CYNIC + Obscura + Cryptosis (24/03/2024 @ Orto Bar, Lubiana) | Aristocrazia Webzine

CYNIC + Obscura + Cryptosis (24/03/2024 @ Orto Bar, Lubiana)

La carovana che ha fatto tappa a Lubiana (ma anche a Milano il giorno prima) è qualcosa di irrinunciabile per chi ama il death tecnico e non solo. Sto parlando del The Focus Of A Valediction Tour che (al di là dei nomi-collage che mi fanno sempre venire l’orticaria) vede protagonisti i Cynic, che con l’uscita di ReFocus colgono l’occasione per suonare l’irripetibile capolavoro del 1993, e gli Obscura, che nel corso degli ultimi quindici anni si sono ritagliati un posto di rilievo nel genere e che portano in tour l’ultimo A Valediction, uscito ormai più di due anni fa.

L’onore di aprire la serata è affidato agli olandesi Cryptosis, di fronte un Orto Bar già gremito nonostante siano appena le 19:15 (benedetta Slovenia). Freschi del conciso EP The Silent Call — che segue il primo disco Bionic Swarm del 2021 — il trio non sembra sentire il peso derivante dal ruolo di apertura per due colossi come i co-headliner, prendendosi la scena senza remore con un thrash estremamente tecnico venato di prog e death (non è un caso che il debutto assoluto sia stato uno split con i Vektor). Se su disco il passaggio da uno stile più primitivo sotto il nome di Distillator a quello che sono i Cryptosis oggi è stato decisamente ben accolto, dal vivo gli orpelli da palco sci-fi e le atmosfere da distopia ultra-tecnologica completano il quadro, per un’esibizione senza sbavature incentrata ovviamente su Bionic Swarm e galvanizzata da suoni ottimali fin dalle primissime battute.

Lo stesso discorso in termini di qualità vale per gli Obscura, forti del rientro di Christian Münzner alla chitarra giusto in tempo per incidere l’ultimo disco. Steffen Kummerer guida un gruppo che unisce precisione chirurgica, assalti death e sezioni jazz/sperimentali, sempre con il sorriso stampato in bocca e interagendo spesso con un pubblico coinvolto, incluso il sottoscritto che non ha mai seguito la band. La scaletta è piuttosto variegata e prende da tutta la discografia con la sola esclusione del primo Retribution, dando spazio prevalentemente all’ultimo lavoro e a quel Cosmogenesis — rappresentato da “Orbital Elements” e dall’immancabile “The Anticosmic Overload” — che li piazzò sotto i riflettori nel lontano 2009. Purtroppo con gli Obscura arriva anche qualche problema tecnico con la voce un po’ coperta da tutto il resto, ma tra i riff di Münzner e le evoluzioni sul fretless dell’ottimo Alex Weber è un contrattempo su cui si può soprassedere.

Il piatto veramente forte della serata è servito con l’arrivo di Paul Masvidal e del resto dei Cynic sul palco, con un po’ di magone di contorno al pensiero che sarebbe potuto essere accompagnato dalla mai troppo compianta sezione ritmica composta da Sean Reinert e, più recentemente, Sean Malone. L’arduo compito di sostituire questi due colossi è affidato da un po’ a Matt Lynch e Brandon Giffin, insieme al secondo chitarrista Mike Gilbert, che non sfigurano minimamente nell’esecuzione di uno dei capisaldi del death metal tutto: “Veil Of Maya” fa partire il boato, con tanto di gente che fa air drumming sulle complesse parti di batteria da quanto Focus è un disco fondamentale per tanti.

La figura di Masvidal artista a tutto tondo/santone estremamente alla mano catalizza l’attenzione, mentre i brani di ventun’anni fa si susseguono senza soluzione di continuità. Croce (di nuovo) e delizia sono le voci: se quella principale è molto bassa nel mix – ed è un peccato enorme vista l’importanza della componente aliena su Focus – quella di Kummerer nelle retrovie è ben presente e semplicemente perfetta nell’interpretazione.

La prima parte del set si conclude chiaramente con l’ottima “How Could I”: la seconda metà si sarebbe dovuta aprire con “Integral”, ma altri problemi tecnici hanno costretto Masvidal a mettere via la chitarra acustica e probabilmente saltare il momento commemorativo per i suoi ex compagni di band. La sezione post-Focus si apre quindi con “Kindly Bent To Free Us”, seguita da una selezione di tutto ciò che è arrivato da Traced In Air in poi, passando per “Carbon Based Anatomy” e “In A Multiverse Where Atoms Sing” dall’ultimo Ascension Codes.

Come sempre, un plauso a quei bravi ragazzi di Veseli Dihurčki, instancabili nel portare la crème de la crème nella capitale slovena risparmiandomi lunghissimi viaggi a Milano e — momento polemiketta — supportati nientepopodimeno che dal Ministero della Cultura locale. La sensazione tra il pubblico alla fine del concerto, con annesso bagno d’umiltà da parte dei musicisti che si concedono volentieri ai fan, è quella di aver assistito a un’evento di quelli che non si scordano facilmente, sicuramente uno dei picchi di questo 2024 appena iniziato.