MESSA + Assumption + Mist (02/02/2019 @ CMK, Capodistria)

Evento:Messa + Assumption + Mist
Data:02/02/2019
Luogo:CMK, Capodistria (SLO)
Gruppi:

  • Mist
  • Assumption
  • Messa

Non c’è due senza tre: dopo aver tessuto le lodi di Feast For Water e aver scambiato due chiacchiere con i Messa, il sottoscritto è finalmente riuscito ad assistere a uno dei loro rituali dopo varie occasioni mancate. Nella cornice del Center Mladih Koper (Centro Giovani Capodistria), al riparo dalla pioggia incessante, va in scena una serata dalle sonorità plumbee e pesanti, che vede protagonisti anche i siciliani Assumption e gli sloveni Mist.


Mist

Abbiamo già avuto modo di parlare del quintetto lubianese in occasione del loro album di debutto, l’onesto Free Me Of The Sun. Se sul disco l’impressione è stata quella di un buon lavoro, ma con qualche limite in termini di personalità, l’impatto dal vivo risulta decisamente più positivo, in virtù di un piglio forse più deciso e soprattutto di un’acustica che rende giustizia fin da subito alla breve scaletta doom dagli stilemi che più classici non si può. Atmosfere fumose, esecuzioni senza sbavature e la voce di Nina Spruk trasportano indietro di qualche decennio il pubblico già abbastanza numeroso, tra momenti più sabbathiani e altri più tirati, sulla falsariga dei Candlemass.

Un’ottima esibizione che, come in sede di recensione, mi lascia con la speranza di un seguito discografico con un pizzico di carattere in più.


Assumption

Con l’arrivo dei siciliani sul palco le cose si fanno decisamente più minacciose: anche loro passati da queste parti con il primo EP e forti del recente Absconditus, Giorgio, David e compagni annegano il pubblico con una proposta densissima e intrisa di death-doom figlio di Evoken e affini. Non lasciatevi però fuorviare dalla ridotta discografia dei palermitani: quelli in formazione sono musicisti con anni di onorata carriera alle spalle, essendo anche il nucleo originale dei conterranei Haemophagus, dotati di una sicurezza che traspare dai movimenti e dall’attitudine mostrata durante il tempo a disposizione.

Il doom degli Assumption è decisamente più contaminato rispetto alla formazione precedente, più moderno e aggressivo ma lascia spazio anche a influenze quasi lisergiche come nella lunga e ipnotica “Liberation”: incursioni che non dovrebbero sorprendere più di tanto, visto anche il coinvolgimento di Giorgio in progetti decisamente meno metallici come gli Elevators To The Grateful Sky e i recentissimi Sixcircles, in coppia guarda caso con Sara dei Messa.

Faccio mea culpa per aver ignorato l’esistenza del gruppo fino all’annuncio della data in questione e inserisco Absconditus nella lista delle cose da recuperare il prima possibile.


Messa

Terza e ultima band della serata per un’interpretazione ancora una volta diversa delle linee guida fondamentali del genere. Giustamente osannati da pubblico e critica, con mezza redazione aristocratica che stravede per loro, la resa dal vivo del quartetto padovano non delude minimamente: le atmosfere intime e quasi noir che hanno caratterizzato il secondo lavoro dei Messa le ritroviamo tutte qui al CMK, incluso un certo contatto con il pubblico che dà sempre un valore aggiunto al tutto. Ciascuno dei ragazzi sul palco sembra appartenere a nicchie diverse che, grazie a un’invidiabile chimica interna, riescono a confluire l’una nell’altra: le tendenze più vintage e legate alle jam session dilatate d’altri tempi di Alberto, chitarrista solista e tastierista, incontrano l’attitudine più hardcore di Marco, mente del gruppo insieme a Sara, la cui anima soul si esprime con la sua ormai nota voce, eterea e potente al tempo stesso. Dietro le pelli, Mystyr è quello che meno nasconde le sue origini da metallaro capellone, ma il suo apporto al personalissimo scarlet doom del gruppo è ugualmente importante.

La scaletta è chiaramente incentrata su Feast For Water e non posso che esserne felice, con tutto il rispetto per il validissimo Belfry: inutile citare titoli a caso, servirebbe soltanto a sminuire un’esibizione che non ha visto alcun punto debole e la cui intensità si è mantenuta ad alti livelli dall’inizio alla fine, complice anche un pubblico decisamente coinvolto e il lavoro dei fonici che ha reso giustizia ai Messa così come agli altri artisti presenti. Da vedere e rivedere.


Sulle note di “Babalon” si chiude una serata riuscitissima, che lascia tanta soddisfazione ma anche, inevitabilmente, un retrogusto agrodolce visto il panorama live in Italia. È vero che Capodistria è a pochi chilometri da Trieste e gli italiani nel pubblico erano sicuramente numerosi, ma il centro abitato è probabilmente il posto meno raggiungibile per la quasi totalità della popolazione slovena. Eppure, anche tenendo conto delle piccole dimensioni, il CMK ha registrato un afflusso notevole e ha tenuto alto il livello in termini di suoni e organizzazione, un indicatore fortissimo della diversa considerazione di cui gode questa musica ad appena due passi fuori dall’Italia, rendendo i nostri vicini al Nordest un esempio a cui ispirarsi.

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