BLOW UP VOL. 3 (13/10/2017, Korjaamo, Helsinki)

Evento: Blow Up Vol. 3
Data: 13/10/2017 – 14/10/2017
Luogo: Korjaamo, Helsinki
   
Gruppi:

  • Phurpa
  • Warning
  • Church Of Misery
  • Usnea
  • Ufomammut
 

 

Quando sei in crisi di astinenza da festival estivi, cerchi di compensare un po' come meglio puoi, tenendo d'occhio i concerti nella tua zona o sbavando inesorabilmente sulle line-up già pubblicate dei festival estivi che ti interessano di più e sperando fino all'ultimo di poter partecipare ad almeno uno di essi. Fortunatamente Helsinki è una città molto ricca per quanto riguarda le serate dal vivo e qua e là capitano anche mini festival con nomi più o meno importanti e a prezzi moderati. 


BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte II

Il Blow Up è un piccolo ma interessantissimo evento di musica live — principalmente di matrice stoner, doom e sludge — spalmata in due serate, che ha festeggiato quest'anno la terza edizione. Il luogo scelto per celebrare questo tripudio di bordello e belle cose è il Korjaamo, un basso e abbastanza capiente edificio la cui funzione principale in passato era (udite udite) fungere da luogo di sosta provvisoria per tram da riparare. La parola «korjaamo» sta proprio a indicare un esercizio in cui, in generale, si aggiustano svariati tipi di cose, e tenendo conto di questo l'idea di assistere a una serata dal vivo accanto a un tram d'epoca, parcheggiato di fianco al bancone del bar, smette di apparire così strana. Il Korjaamo è ormai utilizzato come centro culturale in cui organizzare, tra le altre cose, proiezioni cinematografiche e concerti, eppure si è scelto di continuare a utilizzarne il nome originale.

La terza edizione del Blow Up si è tenuta il 13 e il 14 ottobre e ha ospitato gruppi belli e bellissimi; sfortunatamente per la sottoscritta, però, i biglietti per entrambi i giorni sono stati venduti in pochissimo tempo e comprarli separatamente sarebbe purtroppo venuto a costare una cifra esagerata, quindi per stavolta ho scelto di partecipare solo a una delle due serate: la fortunata eletta è stata quella di venerdì 13.


Phurpa

Arriviamo al Korjaamo, io e l'immancabile Tuomas, qualche minuto dopo l'apparizione sul palco dei russi Phurpa. Ero piuttosto interessata alla loro esibizione, perché ricordo di essermela persa durante un festival, un paio di anni fa, ed avevo sentito commenti piuttosto esaltati da chi invece li aveva visti.

Inizialmente eravamo abbastanza dietro e, visto che entrambi gli elementi del «Tibetan monastic choir» (così si definiscono su Bandcamp), capitanati da Alexei Tegin, erano seduti a terra a gambe incrociate, purtroppo non sono riuscita a vedere nulla, se non una batteria già allestita per la band successiva e coperta da un telo nero. Tutto ciò che sentivo era un lungo, lunghissimo throat singing indubbiamente ricco di atmosfera e inframmezzato qua e là da percussioni e tintinnii metallici. Piano piano ci siamo fatti strada, abbiamo visto il chitarrista dei Church Of Misery in versione incappucciata e sono riuscita a conquistarmi una buona visuale del palco per circa una mezz'ora, ed è lì che ho notato strumenti a fiato, a percussione e altri oggetti, per così dire di scena, utilizzati per ottenere suoni di varia natura. Ammetto di aver pensato, come prima cosa, che non avrei resistito un'ora lì, in piedi, ad ascoltare gorgheggi senza nemmeno riuscire a vederne bene la fonte, e invece mi sono scoperta progressivamente interessata e attenta, specie dopo essermi accaparrata un posto più vicino al palco.

Quella dei Phurpa è autentica musica rituale di Bon, la tradizione buddista più antica del Tibet, intrecciata a riti sciamanici derivanti da culti e rituali ancestrali. È stato un po' come essere in trance, è stata una delle esibizioni meno convenzionali che abbia mai visto e, dopo un iniziale momento in cui ho pensato che mi sarei annoiata a morte, ne sono stata catturata.

Non si può certo scegliere quando far finire un rituale, però purtroppo c'era una scaletta da rispettare e i Phurpa sono stati costretti a concludere, incitati sia a bordo palco ― da un giovinotto che cercava di richiamare la loro attenzione a gesti ― che dall'alto; non da Buddha, bensì dalle luci di scena che si accendevano e spegnevano. Primo gruppo assolutamente fuori dagli schemi e di cui alla fine dei giochi mi sono scoperta fan; non credevo avessero registrato del materiale audio, e invece lo hanno fatto.


Warning

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte II

Cambio di palco più rapido del previsto per recuperare i minuti in più utilizzati dai Phurpa ed è la volta degli inglesi Warning e del loro doom metal con voce melodica.

La band è in attività dal 1994 e risulta in effetti ufficialmente sciolta già da otto anni, ma a quanto pare il 2017 è l'anno del ritorno: i Warning sono tornati insieme eccezionalmente in occasione dello scorso Roadburn, durante il quale hanno proposto il disco "Watching From A Distance" in versione integrale per la prima volta; la stessa identica scaletta è stata offerta a noi spettatori del Blow Up, che ci siamo gustati con molto piacere cinque brani lenti e maestosi per la durata complessiva di approssimativamente un'ora.

