FULL OF HATE 2012 (16/02/2012 @ Trezzo D'Adda)

FULL OF HATE 2012 (16/02/2012 @ Trezzo D’Adda)

Informazioni:
Gruppi: Cannibal Corpse + Behemoth + Legion Of The Damned + guests
Data: 16/02/2012
Luogo: Trezzo D’Adda (Milano)
Autore: Bosj

Per motivi di orario non mi è stato possibile arrivare in tempo per i primi tre acts: Nexus Inferi, Suicidal Angels e Misery Index, sebbene questi ultimi mi incuriosissero; è quindi per me impossibile parlare di ciò che accadde prima dei Legion Of The Damned e, a essere totalmente onesti, devo dire che a questo punto avrei preferito arrivare direttamente per i due headliners piuttosto che sorbirmi l’esibizione degli Olandesi.

La decina di tracce che i quattro scelgono per accattivarsi il pubblico milanese è rivedibile, con sbilanciata predilezione per il debutto “Malevolent Rapture”, da cui vengono estratte sei delle dieci canzoni suonate, un unico brano (“Night Of The Sabbat”) da “Descent Into Chaos” dello scorso anno e nessun ripescaggio del materiale a nome Occult. Non voglio fare un torto ai fan del combo, ma non sono mai riuscito ad apprezzare la proposta di Swinkels e soci, che ho sempre reputato insipida e scontata, e tale mi è sembrata anche in questa sede; onde evitare possibili polemiche, mi permetto solo di dire che non hanno assolutamente retto il confronto (dei calzini) di chi li ha seguiti.

Arriviamo quindi al piatto forte: dopo un lungo soundcheck, più di mezzora, e un cambio di banner al volo per sostituire l’icona di “The Apostasy” dietro il palco, è sotto l’effige di “Evangelion” e sulle note di “Ov Fire And The Void” che i quattro Polacchi tanto attesi fanno il loro rientro sulle scene italiane da cui mancavano, se non vado errato, da cinque lunghi anni. L’impatto è notevole: suoni quasi perfetti (soprattutto per gli standard milanesi, nonostante alcuni piatti di Inferno fossero pressoché inudibili) a supporto di musicisti che non devono dimostrare più niente a nessuno ma che ancora hanno la grinta di diffondere il “left hand path” attraverso la propria Arte in giro per il globo. Come è ovvio, molti se non tutti erano in attesa di Nergal per valutare di prima mano quanto egli fosse effettivamente in grado di sopportare gli stress fisici collegati alla vita on tour e al dispendio di energie richiesto dalle esibizioni on stage: bene, la risposta non può che essere positiva. Certo, la scaletta è rivedibile, la durata dello show è stata contenuta e il frontman non si è certo esibito in funamboliche piroette da saltimbanco, ma niente ha impedito al pubblico di apprezzare ogni singola nota suonata dai quattro di Danzica. Pezzi come “Slaves Shall Serve” o “At The Left Hand Ov God” da soli valevano l’intero prezzo del biglietto, suonati con una capacità e una voglia di far capire che i Behemoth “sono ancora qui” assolutamente impressionante. A questo proposito è sicuramente indice dello stato d’animo di Nergal il suo commento “It feels so good to be alive” ad introdurre una mastodontica ed inarrestabile “Conquer All”, ma c’è stato spazio anche per le sane vecchie abitudini, come ha dimostrato il bestemmione in perfetto italiano prima di “Demigod”, probabile retaggio dei suoi giorni lombardi di gioventù. Ancora, sempre indicativi di come e quanto Adam si sia attaccato anima e corpo alla sua creatura nel momento del bisogno sono il fatto che Seth non sia più accreditato come sessionist, ma come membro a tutti gli effetti del combo, oltre alla dichiarazione del frontman “mai come in questo momento mi sono sentito così fiero di far parte di questa band”; non la sua band, “questa” band. Poi è il momento di “Chant For Ezkaton 2000 e.v.”, con il suo riff accattivante e il suo incedere un po’ tamarro (perché è così, non si indignino i metallari duri e puri), ed è il delirio più assoluto: la carica emotiva ed empatica dell’Aquila Nera esce dai canoni di ciò che può essere portato sul palco da una band qualunque. Imbarazzante, da tanto è superiore.
Arriviamo agli encores e la scarica di adrenalina lascia il passo alle dichiarazioni d’intenti: “23” e il suo sottotitolo parlano chiaro più di un milione di interviste o commenti stampa, così come “Lucifer”, una poesia più che una vera e propria canzone, un inno al potere oscuro, ma anche l’ammissione del suo più grande nemico, la luce del Sole. Forse non ottime per la scelta musicale, una “Sculpting The Throne Ov Seth” o “Christians To The Lions” avrebbero dato molto più in un’esibizione qualunque, ma questa non è un’esibizione qualunque, questo è Nergal che vuole farci sapere che sta bene dove sta e non ha alcuna intenzione di andarsene.

