Taake, black metal e culto a Torino | Aristocrazia Webzine

TAAKE + Nordjevel + Theotoxin (27/03/2024 @ Audiodrome, Torino)

Il gran tour europeo dei Taake per diffondere alle masse le perle nere del loro ultimo Et Hav Av Avstand ha fatto tappa in Italia per due date, la settimana scorsa. Nel torinese, Hoest e soci hanno affumicato l’Audiodrome di Moncalieri con il supporto di un’altra titanica formazione norvegese: i Nordjevel. A dare il via alla serata, l’assalto frontale possente e sferzante dei Theotoxin. Com’è andata a finire? Col buon vecchio Hoest steso a terra in una foto di gruppo con una bottiglia di vino tra le braccia — quindi benissimo.

Non mentirò: avevo aspettative molto alte sulla performance degli austriaci Theotoxin. La formazione nata poco meno di una decina d’anni fa, ha mantenuto alla batteria Flo Musil (tra gli altri, attivo anche con Agrypnie, Benighted e Schammasch) e l’ex Anomalie Fabian Rauter alle chitarre, e da qualche anno ha stabilizzato Kurt “Ragnar” Enzi alla voce, R.J. come chitarrista e il buon Torsten (proprio quello degli Agrypnie) al basso. Fragment: Erhabenheit e Fragment: Totenruhe sono stati la principale fonte da cui i transalpini hanno pescato per comporre la setlist del loro show italiano. Il quintetto, tecnicamente impeccabile, si è dimostrato dal vivo anche più feroce di quanto non riesca a fare su disco. Maestri del mid-tempo e dello stop-and-go, gli austriaci hanno fatto quello che in gergo si definisce uno shampoo al pubblico in aumento nonostante l’orario. Batteria con doppio pedale a gogò, melodie raffinate ma mai stucchevoli, voci ferine. Una gran performance, esente da critiche, ottima per fare mente locale sullo stato d’animo della serata. La chicca definitiva? L’apertura e la chiusura del set affidate a un Lacrimosa di Mozart quanto mai azzeccata.

Ospiti d’eccezione per la prima data italiana del tour dei Taake, quest’anno, sono i Nordjevel, che hanno fatto tappa all’Audiodrome giusto in tempo prima di calcare i palchi dell’Inferno Festival e del Dark Easter. La lezione di tecnica e ferocia impartita dai Theotoxin, dopo il primo cambio palco, è parsa subito un corso 101 di metal estremo. L’attesa per i norvegesi è stata palpabile complice anche un pubblico sempre più numeroso in attesa del nuovo acquisto della formazione di Viken: nientepopodimeno che Nils Fjellström, meglio noto come Dominator ai seguaci di Belzebù. Con quel panzer mancino dietro le pelli, la creatura di Doedsadmiral e DezeptiCunt — in cui oggi militano anche Thor Myhren di Odium e Myrkskog e John Sagstad dei Trollfest alle chitarre — si è assicurata un pubblico ancora più infoiato di prima, e dopo la loro esibizione i sorrisi storti sulle facce dei presenti sono stati tantissimi. Nordjevel, senza ombra di dubbio, è sinonimo di old school, ma anche di melodie maligne e raffinatezza tecnica. Personalmente ho trovato l’approccio di Ragnar dei Theotoxin molto più coinvolgente di quello dell’ex voce e oggi bassista live dei Gehenna coi Nordjevel, ma relegherei questo commento alla pura speculazione soggettiva. All’atto pratico, Torino è rimasta più che soddisfatta, ed è anche giusto che il commento del terrone in trasferta lasci il tempo che trovi.

Se tra Theotoxin e Nordjevel mi sono concesso due passi all’esterno del locale scelto da Burning Tower, Cerberus e Mostro (le tre Parche che hanno incrociato le fila del destino organizzando questo popò di spettacolo), l’attesa dei Taake l’ho passata schiacciato sotto una cassa a ridosso del palco. La gente mi è parsa più che raddoppiata, in sala, dall’inizio della serata, toccando a occhio e croce le centottanta-duecento unità. L’attesa sotto palco, però, è valsa la pena, perché quasi come un orologio svizzero Hoest e la sua combriccola di malamenti sono saliti sul palco armati di corpsepaint e brutte intenzioni e hanno scatenato il macello.

Dire che c’è stato del kvlto nella scaletta dei norvegesi sarebbe eufemistico, perché nella loro ora e passa di concerto hanno pescato a piene braccia da una grossa fetta del loro repertorio. Sì, c’è stata chiaramente la produzione più recente oggetto di promozione, ma Hoest, sventolando la sua mantella nera e imponendosi monumentale contro il pubblico in visibilio, ha dissotterrato i capisaldi della sua esperienza trentennale, sciorinando estratti da Nattestid Ser Porten Vid e Hordalands Doedskvad in piena estasi. Poi, oh, si può dire tutto, ma non che il momento più alto non sia stato quando hanno tirato fuori il banjo per “Myr”. Non ho cronometrato la durata della performance come faccio di solito, ma a occhio saranno stati sessanta-settanta minuti di spettacolo: una roba di una bellezza totale, sbalorditiva nonostante qualsiasi piccolo inghippo possa essersi verificato sul palco — tipo l’asta del microfono che cede tra le mani di Hoest dopo che lui l’ha trattata con la sua solita delicatezza.

Dieci ore di auto all’andata e un paio in più al ritorno sono assolutamente state un prezzo più che onesto da pagare per la grande bellezza che Torino è tornata a offrirmi. Non saranno mai abbastanza le parole di stima e affetto che spenderò per le tre realtà che hanno organizzato questa serata dell’anti-padreterno. Grazie in particolare ad Alessio ed Elena di Burning Tower, che si fanno un cuore così per tenere viva la fiamma nera a Torino, e al gran maestro dell’ordine di Cerberus Booking, Saverio, che si finge bene milanese ma con cui anche stavolta siamo finiti a tarallucci e vino.

Un seratone valso la pena di essere vissuto nonostante un’intera giornata di viaggio in macchina fa Napoli a Torino in due giorni: davvero, non penso serva aggiungere altro. Ahimè, quanto alla foto di Hoest citata in apertura, per il NDA che ho firmato non posso dire altro. Intanto, però, posso confermare il meme proposto a dicembre con gli Impaled Nazarene. Il napoletano l’ha rifatto, ha portato i taralli alle band. Passo e chiudo.