CULT OF PARTHENOPE BLACK METAL FEST 2018 (03/11/2018 @ I’m Club, Caserta)

Evento: Cult Of Parthenope Black Metal Fest
Data: 03/11/2018
Luogo: I’m Club, Caserta
Gruppi:

  • Taur-Im-Duinath
  • Infernal Angels
  • Stahlsarg
  • Veratrum
  • Crest Of Darkness
  • Selvans
  • Sur Austru
  • Cult Of Fire

Giunto alla sua terza edizione, il Cult Of Parthenope Black Metal Fest organizzato da Giulian (mastermind di Scuorn) e da Alberto Brandi ha confermato le aspettative altissime sulla sua riuscita, cresciute esponenzialmente all’annuncio della band headliner di quest’anno: i cechi Cult Of Fire.

La sede scelta per ospitare l’evento di kvlto della regione, quest’anno, è cambiata nuovamente. Dopo una prima edizione tenutasi allo storico locale napoletano Cellar Theory e la successiva al Crash di Pozzuoli, è il locale casertano I’m Club (altrimenti chiamato The Void Of Darkness sulla locandina) a essere meta di pellegrinaggio per i seguaci della Nera Fiamma in quel del fine settimana dei morti. Inoltre, stando alle notizie diffuse dagli organizzatori, il pubblico non solo è arrivato dalle regioni limitrofe, ma anche — e consistentemente — dall’estero: un buon risultato per la creatura di una realtà giovanissima come quella della Cult Of Parthenope Promotion, non siete d’accordo?


Taur-Im-Duinath

Il rispetto per gli orari che ha caratterizzato le scorse edizioni del fest persiste ed è così che alle 18:15 in punto i Taur-Im-Duinath salgono sul palco del club. Col suo progetto solista, Francesco Del Vecchio (già chitarrista dei Párodos) ha debuttato dal vivo in questa sede, assistito dal menzionato Alberto (chitarra), Gianpiero (basso, suo collega nei Párodos) e Giacomo (batteria, membro di Ade e Bloodtruth e batterista live di Scuorn), proponendo alcuni brani estratti dal primo album della band, Del Flusso Eterno, rilasciato in quella stessa giornata da Dusktone. La mezz’ora di esibizione dei Nostri passa così, tra “Il Mare Dello Spirito” e una “Così Parlò Il Tuono”, senza dimenticare la traccia eponima del disco.

Una performance molto energica e convincente, quella dei Taur-Im-Duinath, capace di esaltare ed entusiasmare gli animi di tutti i presenti, accorsi numerosi da subito.


Infernal Angels

La formazione successiva a calcare il palco del locale casertano è quella dei marchigiani Infernal Angels. Il quintetto promotore di un black-death dal piglio melodico si rivela capace di una ferocia da non sottovalutare. Non avendo conoscenze pregresse sul gruppo, posso ben dire che il mio primo approccio è stato tutt’altro che negativo: i brani proposti (come ad esempio “Belial: The Deceiver”, contenuto nel loro ultimo Ars Goetia, uscito lo scorso anno per My Kingdom Music) sono furiosi e coinvolgenti e l’esibizione è stata altrettanto apprezzata dai presenti.

Ahimè, anche loro come i Taur e quasi tutte le formazioni successive sono stati afflitti da occasionali problemi tecnici, compromettendo però solo in minima parte la riuscita della performance.


Stahlsarg

Gli inglesi Stahlsarg sono la prima band internazionale a esibirsi, nonché una rivelazione per molti dei presenti. Il quartetto del Suffolk propone una personale miscela di black e death metal dalla vena thrash, un mix che ha profondamente colpito anche il sottoscritto. Se a tratti infatti il blend risulta tagliente, anche grazie alla prova del cantante Eissturm (il cui scream spesso somiglia a quello di Dani dei Cradle Of Filth), l’alternanza e la combinazione di voci harsh e di eventuali breakdown in chiave core fa sì che il risultato finale di questo amalgama sia coinvolgente tanto quanto agghiacciante.

A posteriori ho scoperto che i Nostri hanno all’attivo solo due album, Comrades In Death e Mechanisms Of Misanthropy: da recuperare necessariamente!


Veratrum

Cambio palco sempre nelle tempistiche previste e subito i nostrani Veratrum — che qui sono piuttosto di casa — sono pronti all’azione. Ancora spazio alla commistione tra metallo nero e metallo della morte, stavolta in una versione più epica. Proposti con l’ausilio di basi sinfoniche e cori magniloquenti, i brani dei bergamaschi ripercorrono gli ultimi anni di produzione della band: da Mondi Sospesi all’ultimo Visioni, compreso “L’Alchimista”, la cui esecuzione ha visto la partecipazione di Giulian sul palco con Haiwas e compagni, per la gioia e l’emozione dei presenti.

Purtroppo, la prestazione dei profeti lombardi è stata senza dubbio la più afflitta dai problemi tecnici. Nonostante tutto, però, la mezz’ora di esibizione dei Veratrum ha riscosso il successo meritato.


Crest Of Darkness

Tra le formazioni che fanno parte dei gruppi di apertura, come si potrebbero definire, spicca il nome dell’ultima: i Crest Of Darkness. La band norvegese, arrivata a Caserta nell’anno del festeggiamento del venticinquesimo anniversario dalla formazione e capitanata da nient’altri che il bassista dei Conception (storico progetto prog-power metal di cui fa parte anche l’ex voce dei Kamelot, Roy Khan), è stata, a detta dei presenti, tra le migliori a esibirsi in questa edizione del festival.

