VIADANA OPEN AIR 2011

VIADANA OPEN AIR 2011

Informazioni
Data: 13/08/2011
Luogo: Viadana, MN
Autore: Bosj

Scaletta
Krampus
Lahmia
Airlines Of Terror
Dark Lunacy
Hour Of Penance
Theatres Des Vampires
Dark Tranquillity

Dopo diverse peripezie telematiche, riusciamo ad entrare al Viadana Open Air, piccolo fest nostrano che speriamo non si fermi a questa sua terza edizione, ma prosegua a lungo.
Al nostro arrivo, veniamo subito accolti dalla doccia fredda della giornata: alla cassa ci dicono che gli Obscura non suoneranno a causa di un non meglio precisato infortunio alla mano di uno dei chitarristi (non è dato sapere quale). La notizia suona molto di bidone da parte dei tedeschi per il nostro povero festival, visto che di lì a quattro giorni avrebbero poi suonato davanti ai nostri occhi e in perfetta forma sul palco del Summer Breeze, ma questa è una storia su cui non abbiamo modo di indagare.
Nonostante il pessimo inizio, il festival prende vita.
All’interno della piccola arena viadanese ci aspettano birra, panini e un paio di immancabili bancarelle di dischi (Scarey Records e Punishment18) per ingannare il tempo tra un cambio palco e l’altro.

Nonostante l’inevitabile prolungarsi dell’attesa per l’inizio delle esibizioni, dovuto al vuoto creato dalla mancanza degli Obscura, è dei Krampus il primo giro sul palco.
I friulani si fanno portatori della lezione di nomi oggi di grande richiamo quali gli Eluveitie, Turisas e tutta la carovana folk con accelerazioni al limite del melodeath che va spopolando in questi anni ’10; a discapito della giovane età, la prova dei ragazzi è apprezzabile, e i pezzi estratti dai loro primi, brevi lavori si lasciano apprezzare nonostante le sbavature in esecuzione e, problema piuttosto grosso lungo tutto l’arco della giornata, i suoni a dir poco scandalosi prodotti dall’impianto audio.
Nel tempo a loro disposizione i numerosi udinesi sul palco – tra chitarre, basso, batteria, violino, tastiere, fiati e voce si contano otto membri – coinvolgono e si divertono, nonostante le impagabili espressioni della violinista Marika, i cui sguardi durante le esortazioni del frontman Filippo al “macello!!” sembravano domandarsi in modo divertito cosa ci facesse in quella gabbia di matti.
Siamo in attesa di una loro prova completa su disco.

Primo cambio, e tocca ai romani Lahmia dare sfoggio delle proprie composizioni, autori di un melodic death piuttosto ibrido e a mio avviso, nonostante gli anni di attività, ancora piuttosto insicuro sulla direzione da prendere. Duole dirlo, ma la prestazione non coinvolge più di tanto il pubblico viadanese, che infatti reagisce in modo piuttosto freddo, quando non indifferente, all’esibizione dei capitolini. Anche in questo caso, bisogna dire in loro difesa, il combo non è certo stato aiutato dalla pietosa resa dell’amplificazione.

Altro giro altro regalo, ed ecco sul palco gli Airlines Of Terror, unione di diversi e capaci musicisti d’esperienza, tra cui il più celebre probabilmente è uno dei fratelli Orlando, batterista dei Novembre; il gruppo si fa portatore di… beh, è un ottimo punto su cui fermarsi a riflettere. Come li ho sentiti definire sul posto, sono “particolarissimi, dei pazzi scatenati”; effettivamente, la descrizione è calzante. Tra up-tempos, mid-tempos e rallentamenti, i tre non danno punti di riferimento e si muovono scanzonati tra diversi suoni e correnti di matrice death, ma di attitudine divertita e divertente, come lasciavano intendere fin dallo scorso anno nel loro debutto “Blood Line Express”, facendosi apprezzare dal sempre più nutrito pubblico dell’Arena, concedendo un attimo di stacco dalle sonorità più estreme e “serie” e puntando più sull’ironia e sull’imprevedibilità che sull’estremismo sonoro. Un’ottima scelta per variare il bill e dare visibilità all’ennesimo gruppo valido della nostra penisola.

