HEIDENFEST 2011 (18/10/2011 @ Bologna)

HEIDENFEST 2011 (18/10/2011 @ Bologna)

Informazioni
Data: 18/10/2011
Luogo: Estragon, Bologna
Autore: Bosj

Scaletta
Skalmold
Trollfest
Arkona
Alestorm
Turisas
Finntroll

È per una concatenata serie di coincidenze che mi ritrovo in quel di Bologna a questo one-day festival dal bill non particolarmente accattivante, ma di grande richiamo commerciale. I gruppi che si avvicendano sul palco sono infatti nomi relativamente “nuovi”, alcuni pure attivi sì da una decina d’anni, ma giunti alla celebrità e alla notorietà tra il grande pubblico da non più di un lustro, con l’unica, ovvia eccezione dei pionieristici headliner. L’Heidenfest, tour itinerante che ha girato per mezza, se non tutta Europa, è infatti completamente dedicato ai gruppi di maggiore attrattiva che bazzicano l’ambito folk e tutte le sue sfumature. Abbiamo così i caciaroni e ignorantissimi Trollfest, gli esotici Arkona, i pirateschi Alestorm, i battaglieri Turisas e i celeberrimi Finntroll, qualunque cosa siano (in un certo senso, l’essenza del folk metal tutto). Come noterete, non ho nominato gli Skalmold; purtroppo non siamo arrivati in tempo per la loro esibizione, quindi non ho modo di parlare del combo islandese.

Partiamo subito con i Trollfest, formazione norvegese con ormai diverse uscite all’attivo, dedita ad urla e strilli (in un linguaggio chiamato “trollspråk”, lingua dei troll) contornate da un poco probabile uso del sassofono e, di quando in quando, versi animaleschi. Oltre ad una presenza scenica piuttosto divertente (il cantante è solito salire sul palco travestito da bottiglia di Budweiser, cosa che lo rende ancor più dannatamente simile ad un orsacchiottone), il gruppo riesce ad imporsi con la propria musica volutamente parodistica e ridanciana. Il “quack quack” della titletrack di “Villanden” perseguiterà i miei sonni per molte e molte lune, così come le steccate assolute del sassofonista, che alla fine non possono non strappare una risata. Un modo inusuale di passare mezzora di concerto, anche se il gruppo, per essere un minimo più coinvolgente, dovrebbe decisamente puntare sulla varietà almeno un poco.

Primo cambio palco, ed ecco avvicendarsi agli strumenti i sovietici Arkona, o Аркона per i filocirillici. Il loro folk metal è decisamente più serioso e cattivo rispetto ai birraioli norvegesi, e il growl della frontman Masha Arhipova lo mette subito in chiaro. Mentre la piccola bionda coperta da pelli d’orso si agita sul palco, battendo occasionalmente sulle sue percussioni (un tamburo corredato da un palco di bisonte o d’alce, a prima vista) come fosse stata sparata fuori da un cannone, i pezzi del gruppo si susseguono, donando varietà e un certo spessore al concerto. Durante la loro ora scarsa di esibizione, i Russi attingono dal proprio ormai folto repertorio, non concentrandosi esclusivamente sulla promozione del recentissimo “Slovo”, ma fornendo una panoramica della propria carriera di cui va a far parte l’immancabile titletrack del precedente full “Goi, Rode, Goi”, a mio avviso la miglior interpretazione della formazione durante la serata. Tra una schitarrata (probabilmente lo strumento più “anonimo” all’interno del gruppo, che punta molto di più sui fiati del flautista/cornamusiere), un blast beat e, appunto, una soffiata di cornamusa, scade anche il loro tempo; dopo i ringraziamenti di Masha in un inglese dal buffo accento russo, la bionda e la sua compagine si allontanano lasciando il posto agli scozzesi Alestorm.

