METAL ASSAULT II

METAL ASSAULT II

Informazioni
Data: 14/01/2012
Luogo: Würzburg, Germania
Autore: ticino1

Scaletta
Sanctuary (USA)
Heir Apparent (USA)
Satan (UK)
The Sanity Days (UK)
Pagan Altar (UK)
Ram (SWE)
Sinister Realm (USA)
Antichrist (SWE)
Dark Forest (UK)
Asgard (IT)

Würzburg, città medievale dell’Altra Franconia, non dirà nulla alla maggior parte di voi. La sua parte vecchia è molto pittoresca e piena di posti che valgono la pena essere visitati. Il suo romanticismo la rende meta ideale per lo svago in coppia. Stoccarda e Norimberga sono vicine; questo trio offre sovente concerti metal. Perché allora non combinare e organizzarsi un viaggio metallico-culturale-relazionale?

Cito la locandina: “Apertura porte 12:00, inizio 12:30”.

La giornata, al contrario di venerdì, è splendida; ho veramente voglia di restare chiuso tutto il dì in una sala? Come se non bastasse, ho dolori atroci che mi rendono pazzo e, naturalmente, ho dimenticato le mie pastiglie a casa. A colazione ci penserò. Mentre mi riempio il piatto, sento gente parlare inglese con accento statunitense. Sono quasi sicuro che si tratti di musicisti ma domando: “Siete qui per il concerto di stasera?”. “Sì… più o meno (nasale). Suoniamo stasera, you know?”. Chiedo ancora (odio pregare la gente): “Che gruppo?” – “Sanctuary, non so se ci conosci”. E così via. Penso: “Insomma, si può essere arrogantelli ma i Metallica proprio non li siete…”, lascio perdere la discussione e finisco di mangiare. Il sole splendido mi spinge a evitare le formazioni minori per scoprire un poco Würzburg.

Verso le due e mezza mi reco alla Posthalle per rendermi conto di cosa mi aspetti. Già il divieto di portare con sé materiale fotografico mi fa girare i cosiddetti; siamo nel 2012 e con alcuni telefonini si possono scattare fotografie quasi professionali. Il festival è stato organizzato da una delle più grandi riviste tedesche, Rock Hard, che non si è guadagnata solo amici con certe azioni in passato (vedi la denigrazione degli Impaled Nazarene). Dopo avere guardato la scaletta, decido di tornare dopo le cinque, quando suoneranno i Pagan Altar. Ho bisogno di trovare dei medicamenti e di riposarmi un momento.

Finalmente sono nella sala che è veramente grande e che, come ogni festival che si rispetti, offre bancarelle a non finire. I prezzi al bar sono bassi: tre euro per la birra, quattro e mezzo per un whisky-cola. C’è tanta gente di diverse età, alcuni padri, metallari a cavallo degli Anni Ottanta-Novanta, con i figli pure loro metallari; troppi uomini, ci sono troppi uomini… (anche l’occhio vorrebbe la sua parte). Mentre bazzico fra le bancarelle con i loro venditori tutt’altro che motivati, suonano ancora gli svedesi Ram. Non ascolto attentamente ma la loro musica non mi lascerà nulla di duraturo in mente.

Il momento è giunto per dimostrare la differenza fra classe e posa. Sul palco appaiono i Pagan Altar con un cantante, Terry Jones, in forma e molto carismatico avvolto in un abito che mi pare quello dei becchini conosciuti dai romanzi ottocenteschi. La sua voce non è proprio digeribile da tutti ma la musica del quartetto ha bisogno di essere sentita e approfondita. Non so se si tratti dell’effetto Internet, ma sono sorpreso di vedere che tantissimi giovani conoscano bene la formazione e i suoi testi. Questi britannici sono poco attivi in scena, offrono però un set che sa entusiasmare la platea. Sfortunatamente alcuni disguidi tecnici li costringono a pause forzate. Peccato davvero. I tanti “vecchietti” in prima fila vanno comunque fuori di testa, ascoltando questi doomsters della prima ora.