Terminata anche l’esibizione del secondo gruppo della capitale, è il momento dei padroni di casa: ecco sul palco Mike Lunacy e la versione 2011 dei suoi Dark Lunacy, come sempre attentissimi alla forma e presenti on stage con tanto di costume di scena, un completo di pantaloni gessati, panciotto nero e cravatta rossa. Devo ammettere che, nonostante l’ultimo lavoro in studio non mi abbia convinto granché (la dipartita di Enomys in sede di songwriting si è fatta sentire parecchio), live la formazione parmense è stata in grado di regalare momenti meravigliosi, tanto da rendersi protagonista, secondo il mio modestissimo parere, della migliore esibizione della giornata, assieme a quella degli headliners. Forse anche per la proposta melodeath, meno estrema di molti colleghi della giornata, i suoni si sono mossi su livelli vagamente accettabili, permettendo al pubblico, molto partecipe, di apprezzare diversi classici della formazione, intensi ed emotivi, estratti da tutti e quattro gli album del combo; menzione a parte per la magistrale “Through The Non Time”, davvero da pelle d’oca. Bravissimi.

Note dolenti invece per i successivi e talentuosi Hour Of Penance, anch’essi capitolini: sebbene la proposta sia valida e piacevole (death decisamente tecnico e veloce), e nonostante il pubblico si sia lanciato nelle prime pogate della giornata, era pressoché impossibile distinguere un qualsivoglia strumento, data la continua risonanza in cui entravano le casse ed i volumi sballatissimi, al limite dell’inudibile, delle chitarre. Purtroppo il biglietto da visita del loro ultimo “Paradogma” con eventuali nuovi ascoltatori, a questo Viadana Open Air, non ha avuto molta fortuna. Un gran peccato, data l’esibizione indubbiamente solida e concreta e la dedizione del combo, che della situazione non ha alcuna colpa. Da risentire in condizioni migliori, per ora promossi sulla fiducia; ci sarebbe piaciuto poter meglio testare il funzionamento del combo con i nuovi membri, ma sarà per un’altra volta.

Note non solo dolenti, ma anche stonate e stridenti per il quarto combo romano della serata, i Theatres Des Vampires. Non è luogo per parlare del gruppo in quanto tale, quindi mi limiterò ad esprimere il mio più totale dissenso per un’esibizione come quella presentata dalla formazione sul palco del Viadana Open Air. Evito di entrare nel particolare per non scatenare polemiche, fermandomi dicendo che un festival metal non è decisamente l’occasione adatta per far suonare una formazione quale quella romana, dove la musica è decisamente passata in secondo piano rispetto all’effetto scenico.

Dopo un’ora abbondante passata in compagnia dei laziali, è quasi con piacere che si accoglie l’ora tonda di soundcheck per gli Svedesi, headliners acclamati dall’ormai gremita platea. Sessanta minuti tondi prima di riuscire a salire on stage, e ancora i suoni sono ben lungi dall’essere accettabili, tanto che i primi pezzi suonati non rendono giustizia alcuna alle capacità del gruppo, ormai un’istituzione in terra italica.
Stanne e soci si fermano giusto un attimo per augurare un buon trentasettesimo compleanno al chitarrista Niklas Sundin, nato proprio il 13 agosto, e poi è divertimento puro e assicurato per tutto lo show.
I Dark Tranquillity, come sempre, rimangono estasiati dalle acclamazioni che ricevono dal pubblico, e per tutta l’ora e mezza che li vede protagonisti inanellano una hit dopo l’altra, nonostante la scaletta si dimostri (troppo) poco orientata verso i classici del gruppo, in favore di un repertorio quasi totalmente incentrato nell’ultimo decennio, dalla svolta “moderna” di “Haven” e soprattutto “Damage Done” in poi.
Piano piano i suoni migliorano, anche se mai a sufficienza, e il concerto del sestetto di Goteborg si rivela comunque e come sempre degno del prezzo del biglietto.

Al termine di quest’ultima esibizione, che lascia un po’ l’amaro in bocca per la mancanza di encores un po’ datate, giunge il momento di tirare le somme della giornata.
Sicuramente un’ottima iniziativa, da supportare e in cui riporre fiducia, il Viadana Open Air. Speriamo di vederlo presto ampliare le proprie capacità ed imporsi come uno dei sempre più rari appuntamenti fissi dello stivale. Certo, affinchè questo avvenga, una maggiore organizzazione e capacità dal punto di vista prettamente organizzativo, soprattutto in termini di equipaggiamenti audio, è caldamente raccomandata.
Questo detto, quel che sarà sarà, noi sicuramente ci riaggiorniamo l’anno venturo.

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