MYRKUR – Folkesange (10/02/2018 @ Konepajan Bruno, Helsinki)

Evento: Myrkur – Folkesange
Data: 10/02/2018 
Luogo: Konepajan Bruno, Helsinki
   
Gruppi:

  • Päivi Hirvonen
  • Myrkur 
 

 

Ho sperato fino alla fine che Myrkur e gli Árstíðir aprissero il concerto dei Sólstafir anche nella data di Helsinki, il 13 novembre, ma così non è stato. Ho rosicato assai, specie perché il maestro Giup se li è beccati tutti e tre a Zagabria, però ho incassato il colpo e ho anche gioito del fatto che almeno Aristocrazia potesse guadagnarci un bel live report, cosa che è puntualmente successa. Stando al mio collega, l'eccellente performance della cantante danese nella capitale croata è stata un po' penalizzata dall'assenza delle orchestrazioni dell'ultimo album "Mareridt" e da una formazione ridotta al minimo; un gran peccato, però col senno di poi ho rosicato assai meno.

Qualche mese dopo questi eventi, Myrkur ha annunciato una manciata di concerti folk acustici in giro per l'Europa e Helsinki è stata, stavolta, una delle mete privilegiate, insieme a Stoccolma, Londra e Utrecht. Ci tenevo a ri-vedere Amalie, "Mareridt" è diventato un ascolto ormai quasi quotidiano per me e la musica folk è una di quelle cose che mi fa vibrare l'anima: ovviamente una mia eventuale assenza dal Konepajan Bruno era fuori discussione, anche perché si trattava del primo concerto dell'anno.


Päivi Hirvonen

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte IINon avevo idea di dove si trovasse il posto, ho cercato sulle mappe e ho sbagliato completamente zona, convincendomi che fosse da tutt'altra parte della città. Fortunatamente anche il mio amico e fotografo Marco avrebbe presenziato al concerto, quindi ci siamo messi d'accordo per avviarci insieme ― visto che il fortunello abita, avrei scoperto più tardi, a cinque minuti dal posto in questione ― e sono arrivata sana e salva, senza perdermi in giro, scivolare sul ghiaccio o affondare nella neve. Ahò, so' traguardi!

Il Konepajan Bruno è una struttura piuttosto grande, praticamente un magazzino, in cui si allestiscono, tra le altre cose, fiere e sessioni di yoga. Esteticamente non bello, mi aspettavo qualcosa di completamente diverso, tipo che so, un normalissimo locale. Una volta lasciata la giacca e lo zaino al guardaroba, noto che nonostante il concerto sia dato praticamente per sold out, ci sono pochissimi posti a sedere a disposizione e praticamente quasi tutti occupati. Ne trovo miracolosamente uno con l'aiuto di Marco, mi accomodo e dopo qualche minuto mi rendo conto che, mannaggia tutto, fa un freddo cane. Passo così la mezz'oretta trascorsa tra il mio arrivo e la comparsa sul palco ― soffusamente illuminato ― dell'artista di apertura, la finlandese Päivi Hirvonen, a chiedermi se sia il caso di tornare a prendermi la giacca o restare lì seduta a soffrire: visto che la vita è malae, opto per la seconda.

Päivi sale sul palco per un rapidissimo sound check e alle 20:10 comincia finalmente a esibirsi, per la gioia di noi tutti. Avevo deliberatamente scelto di non ascoltarla preventivamente e di lasciarmi colpire in faccia dall'effetto sorpresa, e la sorpresa c'è: Päivi si esibisce da sola, accompagnata solo dal suo violino e il suo jouhikko, uno strumento tradizionale finlandese, e sorprende tutti con una voce eccezionalmente potente, ricca di sfumature e che si fa delicata quando ce n'è bisogno. Già dopo il primo brano "Viinanpiru" (una traduzione musicale di ciò che succede quando anche l'anima più pura viene posseduta dal demone dell'alcol), dal discretamente numeroso pubblico parte praticamente un'ovazione. L'artista si presenta, dialoga con noi e io mi trovo a sentire freddo anche per lei, visto che indossa un vestito a mezze maniche. La bassa temperatura non sembra comunque disturbarla e le quattro canzoni totali con cui ci delizia e intrattiene scorrono come acqua di fonte: prima "Ruskatanssi", dedicata alle foglie d'autunno che cadono; poi la triste "Eikä Mun Saisi Laulella"; infine, "Ragnarök", con la quale prova a interpretare musicalmente il momento che segue la fine del mondo, in cui le cose non sono più come le conosciamo e non sappiamo cosa resta.

