BLACKOUT FEST! 2014 (27/06/2014 @ Spazio 211, Torino)

 

Evento: BlackOut Fest! 2014
Data: 26/06-29/06/2014
Luogo: Spazio 211, Torino
   
Gruppi:

 

Radio Blackout, emittente indipendente di Torino, organizza svariati eventi ogni anno per garantire l'autofinanziamento. In quest'occasione ci propone un festival di ben quattro giorni, con una scaletta ricca di nomi e generi a noi estranei. Tuttavia la presenza di Bologna Violenta ci rassicura e attrae come falene ansiose di bruciarsi le ali.


Lo Spazio 211 rientra a tutti gli effetti nella lista di "ambienti musicalmente rilevanti" di Torino: secondo la percezione comune esiste da sempre, e nel corso degli anni ha ospitato eventi di ogni genere musicale (e non). Possiede un'ampia area all'aperto, ma anche un edificio (normalmente adibito a sala prove) su cui ripiegare in caso di maltempo.

Noi ci presentiamo poco dopo le 21:00 e, portato a termine il rituale del timbro, accediamo al cortile in cui troviamo bancarelle di ogni tipo: mentre attendiamo l'inizio non ci resta che dedicarci a nobili attività quali bere birra e cercare qualche occasione fra libri e dischi nei banchetti. Fra le varie cose, incontriamo Nicola Manzan (Bologna Violenta) e scambiamo con lui qualche parola, prima di saccheggiare impietosamente le sue risorse. In particolare un emozionatissimo Dope Fiend si aggiudica l'ultimissima maglietta "Mi Fai Schifo", fatto per cui ha ammorbato le gonadi a noi e al resto della redazione per i giorni seguenti.

Giusto un'annotazione prima di procedere: data la peculiarità dell'evento affrontato, userò il termine "performance" o "spettacolo" piuttosto che "concerto" e sinonimi per evidenziare la centralità dell'impianto scenico e la teatralità dei gruppi. Limitarsi a una trattazione prettamente "sonora" sarebbe del tutto inappropriato.


Alle 22:00 finalmente si aprono le danze: salgono sul palco i Lou Quinse, questa volta con una formazione più contenuta e senza la cantante. Non spendo altre parole su di loro dato che già ne parlai in occasione della data coi Nanowar Of Steel di inizio anno al Nightbreaker Club di Leinì, ma soprattutto perché avendoli visti dal vivo già tre volte quest'anno abbiamo dedicato loro ben poca attenzione.


Mentre siamo all'esterno a scoprire le meraviglie del banchetto dei liquori artigianali, veniamo colti da un'incredibile ondata di disagio sonoro. I Bonne Humeur Provisoire hanno infatti preso possesso del piccolo palco secondario e difendono la postazione con terribili bordate di rumore elettronico.

I due francesi (mascherati e in abiti succinti) propongono sonorità molto sperimentali, in cui la componente di base è un distillato di noise quasi puro, insaporito con un pizzico di elettronica. Oltre a sintetizzatori ed effetti vari, di tanto in tanto compare qualche strumento tradizionale, ma questo non apporta musicalità, sembra quasi un artificio scenico per provocare ulteriore malessere interiore nel pubblico: mostrano un oggetto dal suono familiare, che però produce non-suoni.

Così uno dei due uomini fa comparire uno strumento a corde di natura indefinita (probabilmente di produzione artigianale) e lo maltratta di fronte alla cassa producendo droni, mentre l'altro passeggia in mezzo al pubblico emettendo stridii con un flauto.

La performance nel complesso è tanto interessante quanto impegnativa. Le distorsioni e la differenza linguistica ci impediscono di comprendere appieno il messaggio, tuttavia dobbiamo comunque fare appello a tutte le nostre risorse mentali per non essere risucchiati nel vortice di nonsense che abbiamo di fronte.

