Sylvaine e Die Sünde allo Ziggy Club | Aristocrazia Webzine

Il peccato e la peccatrice: la prima volta di Sylvaine in Italia

All’annuncio della prima volta di sempre di Sylvaine in Italia, l’idea di fare una capatina da qualche parte mi era passata per la testa. Poi ho letto l’annuncio della band di supporto per questi tre concerti e ho deciso che era da farsi. La norvegese, accompagnata dai Die Sünde, ha fatto tappa a Torino, Modena e Milano per una tre giorni del male organizzata da Mostro Production, The Abyss Booking, Burning Tower e Cerberus Booking.


Nella magica capitale sabauda, la combo micidiale è stata ospitata allo Ziggy, dove l’anno scorso ero già stato testimone delle mazzate di Gaerea. L’atmosfera del club torinese è sempre accogliente, con Alessio ed Elena dei Ponte Del Diavolo (freschi dell’annuncio della loro partecipazione al Frantic Fest 2024) alla porta pronti a indirizzare gli avventori al male. Il tempo tecnico di raccogliere le ultime anime e i cinque veneti attaccano a suonare. Alle loro spalle, proiettato sullo schermo, il video del loro ultimo “Strega”.

La magia che avevo trovato nelle formule dei Die Sünde l’ho rivista lì, sul palco dello Ziggy, con quella viscerale propensione all’hardcore-crust sublimata in un post-black a tratti romantico, ma sempre fondamentalmente incazzato. La scaletta proposta dai veneti è semplice, lineare, e pesca tanto da Strega (con l’esecuzione completa del loro ultimo mono-traccia) e con un ripescaggio dall’omonimo Die Sünde. In una parola, micidiali, ma ridurli a un solo aggettivo, sinceramente, sarebbe far loro un grosso torto.

«Suonare allo Ziggy è sempre un piacere», mi ha detto Red alla fine del set dei Die Sünde. «È un po’ come tornare a casa. Abbiamo visto un sacco di partecipazione: ci ha fatto bene, ci ha scaldato il cuore». La speranza dei veneti, spiega il chitarrista, è quella di aver fatto una bella impressione. A parere di chi scrive, indubbiamente, ci sono riusciti, tra l’intero Strega e un ottimo ripescaggio dal loro primo EP. Per il futuro, anticipa Red, sono al lavoro: «È troppo presto per dire se [il nuovo album, NdR] uscirà a fine anno. Sarà una nuova evoluzione, un nuovo viaggio».


La sala del club, piena dall’inizio della serata, è esplosa in un grosso applauso al momento dell’arrivo sul palco di Katherine Shepard e soci. La mancanza di un bassista sul palco con loro non è stata un problema, anche se personalmente ho sofferto un po’ a sentire le low end direttamente sparate nell’impianto. Sylvaine, all’alba del 2024, è una macchina da concerto rodata. Ormai sono dieci anni che la norvegese fa questo e beccarla per la prima volta alla sua prima volta italiana è stata una piacevolissima coincidenza. Il pubblico la voleva, e lei ha deliberato, per utilizzare un mezzo inglesismo tanto brutto quanto azzeccato.

La figlioccia di Neige, coadiuvata da un batterista fortissimo e da un chitarrista/corista estremamente sul pezzo, ha pescato a piene mani dalla sua discografia, regalando ai fan accorsi piccole chicche dal passato come dal presente. Menzione speciale ad Atoms Aligned, Coming Undone, da cui la norvegese ha pescato una “Mørklagt” davvero invidiabile, come anche all’ultimo Nova, da cui Sylvaine e soci hanno tirato fuori una “Mono No Aware” estremamente potente, per la sua presenza eterea e delicata.

Anche Katherine, a fine concerto, si è detta molto contenta di com’è andata la sua prima volta in Italia. «Non sapevamo quanta gente ci sarebbe stata, è stato bello vedere così tante persone muoversi di venerdì sera». Un bell’approdo nel Belpaese, ha convenuto Sylvaine. Riflettendo sulla scaletta proposta, la norvegese ha spiegato di avere a cuore tutte le canzoni del suo repertorio, anche quelle più vecchie. «Ritornare su brani più vecchi è bello, rappresentano una vecchia versione di me stessa. A suonarli, mi ritrovo a pensare «Wow, ecco chi ero quando ho scritto questo pezzo». Certi hanno proprio la capacità di riportarti indietro nel tempo». Rispetto al futuro, invece, la cantautrice ha ribadito la sua volontà di mettersi in gioco anche da solista. Oltre l’EP ispirato al folk norvegese in uscita (con un primo singolo ascoltabile già qui), Sylvaine promette date da sola, in primis già confermate assieme con Eivør. Non c’è da temere, però: le distorsioni e le urla da banshee non saranno appese al chiodo.


Mega shout out ad Ale, Elena e a chi ha organizzato la data, che sono ospiti di altissimo livello. Ottimo feedback per Sylvaine e soci, che hanno fatto tanto sul palco ricevendo in cambio dal pubblico altrettanto affetto. Ancora un giro di applausi e complimenti per i Die Sünde, che sono tra le persone più darkwave e ballerine del mondo dopo il secondo giro di Jäger (o con 40 di febbre). Ospite d’eccezione della serata? Il signor Naresh di Dio Drone, che manco a farlo apposta si è trovato in vacanza lì e ha deciso di godersi una serata del male torinese. Una scelta vincente, perché il giorno dopo scommetto che anche lui si è svegliato preso altrettanto bene.