SYSTEM OF A DOWN + Deftones + Lacuna Coil (27/08/2013 @ Fiere Di Rho, Milano)

SYSTEM OF A DOWN + Deftones + Lacuna Coil (27/08/2013 @ Fiere Di Rho, Milano)

Informazioni
Gruppi: System Of A Down + Deftones + Lacuna Coil
Data: 27/08/2013
Luogo: Fiere Di Rho, Milano
Autore: Istrice

Ammetto di aver avuto parecchie perplessità nel momento in cui ho dovuto confermare la mia presenza all’evento in questione. I numerosi appuntamenti estivi avevano già ampiamente soddisfatto la mia brama di musica dal vivo, il prezzo folle imposto dalla Live e la location oscena erano forti deterrenti. Ma insomma, la compagnia è sempre di quelle buone, la sete di concerti non si placa mai e soprattutto questa volta i System sono accompagnati dai Deftones. Che, per inciso, sono l’ultima band fondamentale della scena Nu Metal di fine anni ’90 che mancava al mio palmares, oltre a essere quella sulla carta meglio invecchiata dal punto di vista prettamente musicale, non volendo inserire in questa ipotetica classifica formazioni come gli stessi System o i Rage Against The Machine che di tanto in tanto tornano in tour, ma non producono più musica da un decennio. È quindi con la voglia di completare la mia collezione di eventi che mi dirigo verso Rho e il suo indescrivibile quartiere fieristico. Dopotutto io con questa gentaglia ci sono cresciuto, e il primo amore, è cosa nota, non si scorda mai.

Aprono l’evento sotto una pioggia torrenziale che decima il pubblico, rintanatosi in zone coperte, i nostrani Lacuna Coil, gruppo la cui monotonia è seconda solo all’avvenenza della Scabbia, che avrei voluto salutare calorosamente da vicino, ma insomma, la voglia di appropinquarmi al palco durante la loro esibizione è azzerata dalle condizioni meteo, e ancor di più dalla roba diabetica che esce dalle casse. Fatto presente che lo stupro di “Enjoy The Silence” avrebbero potuto benissimo risparmiarcelo, gioisco quando arriva il momento dei saluti e invito la piccola combriccola ad avvicinarsi finalmente al palco.

L’ingresso di Chino Moreno, Abe Cunningham e Stephen Carpenter mi fa venire i lucciconi agli occhi, e sebbene Sergio Vega, solidissimo al basso, non riesca a far dimenticare Chi Cheng, scomparso di recente dopo un lungo quinquennio di coma irreversibile, il quintetto rivela di essere in buona forma. Giusto il tempo di registrare il volume della chitarra e di portarlo da un livello oratoriale a uno da sagra di paese. Vergognoso. Organizzano concerti in quel posto di merda di Rho per essere fuori dalle zone abitate e ciononostante i volumi sono ridicoli. Ma veniamo alle note suonate, l’apertura è tutta per l’album “Diamond Eyes”, apre il brano omonimo, il vecchio singolo “Rocket Skates” segue. Bravi e belli, però s’aspetta qualcosa d’altro, che arriva subito dopo. “Be Quiet And Drive” è solo il riscaldamento per la vecchia hit “My Own Summer (Shove It)”, per quella sono venuto, per quella sono felice d’essere venuto, e poco conta se le urla di Chino ormai rasentano l’afonia, il riff di chitarra resta una delle due o tre cose meglio scritte a fine millennio, epocale. Ampio spazio viene giustamente dato all’ultimo “Koi No Yokan”, disco di pregevole fattura, da cui vengono tratte “Rosemary”, “Poltergeist”, “Tempest” e “Swerve”, intervallate dalla sempre splendida “Digital Bath” e da “Elite”, entrambe tratte dal tanto incensato “White Pony”. Arriva il momento della chiusura e la band di Sacramento sgancia le ultime bombe, direttamente dal debutto “Adrenaline”. Le mazzate iniziano con Chino che cimenta con il rap di “Engine N.9” seguito a ruota da “7 Words” che spezza la mia schiena e pone fine alla loro esibizione.

Soddisfatto e in pace col mondo per aver compiuto il mio dovere, aspetto pazientemente l’arrivo sul palco degli armeni. I System, notoriamente, non sono gruppo da esibizione dal vivo, e sebbene negli anni siano nettamente migliorati, e la voce (per me adorevole) di Serj sia quasi ai massimi storici, non mi ricordavo questa capacità di controllo e modulazione in sede live. Tuttavia per la seconda volta ho l’impressione che al quartetto manchi qualcosa per fare il dollaro. Penalizzati dai suoni pessimi, che hanno caratterizzato l’intera serata, e da problemi tecnici che rovinano ulteriormente un paio di pezzi, riescono comunque a risultare coinvolgente per il pubblico, circa un terzo di arena riempita, flop di presenze, con Serj che si conferma il reale valore aggiunto alla band, che invece si conferma composta da musicisti appena sufficienti. Grandi idee all’epoca, grandi pezzi, incapacità di riprodurli con la medesima intensità quando calcano i palchi: “Chop Suey!”, “Spiders”, “Sugar” restano tuffi al cuore per chi ha condiviso con i System Of A Down l’adolescenza, ma non bastano a far scattare la scintilla che rende un concerto memorabile. Si aggiunga a questa sterilità di fondo un’esibizione da un’ora e venti, troppo poco per un gruppo di tale caratura headliner di una serata in cui comunque s’è esibita una band che ha snocciolato, di fronte al pubblico colpevolmente ignorante, buona musica per quasi la stessa durata. Spaesato in mezzo a una folla che reagisce con un boato all’orrenda “Lonely Day” e accoglie freddamente bordate come “Needles”, “X” e vecchi capolavori come “Suggestion”, capisco di essere davvero ormai fuori posto a certi eventi.

Forse è segno di un cambiamento mio, forse è semplicemente passata la loro epoca, forse in condizioni tecniche migliori avrebbero potuto dare di più, forse un’estate in cui Portal, Electric Wizard, Meshuggah e Carcass mi hanno devastato viscere e cervello è la stagione meno indicata per assistere a questo genere d’evento, ma di fatto qualcosa non ha funzionato. Restano nella memoria i Deftones, vera gemma della serata.

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