Purtroppo, il nome Void Of Darkness utilizzato in fase promozionale per indicare la location non poteva essere più azzeccato, perché mi sono perso l’esibizione della storica realtà scandinava a causa di un vuoto cosmico che mi ha risucchiato senza via di scampo e… Nulla, il buio. Lo rimpiango con estremo dispiacere.


Selvans

Arrivati alle ore 22:00, infine, è il turno delle band di punta: Selvans, Sur Austru e gli headliner, i Cult Of Fire. I primi a esibirsi, Haruspex, Fulginator e soci, sono reduci dal release party del loro nuovo album, Faunalia (per Avantgarde Music), svoltosi la sera prima in provincia di Pescara. Nonostante la stanchezza e le appena tre ore di sonno del cantante, salgono sul palco e consegnano ai presenti, infervorati, cinque brani estratti dalle loro più recenti pubblicazioni: Lupercalia, lo split-collaborazione con i Downfall Of Nur e il sopracitato Faunalia. “Ad Malum Finem”, “Notturno Peregrinar”, “O Clitumne”, “Versipellis” e “Pater Surgens”: questa è la ricetta per uno spettacolo fantastico targato Selvans.

Unica macchia su quella che altrimenti sarebbe stata una prova perfetta, grazie anche a un Haruspex particolarmente ispirato, benché stanco, è stata la base saltata al culmine di “Versipellis”: sospeso a causa di questo problema tecnico, il brano è stato  poi ripreso e portato a termine dalla formazione, che ha continuato la sua esibizione tra le urla e gli applausi dei presenti.


Sur Austru

La prima versione della line up delle band coinvolte in questa terza edizione del Cult Of Parthenope Black Metal Fest, in realtà, vedeva come penultimi a esibirsi i black-deathster Noctem. Purtroppo però gli spagnoli hanno letteralmente dato buca una decina di giorni (al massimo due settimane) prima della fatidica data; per fortuna Giulian e Alberto hanno prontamente rimediato, riportando in Campania gli headliner del primo festival della Nera Fiamma, ovvero i Negură Bunget.

I rumeni, in realtà, si sono sciolti poco dopo l’evento del 2016, in seguito alla morte del batterista e unico membro originale, Negru, mentre i rimanenti elementi, salvo rare eccezioni, hanno formato i Sur Austru assieme al vecchio cantante Stefan “Chakravartin” Zaharescu. Ovviamente, la performance del complesso è stata memorabile quasi quanto la precedente sul suolo partenopeo, eseguendo per la gioia dei fan dei Negură uno show dedicato alla memoria della defunta, storica formazione, con un omaggio toccante ed emozionante verso le loro principali composizioni.


Cult Of Fire

Arrivato il turno della portata principale, l’ora è leggermente più tarda del previsto ma il locale è pieno. Candele, incensi e teschi: l’altare è pronto ad accogliere i ministri di Satana tanto quanto i presenti. Le luci calano, l’atmosfera è satura di profumi pungenti e di suoni folcloristici orientaleggianti: quattro ecclesiastici fanno il loro ingresso sulla scena con le loro tuniche nere. Le chitarre si accendono, la batteria prende il via e la Messa Nera ha inizio.

Ininterrottamente, e sono serio: senza la benché minima soluzione di continuità, i Cult Of Fire fanno ciò che qualsiasi alto rappresentante di una religione dovrebbe fare, cioè infervorare gli animi dei credenti, cantando a squarciagola inni a gloria e lode (in questo caso specifico) dell’oscurità. Nessuno tra le fila del pubblico è riuscito a restare impassibile al canto dei Nostri, nessuno è rimasto immobile o in silenzio e nessuno dovrebbe mai riuscirci. Gli unici a non scomporsi nel pieno dell’estasi mistica sono i quattro cultisti del fuoco: in chiara, dicotomica e a tratti disturbante opposizione con la realtà di fronte al palco, da sotto le loro tuniche non hanno lasciato trasparire nulla, dedicandosi anima e corpo all’esecuzione del rituale, immolandosi per i presenti e creando così uno spettacolo impareggiabile.


Terza edizione, terza esperienza aristocratica per il sottoscritto all’evento. Secondo (quasi) sold out. Primo, indiscusso, incontrastabile capolavoro. Il Cult Of Parthenope Black Metal Fest, dopo quest’anno, può considerarsi tra gli astri nascenti del panorama italico, per quanto riguarda i festival estremi. Gli stand hanno venduto, i presenti hanno acquistato, il bar (che serviva rustici e pasta ai presenti gratuitamente) ha fatto affari e tutti i presenti, dal primo all’ultimo, hanno passato una bellissima serata. Se non è questo ciò che fa bene a una scena musicale, io non so dire cos’altro possa farlo. Complimenti agli organizzatori, allo staff, alle band e a tutti quelli che sono accorsi dall’Italia e dall’estero per godersi lo spettacolo. Cult Of Parthenope Black Metal Fest: ci rivediamo l’anno prossimo!


N.B. Tutte le foto dello spettacolo inserite in questo articolo sono opera di Marco Alfieri.

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