Dobbiamo ancora riprenderci, nonostante il soundcheck non si riveli particolarmente breve nemmeno in questa occasione (forse complice il fatto che sia necessario smontare alcuni “pezzi” scenografici dei Behemoth), quando ecco che, a palco completamente sgombro e con alle spalle un banner che di altro non necessita all’infuori del logo della band, la Storia del death metal sale sul palco travestita da cinque massicci americani. Per chi ancora non si fosse convinto della validità degli ultimi lavori in studio (davvero esiste qualcuno?), “Evisceration Plague” e “Time To Kill Is Now”, così come la breve ed agghiacciante “Death Walking Terror” dovrebbero essere un sufficiente biglietto da visita: compattezza, velocità, carisma da palcoscenico nonostante nessuno muova più di un passo lontano dalla propria postazione. Barrett e O’Brien dispensano riff a manetta senza fermarsi a riprendere fiato, Webster muove le dita della mano destra così velocemente da conferire loro quasi un effetto blur, Mazurkiewicz, nonostante le discussioni sulle possibili triggerate, non si concede un attimo di pausa tra un blast beat e l’altro. Poi c’è George. Una montagna umana con un collo grosso come una sequoia, la cui finezza inarrivabile sono convinto gli abbia donato le grazie di innumerevoli pulzelle ad ogni singola dedica di “Fucked With A Knife” (“women, this is for you, shake your tits!”), che dispensa urla, strilli e amenità con la naturalezza, l’innocenza e la serenità di un bambino che canta le sigle dei cartoni animati. La band decide di regalarci un assaggio dell’incombente “Torture”, in uscita entro poche settimane, con un paio di pezzi estratti: “Demented Aggression” e “Scourge Of Iron” sono, guarda un po’, le due ennesime mazzate che il gruppo aggiunge al già ben nutrito repertorio di devastazione sonora monolitica e violentissima di cui si fa portatore. A seguire, la scaletta è tutta conosciuta: dall’immancabile e degenerata “I Cum Blood” (che Corpsegrirnder dettagliatamente definisce “a song about shooting blood. From your cock”) alla già citata “Fucked With A Knife”, per proseguire con le maggiori “hits” del combo, di oggi e di ieri. Se è vero che la performance è stata abbastanza corta, è anche vero che i brani migliori c’erano tutti e non c’è stato assolutamente alcun calo di tensione, nemmeno per sbaglio e neppure nel cambio tra una canzone e l’altra, quando il massiccio frontman si lasciava andare a rutti, versacci o siparietti di sorta, compresa una simpatica posa con un paio di occhiali da sole giallo canarino ricevuti da un folle in prima fila.
Anni luce lontani dalla ricercatezza sonora e stilistica, nel senso più completo del termine, di chi li ha preceduti, i cinque di Buffalo si sono resi protagonisti dell’ennesima inestimabile prova di valore su di un palco. Niente pause per eventuali encores, solo settantacinque minuti filati di death metal capace di far sanguinare le orecchie e riempire il cuore di salubre gioia metallara.

Un Evento con la maiuscola, il Full Of Hate.

Scalette
Cannibal Corpse
1. Evisceration Plague
2. The Time To Kill Is Now
3. Death Walking Terror
4. Demented Aggression
5. Scourge Of Iron
6. I Cum Blood
7. Fucked With A Knife
8. Priests Of Sodom
9. Unleashing the Bloodthirsty
10. Make Them Suffer
11. Devoured By Vermin
12. Hammer Smashed Face
13. Stripped, Raped And Strangled

Behemoth
1. Ov Fire And The Void
2. Demigod
3. Moonspell Rites
4. Conquer All
5. Diableria (The Great Introduction)
6. The Thousand Plagues I Witness
7. Alas, Lord Is Upon Me
8. Decade Of Therion
9. At The Left Hand Ov God
10. Slaves Shall Serve
11. Chant For Eschaton 2000
12. 23 (The Youth Manifesto)
13. Lucifer

Legion Of The Damned
1. Legion Of The Damned
2. Death’s Head March
3. Bleed For Me
4. Pray And Suffer
5. Son Of The Jackal
6. Malevolent Rapture
7. Werewolf Corpse
8. Night Of The Sabbat
9. Cult Of The Dead
10. Taste Of The Whip

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