IN FLAMES + Noctiferia (27/09/2011 @ Milano)

Informazioni
Gruppo: In Flames
Data: 27/09/11
Luogo: Milano, Italia
Autore: Bosj

Scaletta
1. Sounds Of A Playground Fading
2. Deliver Us
3. All For Me
4. Trigger
5. Alias
6. Colony
7. Swim
8. The Hive
9. The Quiet Place
10. Where The Dead Ships Dwell
11. Fear Is The Weakness
12. Come Clarity
13. Insipid 2000
14. Only For The Weak
15. Delight And Angers
16. Cloud Connected
17. The Mirror's Truth
18. Take This Life

Sarà l'innaturale caldo di questo settembre, o forse solo le pulsioni fanboystiche celate nel più remoto angolo del mio essere (perchè in fondo, con gli In Flames siamo cresciuti un po' tutti, nel bene e nel male), sta di fatto che, fidati amici al fianco, mi ritrovo davanti all'Alcatraz a spendere trenta sonanti euro per vedere i cinque di Göteborg un'altra volta.

All'ingresso, sul palco troviamo i Noctiferia, che da Lubiana diffondono la loro proposta di… boh, cosa sia ancora non l'ho capito; sorta di death/black industrialoide estremamente accessibile e melodico, oltre che di una banalità disarmante che porta un po' tutti i presenti a chiedersi come un gruppo del genere possa aprire tutto solo a dei "big" come gli In Flames, ma è noto che a certe domande è meglio non avere risposta.
Sbrigata la pratica slovena (che, ci tengo a precisare, non era brutta, bensì banale, scontata e assolutamente piatta), ci avviciniamo al palco in attesa degli headliners.

Sappiamo benissimo cosa ci aspetta, a maggior ragione sfogliando online le scalette delle ultime date in giro per l'Europa, tutte perfettamente identiche: un'esibizione pesantemente dedicata alla promozione dell'ultimo "Sounds Of A Playground Fading" e un discreto numero di hits sparse prese da alcuni album passati. Dico alcuni perchè, ancora una volta, senza motivazioni valide adducibili, i primi due dischi del gruppo non sono toccati; se per "Lunar Strain" si può chiudere un occhio, vista la diversità di proposta, di membri e quant'altro, escludere aprioristicamente qualsiasi pezzo da "The Jester Race" è un crimine legalizzato. Considerando poi che in questa scaletta trovano spazio "Insipid 2000" e "The Hive" (da "Colony" e "Whoracle", rispettivamente, segno che qualcosa di vecchio il gruppo è ancora in grado di suonare – per fortuna), ma mancano invece pezzi come "My Sweet Shadow" o "Pinball Map", "Embody The Invisible" e vagoni di altre hits, viene davvero da chiedersi a cosa pensino gli In Flames quando devono organizzare i propri live.
Ma veniamo all'esibizione: la titletrack dell'ultimo recente lavoro degli Svedesi seguita dai due successivi brani del disco, il singolo "Deliver Us" e "All For Me", scalda gli animi dei presenti, preparandoli al primo "pezzone" della serata, la sempreverde "Trigger".

Oggi, dopo ormai due anni di esibizioni live senza Strömblad e ad un anno dal suo definitivo abbandono, il gruppo sembra aver trovato la propria nuova dimensione sul palco, ed il repertorio ne beneficia non poco. In relazione alla mia pur limitata esperienza, la resa di "Trigger" in questo concerto è stata tremendamente più convincente dell'ultima volta che mi ero trovato davanti al combo, nel 2009, e così è stato in seguito per tutti gli altri pezzi "storici" della serata.

Subito dopo la scadente, pessima, oscena e qualsiasi-altro-aggettivo-negativo-possiate-concepire "Alias", infatti, il poker "Colony", "Swim", "The Hive", "The Quiet Place" rilascia una potenza ed un'energia che non hanno nulla da invidiare a nessun, assolutamente nessun gruppo oggi in circolazione. Purtroppo tutti i bei momenti hanno una fine, e dopo quattro pezzi del genere i sadici scandinavi ci propongono "Where The Dead Ships Dwell", che per quanto possa essere una canzone apprezzabile da un target massificato, non vale una singola strofa di una qualsiasi delle composizioni precedenti.

La scaletta continua nella sua discreta varietà, da "Fear Is The Weakness", quinto e grazie a Dio ultimo pezzo da "Sounds Of A Playground Fading", la sempreverde ballata "Come Clarity", la discreta ed inaspettatissima "Insipid 2000" e, finalmente, la necessaria "Only For The Weak", sempre catastroficamente meravigliosa sul palco, per la quale Fridén addirittura invita una ragazza a salire on stage e fare un filmato con il cellulare, che poi dovrà essere messo su Youtube su esplicita richiesta della band. Altre due ciofeche intervallate da due brani validi (a voi indovinare quali siano cosa) e il concerto è giunto al termine, dopo meno di un'ora e mezza, ma al fulmicotone, in cui il gruppo non si è preso una pausa che fosse una, tolti giusto un paio di siparietti del frontman, che fanno sì che la band si riconfermi simpatica e devota ai suoi fans.

Certo, un paio di bis avrebbero anche potuto concederli, vista la mole di materiale adatta e lasciata nel cassetto, e il pensiero di ciò che un'esibizione del genere avrebbe potuto essere confrontata con ciò che è effettivamente stata non può non fare male, ma va bene anche così. Questi sono gli In Flames nel 2011, una band che inizia a sentire lo scorrere del tempo, che porta avanti una carriera che assicurerà di poter pagare gli studi ai propri figli ma che, quando vuole, è ancora in grado di sfoderare zanne e artigli, perchè la classe non è acqua, quale che sia il genere proposto. Prendere o lasciare.

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