BLACK WINTER FEST V (01/12/2012 @ Rock’N’Roll, Romagnano Sesia)

BLACK WINTER FEST V (01/12/2012 @ Rock’N’Roll, Romagnano Sesia)

Informazioni
Festival: Black Winter Fest V
Data: 01/12/2012
Luogo: Rock’N’Roll, Romagnano Sesia (NO)
Autore: Bosj

Scaletta
Stigmhate
Kurgaall
Noctem
Impiety
Forgotten Tomb
Satanic Warmaster
Enthroned

Anzitutto devo chiedere scusa per l’incompletezza di questo report: non sarà infatti relativo alle esibizioni di tutti i gruppi né soprattutto corredato da immagini. Purtroppo poche ore prima dell’inizio del concerto mi sono slogato una caviglia, il che mi ha fatto arrivare con un discreto ritardo e non mi ha permesso di muovermi comodamente all’interno del locale per scattare anche solo qualche fotografia. Tuttavia la voglia di presenziare era forte, il mio “io” metallaro ha finito per prendere il sopravvento sull’istinto di autoconservazione, quindi via che si parte alla volta di Romagnano Sesia e del tanto chiacchierato Rock’N’Roll.

Lasciatemi divagare ancora un attimo: pochi giorni fa ho presenziato all’ottima esibizione dei Katatonia in quel di Milano. Trenta euro, tre band (di cui due grosse e rinomate, per carità), un locale osceno, nient’altro. Questa volta, per un prezzo inferiore, le band erano sei, il locale offriva un’acustica più che buona, all’interno era possibile mangiare qualcosa, era OVVIAMENTE possibile uscire durante il concerto (eh no, ai Magazzini Generali di Milano non è permesso uscire durante l’esibizione, o meglio, si può uscire, ma per rientrare è necessario acquistare un nuovo biglietto), e all’interno c’era un mezzo paese dei balocchi, con la bancarella del merchandise e tre etichette (Punishment18, F.O.A.D. e Whitewolf) a deliziare i momenti di attesa tra un’esibizione e l’altra. Tutto questo excursus per andare a parare lì, sempre e solo lì: lode alle esibizioni “minori”, ai loro promotori ed organizzatori (in questo caso Nihil Prod, che insieme ad Eye Carver è sempre più un punto di riferimento nella difficoltosa scena di organizzazione concerti nostrana), ai partecipanti e a tutto l’insieme, che il monopolio sugli eventi di chi sappiamo bene ha scocciato. E il quinto Black Winter Fest è solo l’ennesima prova che le alternative esistono, ed è giusto supportarle.

Come scritto in apertura dunque, e ora vengo al sodo, arrivo con incolpevole ritardo sul posto e, saltellando e zoppicando, entro nel locale novarese mentre gli spagnoli Noctem stanno smontando i loro strumenti. Tempo di fare un primo giro nel modesto ma spazioso e ben congegnato locale, che salgono sul palco gli Impiety. La formazione, che ormai è solo per metà singaporeana (il batterista entrato in formazione lo scorso anno è australiano, mentre la posizione di secondo chitarrista è da qualche tempo occupata dal nostrano Guh Lu), si presenta come sempre capitanata dallo storico leader Shyaithan, e come sempre fa un casino bestiale. Non che ci si aspetti di meno dagli autori di hit quali “Anal Madonna” e “Sodomythical Frostgoats”, ma averne conferma in prima persona è sempre una piacevolezza. Mazzate, mazzate e ancora mazzate. Non ne avete abbastanza? È giusto avanzata un’altra dose di mazzate. Il quartetto non si ferma un secondo, non si dà pace fino a che la setlist non è completa e il tempo terminato, altrimenti, ne siamo tutti convinti, sarebbero andati avanti ancora. E ancora. E ancora. E il pubblico sarebbe pure stato contento. Terminato il “Terroreign” degli illustri signori, ci scappa giusto un panino nell’attesa che i successivi musicisti si palesino.

