IRON MAIDEN – The Book Of Souls World Tour (22/07/2016 @ Assago Forum, Milano)

Evento: The Book Of Souls World Tour
Data: 22/07/2016
Luogo: Assago Forum, Assago (MI)
   
Gruppi:

 

Parlare di un live degli Iron Maiden è un po' come parlare della propria fidanzatina del liceo. O almeno, presumo sia così, visto che io la fidanzatina del liceo non l'avevo, perché ero troppo impegnato ad ascoltare gli Iron Maiden. Poco importa che l'ultimo gruppo spalla decente l'abbiano avuto per il tour di "Dance Of Death" nel 2003 (i Gamma Ray) e da lì in poi in occasioni che non fossero festival si siano susseguiti Trivium, Lauren Harris e via dicendo, fino ai pessimi Raven Age di questa sera; poco importa che l'età anagrafica per Harris e quasi tutti i suoi compagni ormai conti come prima cifra un sei; e poco importa che gli ultimi dieci anni in studio abbiano lasciato molto a desiderare: gli Iron Maiden sono un credo che non si può discutere.


The Raven Age (o forse no)

Premesso questo, e premesso che per prepararmi all'evento mi sono completamente immerso nell'ultimo "The Book Of Souls", riscoprendone molti pregi e ritrovandovi meno difetti di quanti ne ricordassi (sebbene sia rimasto incontrovertibilmente prolisso ed eccessivo), siate consci del fatto che il Vostro Affezionatissimo è un fanboy di Eddie dall'età prepuberale e non ha intenzione di smettere. Il che significa, tra le altre cose, che sugli impresentabili e ridicoli The Raven Age di cui sopra non spreco più di tre parole: una colossale cacata. Tutti speriamo che Steve Harris prima o poi si stufi di propinare al mondo i suoi figli (sì, il chitarrista dei Raven Age si chiama George Harris e no, non è un caso); almeno Lauren era una gran gnocca. E ora veniamo a noi.


Iron Maiden

Non ho mai pagato così tanto il biglietto di un concerto, quindi è assolutamente prioritario far fruttare ogni singolo euro dell'investimento e finire più o meno in quinta fila, così da poter studiare attentamente le singole espressioni dei sei attempati musicisti. Sono le nove spaccate quando le casse sparano la solita "Doctor Doctor" e il pubblico di un ricolmo Forum (tutto esaurito per l'occasione) inizia a urlare e strepitare. Pochi secondi e accanto ai bracieri in cima al palco compare una figura incappucciata a cantare l'introduzione dell'ottima "If Eternity Should Fail". Attaccano le chitarre, Bruce si toglie cappuccio e mantello e i suoi compagni d'arme entrano in scena nel tripudio generale.

L'apertura dell'ultimo album è, a conti fatti, un pezzo strepitoso che dal vivo viene interpretato, manco a dirlo, in modo magistrale. Lo stesso purtroppo non si può dire per la successiva "Speed Of Light", nettamente tra le più deboli dell'intero doppio disco, che vuole scimmiottare le cavalcate del passato senza avere un briciolo della classe e del carisma delle originali. Un autoriciclaggio davvero spudorato, che tuttavia mi fa uscire assolutamente devastato dai suoi quattro minuti e spicci a causa del totale casino creatosi nella fossa. Si tira un attimo il fiato e si rischia di piangere tutti quanti quando Dickinson annuncia "Children Of The Damned", salvo poi tornare a rifiatare con "Tears Of A Clown" (piacevole) e "The Red And The Black" (ottima, anche se un po' lunga, e dal vivo si nota ancora di più). I due pezzi successivi mi uccidono completamente: tra i miei pessimi tentativi di cantare come un pazzo e il casino generale, "The Trooper" e "Powerslave" mi devastano fisicamente, quindi ben vengano "Death Or Glory" (vale lo stesso discorso di "Speed Of Light") e "The Book Of Souls" (di nuovo, piacevole, ma dai ritmi piuttosto compassati, utile per riprendersi). Da lì in poi è tutto confuso: "Hallowed Be Thy Name" sancisce il decesso delle mie corde vocali, "Fear Of The Dark" chiama a sé il coro dell'intero pubblico e il palazzetto trema, "Iron Maiden" non invecchia di un giorno nonostante i suoi trentasei anni suonati. Ogni canzone ha la sua scenografia, si va dal bandierone del Regno Unito e dalla giubba rossa di "The Trooper" alla maschera da scimmia con tanto di lancio di banane di "Death Or Glory", passando per le illustrazioni del libretto di "The Book Of Souls", il solito trampoliere con il suo costume da Eddie gigante che ingaggia la lotta con Janick Gers, e chi più ne ha ne metta.

Quando il gruppo rientra per il bis, il Forum crolla definitivamente sotto "The Number Of The Beast" (di cui ho capito pochissimo, purtroppo, ero stremato), ma Bruce riprende le redini del pubblico, lanciando un messaggio semplice, ma mai tanto importante come in questo momento storico: «Amiamo venire in Italia, ma quando veniamo in Italia, come in ogni Paese, per ogni show degli Iron Maiden, vediamo Italiani, Francesi, Tedeschi, Svedesi, Messicani, Argentini, persone di qualsiasi luogo, razza, sesso e credo. Perché queste cose non importano, siamo tutti qui per la passione, siamo tutti fratelli.». "Blood Brothers". Commozione generale. Ma non è finita, perché l'ultimo messaggio è di rivalsa, di non abbandonarsi allo sconforto. Per la prima volta nelle nove occasioni che mi hanno visto davanti ai Maiden: "Wasted Years". Sipario. Lacrime.

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