GODS OF METAL 2012 – Quarta Giornata (24/06/2012 @ Rho)

Evento: Gods Of Metal 2012 (Quarta Giornata)
Data: 24/06/2012
Luogo: Arena Fiera Milano, Rho (MI)
   
Gruppi:

 

Il Gods Of Metal è ormai da un po' di anni un punto di riferimento per la stagione live italiana oltre ad essere un festival apprezzato e conosciuto anche a livello internazionale; potrei discutere sul livello qualitativo delle band coinvolte nelle ultime edizioni ma non è questa la sede e nemmeno il momento. Erano quattro i giorni che componevano l'edizione di quest'anno e i nomi altisonanti all'interno del bill non mancavano, tra cui Manowar, Cannibal Corpse, Amon Amarth, Black Label Society e Opeth. La mia partecipazione, causa soprattutto il prezzo dei biglietti (no, cara Live Nation, non tutti possono permettersi i tuoi costi) si è limitata al quarto ed ultimo giorno che avrebbe dovuto annoverare tra le sue fila anche i Black Sabbath, sostituiti poi da Ozzy & Friends a causa delle varie vicende intestine alla band. Con queste premesse e con due misere ore di sonno alle spalle, alle 6.30 della domenica mattina mi avvio con due amici a prendere il treno che ci porterà a Torino, ove saliremo poi su di un secondo che ci scaricherà all'Arena Fiera Milano di Rho, location dell'evento. Arrivati in stazione scopriamo che gli orari dei treni sono cambiati senza che fosse stato segnalato e che la nostra vettura è già partita (grazie mille, Gruppo Trasporti Torinese); una corsa in auto fino a Torino ci permette comunque di arrivare in tempo per non perdere il mezzo per Rho.


Giunti al luogo del concerto, dopo la consueta coda all'ingresso, iniziamo ad ambientarci mentre in sottofondo suonano già gli I Killed The Prom Queen: conosco solo di nome il gruppo e, da ciò che sento provenire dal palco, la loro proposta non è nulla che attiri le nostre attenzioni e quindi decidiamo di cercare dell'ombra (il sole e il caldo saranno implacabili fino a sera provocando violacei e scottanti disagi alla mia nordica e sensibile carnagione) e di rifocillarci con una sana birra e qualcosa da mangiare.


Conversando con persone mai viste prima, tra cui un simpatico ragazzo proveniente dalla Repubblica Ceca e curiosamente agghindato da pirata, e con altre già conosciute in precedenti occasioni simili (non smetterò mai di elogiare la socievolezza e il senso di appartenenza e aggregazione che si riscontra in questi eventi), assistiamo al primo cambio sul palco: è il momento dei Kobra And The Lotus, giovane formazione female-fronted canadese che suona un Heavy Metal abbastanza potente ed energico. Non conosco sufficientemente bene il gruppo per poter dare un giudizio approfondito ma, pur avendo seguito in maniera distratta, ciò che esce dagli amplificatori non sembra dispiacermi e, quindi, credo che al mio ritorno testerò questi ragazzi anche su disco.


Per noialtri l'ombra e l'acqua, intelligentemente messa a disposizione da alcune pompe forate, divengono nuovamente l'attrazione principale quando arriva il turno degli August Burns Red. Maldigerisco in maniera particolare le band appartenenti a questa schiera musicale "Metalcore" e, di conseguenza, non presto la minima attenzione a ciò che succede on stage in quel lasso di tempo.


La band successiva sono i DevilDriver, capitanati dal buon Dez Fafara; non sono mai stato un amante sfegatato del gruppo però, sebbene non siano tra i miei ascolti frequenti, ho dei ricordi abbastanza buoni legati a "The Fury Of Our Maker's Hand" e "The Last Kind Words". I musicisti si presentano in bella forma e offrono una prestazione adrenalinica e di ottimo livello. Riconosco alcuni pezzi come "Clouds Over California", "Horn Of Betrayal" e "End Of The Line", il pubblico apprezza molto e ricambia spesso e volentieri con uno spiccato coinvolgimento mentre sul palco i componenti del gruppo si dimostrano a loro volta attivi e predisposti all'incitazione. Davvero una bella esibizione!

 


Giunto a termine lo spazio dedicato ai DevilDriver salgono sul palco i Trivium che, a quanto pare, attirano una consistente fetta della folla presente. Da parte nostra, noi ci curiamo bene di spingerci il più lontano possibile: per una questione di mera etica professionale, mi astengo del tutto dal fare qualunque tipo di commento a questa parte della giornata. Ritengo che i Trivium siano una delle peggiori band nate nello scorso decennio e che i loro dischi siano una purissima vergogna che, nonostante venga impacchettata con una parvenza di aggressività (plastificata come non mai), rimane pur sempre una vergogna. Ad ogni modo, ad ognuno i suoi gusti e lungi da me fare critiche a chi apprezza.


Passati oltre l'infelice parentesi, l'episodio successivo viene rappresentato dai Lamb Of God. Il frontman Randy Blythe si dimostra una furia scatenata e, coadiuvato anche dalla buona presenza scenica dei due chitarristi (Willie Adler in particolare), imbastisce davvero un bello spettacolo condito da un'interazione continua con il pubblico. Non sono erudito sulle ultime uscite di questa formazione ma i primi dischi li ritengo assolutamente ottimi ed ecco quindi che sentire suonare pezzi tellurici come "Walk With Me In Hell", "Ruin" e "Black Label" è un gran bello scossone adrenalinico. Dopo essere rientrati nel backstage, i Lamb Of God omaggiano inoltre il pubblico, che li richiama fuori a gran voce, con altri quattro o cinque pezzi che soddisfano le incontenibili voglie metalliche della folla.