Essendo il turno dei Forgotten Tomb, e non essendo io un amante del combo nostrano, o della corrente depressive piuttosto autocelebrativa di cui fanno parte, mi preparo al peggio. È quindi con una certa sorpresa che mi ritrovo a non poter che riconoscere la capacità dimostrata sul palco dai Nostri, soprattutto di fronte a quelle che credo fossero peripezie di tipo tecnico, dato che nella prima parte dell’esibizione Algol ha abbandonato il palco per un paio di brani, presumo per problemi al basso. Tolte le gratuite uscite in inglese di Herr Morbid tramite un pezzo e l’altro (proprio non capisco per quale motivo un Italiano in Italia debba ringraziare la platea con “thank you”, anziché un normalissimo e più umile “grazie”), il quartetto padano inanella un brano dietro l’altro nel generale apprezzamento degli spettatori, spaziando da materiale dal piacevolissimo “Springtime Depression” a estratti del recente “Under Saturn Retrograde” e del recentissimo “… And Don’t Deliver Us From Evil”, attingendo insomma da un po’ tutto l’ormai folto repertorio a propria disposizione. Solidi e rodati, una certezza per i fans.

Esaurito il tempo a propria disposizione, i quattro lasciano spazio a quello che si può ben considerare il main event della serata: seppur non in posizione di headliner, è infatti manifesto che la gran parte del pubblico sia giunta in quel di Romagnano Sesia per l’esibizione di Werwolf (e occasionali compagni), che a nome Satanic Warmaster calca(no) le scene da ormai quasi tre lustri senza mai farsi mancare una cortina di polemiche. Saliti sul palco i quattro Finlandesi (ammetto la mia ignoranza: non so chi fossero i tre sessionist), tutti con la loro bella panzetta prominente e il trucco da panda ben marcato, ecco comparire bandiere politicizzate di dubbio (anzi, mi permetto di esprimere un giudizio, di cattivo) gusto e diverse corna tramutarsi in saluti romani. Ora, sono perfettamente a conoscenza della posizione ideologica di Werwolf e della sua creatura, ma non essendo il festival circoscritto ad act NSBM, certe cose il pubblico avrebbe potuto evitarle, per rispetto di tutto il resto e di tutti gli altri. La formazione finnica, comunque, è stata protagonista di una prova maiuscola, variegata e ottimamente rappresentativa del percorso stilistico seguito in questi quindici anni: un black metal ferale, ma di sicuro impatto dal vivo grazie ai passaggi classicamente “tupatupa” di cui buona parte dei brani è infarcita, che il pubblico non poteva fare a meno di “ballare” e apprezzare. Addirittura in alcuni passaggi era il pit a cantare, con Werwolf che porgeva il microfono soddisfatto dei suoi proseliti. Decisamente l’esibizione migliore del lotto.

Terminata l’ora scarsa assegnata al “Satanic Warmanzo”, sono quindi iniziati i preparativi per gli ultimi in scaletta, i veterani Enthroned, portatori del verbo nero da quasi vent’anni. Nonostante i profondi cambi e cambiamenti vissuti dal combo belga durante la propria esistenza, i cinque (un chitarrita aggiuntivo rispetto alla formazione “ufficiale”, il quale ha suonato per tutta l’esibizione con un cappuccio calcato in testa, rendendone impossibile una qualsivoglia identificazione) non hanno fatto mistero del messaggio di cui sono portatori: Satana. Qualsiasi attività, frase, pensiero, emozione all’interno del concetto Enthroned è rivolto al maligno, alla sua influenza, alla sua evocazione ed adorazione. È sotto l’egida del Diavolo che Nornagest (ora sfoggiante una pelata completamente liscia e rasata, in rimpiazzo della folta chioma) e compagni muovono i loro passi. Tutti quanti. L’esibizione, dal canto suo, è stata meno varia rispetto alla precedente, stante anche il tipo di black metal presentato, profondamente differente. Come giustamente mi è stato suggerito, se Satanic Warmaster suona molto old school, con rallentamenti e ritornelli, gli Enthroned si concentrano sul muro sonoro più compatto e continuato possibile, con una particolare attenzione per i complessi testi (ben diversi, manco a dirlo, dal vampir-licantropismo ariano dei Finlandesi). Purtroppo, l’altrimenti ineccepibile prova dei Belgi è stata minata da un suono di batteria inizialmente osceno, rullante nella fattispecie, che solo ad esibizione ben avviata si è assestato su note migliori. Ciononostante, anche nel caso degli autori di “Towards The Skullthrone Of Satan”, l’impressione è stata quella di trovarsi di fronte a professionisti navigati, nei cui confronti, giunti al termine dell’evento e quindi dell’intero festival, non è possibile muovere critica alcuna. Tolta, forse, la mancanza di un bis. Perchè di black metal non se ne ha mai abbastanza.

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