Il Far West nel Nordest coi Wayfarer | Aristocrazia Webzine

Il Far West nel profondo Nordest: il ritorno dei Wayfarer in Italia

Appena tre mesi dopo il loro passaggio di spalla agli Enslaved, è già tempo per i Wayfarer di tornare dalle nostre parti, insieme a Dreadnought e Thysia. La prima delle due date si è svolta in un (quasi) fresco sabato di giugno nella splendida cornice di Villa Albrizzi Marini a San Zenone degli Ezzelini, poco distante da Bassano del Grappa: una villa del Cinquecento riadattata a centro polifunzionale con sale prove e concerti, mostre varie ed eventuali, ristorante con cucina completamente vegetale e tanto spazio relax immerso nel verde, con un sacco di eventi imbastiti grazie anche alla preziosa attività di Go Down Records.

Thysia

A fare gli onori di casa sono i Thysia, gruppo in cui militano tre quarti dei Nox Interitus, nello specifico il cantante Marjian, il bassista Marco Tosin e il batterista Rocco Toaldo (tra gli altri, anche nei Messa); a completare la formazione si aggiunge Giorgio Trombino di Assumption, Haemophagus e compagnia estrema alla chitarra. Con all’attivo un album uscito lo scorso anno, Islands In Cosmic Darkness, i quattro si impongono nell’oscurità di quello che con molta probabilità fu il granaio della villa: il loro è un black metal molto equilibrato, non necessariamente sempre sparato a mille ma intriso di accenni melodici e atmosfere mefitiche, accentuate dal caldo notevole all’interno del capannone. Un ottimo modo per iniziare la serata, con i Thysia che hanno dato tutte le gocce di sudore che avevano in corpo.

Dreadnought

Dalla marca trevigiana a Denver, Colorado il passo è breve: con un deciso cambio di sonorità, a prendere possesso del palco prima degli headliner sono i Dreadnought, il cui progressive metal comprende tante cose diverse. Blast beat, le due voci della tastierista Emily Shreve e della cantante Kelly Schilling (che qua e là si esibisce anche in un notevole scream), post-cosevarie, in un mix di perizia tecnica e melodia che pesca – credo – in grandissima parte dall’ultimo The Endless. Le uniche pecche sono i suoni del posto che penalizzano per forza di cose un’esibizione così stratificata, e forse la proposta in sé un filo fuori contesto viste le altre due band più dritte e quadrate, con qualcuno tra il pubblico che a un certo punto va in cerca di aria fresca uscendo dalla sala – comunque già piuttosto piena. Comunque direi un’ottima prima volta in Italia per i cinque statunitensi.

Wayfarer

Prima del 2024, i cowboy più neri del west erano passati in Italia per una manciata di date nel 2019, appena dopo la fortunata svolta stilistica avvenuta l’anno prima con World’s Blood. Una pandemia, un ottimo disco e un probabile capolavoro dopo, la data di spalla agli Enslaved è stata a conti fatti un antipasto per i Wayfarer, che di nuovo con American Gothic tornano tra noi per questa data e un’altra, l’indomani, in quel di Erba. La serata a San Zenone in realtà non parte con il migliore degli auspici: al termine del soundcheck di fronte a un nugolo di fan – compreso l’asociale sottoscritto – salta la luce e serve l’intervento dei gestori del posto per ristabilire l’ordine e la calma.

Si inizia col botto con “The Thousand Tombs Of Western Promises”, seguita da un altro blackout che arriva per fortuna con un ottimo tempismo. A questo punto per fortuna sia la band che l’impianto elettrico ingranano per davvero e Shane McCarthy e soci si lanciano con gran scioltezza in “The Cattle Thief” e “To Enter My House Justified”. Frasi di apprezzamento per i nostri spaghetti western – «li avete fatti meglio di noi americani» – e poco altro tra i vari brani, musicisti in stato di grazia anche di fronte a qualche contrattempo e pazienza se anche in questo caso i suoni risultano un po’ impastati nelle sezioni più concitate. Come di consueto, le concessioni a dischi passati sono relative a “The Crimson Rider” e “The Iron Horse” da A Romance With Violence e la conclusiva “Animal Crown”.

Noi del pubblico ci proviamo in tutti i modi a chiedere un bis, i Wayfarer sarebbero anche disposti ad accontentarci ma il destino, nella persona di un ragazzone dello staff, ha deciso che avevamo già sforato abbastanza sui tempi. Toccherà aspettare la prossima volta…