Il leader Patrick Walker ha interagito moltissimo con noi in modo allegro e vivace, raccontandoci anche un aneddoto riguardante un fan tedesco che non gradì particolarmente il loro spettacolo e gli disse «Il tuo bassista ha i pantaloni della tuta e tu»… non ricordo se fosse «Sei troppo felice» o qualcosa del genere, ma in soldoni l'accusa che gli si rivolgeva era quella di non essere abbastanza doom. Beh, beh.

 

Church Of Misery 

Alle 22:05, con un anticipo di ben dieci minuti sulla tabella di marcia, è stata la volta dei giapponesi Church Of Misery e del loro stoner-doom striato di anni Settanta, a partire ― visivamente ― dagli ormai celebri pantaloni a zampa. Non era la prima volta che assistevo a un loro concerto e proprio per questo motivo il quartetto di Tokyo, i cui testi sono incentrati esclusivamente su serial killer, era il mio evento principale personale. Va detto però che il gruppo cambia componenti, eccezion fatta per il bassista e fondatore Tatsu Mikami, più o meno in occasione di ogni nuovo album, quindi i Church Of Misery che ho visto nel 2014 non sono gli stessi che mi hanno fatto scapocciare la settimana scorsa.

Momento filosofico a parte, ammetto che un po' di stoner ci voleva dopo il rituale dei Phurpa e la solennità dei Warning e probabilmente la pensavamo tutti allo stesso modo: si è creato un mosh pit, c'è stato anche un tentativo di stage diving e, purtroppo, all'inizio anche qualche problema tecnico. Il chitarrista non riusciva a sentire bene la batteria e noi non sentivamo bene la voce, ma fortunatamente già nella canzone successiva le cose hanno iniziato ad andare meglio.

Il Giappone è probabilmente l'ultimo posto da cui uno si aspetterebbe di vedere uscire gruppi stoner-doom, fortunatamente però ci sono le eccezioni e i Church Of Misery non hanno deluso nemmeno stavolta. Siamo andati al banco del merch per comprarci una maglietta del tour in edizione limitata, ma erano rimaste solo XXL e ciò dovrebbe essere un chiarissimo indicatore del gradimento del pubblico.


Usnea 

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte IIOrmai la serata è entrata nel vivo e mancano solo due band all'appello. Un gran bello sfondo appare alle spalle degli americani Usnea, arrivati apposta da Portland (che bel posto che deve essere!) per deliziarci col loro funeral doom. Protagonista dell'esibizione è stato principalmente il nuovissimo lavoro "Portals Into Futility", di cui sono stati proposti ben tre brani: "Eidolons And The Increate", "Lathe Of Heaven" e "A Crown Of Desolation". A quel punto della serata, da brava vecchia quale sono, mi sono allontanata un po' dal palco sia per sgranchirmi le gambe che per cercare un posto in cui sedermi per qualche minuto, ma essendo il Korjaamo di dimensioni più che umane non mi sono comunque persa nemmeno una nota.

Gli Usnea hanno interagito meno col pubblico, tuttavia ci hanno mostrato il loro calore in un altro modo, con i loro brani, che sebbene ricalchino un genere non esattamente allegro e gioioso sono riusciti a raggiungerci. Non posso dilungarmi in ulteriori dettagli perché, come ho detto, dalla mia postazione non avevo una buona visuale del palco; posso solo dire che è stata un'esperienza musicale molto profonda e sono felice di aver avuto la possibilità di essere lì.


Ufomammut

Si è fatto tardi, è quasi l'una e in molti sono già andati via, ma il festival non è ancora finito, c'è l'ultima cartuccia da sparare: i nostrani Ufomammut. Pensare di non averli ma visti dal vivo in Italia è una cosa un po' ridicola, però in effetti i tre piemontesi fanno spesso tappa in Finlandia, a occhio e croce almeno una volta l'anno, quindi non è poi così strano. Ero abbastanza eccitata all'idea di vedere miei connazionali conquistare un pubblico principalmente finlandese, specie perché so per certo che gli Ufomammut sono molto amati e apprezzati qui. Il nuovo lavoro della band, "8", è uscito il 22 settembre scorso, quindi anche qui il materiale nuovo da proporre non mancava.

L'audio era ottimo e l'esibizione è stata davvero godibile anche a livello visivo, grazie agli sfondi che si alternavano alle spalle del batterista Vita. Psichedelia, stoner e doom: what else? Purtroppo, causa mezzi pubblici con corse drasticamente ridotte per via dell'ora abbastanza tarda, non siamo riusciti a rimanere fino alla fine e me ne dispiaccio moltissimo, ma la cosa positiva è che erano circa tre anni che desideravo vedere gli Ufomammut e farlo in Finlandia ha reso l'esperienza persino più memorabile. Fa sempre piacere sapere di essere apprezzati all'estero per qualcosa che non sia solo la pizza o la mafia (?), se poi si tratta anche di gruppi che fanno ottima musica è ancora meglio.


Il Blow Up è entrato nella lista dei festival da tenere sotto controllo e, anche se manca tipo un anno alla prossima edizione, cercherò di tenere gli occhi aperti e di non farmi scappare un'altra volta dalle mani tutti i biglietti da due giorni. Immagino che la serata successiva sia stata altrettanto memorabile, soprattutto grazie ai Saint Vitus (altro mio most wanted), però posso ritenermi appagata pur essendomi persa un pezzo.

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