MATT ELLIOTT (24/01/2012 @ Torino)

Informazioni
Gruppo: Matt Elliot
Data: 24/01/2012
Luogo: Torino
Autore: Advent

Scaletta (approssimativa)
1. Dust Flesh And Bones
2. Gone
3. Something About Ghosts
4. Desamparado
5. Il Galeone
6. Also Ran
7. The Maid We Messed
8. I Name This Ship Tragedy, Bless Her & All Who Sail With Her
9. The Pain That’s Yet To Come

Una chiacchierata e una bevuta con Matt Elliott prima di un suo concerto non capita a tutti. In realtà è una persona avvicinabile, un uomo che ha dato la vita dedicandosi alla sua passione, che con piacere te ne parla rimanendo attento, con la testa lì, insieme al suo interlocutore, nonostante abbia una serata davanti. Racconta di quando da piccolo rimaneva stupefatto di fronte all’attitudine pop dei My Bloody Valentine nel fare pezzi noise e shoegaze, del suo gruppo preferito, i Corpes As Bedmates ai quali dedicherà il titolo di una sua canzone come tributo. Dice anche di amare la nostra connazionale Filomena Moretti come musicista, ammettendo di essere stato influenzato dalla sua tecnica magistrale.

Apre il concerto con “Dust Flesh And Bones” tratta dall’ultimo album, una canzone perfetta per far capire che non siamo lì per lisciare il pelo alle pantegane: «This is how it feels to be alone, just like we’ll die alone, Dust Flesh And Bones» come mi ha raccontato «The Broken Man è il suono di una vecchia musica, parla di un uomo distrutto dall’amore». Ma tutta la sua musica (a partire da quando era solo un ventenne alle prese con il progetto The Third Eye Foundation) spiega come Matt Elliott viva la propria esistenza a fondo, scoprendone le gioie e le malattie, «la musica è uno strumento per esprimere te stesso, il migliore penso, su di me ha una funzione terapeutica, psicologica». Aiuta a scoprire l’altro-io che c’è in noi: quello del giovane bristoliano non è per nulla nascosto, lo vedevi trasfigurato mentre cantava, da vegliardo emanava una luce fioca che lasciava dispiegare la percezione ai presenti di un’interiorità complessa. Era lì, sventrato davanti a tutti, come se fossimo ad un’autopsia. Musica acustica, folk mitteleuropeo, post-rock, elettronica, noise, ambient, troppa roba direte voi, eppure c’era tutto questo ed era impressionante: faceva tutto da solo. Un Kaoss Pad, qualche pedalina, un flauto, una chitarra, un microfono, un artista della madonna. Registrava, riproduceva quello che aveva appena registrato insieme ad altre composizioni elettroniche e mandava in loop con naturalezza: non un errore, una smagliatura, dalla concetrazione che ci metteva si capiva che aveva raggiunto una notevole maturità da non compiere passi falsi. È stato anche audace ad usare una drum machine innestata su un impianto noise da far paura in alcuni pezzi. Qualcuno ha avuto da ridire sulla freddezza dell’innesto, altri invece sono rimasti allibiti o intensamente eccitati da ciò che sono riusciti a provare grazie alla sua musica. Un ragazzo ha preso 80 euro di roba al banchetto a concerto finito.

Io sono caduto in trance. So dire anche perché; era lì sul palco, ogni tanto crocifiggeva due parole del tipo “scusate se sono poco socievole” o “grazie”, ma faceva quello che doveva fare, a partire dal suonare le mie canzoni preferite come “Desamparado” o “The Maid We Messed”, che live valgono il triplo, sentivo delle vampate al cuore e alla ghiandola pineale che al pensarci mi tornano i brividi addosso. Piacevole anche la cover de “Il Galeone” (poesia dell’anarchico Belgrado Pedrini musicata da Paola Nicolazzi).

In definitiva un concerto che annoteremo tra i migliori di quest’anno; presto andremo a guardare con la lente d’ingrandimento il suo ultimo album (disponibile in tre formati: mp3, cd e vinile) per verificare le impressioni di questa memorabile data.
Il calore è melanconico, è Matt Elliott.

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