 


Un soundcheck abbastanza lungo copre i minuti precedenti al momento che tanti aspettano ardentemente da tutta la giornata. I Black Label Society fanno il loro ingresso in scena e Zakk Wylde si presenta con un enorme copricapo in pieno stile indiano d'America che toglierà poi al termine del primo pezzo. Sono davvero tante le persone radunatisi per assistere a questo spettacolo e il quartetto californiano non delude le aspettative: il chitarrista Nick Catanese incita senza sosta gli spettatori, visibilmente soddisfatto del riscontro che ottiene e il gruppo si lancia in una lunga scaletta composta da molti titoli piuttosto conosciuti dagli amanti dei loro dischi. "Funeral Bell", "The Blessed Hellride" e "Suicide Messiah" sono soltanto alcuni degli episodi che formano questa esibizione fantastica in cui il buon Zakk non perderà nemmeno l'occasione per sfoderare un lungo solo di chitarra che sicuramente avrà soddisfatto parecchio anche il suo ego. Le corna levate al cielo sono innumerevoli e la partecipazione è davvero enorme: del resto è quasi impossibile (anche per qualcuno che non apprezzasse il gruppo) rimanere indifferenti di fronte alla carica potente e grezza sprigionata da quell'Heavy/Southern sporco e ruvido che ben conosciamo. Un'esibizione con i fiocchi!


Sono ora gli Opeth ad occupare il penultimo posto di questa giornata. Non sono mai stato un amante del gruppo svedese e, quindi, mi prendo qualche momento di riposo durante il loro turno. Posso comunque dire, per amor della cronaca, che la prima parte della scaletta eseguita era estrapolata inconfondibilmente dalle ultime prove in studio mentre la seconda era più orientata alla precedente fase della loro carriera, quella ancora godibilmente innestata di Death Metal, per intenderci. Nonostante gli ammirevoli sforzi di Akerfeldt per dialogare con il pubblico (a quanto pare la triste fama di Eros Ramazzotti è giunta anche alle sue scandinave orecchie), durante i primi pezzi sono pochi coloro che si fanno coinvolgere; con l'esecuzione delle canzoni più datate e pesanti, invece, i presenti si scuotono un po' e partecipano maggiormente. Dal canto mio, io ho continuato il mio riposo per essere ancora in forza per il gran finale di giornata.


Non appena gli Opeth si congedano, sono già molte le voci che invocano Ozzy, il piatto forte della giornata per moltissimi, vista l'enorme affluenza verso il palco. Dopo una considerevole quantità di minuti, il proiettore inizia a far scorrere immagini della carriera del leggendario Prince of Darkness che, al termine, fa il suo ingresso in scena accolto da un enorme boato di approvazione da parte degli astanti. Lo spettacolo prende il via con i grandi classici dell'era solista di Ozzy come "Mister Crowley", "Crazy Train" e "Suicide Solution", suonati dagli stessi musicisti che attualmente vengono impiegati anche in studio e presentati da Ozzy stesso. Dopo l'esecuzione di una nostalgica "Rat Salad" e un lungo momento solista di cui si rende protagonista Tommy Clufetos dietro le pelli, tutti sappiamo cosa sta per succedere: dal backstage saltano fuori Ozzy, Geezer Butler e Slash (anche se, onestamente, non riesco proprio a sopportare di vedere quest'ultimo suonare certe cose) e, dopo le presentazioni e le ovazioni di rito, il famosissimo riff di "Iron Man" annuncia la venuta degli attimi tanto attesi. Piccola nota a margine, abbiate pietà di me: non posso offrirvi documentazione fotografica di questi momenti perchè, oltre al fatto che la mia digitale era ormai scarica, era davvero difficile riuscire a fare qualche scatto decente in mezzo ad un simile carnaio di persone. Oltre alla già citata "Iron Man", "War Pigs", "N.I.B." e "Fairies Wear Boots" (quest'ultima suonata con Zakk Wylde) sono i pezzi dei Black Sabbath che vengono eseguiti e che fanno letteralmente impazzire tutto il pubblico, il quale viene anche irrorato di acqua e schiuma da Ozzy stesso. A questo punto, l'attenzione viene focalizzata nuovamente sul periodo solista di Osbourne e "I Don’t Want To Change The World" e "Mama, I’m Coming Home" sono le ultime portate prima del gran finale in cui tutti i personaggi coinvolti nella performance si ritrovano assieme (per un totale di tre chitarre e due bassi) per suonare il gran classico "Paranoid" con cui la folla sfoga le sue ultime energie, i musicisti si accomiatano e il Gods Of Metal 2012 ha termine.


Non ci resta che incolonnarci con la sterminata e apparentemente infinita massa di gente in movimento (che non posso fare a meno di immaginare come un novello esodo scintillante di borchie) ed avviarci verso l'uscita dell'arena. Ci attende adesso qualche ora di sonno per poi tornare a casa e riprendere la nostra quotidiana routine. Per certi versi il Gods Of Metal è ormai un festival potrei direi quasi anacronistico (gli Dei del Metal non sono di certo Trivium o August Burns Red) ma assistere a certe esibizioni rimane comunque una soddisfazione non da tutti i giorni, una soddisfazione che produce ricordi indimenticabili. Long Live Metal!

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