I bucanieri si presentano belli pimpanti on stage con la loro dilatata e inutilissima pirateria da salotto, per un’ora di supplizio all’insegna di birra, alberi maestri, maledizioni oceaniche e amenità varie. Dopo aver sparato la loro unica cartuccia davvero coinvolgente (“Captain Morgan’s Revenge”, il singolone di debutto della band) ad esibizione appena iniziata, il resto sono noia e supplizio. Potrebbero anche risultare divertenti a piccole dosi, ma il fato non ha voluto donare alla formazione anglosassone il dono della composizione musicale, e il risultato dal vivo è un vero e proprio parto. Piatti, noiosi e incapaci di coinvolgere altro che dei metallini da osteria, ma l’Estragon pare apprezzare banalità maximae come “The Sunk’n Norwegian” (…), quindi non mi spingo oltre.

Passata la purga d’Albione, mi ricordo che purtroppo il peggio deve ancora venire, perchè è il turno dei Turisas. I Finlandesi, che possono anche fornire motivo di partecipazione ai loro live grazie alla presenza scenica della fisarmonicista Netta Skog, falliscono ora su tutta la linea, visto che la musicista è recentemente uscita dalla band (è cosa dell’ultimo mese, visto che a fine agosto l’abbiamo vista sul palco del Summer Breeze). Di fatto, il folk battagliero di Warlord Nygård e compagni, nonostante le pitture guerresche e i titoli altisonanti, non mi ha mai convinto e non è con questo live che ho cambiato idea. Sicuramente più divertenti del totale piattume dei pirati che li hanno preceduti, ma nessuno dei brani che la band ha proposto dal vivo, tra coretti e sviolinate, lascia spazio ad una reale incisività del suono, che ne risulta spesso come un cartoncino, e su disco e sul palco. Anche in questo caso, una proposta giovane per un pubblico tendenzialmente ancora più giovane. Un’altra ora di agonia per poter finalmente arrivare al piatto forte.

Quando, finalmente, Tundra, Beast Dominator, Skrymer, Routa, Virta e Vreth salgono sul palco, il tono della serata prende decisamente un’altra direzione. L’alchimia che permea le produzioni dei Finntroll, sì buffe e caciarone, ma allo stesso tempo spesse, concrete e personali, continuo a ritenere non abbia eguali nella scena folkettara. La scaletta attinge felicemente da tutti i lavori del gruppo, graziando gli spettatori con pressoché tutte le “big hits” della carriera dei finnici, da “Nattfödd” a “Midnattens Widunder” all’immancabile “Trollhammaren”. Con “Solsagan” addirittura il pubblico si lancia in un wall of death che, seppur piuttosto blando, scalda gli animi e alza la temperatura all’interno del locale. Mentre i brani si succedono gli scandinavi non perdono un colpo, arrivando anche a promuovere sfacciatamente la nuova edizione del loro ultimo “Nifelvind”, presentato nella “limited european tour edition” e arricchito di qualche cover che il gruppo si spinge addirittura a riproporre sul palco. Trattasi di un pezzo degli ignoti Oingo Boingo (di cui si poteva fare anche a meno, in tutta onestà) e di una reinterpretazione di “The God That Failed” dei Metallica, suonata per l’occasione con il chitarrista degli Alestorm, invitato sul palco per l’assolo. Nonostante siano l’ultimo gruppo sul palco, nemmeno i Finntroll superano di molto l’ora di esibizione, ed è già il tempo dell’encore, l’immortale “Jaktens Tid”, cantata con l’aiuto di Masha; la frontman degli Arkona, seppur ormai priva delle pelli e in una più sobria tenuta “jeans & felpona”, è richiamata sul palco da Vreth e con questi duetta, donando il suo accento russo per la particolarissima base vocale del brano. Ottima la resa. La capacità di tenere il palco, le abilità compositive e l’umiltà con cui si circondano di ospiti rendono i Finntroll padroni indiscussi dell’evento, nonché numi tutelari del folk metal, per i quali è valsa la pena aspettare qualche ora in questo festival all’acqua di rose.

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