Nel frattempo ho scoperto che ci sono parecchi “prediletti” in sala (non solo giornalisti, nota bene) che hanno libero accesso fin davanti al palco per filmare e fotografare. La prossima volta che andrò a un concerto romperò fino a quando riceverò uno scritto che mi autorizzi a scattare foto per voi dove e come voglio, cazzo!

The Sanity Days? Il nome mi dice qualcosa ma non riesco a inquadrarlo definitivamente. Quando questi inglesi appaiono, riconosco subito il cantante dei Grim Reaper, Steve Grimmett, che, con un grande sorriso in faccia, rende partecipe il pubblico a ogni sua mossa. Questo quartetto di signori maturi mostra già dalla prima canzone di essere tutt’altro che arrugginito e stanco. Sprigiona una grande quantità di energia che pare davvero elettrizzare il pubblico. Resto un poco in disparte; non conosco i suoi pezzi. A dire il vero, le canzoni non mi paiono eccezionali. Dovrò ascoltarle a casa; il suono al concerto non è proprio uno dei migliori e spesso impasta il tutto. In chiusura la band offre ancora due classici dei Grim Reaper, “See You In Hell” e “Rock You To Hell”, per terminare con “Let There Be Rock” degli AC/DC.

Ora non sto più nella pelle, sapendo che presto i Satan appariranno con la formazione originale che incise “Court In The Act”. Quel disco sarà anche il tema dello show. È un classico cui fu negata al momento dell’uscita l’attenzione che meritava, forse anche perché è molto distante dall’heavy tradizionale con le sue scale tecniche. Il pubblico qui invece è molto disposto a onorare l’opera dei Satan; durante parecchi pezzi canta addirittura la melodia della ritmica. I musicisti, un poco prudenti all’inizio, sono felici di ricevere in regalo tanto entusiasmo e si lasciano andare dedicando ai loro fan uno show fantastico. Tutti sono in forma e lavorano in maniera molto professionale. Questo mito ha composto con questo line-up due canzoni nuove che ci presenta come bonus. Che dire… sono meno elaborate di quelle di trent’anni fa ma spaccano bene e sono molto spinte verso lo speed. Magnifico concerto perso da tanti che preferirono ubriacarsi senza ritegno, giacendo oramai esanimi da parecchio tempo in ogni angolo della sala. Mi domando: vale la pena d’andare a una manifestazione per ridursi così, perdendosi il meglio? Comportarsi così a casa propria non sarebbe più pratico ed economico? Ci sono tanti amici del metal che sarebbero contenti di avere almeno i soldi per il biglietto d’entrata.

Conoscete gli Heir Apparent? Io no. A essere onesto non so cosa combinare con questo doom melodico o come si voglia definire… le mie orecchie sentono solo il tipico sound americano della metà Anni Novanta. Io sembro essere un animale raro qui; tutti gli altri osannano il gruppo come se fosse la reincarnazione di Gesù. Lasciamo stare i gusti personali per tornare all’obiettività del concerto. Gli Heir Apparent suonano oggi in Germania dopo essersi presentati in Grecia. Il cantante, molto attivo in scena, ammette con un largo sorriso che la birra tedesca gli piace parecchio (e parecchia deve averne anche consumata, chi non lo farebbe). Le canzoni di questi americani non sanno entusiasmarmi ma sul palco sono veramente bravi. Non c’è un solo minuto in cui non succeda nulla e la performance tecnica è impeccabile.

Non l’avrei mai creduto: tanta gente è davvero arrivata per i Sanctuary. Me ne interessai un poco ascoltando qualche pezzo per prepararmi a questa serata. Già allora non mi presero per nulla. Il soundcheck e le preparazioni in scena sono lunghissime, non porteranno però a un gran risultato. Il suono lascerà nuovamente a desiderare come durante gran parte del festival. Il pubblico impazzisce per questi americani che si presentano come mi aspetto da un gruppo statunitense: arrogante, superficiale e borioso. La loro rappresentazione mi sa troppo di artificio e non mi trascina. Molte persone in platea sono soddisfatte e ciò conta alla fine.

I vincitori della serata sono stati i Satan secondo me. Il festival è stato ben organizzato e con trentanove Euro per dieci gruppi non c’è nulla da reclamare.

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