è veramente bello e pieno di energia.

Qualcuno ha deciso di piazzare i Goatpenis come “headliner”. Non so, qualche pezzo mi piace ma la maggior parte dei loro lavori non mi eccita particolarmente. Prima di venire qui, lessi parecchio a proposito della grande attesa per il concerto di questi brasiliani. Le preparazioni sono più lunghe del solito, poco male: secondo programma dovrebbero iniziare alle due di mattina, e la mia stanchezza si fa sentire, come durante ogni pausa. Era ora, il sipario si alza e i signori, imbacuccati in passamontagna neri, versano la loro massa d’acciaio e piombo sul pubblico. Sì, l’inizio è davvero strepitoso. Annunci corti, molta presenza sul palco e tanta rabbia. Dopo il secondo pezzo comincia un trantran che non mi aspettavo. Questi musicisti sono dei veri culturisti muscolosi. Sono necessarie allora tante pause e per giunta lunghe? Ho visto abbastanza e me ne vado.

Tutto sommato il festival ha offerto abbastanza punti chiave che alleviano il prezzo d’entrata. I tempi d’attesa fra un singolo concerto e l’altro erano contenuti e l’atmosfera era molto rilassata. Sarà stata sfortuna… le tanto attese fighe finlandesi non le ho trovate, a parte qualche eccezione. Non temete, qualche perla c’era, la maggior parte delle volte il suo tasso alcolico era molto più alto del mio…

Tornando all’albergo mi compro qualche pacco di carne secca di renna e una Coca Cola da mischiare con il mio whisky. Qui i negozi hanno spesso aperto anche di domenica e questo addirittura fino alle cinque di mattina il fine settimana.

Il mattino è giunto e la mia colazione è il miscuglio citato sopra, sarebbe peccato buttare via questo liquido ambrato prezioso, e una tazza di té nero. Decido di recarmi al mercato del porto per pranzare. Cosa c’è di meglio che una porzione di salmone affumicato gratinato con “green cheese” (diciamo Gorgonzola), cetrioli sottaceto, salsa all’aglio e verdura per smaltire l’alcol? Il tempo è bellissimo, anche se il mare regala un venticello molto sobrio, e la gente ringrazia con una grande presenza all’aria aperta. Qualcosa mi ha disturbato durante questi tre giorni… ora lo so. Non vedo praticamente nessuna persona obesa, anzi, incontro dozzine di persone che pratica sport.

Finlandia, arrivederci!

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