IAN ANDERSON – Jethro Tull – The Rock Opera (09/03/2016 @ Kulttuuritalo, Helsinki)

Evento: Jethro Tull – The Rock Opera
Data: 09/03/2016
Luogo: Kulttuuritalo, Helsinki, Finlandia
   
Gruppi:

  • Ian Anderson
 

 

Comincio subito dicendo che questo concerto, almeno fino al giorno di Natale, non era previsto. Non per me, intendo. Ero molto interessata all'evento perché, pur non essendo una fan con una passione sviscerata per i Jehtro Tull, la possibilità di vedere Ian Anderson dal vivo non può di certo passare inosservata. C'era un solo problema, ovvero il dio Denaro, che ama sempre tormentarci, concedendoci ciò che vorremmo ma a prezzi esorbitanti, che spesso ci fanno soltanto maledire tutto il creato e mangiare le mani, oltre che rinunciare e lamentare per giorni. Stavolta però le cose sono andate in maniera diversa, perché il 24 dicembre ho scoperto di aver ricevuto il biglietto in regalo, ed è stato solo grazie a questo colpo di fortuna che ho potuto passare una delle serate più emozionanti e coinvolgenti — almeno finora — della mia vita.


Mercoledì 9 marzo ho preso il treno per Helsinki, arrivando giusto in tempo per smangiucchiare qualcosa, poco prima delle 19:00 ero già sul bus e alle 19:15 circa ero in fila all'ingresso del Kulttuuritalo, circondata per la maggior parte da persone con venti, trenta e anche quaranta anni più di me. Com'era giusto che fosse, del resto, visto l'evento; anzi, un po' ho invidiato quegli spettatori che erano lì per assistere a una serata tenuta da — molto probabilmente — uno dei pionieri della loro giovinezza. In effetti ho provato una sensazione mista di ammirazione e rispetto, pur considerando me stessa un po' alla stregua di un pesce fuor d'acqua. Dopo aver lasciato i miei averi in custodia del guardaroba (fortunatamente era possibile pagare anche con la carta perché, da brava rincoglionita quale sono, non avevo prelevato ed ero sprovvista di spiccioli) e aver cercato il mio posto (area E, fila 2, numero 68), ho scoperto che effettivamente qualche mio coetaneo c'era, anche se non seduto accanto a me: i miei vicini di posto erano distinti signori in giacca, probabilmente appena usciti dall'ufficio.

Dopo quarantacinque minuti di attesa, il concerto è iniziato alle 20:00. Le luci in sala si sono spente e sullo schermo in fondo al palco hanno iniziato a comparire video tratti da telegiornali, documentari, notiziari; video che si sono alternati e sovrapposti in maniera sempre più rapida, fino alla comparsa del nome dell'evento, rosso su sfondo nero: "Jethro Tull – The Rock Opera". «Jethro Tull» qui non sta a rappresentare la band, che ormai si è ufficialmente sciolta da qualche anno, bensì il pioniere inglese della moderna agricoltura da cui essa prese il nome nel 1967. La «rock opera», in effetti, ha come protagonista proprio il signor Tull, la cui vita è stata trasportata nel futuro e presentata al pubblico tramite alcune tra le canzoni più note del gruppo e ulteriori video interattivi, o forse sarebbe meglio dire un ulteriore video interattivo visto che non è stato mai interrotto, in cui comparivano ospiti con i quali Anderson duettava e gli altri musicisti interagivano costantemente, tra i quali Ryan O'Donnel e Unnur Birna Björnsdóttir. Va detto anche, però, che la band con la quale Anderson si è esibito vedeva comunque in formazione vecchi membri (non necessariamente dello stesso periodo) dei Jethro Tull: è stato praticamente come vedere il gruppo nella sua interezza.

Lo spettacolo è stato di livello altissimo, le luci si spegnevano tra un brano e l'altro ed era quello il punto in cui il pubblico esplodeva in un applauso fortissimo, sempre, alla fine di ciascuno di essi. Dicono che i Finlandesi siano poco entusiasti e silenziosi, ma vi assicuro che per l'occasione hanno fatto — giustamente — un casino, accogliendo Ian e la sua band con una grinta e un trasposrto mostruosi, specie durante alcuni specifici brani come "Aqualung" e "Jack-In-The-Green", per non parlare del "Bourée" di cui ha offerto un estratto. Esattamente come a teatro, l'unico mezzo di comunicazione tra il pubblico e l'artista è stato la pura e semplice musica: non c'è stato un reale dialogo verbale, solo la musica.

La scaletta prevedeva diciannove brani e un encore, tra cui "Locomotive Breath", "Songs From The Wood", "Heavy Horses", per una durata complessiva di circa due ore (con una pausa di quindici minuti, perché insomma è così che si fa). Ciò che mi ha sorpresa è stato il dinamismo dello spettacolo, dei musicisti (Ian si è esibito in alcune delle sue pose più celebri e non stava fermo un secondo) e perfino degli ospiti raffigurati nel video, che pur essendo distanti sapevano essere presenti e non fungevano da ornamento, contorno o effetto scenico: sebbene si muovessero in vari ambienti (città, campagna, non meglio identificati sfondi psichedelici), erano componenti della band a tutti gli effetti. Inutile dire che, alle 22:20, mentre Ian e compari si inchinavano per salutarci, noi abbiamo risposto con una fragorosa standing ovation… era il minimo che potessimo fare.


Sono andata a recuperare giacca e zaino al guardaroba, determinata a comprare qualcosa dal banco merchandise, perché uno spettacolo del genere i miei venti euro li meritava tutti, ma con mio sommo disappunto mi sono accorta che il banco merchandise non c'era. E questo, signori miei, è stata l'unico momento deludente di una serata altrimenti impeccabile. 

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