KATATONIA – Dead Ends Of Europe 2012 (22/11/2012 @ Magazzini Generali, Milano)

Evento: Dead Ends Of Europe 2012
Data: 22/11/2012
Luogo: Magazzini Generali
   
Gruppi:

  • Junius
  • Alcest
  • Katatonia
 

Ammetto di essere rimasto nel limbo dell'incertezza fino all'ultimo secondo circa la mia potenziale presenza al concerto in questione. Il tempo e i dollari non sono mai sufficienti in questo periodo per fare tutto ciò che viene proposto, ancor meno se di mezzo ci sono i prezzi poco popolari imposti dalla Live. Conscio di essere destinato a pane e acqua per un'altra settimana, è l'onestà intellettuale che mi spinge a prendere il grazioso treno di TreNord (cinque euro e mezzo per raggiungere Milano da Bergamo, dove mi trovavo per lavoro, giusto per sottolineare nuovamente come in qualsiasi settore in Italia ci sia qualcuno pronto a rubarti dei soldi) per recarmi ad assistere all'evento e vedere in sede live i Katatonia, band a cui sono affezionato, ma che per convergenze astrali poco felici non avevo ancora incrociato dal vivo. Recuperato da Bosj e dalla sua poco metal — ma estremamente efficiente — Micra rossa, ci dirigiamo verso i Magazzini Generali.


Junius

Aprono le danze i bostoniani Junius, gruppo che non conoscevo, e che probabilmente avrei preferito non conoscere. La loro proposta verte su un indie-rock-metal-salcazzo-gaze per nulla convincente, la voce sgraziata del frontman cozza con le improbabili architetture dei Magazzini e l'impasto sonoro arriva alle orecchie indistinto. Si potrebbe qui aprire una enorme quanto sterile parentesi sull'acustica dei Magazzini Generali, locale incomprensibilmente al centro di manifestazioni di ottimo livello, totalmente inadeguato come struttura e come qualità di propagazione del suono, col suo maledetto soppalco, peraltro non utilizzabile. Spendo quindi un gettone a favore degli Americani: resta fuori discussione l'inutile lungaggine dei brani proposti, che parevano non finire mai, ma sicuramente non sono stati aiutati dall'ambiente.


Alcest

Il rapido ed efficiente cambio palco dà giusto il tempo alle schiere di gentil pulzelle presenti all'evento di guadagnare le prime file per assistere alla prova del loro prediletto Neige e della sua diabetica creatura, gli Alcest. Non sono in grado di dire se si tratti di involuzione musicale, se ci sia una qualche velleità di sfondare nel poverissimo mercato discografico con una proposta dalla sensibilità sempre più adolescenziale, o se semplicemente sono i miei gusti a essere cambiati, ma è dato di fatto che a me "Souvenirs D'Un Autre Monde" piace, "Écailles De Lune" tutto sommato pure, laddove invece l'ultimo disco non ha fatto che nausearmi per la pacchiana sdolcinatezza. Alla terza volta che li incrocio live, ma soprattutto la seconda nell'arco di pochi mesi, sapevo precisamente a cosa sarei andato incontro, e inevitabilmente le mie aspettative si sono concretizzate. Sei brani totali, quattro da "Les Voyages De L'Âme", con la sola intromissione di "Souvenirs D'Un Autre Monde" e di "Percées De Lumière" a ricordare le passate produzioni. Aggiungiamoci il suono pessimo e l'inesistente seconda chitarra che come per magia appare solo durante il riffing finale del brano che chiude il concerto e il giudizio è facilmente intuibile. Meglio passare oltre.


Katatonia

Il tempo di installare un paio di orpelli raffiguranti il neonato "Dead End Kings" e il navigato (e rimaneggiato) gruppo svedese entra in scena accompagnato dal boato della folla, non giovanissima e decisamente affezionata. L'attacco è naturalmente dedicato alla nuova uscita, "The Parting" e "Buildings" danno il via al concerto, seguite da un'emozionante "Deliberation". A breve arriverà anche il primo tuffo nel (recente) passato, "Burn The Remembrance". La band si dimostra in grande forma, una maggiore cura nell'equalizzazione del suono riesce a sopperire alle mancanze e alle protuberanze architettoniche della sala, le chitarre spesse e il pachidermico Renske — autore di una eccellente prova vocale e personaggio a suo modo di grande presenza scenica — coinvolgono costantemente il pubblico, che segue attento e partecipe, cantando e acclamando la band a ogni pausa. Il quintetto prosegue proponendo in alternanza brani recenti e brani più datati, "Teargas" e "Strained" rendono felici i nostalgici e al tempo stesso aprono la strada all'eccellente "The Longest Year" e a "Soil's Song", brano bellissimo su cd ma che in sede live si rivela monumentale. La ballata "Omerta" apre un trittico di pezzi che porta gli astanti indietro con gli anni fino a "Deadhouse", al termine del quale — dopo oltre un'ora di concerto senza interruzioni — i Katatonia si concedono la prima brevissima pausa per tirare fiato.

 

Il rientro è di grande impatto: "Ghost Of The Sun" è travolgente, uno dei migliori brani della serata sia per esecuzione che per la posizione intelligente che gli è stata data all'interno della scaletta. Avanti progressivamente con "July" e "Day And Then The Shade" e i Nostri salutano e lasciano lo stage. L'ennesima ovazione li riporta sul palco per l'encore: apre "Dead Letters", singolo più recente e a mio avviso miglior brano del loro ultimo disco, a cui fa seguito una granitica "Forsaker", il cui riffing dal vivo ha un impatto incredibile. Chiude "Leaders", canzone diventata manifesto dei nuovi Katatonia, che stavolta salutano davvero la folla, ringraziando per l'ennesima volta, dimostrando anche una certa dose d'umiltà spesso assente nelle band di questo calibro.


Scalette

Katatonia

  1. The Parting
  2. Buildings
  3. Deliberation
  4. My Twin
  5. Burn The Remembrance
  6. The Racing Heart
  7. Lethean
  8. Teargas
  9. Strained
  10. The Longest Year
  11. Soil's Song
  12. Omerta
  13. Sweet Nurse
  14. Deadhouse
  15. Ghost Of The Sun
  16. July
  17. Day And Then The Shade
  18. Dead Letters
  19. Forsaker
  20. Leaders

Alcest

  1. Autre Temps
  2. Là Où Naissent Les Couleurs Nouvelles
  3. Les Voyages De L'Âme
  4. Souvenirs D'Un Autre Monde
  5. Percées De Lumière
  6. Summer's Glory
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