THE VOID WITHIN – ACT I // Taur-Im-Duinath + Ulth + Fyrnir (01/06/2019 @ Circolo Culturale Happy Days, Pianura)

Evento:The Void Within – Act I
Data:01/06/2019
Luogo:Circolo Culturale Happy Days, Pianura
Band:

  • Fyrnir
  • Ulth
  • Taur-Im-Duinath

Nei miei due anni e mezzo di attività aristocratica posso dire di aver bazzicato discretamente per locali ed eventi, in quel del napoletano, vivendo la chiusura e la nascita di molti club e agenzie. Per questo motivo penso che, molto probabilmente, far schiodare oltre cinquanta metallari dalle proprie case per andare nel cuore della provincia per una serata black metal non sia un’impresa per nulla facile, eppure lo staff della neonata The Void Within (composta da due membri dei Taur-Im-Duinath, Francesco e Alberto, e da Roberto, chitarrista di South Of No North e Scuorn) ce l’ha fatta.


Con una puntualità assolutamente atipica per la periferia di Napoli, i presenti all’interno del locale (già oltre trenta) vengono radunati per l’inizio della prima esibizione della serata, quella dei Fyrnir. Avevo già sentito parlare del quintetto e avevo dato un ascolto alla demo da loro messa in circolazione sul uèbbe, per cui mi ero già fatto un’idea della loro proposta. Dal vivo, l’approccio della formazione è feroce ed energico: il cantante Sjel urla con passione, con movenze che mi ricordano non poco quelle di Haruspex dei Selvans; le sei corde di Eon e le otto di Jarnsiða propongono un intreccio di melodie sempre armoniche, pagando ora omaggio al black metal, ora al death, il tutto sempre di matrice scandinava.

Le potenzialità ci sono, le idee anche e queste ultime forse sono anche un po’ troppe: augurandomi che in futuro i Nostri maturino e delineino meglio le proprie sonorità, non posso non riconoscere la qualità della mezz’ora di musica proposta: un buon inizio di serata!


Il tempo di un cambio di palco ed è subito la volta del duo degli Ulth. Percussioni, chitarra e voce bastano e avanzano ai membri di questo progetto, figlio della storica formazione napoletana dei punkabbestiali Totenwagen, per farmi perdere la mascella nel giro di pochi secondi. Avevo già avuto modo di ascoltare “Feel The Fucking Fog”, un brano che mi ha lasciato colpito-e-affondato; ovviamente, in sede live questo si è rivelato essere anche meglio… cioè, peggio.

La mezz’ora di melodie folk imbevute di marciume, odio e male, condite con ritmiche spietate e incalzanti, è stata, a posteriori, il perfetto intermezzo tra un’esibizione come quella dei Fyrnir e la successiva dei Taur. La cosa più bella di questi arrangiamenti, per il sottoscritto, è data però dal fatto che su di essi si innesti il cantato in tre lingue del chitarrista: un’alternanza delirante di frasi in inglese, tedesco e napoletano così straniante e sconcertante, vista anche la sua mimica facciale, da poter essere senz’altro assimilata al mondo dell’arte post-moderna.


Rivedere i Taur-Im-Duinath su un palco è stato senza ombra di dubbio un momento altissimo. Alla loro prima esibizione, durante lo scorso Cult Of Parthenope, la band era stata leggermente penalizzata da tutta una serie di fattori; questa volta invece il quartetto guidato da Francesco Del Vecchio (Párodos, Scuorn live) ha calcato il palco del Circolo Culturale Happy Days forte di una visibilmente maggiore sintonia e carico di grande serenità, sublimata poi in emozione nell’arco di tutta la performance.

La scaletta ha pescato abbondantemente dall’album d’esordio del progetto, Del Flusso Eterno: è stato un piacere, dunque, rivedere e risentire in sede live tanto brani come “Così Parlò Il Tuono” e l’eponimo “Del Flusso Eterno” quanto ammirare per la prima volta l’esecuzione di altri mai portati in scena prima, come “Ceneri E Promesse”. Il comparto delle sei corde ha poi eseguito anche la strumentale “Hírilorn”, in apertura alla sempre coinvolgente “Il Mare Dello Spirito”, in cui è spiccata la smagliante forma fisica della sezione ritmica del gruppo, la cui resa durante il resto dell’esibizione non è stata affatto da meno.

L’oltre tre quarti d’ora di musica eseguita dai Taur-Im-Duinath è stata assorbita, recepita e apprezzata dai presenti in modo palese. Complimenti!


A conti fatti, un evento di questa portata, svoltosi in un luogo così lontano della periferia di Napoli eppure così presenziato, è una di quelle sorprese inattese che tutti vorremmo ricevere almeno una volta nella vita. Speriamo che la giovane realtà di The Void Within sopravviva e che i metallari non tornino a inchiodare i propri culi sui divani di casa, ma soprattutto speriamo di non trovarci a parlare di questa serata tra una manciata di mesi pensando alla famosa rondine che non fa primavera…

Nota 1: nessuna base è stata molestata durante l’esibizione dei Taur-Im-Duinath né durante le precedenti: tutto quello che è stato servito alle orecchie degli oltre cinquanta spettatori dell’evento di sabato sera è stato frutto dell’espressione qui-e-ora dei musicisti che si sono avvicendati sul palco.

Nota 2: grazie a Ivan (Nothus Photoart su Facebook) per le testimonianze visive della serata!

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