Non siamo gli unici a sentirci così: molti spettatori dopo qualche minuto soccombono allo sconforto, ed escono. Ma dopo un po' ritornano.


Terzo gruppo in scaletta, Badaboum è il progetto di tre ragazze francesi: seppure perseguano sperimentazioni sonore piuttosto spinte, dopo il precedente incontro le nostre orecchie accolgono con piacere l'utilizzo di strumenti "tradizionali" (basso, batteria, tastiera) e un ritmo governato da regole cosmiche piuttosto che dalla follia umana.

Le Badaboum riescono a stupirci per la maestria con cui dominano i loro strumenti e, non paghe di ciò, cambiano continuamente ruolo, dando un'impronta lievemente diversa a ogni traccia. Un'altra peculiarità ci colpisce: abbiamo incontrato gruppi di malvagità inusitata nel corso della nostra vita, ma mai abbiamo percepito una tale rabbia indirizzata verso lo strumento suonato. Abbiamo avuto tutti la stessa medesima sensazione: le Badaboum non picchiano la batteria per esplicitare un concetto, ma perché se lo merita.

La loro proposta post-punk, com'era facilmente prevedibile, raccoglie consensi e raduna un pubblico vario, sia interessato alla musica, sia alle belle figliole. Come dargli torto.


È ormai giunto il momento tanto atteso: si abbassano le luci, il proiettore si accende e Nicola Manzan imbraccia la chitarra pronto ad asfaltarci i timpani con una ferocia inaudita.

La prima parte della performance è totalmente dedicata all'ultimo disco "Uno Bianca", in cui l'autore racconta l'intera storia della famigerata banda in maniera completamente oggettiva, senza proferire una sola parola.

Il proiettore funge da "voce narrante", mostra immagini e testi per raccontare i passi salienti dei vari colpi; il perfetto abbinamento fra musica e immagini (oltretutto divinamente sincronizzato) scatena un enorme impatto emotivo. Ricorrente è l'enorme croce che annuncia le vittime, così come i rintocchi di una campana hanno il lugubre compito di contare i morti. L'importanza assoluta del comparto video è evidente: lo stesso Nicola rimane in disparte, al buio, complemento sonoro di quel che i nostri occhi vedono.

Bologna Violenta racconta senza pietà: il pubblico non ha il tempo di applaudire fra un brano e l'altro, e anche quando riesce a trovarlo, viene frettolosamente zittito per non interrompere la tensione di cui è pregna l'atmosfera. La prima parte della serata si conclude con "29 marzo 1998 – Rimini: Suicidio Giuliano Savi", esattamente come il disco.

A questo punto Nicola Manzan illustra due prospettive: andare tutti a casa, o suonare i pezzi dei dischi precedenti. Inutile esplicitare la scelta del pubblico: la serata prosegue dunque a un ritmo lievemente più rilassato, iniziando giustamente con "Incipit" e "Vorrei Sposare Un Vecchio" (prime due tracce di "Utopie E Piccole Soddisfazioni").

Anche questa volta il proiettore ha un'importanza notevole, anche se non fondamentale per la fruizione dello spettacolo. L'istrionico polistrumentista continua a destreggiarsi fra chitarra e violino, ma nelle parti puramente elettroniche molla tutto e salta in mezzo al palco, diventando parte integrante del video alle spalle. Al grido di "Viva Satana!" subiamo "Maledetta Del Demonio", e lo spettacolo prosegue con brani del calibro di "Morte", "Un Paese Pietoso", "Il Trionfo Della Morte".


Data l'ora ormai tarda e le orribili incombenze lavorative del giorno dopo, con grande tristezza meditiamo il ritorno, ma ben due volte veniamo richiamati dalle note di "La Donna Nel Mondo" e "Il Convento Sodomita". Infine con rassegnazione torniamo a riveder le stelle, ma sulla strada un ultimo violentissimo riff ci condanna alla sordità. Non resta altro che un ovattato e incomunicativo viaggio verso casa.

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