SINE ARMISTITIO (07/09/2013 @ The Theatre, Rozzano)

Evento: Sine Armistitio
Data: 07/09/2013
Luogo: The Theatre, Rozzano (MI)
   
Gruppi:

 
 

 

 


"Mio padre mi diceva che quando era giovane a Rozzano c'era una pista da motocross dove veniva a fare qualche gara, campi e nient'altro". Sembra di parlare di due secoli fa visto com'è ridotto il paese oggi, squallida propaggine della periferia sud di Milano, un susseguirsi ininterrotto di palazzine e piccole zone artigianali, composte da grigie schiere di capannoni uno uguale all'altro. In uno di essi si trova il Theatre, locale da poco in attività, capace però in breve di tempo di organizzare una discreta serie di eventi, spesso di stampo neofolk-darkwave-martial-industrial, eventi di buon livello se si considera che l'intera scena nel Belpaese è ancor meno seguita di quanto non sia nel resto d'Europa.

È in questo tempio della follia edilizia italica a cavallo tra anni '70 e '80 che la nostra comitiva, davvero nutrita per l'evento (superiamo abbondantemente le dieci unità, praticamente un quinto circa dei presenti), si ritrova a inizio concerto. Tra un saluto, un convenevole e la gioia di ritrovarmi davanti Dope Fiend, che non vedevo da metà estate, dall'Hell's Pleasure per la precisione, ci perdiamo praticamente l'intero concerto di Corazzata Valdemone, complesso di cui francamente non sappiamo nulla e di cui fatichiamo a comprendere l'eventuale senso quando, addentrandoci nel locale, troviamo sul palco il tizio in contemplazione di carte sparse su di un leggio, mentre il computer alle sue spalle emette noise poco significativa.

E in tutta sincerità questo sarà l'andazzo dell'intera serata, nessuno di noi era realmente interessato al contorno, a noi interessava la portata finale. Tanto poco interessati e fuori contesto da ritrovarci a metà dell'esibizione di TSIDMZ attorno a un tavolino nel cortile antistante il Theatre a sorseggiare birra in compagnia, raccontandoci gli eventi degli ultimi mesi. L'electroqualcosamartial dell'artista italiano, come è facile intuire, non convince, carico di simbologie che risultano stucchevoli persino in una serata fortemente "conservatrice" come questa.

Torniamo all'interno del locale, peraltro ben tenuto e addobbato per l'occasione, cercando di darci un tono di serietà per il turno di L'Effet C'Est Moi, formazione italiana che propone un martial dalle sonorità più dolci e levigate, one man band formata dal solo Emanuele Buresta su disco, accompagnato per l'occasione da un bassista, una flautista e un percussionista. Il quartetto di destreggia bene sul palco e il concerto risulta gradevole, sebbene la proposta sia a tratti un po' troppo monotona per i nostri gusti. Il tempo tuttavia corre veloce, tra una scartabellata alle bancarelle (Erdmann, ovvero Mister Triarii, espone la sua mercanzia mentre assiste poco convinto all'esibizione delle band spalla, affiancato dalla bancarella della distro Old Europa Cafè, come sempre ben fornita, da cui peschiamo alcuni pezzi notevolissimi), e una occhiata a ciò che accade sul palco.

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Manca un quarto a mezzanotte quando Erdmann, accompagnato da un percussionista, sale sul palco dando il via al concerto della sua creatura. Supportati da un comparto visivo di grande impatto, parte integrante dello show, i Triarii mostrano da subito la distanza qualitativa che li separa da tutto quanto visto in precedenza. Ed è vero, le basi sono preregistrate, ma lo spettacolo nel complesso è penetrante, le vibrazioni arrivano in fondo allo stomaco, i tamburi sono bombe in deflagrazione, mentre Erdmann, protagonista dal carisma senza eguali, recita i suoi versi. "Emperor Of The Sun" apre le danze, "Mother Of Pain" le prosegue, "Roses 4 Rome" è una boccata d'ossigeno fra una marcia e l'altra. La prosecuzione è un vero e proprio bombardamento: "Ode To The Sun" riempie il cuore di Dope, la cui anima viene illuminata dalla luce del sole invitto, "W.A.R." ci consiglia nuovamente di alzare le nostra braccia verso il sole, poiché "We Are Rome". Arrivano i brani di chiusura, "Heaven & Hell", mia favorita, con il crollo delle torri gemelle di sfondo, ricorda a tutti col suo passo martellante che è nel sangue che marciamo, poiché siamo Dei, siamo Cesari, in paradiso e all'inferno, cosa che per un attimo ci sentiamo veramente (quantomeno io e Dope, Bosj s'è nel frattempo seduto in un angolo della sala, probabilmente in crisi d'astinenza da death metal), quando attacca "Europa", brano simbolo di tutto un movimento musicale, che con i suoi versi vuole ribadire, pur nella sua decadenza odierna, la superiorità etica, umana e intellettuale del vecchio continente. Chiude "Solemn Vigil", brano malinconico tratto dal recente "Exile", sigillo finale di uno spettacolo raro e unico nel suo genere.

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