Una bella scoperta senz'altro e tutti la salutiamo, applaudendo calorosamente, anche per scaldarci. Una volta tornata a casa, sono andata ad ascoltarmi il suo disco di debutto, "Alku – The Beginning": bello, ma dal vivo rende tanto, molto di più. Spero di avere di nuovo l'occasione di ascoltarla in giro.


Myrkur

Alle 21:00 Myrkur e i suoi accompagnatori per la serata compaiono sul palco, decorato qua e là con rami di albero: ci sono due delle sue coriste, che spesso abbiamo avuto modo di ascoltare nei video pubblicati dalla stessa Myrkur sulla sua pagina Facebook, e Chris Juul (membro di ― tra gli altri ― Heilung e Valravn), che nel corso della serata suona la mandola. Amalie indossa un abito lungo senza maniche e ho un po' freddo anche per lei, pur se adesso il Konepajan Bruno è decisamente pienissimo e ci sono tantissime persone in piedi, più altre sedute davanti al palco che fanno imprecare non poco i fotografi, che devono stare attenti a non calpestare qualcuno.

Veniamo catapultati tutti in un'ora di cori quasi angelici, melodie folkloristiche tratte da tradizioni nordiche oppure composizioni originali, come "Den Lille Piges Død", suonata per ultima come encore. Si parte con la doppietta composta da "Vølvens Spådom" e "Jeg Er Guden, I Er Tjenerne", che apre il disco live "Mausoleum", e già ho i brividi fino alle sinapsi. Myrkur si alterna tra piano, nyckelharpa, shaman drum e chitarra; dialoga con noi, ma in modo molto schivo, dimostrando di essere parecchio timida. Tra i brani proposti fanno capolino "I Riden Så" e "Varulven", reinterpretazioni delle omonime canzoni dei finlandesi Gjallarhorn, la prima, e degli svedesi Garmarna, la seconda; la tradizionale "Fager Som En Ros", in occasione della quale Amalie invita Päivi a raggiungerla sul palco per suonare; la composizione originale "Himlen Blev Sort" (traccia bonus in chiusura di "Mareridt") e "Två Konungabarn", in cui si esibisce da sola.

Il magazzino in cui ci troviamo acquisisce improvvisamente una bellezza nuova, smettiamo di sentire freddo e ci concentriamo tutti unicamente su ciò che stiamo ascoltando: tre voci perfettamente armonizzate, una cosa che mi manda in profondo godimento spirituale, vedendo il Nirvana; strumenti tradizionali che interagiscono tra di loro e anche un pizzico di improvvisazione quando c'è sul palco Päivi, visto che i brani suonati con lei non sono mai stati provati e vengono dati direttamente in pasto a noi del pubblico con risultati eccellenti. Quattro danesi e una finlandese che condividono momenti folkloristici: sono attimi quasi commoventi, vi giuro, senza contare che l'acustica è praticamente perfetta e permette di godere di ogni singola sfaccettatura vocale e strumentale; riusciamo a sentire anche gli attacchi sussurrati da Myrkur alle sue coriste. Alla fine del concerto ci spelliamo le mani, otteniamo una prima encore che poi si rivela essere l'unica, e appena le casse diffondono musica di sottofondo capiamo che è finita, niente da fare. Gli italiani seduti nella fila dietro di me commentano: «Roba di un altro pianeta».


Esperienza mistica, senza dubbio. Sono oltremodo felice di aver potuto assistere a un live di Myrkur in veste acustica, non avrei potuto sperare di meglio. Spero che ci siano altre occasioni di vederla in azione, magari stavolta a teatro, giusto per assecondare un mero gusto estetico perché, come già detto, l'acustica del Konepajan Bruno era davvero eccellente. Non avendo contanti con me, non ho potuto contribuire all'economia mondiale, comprando qualcosa dal banchetto del merchandise. Ritrovato Marco, ci siamo avviati verso il pub più vicino, trasportando un po' a fatica il suo zaino con l'attrezzatura fotografica la cui cerniera si era scassata giusto un paio di ore prima, per verificare se la sua carta, precedentemente rifiutata dal bar del Konepajan Bruno, funzionasse. Spoiler: non funzionava. 

 

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