METAL DAY 2011

Informazioni
Data: 05/11/2011
Luogo: Espocentro, Bellinzona
Autore: ticino1

Scaletta
Parole Perse
Blend71
Roots Of Death
Kupid’s Kurse
Penthagon

METAL DAY 2011 Il Ticino non è veramente conosciuto come la culla del metal svizzero, eppure, che ci crediate o no, porta in grembo una grande comunità di gruppi che si dedicano alle sonorità più dure. Non siete stati al Metal Day di Bellinzona? Non vi biasimo. A livello di marketing sono spesso deluso dalla mancanza di lungimiranza. In rete trovai poche, pochissime informazioni. Dubito che queste abbiano veramente raggiunto una grande fetta di pubblico italofono.

Non mi lascio sfuggire l’occasione per gustarmi già il venerdì sera un poco di rock e metal al Peter Pan di Bellinzona. Questo locale esiste da una ventina d’anni e mi ospitò già al momento dell’apertura durante le mie scorribande giovanili. Gianni, il gerente, è molto conosciuto ed ebbe pure cura di organizzare il Metal Day 2011.

Il locale non è molto pieno ma la birra scorre a fiumi nelle gole dei presenti. È inutile dire che il sottoscritto è assolutamente contro questo tipo di manifestazioni peccaminose della golosità umana (tossisce imbarazzato). Gli Hardway non sono il miglior gruppo interprete di cover che io abbia mai visto live, tecnicamente parlando. Ciò che entusiasma il pubblico è l’interattività con i presenti che partecipano entusiasti. Gli Hardway ci presentano pezzi dalle differenti onde rock e metal, passando dai Metallica agli AC/DC arrivando agli Iron Maiden. Bella serata divertente e quasi come in famiglia.

Tanto per cambiare il sabato sera piove. Non mi dispiace perciò ritrovarmi sotto il tetto dell’Espocentro con un’entrata gratuita (grazie Gianni) in mano. Spero ora di citare la scaletta corretta, siccome quella ufficiale trovata in rete non segue quella dei gruppi visti…

Mentre entro in sala, suonano già i Parole Perse, gruppo locale che credo si presenti per la prima volta live. Il genere è per me difficile da definire. Post metal? Forse. I ritmi pesanti accompagnati da una voce quasi death si trasformano in un suono molto atmosferico che pretende un’ottima qualità sonora in concerto per essere seguito come si deve. La presenza sul palco è veramente non male. L’unica cosa che infastidisce è “Full Metal Jacket” che scorre su un telo dietro al palco. Distrae parecchio (ora so perché sul flyer appare il famoso casco con la scritta “Born to kill”). Ciny dei Blend 71 aiuta durante il pezzo “Whisper”.

Dopo una breve pausa è giunto il turno dei Blend 71. Questi si presentano al pubblico con il loro rock molto grunge che mi ricorda in alcuni punti l’hardcore dei tardi Anni Novanta. Esagero dicendo che mi vengono in mente addirittura i Guano Apes (mi picchieranno per quest’affermazione). Il genere è tutt’altro famigliare rispetto a quanto ascolto di solito. I Blend 71 mi convincono dal vivo e Ciny è una cantante piena di temperamento e con una voce possente che non riceve l’attenzione dovuta dal tecnico del suono. Peccato. Leggerete presto di più su questa formazione su Aristocrazia, dove altrimenti?

Al più tardi a questo punto mi snervo veramente per l’illuminazione esagerata che sarebbe in grado di provocare attacchi epilettici a un blocco di granito. Giochi di luce esagerati e una coppia di lampade tipo stadio San Siro sfilano l’ultimo nervo all’osservatore.

Ecco, i Roots Of Death li ascoltai di sfuggita prima di recarmi in Ticino. Di primo acchito non mi dispiacquero, anche se non li inserii nella lista dei miei prossimi acquisti. Non sono veramente una persona che ami giudicare o mettere un bollo su una formazione. Si dice che la prima impressione sia quella che conta. Bene. Potrete non crederci: non ho incontrato da anni un gruppo che mi fosse antipatico dal primo secondo. Il tutto mi sembra molto sintetico e plastico. Ogni mossa è studiata e il tutto basato sull’impatto visivo; la musica mi pare addirittura scivolare in secondo piano. Si può argomentare che i musicisti sappiano il fatto loro. Io sono metallaro per passione; vivo e celebro questo stile di vita. Vedere tali concerti mi duole sempre parecchio. Chissà, forse hanno la stoffa per sfondare in un modo o nell’altro. La gioventù d’oggi non vuole quello che volevo io decenni fa. Scusate ragazzi, questa è la mia opinione, anche se non vi andasse a genio.

Che cosa dire dei Kupid’s Kurse? La formazione bellinzonese dedica le sue note a un death abbastanza melodico che mostra qui e là degli inserti di tastiera. Il suono fa abbastanza schifo a questo punto e ho pena a seguire le linee della formazione. Scopro qui e là dei riff interessanti. Questi non bastano a risvegliare in me dei particolari sentimenti d’interesse. La presenza sul palco è piacevole e i signori mostrano piacere di trovarsi davanti al pubblico. Quest’ultimo è ormai sobrio solo a sprazzi e poco numeroso. Si diverte ed è infine questo che conta.

La serata si chiude con i Penthagon. Le toppe sulla giacca del cantante mi danno grandi speranze. All’inizio della rappresentazione sono veramente deluso dal suono. Non è possibile che un tecnico piazzato in posizione strategica davanti a un palco non sia in grado di notare tutte le mancanze. Parlare è facile, direte voi. Fatto sta che a molti altri concerti il suono è corretto nel giro di uno o due minuti. Ok, i Penthagon non soddisfano le mie attese. Il genere è piuttosto legato al thrash di vecchia scuola con passaggi death e ho sovente l’impressione di un déjà-vu. Summa summarum, il lavoro sul palco è buono e mi lascia dimenticare la mancanza di originalità. Voglio solo divertirmi.

20 Franchi d’entrata sono assolutamente legittimi per una manifestazione ben organizzata. Questa volta i membri del servizio di sicurezza non erano talmente teste di cazzo come fu già il caso, al bar non si deve aspettare a lungo e le pause fra un concerto e l’altro sono corte. Era una bella serata che meriterebbe un bis nel 2012.

Arrivederci, Metal Day!

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