NANOWAR OF STEEL + Lou Quinse (25/01/2014 @ Nightbreaker Club, Leinì)

NANOWAR OF STEEL + Lou Quinse (25/01/2014 @ Nightbreaker Club, Leinì)

Evento: Nanowar Of Steel + Lou Quinse
Data: 25/01/2014
Luogo: Nightbreaker Club, Leinì (TO)
   
Gruppi:

  • Lou Quinse
  • Nanowar Of Steel
 
 


Finalmente un sabato sera non convenzionale nel Canavese: questo lembo di terra a nord di Torino ha da sempre sofferto una terribile penuria di metallo dal vivo. È stato quindi doveroso balzare in sella ai nostri tricicli d'acciaio in direzione del NightBreaker Club.

Il locale dall'esterno appare inverosimilmente piccolo, ma scopriamo subito l'inganno: al piano terra è presente solo un banchetto per la biglietteria, e una volta pagato si scende nel più ampio piano sotterraneo, dotato persino di bar e di una piccola area per il merchandising. Nonostante rimanga evidente il precedente impiego del locale (discoteca o feste private), il "palco" è stato posizionato con criterio, rimanendo perfettamente visibile da ogni lato della sala, anche se rialzato a malapena di un gradino.

C'è a malapena il tempo di prendere una birra, ed entra in scena il primo gruppo: con due chitarre, due voci, basso, batteria, percussioni e flauto, i Lou Quinse invadono il succitato palco, mentre ancora mi chiedo come facciano a starci tutti.

Ma non c'è tempo per le domande futili: una melodia dai toni etnici si diffonde per la sala, e mentre cerco di capire cosa stia succedendo, un potente growl ne imbastardisce il contenuto, creando una strana atmosfera sospesa fra un sabba e una festa di paese. È questa la natura della proposta dei Lou Quinse: una specie di folk metal, che fonde un death metal melodico a brani tradizionali occitani e franco-provenzali.


L'acustica della sala è terribile, ma l'estrema vicinanza con il pubblico (separato dagli artisti dalle sole casse) riesce a compensare, così il coinvolgimento è estremo: la cantante più volte salta leggiadra fra le prime file per fomentare il pogo, con agilità si districa dalla folla e con un balzo riprende il microfono. Impossibile non rimanere stregati.


Dopo una doverosa pausa e una boccata di brezza notturna, rientriamo per la seconda parte della serata: gli attesissimi Nanowar Of Steel. Come i titoli degli ultimi album lasciavano presagire, il quintetto si presenta in una tenuta che trascende l'omosessualità latente e la ostenta oltre le mie più turpi aspettative: uno a uno salgono sul palco sfoggiando gonna, tutù rosa, parrucca fucsia, camicia trasparente con rimandi sadomaso, come in una sfida tutto fuorché virile.

Poi, forse per dileguare i dubbi in chi è ancora vergine dai loro concerti, rincarano la dose annunciando la prima canzone «che parla di uccelli»: l'inedita "Barbagianni" apre la serata, seguita per par condicio da "Lamento Erotico", «una canzone che parla di cagne». Ma "par condicio" non è un termine scelto a caso: non fa in tempo a calare il silenzio che i cinque si lanciano in un un feroce sfottò della classe politica, per introdurre "The Forest Of Magnaccions" e i suoi cori romaneschi.


Ogni pausa fra una canzone e l'altra è una scusa per qualche battuta e, complice ancora una volta la totale insignificanza del palco, spesso nascono botta e risposta con il pubblico. L'aneddoto che aveva introdotto il brano precedente continua, e i Nanowar questa volta scomodano De André, intonando la parodia "Culetto Rosa", che colpisce in particolare per un'immagine: «ed arrivarono i pornoattori, CON I PENNACCHI, CON I PENNACCHI».

La canzone successiva è "To Kill The Dragon", che riprende la classica filastrocca "per fare il tavolo ci vuole il legno", arricchendola di metallo: data la semplicità del testo, il pubblico la canta in coro dall'inizio alla fine, senza perdere una sola strofa. Il gruppo attacca poi con i primi accordi di "Stairway to Heaven", come a voler concedere una tregua, ma si rivela subito un inganno: le parole si mescolano e in un attimo stiamo ascoltando "Giorgio Mastrota (The Keeper Of Inox Steel)", forse il brano più atteso della serata.


I Nanowar Of Steel sono tecnicamente ineccepibili: nonostante le risate continue non sbagliano una sola nota, e si destreggiano ancora fra un pezzo rap ("RAPsody"), l'inno di "Feudalesimo E Libertà" e "Metal And Steel", non perdendo occasione di deridere tutto e tutti, personaggi politici, dello spettacolo, i francesi, uomini, donne, animali, cose. Nessuna pietà.

Infine concludono con "Odino", con grandi risate a carico di Jennifer Lopez e del suo "On The Floor", accusato di avere la stessa melodia. Appena scesi dal palco però vengono richiamati a gran voce dal pubblico e forniscono un sostanzioso bis con la storica "Master Of Pizza", "The Power Of The Power Of The Power (Of The Great Sword)" e, come avrete sospettato, "Tricycles Of Steel". I cinque si prestano ancora per qualche fotografia col pubblico, prima di dileguarsi definitivamente.


Sono ormai quasi le due quando usciamo dal locale, assordati e soddisfatti da ciò che abbiamo visto. Prima di andare a casa, è doverosa però un'occhiata ai concerti in programma. Nutriamo grandi speranze e siamo sicuri che questo piccolo locale farà ancora parlare di sé.

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